Lo studente e il lavoratore

Tratta Udine - Mestre, ore 07.07 (andata)

– Ciao! Ti ricordi?

– Sì, sì, certo, Riccardo vero?

– No! Rinaldo.

– Ahhh, già! Rinaldo! E dove stai andando di bello?

Rinaldo: Sto andando a Treviso. Per lavoro...

Dialogano a distanza per altre tre "botta e risposta" prima che Rinaldo decida saggiamente di avvicinarsi al suo interlocutore.

Rinaldo: ... Luigi, vero?

Luigi: Aaaah, tu sì che ti ricordi! Eh sì che eri piccolo quando venivi a casa mia con tuo fratello a giocare a ping pong! In garage, ricordi? Eravamo veramente tremendi! Non potevi neppure guardare le nostre racchette. Che lavoro fai a Treviso?

Continuano la conversazione restando in piedi nel vagone vuoto. Il treno parte con uno scossone, Rinaldo perde l’equilibrio e rischia di cadere, ma non molla il filo del discorso. Continua inesorabilmente a parlare del suo lavoro. Non c’è da sforzarsi molto per capire che è più che precario, faticoso, e pure mal pagato. Inizia così la lunga giaculatoria sulla crisi e si sgrana anche il rosario di esempi di amici di amici e parenti di conoscenti altrettanto mal pagati, se non addirittura disoccupati. Un paio di "Eh, sì, sì, lo so, eeeeh già, già. Poi Luigi blocca energicamente il lamento, dichiarando di andare a Milano per un esame e, forse stimolato dall’espressione del suo interlocutore, si affretta ad aggiungere che si tratta di un esame di specialistica. Alla vista, anche distratta, Luigi è un “fuori corso stagionato”. Rinaldo pare almeno dieci anni più giovane dello “studente”. Il giovane lavoratore incalza l'attempato studente con domande che si dirigono, non proprio velatamente, alla fonte del suo reddito.

Rinaldo: Maaaa… stai sempre in via Timavo?

Luigi, laconico: Sì

Rinaldo: Aaaah… ma allora stai ancora con i tuoi?

Luigi: Sì... ma… no... ho un posticino a Milano.

Rinaldo: Aaaah... ma allora anche lavori?

Luigi: No, beh, sì... Ho fatto da assistente a un professore...

Luigi è in difficoltà, ma con la stessa energia di prima si divincola e scocca una domanda.

Luigi: E i tuoi, Riccardo, come stanno?

La voce di Rinaldo si abbassa. Diventa un lamento. Dal tono si comprende che non va molto bene. Il lamento del ragazzo si dipana in un lento racconto che sembra chiudere in una frase che è anche una domanda.

Rinaldo: ... Sai, soprattutto la mamma, non è più la stessa da quando è successo l’incidente... quell’incidente a mio fratello... Avrai sentito... avrai letto...

Luigi non ha sentito, né letto, e neppure ascoltato. Come colpito da un fulmine, con voce alta e allegra, interrompe Rinaldo.

Luigi: Sì, sì! Ho fatto un lavoro! Lo scorso anno, sai?! Bellissimo!! Sono stato selezionato insieme ad altri quattro, tra più di trecento candidati. Per una ricerca. È stato davvero stimolante. A giorni dovrebbe uscire la pubblicazione. Ti farò sapere appena mi arrivano le copie della rivista, te ne mando senz'altro una. Tu abiti sempre lì?

Rinaldo risponde senza forze.

Rinaldo: No, mi sono trasferito a casa di mio fratello, ora che non c’è più...

Luigi: Ah, bene! Bene! Allora te la lascio nella buca delle lettere! Ma guarda te: è già Codroipo! Bene! Ti saluto! Ora dovrebbe salire un amico... Ciao Riccardo, mi ha fatto tanto piacere! Saluta tutti a casa sai!

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27 Marzo 2016