Piazza San Sepolcro. Il vero cuore di Milano

Poco da fare: l’agonismo paradossalmente è connaturato in modo consanguineo a Piazza San Sepolcro, appartato luogo del centro milanese, dietro la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, destinato a funzionare da simbolo in varie epoche della storia cittadina. Il 21 marzo 1919, qui ebbe infatti inizio la vicenda del Fascismo, per cui l’élite del Regime venne definita, per la sua pura fede della prima ora, sansepolcrista. Il Duce rimase comprensibilmente legato d’affetto alla piazza della sua giovinezza: vi tornò ogni tanto per discorsi dal balcone (più umile di quello di Palazzo Venezia, ovviamente, ma sempre d’effetto), come quello del 1936, testimoniato da un cinegiornale Luce. Mascelluto, armato di piccone, egli in quel momento dava inizio ai lavori per la ristrutturazione di Palazzo Castani, destinato a diventare sede provinciale dei Fasci Lombardi, a cui era stata aggiunta una torretta con balcone per i suoi comizi, fino agli ultimi, sempre più deliranti ai tempi di Salò, prima che l’edificio nel dopoguerra passasse a una inedita convivenza tra polizia e carabinieri.

 

 

Di fronte, dall’altra parte della piazza, si svolgevano ben altri agonismi, cimenti della preghiera, come voleva San Carlo Borromeo, fan di questo luogo che definiva perfetta “palestra dello spirito santo”. Dopo oltre cinquant’anni di chiusura, dovuta in primo luogo a problemi di stabilità, riapre ora al pubblico, sotto l’egida della Veneranda Biblioteca, lo spazio sorprendente e fascinoso della cripta che a tutti gli effetti è il cuore di Milano. Qui si trovava il Foro romano negli ultimi tempi dell’impero, quando la storia d’Occidente si trasferì a Mediolanum, di cui restano varie tracce tra il Duomo e Cadorna nella struttura della città. Le pietre che lo lastricavano vennero riutilizzate per la pavimentazione e si vedono oggi in tutta la loro diseguaglianza di forme e strutture. Qui nei tempi antichi si trovava il tempio della Dea Moneta, e la storia del complesso ha origine poco dopo il 1000, quando Benedetto detto Rozzone, figlio del maestro della zecca milanese (sempre per rimarcare la relazione profonda del luogo con il denaro), la fondò e già poco tempo dopo era teatro di eventi violenti.

 

Erlembardo Cotta, animatore della rivolta dei patarini, che volevano impedire la simonia del clero e esprimevano una intransigenza religiosa radicale, fu il primo, finiti gli scontri sanguinosi nel 1088 con la parte avversa, ad andare in terra santa e a diventare, per la città, cavaliere del santo sepolcro. Pochi anni dopo, in omaggio alla spedizione alle crociate di molti milanesi (sì, quelli cantati da Giuseppe Verdi nei suoi Lombardi), il pronipote di Rozzone volle che il tempio fosse consacrato proprio al nome del Santo Sepolcro, in una cerimonia officiata il 15 luglio 1100 dal vescovo Anselmo da Bovisio. Il tempio sottoterra era gemello di quello in superficie, e aveva un fortissimo potere simbolico: chi non si recava in Terra Santa poteva trovare una speciale indulgenza solo visitando la chiesa, o assistendo al rito. Questo luogo di fatto non è mutato nei secoli: Leonardo da Vinci, per le sue peculiarità uniche che prevedono due chiese speculari, volle riprodurne i tratti in due suoi disegni. Scendendo le scale si entra in un ambiente magnifico, con pochi segni delle numerose opere che lo adornavano in altri tempi (la chiesa sulla facciata aveva la nota Pietà di Bramantino, un tempo collocata sulla facciata e ora all’Ambrosiana).

 

I fantasmi di affreschi stanno alle pareti, insieme a stemmi delle famiglie gentilizie che hanno sostenuto il sacro luogo. La visione per lo spettatore diventa metafisica nel secondo vasto ambiente, che ha come centro esatto della rappresentazione una gabbia imponente, in cui si trova una statua coloratissima di terracotta di San Carlo, che qui veniva spesso per personali devozioni, definendo il luogo di raccoglimento “l’ombelico di Milano”. Egli è raffigurato in fervente preghiera di fronte a una replica del sepolcro di Cristo, con sculture in rilievo, trecentesca opera di uno dei Maestri Campionesi, che per tradizione si ritiene contenere terra che viene dalla Palestina. A sinistra della gabbia campeggia una palma, simbolo della sapienza, e a destra è invece una statua del Cristo deposto. Come sempre Milano dà il meglio di sé negli ipogei, nelle cripte, che a pochissimi metri dallo shopping più sfrenato di via Torino, permettono di capire, a un semplice colpo d’occhio, gli sviluppi storici di una città che nasconde sempre il proprio fondamento mitico in luoghi meno evidenti di quelli che usualmente sono scelti come simboli per le pratiche del turismo.

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