Aboliamo le tesine di maturità

Ultimata la lettura e, per così dire, la discussione delle tesine di maturità, congedati i candidati e i commissari d’esame, pubblicati gli esiti, si va in vacanza con alcune fragili certezze.

 

Liceo delle Scienze Sociali. Una ricca città del Nord.

Innanzitutto gli uomini del ‘900 erano degli inetti, a causa della perdita dell’identità, certamente, ma lo zampino ce l’hanno messo anche la scoperta dell’inconscio e l’alienazione della società di massa; la società occidentale ha superato la sfida dei totalitarismi, nonostante i milioni di vittime di svariati stermini, ed ha imboccato la strada maestra della democrazia; devianza, violenza, razzismo e xenofobia restano in agguato, ma scuola, famiglia e volontariato vigilano e fanno ben sperare. Nonostante le multinazionali e la globalizzazione. E il divario Nord-Sud del mondo.

 

Letteratura Italiana e lingue straniere: gli autori e i personaggi a scadenza illimitata restano D’Annunzio, Svevo e Pirandello, a tratti Montale, Andrea Sperelli, Zeno Cosini, Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda, Gavroche e la Madeleine, Emma Bovary, Le racisme expliqué à ma fille, Dorian Gray, Oliver Twist, lo stream di Joyce, ma niente Molly Bloom, più spesso i Dubliners; poi il dandysmo, l’estetismo, il superomismo. Lettura integrale di un romanzo? Non scherziamo: cenni, citazioni, estratti. È così che funziona all’esame di maturità, si accenna.

 

Filosofia: il Manifesto di Marx; Nietzsche, che non era nazista; l’Io, l’Es, e il Super-Io.

Storia: l’impresa di Fiume, la vittoria mutilata, Mussolini che prima era socialista; la crisi del ’29, Roosevelt che raccontava storie al caminetto e aiutava i disoccupati; Weimar, quando i tedeschi erano tutti disoccupati; Auschwitz, Yalta, non sempre Hiroshima. E guai a spingersi, che so, agli anni del centrosinistra.

 

Arte: gli impressionisti e gli espressionisti, Van Gogh, i mangiatori di patate, il Futurismo, qualche fauve, di rado il cubismo, quasi sempre l’Urlo di Munch.

Scienze sociali (sociologia, antropologia e psicologia): l’anomia di Durkheim, il suicidio, la società liquida di Bauman, la devianza e il suicidio, l’Io, l’Es e il Super-Io.

 

Matematica, scienze, diritto ed economia, tutte materie curricolari: zero.

 

Da qualche anno vanno forte anche le tesine ispirate al mondo della moda e dei mass media. Percorsi accidentati fra serie televisive, generi musicali, icone del cinema e della musica, modificazioni del gusto e dei consumi culturali, devianza.

Qualche esempio: Sex & the City, il movimento delle suffragette, Sibilla Aleramo, il referendum del 1946; Doctor House, il carisma nella storia, le droghe, la devianza; Josè Mourinho, la leadership, i regimi totalitari, la propaganda di massa; Arancia Meccanica, Nietzsche, la volontà di potenza, giovani e ’68, il controllo sociale, la devianza; Jim Morrison, i poeti maledetti, componenti esoteriche della controcultura giovanile, il carisma delle rock star, … la devianza.

 

La più conturbante: American Beauty e l’iconografia della rosa nell’arte, nella letteratura e nell’interpretazione psicoanalitica.

La più stralunata: l’Atomo fuggente ovvero la guerra fredda, il movimento antinucleare, Chernobyl, (di Fukushima si sa ancora troppo poco, Hiroshima no, non mi è stata consigliata).

La più sprovveduta: la Catalogna, la guerra civile spagnola (iniziata per via di un golpe anarco-comunista), Salvator Dalì, le autonomie, la cucina catalana, Messi, il carisma di Guardiola. Un commissario interno chiede: ma cosa ti è venuto in mente? Sa, profe, il mio fidanzato abita a Barcellona…

La più ruspante: uno studente di nome Giacomo presenta “I Giacomo nella storia”: dal santuario di Compostela e dalla Bibbia di Re Giacomo a Jack lo Squartatore, passando per Giacomo Agostini e Jack Nicholson.

 

È tutto vero.

 

Il delirio delle tesine comincia nel 1997 con il ministro Berlinguer, le tre prove scritte e l’argomento a scelta del candidato per il colloquio. I primi anni furono sperimentali e molti ragazzi s’impegnarono davvero a costruire percorsi sensati e originali. Più o meno sensati, d’accordo, ma fatti in casa. Poi è arrivata la Rete, quasi subito, ed è cambiato tutto. Milioni di pagine dedicate, migliaia di tesine preconfezionate, specifiche per indirizzi di studio, con percorsi interdisciplinari per tutti i gusti. In testa alle classifiche delle più scaricate: la follia, il lavoro minorile, nord-sud del mondo, la shoah, Rosso Malpelo, Freud, la violenza, la donna, la devianza. Con quei collegamenti fra le materie di studio che ho cercato di campionare più sopra.

Qualcuno ci rifletta, qualora s’imbattesse in analisi entusiastiche delle potenzialità della rete, nei bla bla bla sulla moltiplicazione delle occasioni d’apprendimento e/o sull’arricchimento dei fattori cognitivi.

 

Si considerino i numeri: 497mila maturandi quest’anno. Ognuno avrà “discusso” la sua tesina: avrà imparato qualcosa di sé e del mondo? Avrà arricchito di senso quello che la grande stampa continua a definire l’ultimo sopravissuto e il principale “rito di passaggio” dei giovani verso il mondo degli adulti?

Pensate al nome: tesina. Vi sembra cosa da adulti? Non fa piuttosto pensare al bamboleggiamento dei nostri tempi, che spadroneggia nella narrativa, nel cinema, nei programmi tv? La tesina, il brodino della nonna, le pappette dei bebè, guarda com’è carino.

 

Poi passeranno ad altro, certo, è pur sempre un rito di passaggio: si misureranno con lo studio vero, forse, con la dura realtà delle università italiane e della disoccupazione, e con la devianza, quella vera finalmente. Noi però, presidenti e commissari d’esame, resteremo in trappola. La tesina per noi è una condanna. All’ergastolo.

 

 

 

Post scriptum. Poi, un’afosa mattina di luglio, un angelo si materializza fra le boccheggianti pareti di cartongesso e i ventilatori che vanno a palla dalle otto alle tredici. È un angelo grande e grosso, ha lenti spesse e si avvicina alla commissione un po’ goffamente. Il titolo della tesina è “Una penombra sempiterna. Sociologia adorniana ed estetica della fine”. La presentazione è in power point: si va dalla dialettica negativa di Francoforte alla sociologia della musica, dal feticismo delle merci alla Nuova Oggettività di Otto Dix. E si spicca il volo: Finale di partita di Samuel Beckett, il Gruppo ’63, La ragazza Carla di Pagliarani, Hilarotragoedia di Manganelli (si fatica a restare seduti), Sanguineti che collabora con Berio in Passaggio. Qualcuno sente lontani squilli di trombe. Il vecchio presidente di commissione si accascia fra le scartoffie, si soffia il naso, nasconde le lacrime.

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