Scappare da Cuelgamuros

Era l'anno 1948 e due giovanissime nordamericane, neanche ventenni, Barbara Probst Solomon e Barbara Mailer, sorella di Norman Mailer (che aveva appena pubblicato Il nudo e il morto) aspettano in una macchina prestata dallo stesso scrittore nei pressi del Monastero dell'Escorial. Fuori c'è Paco Benet, il giovane antropologo fratello di Juan, l'autore fondativo che vent'anni dopo darà inizio alla nuova narrativa spagnola con Ritornerai a Región. Tutti e tre sono arrivati da Parigi, dove abitano e sono stati ingaggiati dalla antifranchista FUE (Federación Universitaria Escolar), organizzazione universitaria che era nata alla fine degli anni '20 contro la dittatura di Primo di Rivera e ora si stava riorganizzando, clandestina, a Madrid.

 

I tre giovani aspettano due studenti prigionieri a Cuelgamuros, il lager dove si costruisce un gigantesco monumento in onore ai caduti franchisti della Guerra Civile. Sono Manuel Lamana, di famiglia repubblicana esiliata e Nicolás Sánchez-Albornoz, figlio di colui che diventerà negli anni '60 Presidente della Repubblica spagnola in esilio. Tutti e due sono stati arrestati nel 1947, insieme ad altri compagni, nei pressi della facoltà di Lettere. Erano stati accusati in quanto autori di diverse scritte che si potevano leggere soltanto alla luce del sole e che, di notte, in effetti, scomparivano. Questo, grazie all’inchiostro utilizzato, una soluzione di nitrato di argento che aveva ideato una delle compagne antifranchiste, la chimica Mercedes Vega. Le pericolose parole nascoste erano: "Viva la Universidad libre","FUE", "Lorca", "Machado", "Miguel Hernández". Fino a poco fa, ancora si potevano scoprire le tracce dei diversi tentativi di farle scomparire anche con lo scalpello, come si vede in questa immagine del 2006 che mostra una delle volte in cui sono state ridipinte in omaggio agli autori.

 

 

Dopo essere passati per due prigioni, loro stessi hanno richiesto di pagare la condanna a Cuelgamuros per scontare due anni in uno, giacché si trattava di lavori forzati per i prigionieri politici. Da questo "penal" sono scappati nel corso degli anni soltanto 44 condannati, tra cui loro due. La fuga si è verificata la domenica, perché gli appelli si scandivano in periodi più lunghi. Si sono incontrati nel luogo convenuto e sono partiti verso la Francia, senza suscitare sospetti grazie all'aspetto delle ragazze che passavano per turiste. Ma la macchina di Mailer ha avuto un guasto prima di arrivare a Barcellona, dove avevano un appuntamento con una guida che li avrebbe accompagnati attraverso i Pirinei: hanno dovuto valicarli da soli. Alla fine sono riusciti a oltrepassare la frontiera. Di questa fuga, che è diventata un film di Fernando Colomo ci sono le testimonianze di tre di loro : Otros hombres di Manuel Lamana; Cárceles y exilios di Nicolás Sánchez-Albornoz; e Los felices cuarenta (Arriving where we Started) di Barbara Probst Solomon. 

Cuelgamuros è il nome del luogo dove ora sorge la Valle de los Caídos, gigantesca mole che rappresentava il "nazionalcattolicesimo" della "Crociata" del bando golpista del 1936 e ispirò gli interminabili anni del franchismo. Le parole di Franco nell'inaugurazione chiarivano il proposito: sarebbe stato il monumento "ai martiri della nostra Crociata", perciò doveva avere "la grandezza dei monumenti antichi". Una croce gigantesca di 150 metri che si alza su una basilica in forma di tunnel di 260 metri scavato nella roccia con un unico ingresso. 

 


L'unico ingresso alla basilica.

 

 

In giallo, l'altar maggiore con le tombe di Franco e José Antonio Primo de Rivera, il fondatore del falangismo, il fascismo spagnolo, al quale si è ispirato il dittatore. Un gigantesco cimitero all'interno di un monumento claustrofobico che rappresenta la vittoria crudele su un nemico che andava annientato e il cui valore simbolico mantiene la stessa significazione anche oggi. 

Tante volte, durante i lunghi anni della dittatura, intellettuali e artisti hanno pensato di farlo esplodere, basandosi sul sentito dire che ci fossero sotto la croce diversi canali, scavati durante i lavori di costruzione per collocare gli ordigni necessari a far crollare tonnellate di granito. Soltanto in tre occasioni ci sono stati attentati: nel 1962, ad opera di anarchici che abitavano in Francia; nel 1999, ad opera del GRAPO (Grupos Revolucionarios Antifascistas Primero de Octubre); e nel 2005, da un ignoto che, in un'enigmatica e poco affidabile telefonata al giornale basco Gara, dichiarava come autore l’ETA. 

Il sogno della demolizione non si è compiuto, ma quello della distruzione rinasce in questi giorni mentre si dibatte sulla ridefinizione di quello che diventò nel 1975 il mausoleo di Franco. Lo storico Santos Juliá sostiene che sarà impossibile dare un nuovo significato al monumento, perció considera che il miglior destino sarebbe la rovina: "Non farlo esplodere, ma lasciarlo perdere, che crolli, che il tempo lo divori". Per l'ispanista Paul Preston invece, potrebbe diventare un luogo didattico che servirebbe a spiegare la dittatura alle nuove generazioni, che "a causa del lavaggio del cervello compiuto dal franchismo, hanno in molti casi un’immagine positiva del dittatore". 

 

Dall'inaugurazione nel 1959, il monumento è stato il luogo delle celebrazioni del franchismo, sempre associate alla chiesa cattolica, alla presenza di moltitudini. All'ingresso della colossale basilica scavata nella roccia, il lungo tunnel con capienza per 24.000 persone, si legge la targa di papa Giovanni XXIII che nel 1960, su richiesta di Franco, concesse al luogo di culto la dignità basilicale. Dalla morte di Franco il monumento è stato il luogo d'incontro negli anniversari del colpo di stato, il 18 luglio, o del giorno della sua morte, ogni 20 novembre: l'atmosfera è sempre rimasta la stessa. Basta vedere le due immagini contrapposte che illustrano questo articolo. 

 

Si tratta infatti di celebrazioni illegali da quando è stata emessa le legge della Memoria storica nel 2007, ai tempi del governo socialista di Rodríguez Zapatero. Ma i raduni e le bandiere anticostituzionali con l'aquila franchista si sono ripetuti impunemente. Più di una volta, i professori che accompagnano gruppi di studenti hanno tolto i fiori dalla tomba di Franco, ma sono stati espulsi dalla basilica. È un esempio del significato che il monumento possiede ancor oggi, un esempio delle innumerevoli difficoltà che ha dovuto superare il processo di esumazione. 

Un lungo percorso pieno di intoppi, procurati dalla famiglia del dittatore e dalla Fondazione Francisco Franco che hanno fatto ricorso al Tribunale Supremo, al Tribunale Costituzionale e addirittura al Tribunale dei Diritti Umani di Strasburgo, sottolineando l'arbitrarietà della decisione del Parlamento che più di un anno fa ha approvato l'esumazione del dittatore a maggioranza (con l'astensione dei partiti di destra): Partido Popular e Ciudadanos. 

La chiesa cattolica si è comportata inizialmente in modo ambiguo, non volendo immischiarsi, ma quando ha visto che l'abate della basilica, di passato falangista, sfidava illegalmente gli ordini del Tribunale Supremo rifiutandosi di aprire la porta agli inviati del governo, lo ha esautorato. In questa mancanza di determinazione, la chiesa aveva dichiarato di non voler ostacolare il desiderio della famiglia che voleva portare Franco alla cattedrale di Madrid, con la giustificazione che nella cripta è seppellita la figlia del dittatore.

 

Tomba della figlia di Franco, vicino alla porta d'ingresso della cripta della cattedrale di Madrid.


La cattedrale della Almudena si trova proprio in centro città, il che sarebbe un vero pericolo, se si pensa alla quantità di nostalgici che avrebbero potuto facilmente visitare questo luogo facendolo diventare un nuovo luogo di celebrazione franchista. Altro ostacolo che ha allungato i tempi è stato il processo aperto da un giudice di chiara ideologia franchista che ha fermato la procedura per "pericolosità del monumento se si procedesse all’apertura della tomba", che poi con sentenza del Tribunale Supremo è stato cancellato. 

Ora che la traslazione si effettuerà, la famiglia ha chiesto onori militari da Capo di Stato, cannonnate, bandiere, musica funebre, corteo... mentre il governo ha deliberato di concedere solo una cerimonia intima per la famiglia, senza fotografie. Addirittura si pensa di portare la salma in elicottero alla nuova tomba, una piccola cappella nel cimitero di Mingorrubio, il piccolo paese nei pressi di Madrid vicino a El Pardo, che è il palazzo dove abitava Franco e dove è seppellita la sua vedova. 

 

Da venerdì scorso, la Valle de los Caídos è chiusa per poter preparare e compiere i lavori di esumazione. Sarà una grande rivincita degli sconfitti della Guerra Civile, ma non la fine della lotta delle famiglie, che ancora hanno i loro familiari sepolti, a loro insaputa, nelle fosse comuni delle cappelle laterali, per un totale di 33.833 caduti della Guerra Civile, 12.410 dei quali non sono ancora stati identificati. In quelle più vicine alla tomba di Franco, ai lati dell’altar maggiore, La capilla del Santísimo e quella del Santo Sepulcro, i corpi sepolti si trovano dietro dei muri con la croce e l'insegna dei vincitori "Por Dios y por España", simbolo e parole che hanno invaso la Spagna franchista escludendo sempre i vinti. 

La situazione che inizia ora è difficile e dovrà essere risolta dal nuovo governo che nascerà dopo le elezioni politiche del prossimo 10 novembre. Nel caso la sinistra perdesse la guida del Paese, la risignificazione del Valle de los Caídos sarà di nuovo rimandata. La tomba di Franco non ci sarà più, ma i caduti repubblicani anonimi e silenziati dovranno aspettare in quel tunnel sinistro. Scappare da Cuelgamuros si è dimostrato quasi impossibile: soltanto pochi ci sono riusciti, come Lamana e Sánchez-Albornoz, quei due giovani che, come tanti altri spagnoli, allora pensavano invano che le cose sarebbero presto cambiate, che il franchismo sarebbe stato sconfitto con la lotta interna e l'appoggio degli alleati vincitori della guerra mondiale, che la Spagna sarebbe ritornata ad essere un paese democratico. 

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