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Donne Lavoro Asia Europa

 

Una delle cose che più colpisce nel paesaggio dell’Asia meridionale è la costante presenza di donne al lavoro: nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche di mattoni che popolano la vasta fascia periurbana. Il lavoro agricolo si colloca al confine sfumato tra il lavoro domestico non retribuito e quello produttivo sottopagato. Si può dire che non sia di fatto considerato realmente come lavoro. Quando parlo con le contadine (che seminano, concimano, raccolgono, guardano il bestiame) e chiedo loro quale sia la loro occupazione, mi rispondono immancabilmente con un po’ di ritrosia ironica: casalinghe.

 

Firenze, 1911. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi). 

 

Le osservo portare pesi incredibili, mentre scendono agili per i pendii himalayani, un paio di sandali ai piedi. Durante una passeggiata, chiedo indicazioni a un’anziana contadina con tre sacchi e un falcetto tra le mani, e un altro fagotto in testa. Si offre di accompagnarci per un pezzo di strada. Penso di ricambiare la cortesia portando uno dei suoi sacchi. Ricordo il peso, la fatica di quel tratto di discesa, il dolore al braccio il giorno seguente. 

 

Quando le vedo piantare il riso durante il monsone, non posso non pensare alle mondine, e a come le campagne italiane, fino a davvero non molto tempo fa, fossero molto simili.  

 

Dang Deokhuri, Nepal, 2006 © Jitendra Bajracharya. 

 

In una bella intervista del 1974, Enzo Tortora chiede a Mia Martini: “Dicono che Bagnara Calabra sia una città dove lavorano le donne, è vero?”. Lei risponde “Sì, le donne di Bagnara lavorano tantissimo, portano delle cose in testa…Una volta ho visto persino delle donne portare dei binari di treno in testa! I mariti invece bevono, stanno al bar, chiacchierano”. Enzo Tortora riprende la parola spiegando che a volte gli uomini devono migrare, lavorare fuori, lasciando alle donne il ruolo di capofamiglia, “purtroppo, spesse volte, assieme al mulo” (sic).

 

Bihar, India, 2016 © Giovanna Gioli. 

 

Si sente l’eco del corrente dibattito scientifico sulla ‘femminilizzazione’ del lavoro e della trasformazione agricola, con fiumi di articoli accademici che studiano questo fenomeno soprattutto nell’Asia e Africa contemporanee (ma anche in America Latina). Gli uomini migrano per lavorare in aree urbane o, per esempio, nei paesi del Golfo (spesso in condizioni di schiavitù), e allora le donne prendono in mano la famiglia e il lavoro agricolo. Questo le rende più “empowered?”, Aumenta la fatica quotidiana? Ha un impatto positivo sul benessere delle famiglie e sullo “sviluppo”?

 

Francesco Gioli, le boscaiole di San Rossore, 1887 (da Internet). 

 

Cerco delle immagini italiane: Un quadro di Francesco Gioli, le boscaiole di San Rossore. Le contadine friulane, che usano una cesta identica al “doko” utilizzato in Nepal, Bhutan e India del nord. Le fioraie, le sarte che portano la loro merce in testa. Le mostro ai miei amici nepalesi, indiani e pakistani. Sono increduli: L’Italia? Davvero? L’Occidente? 

 

Godavari, Lalitpur, Nepal, 2005 © Jitendra Bajracharya. 

 

Così come Pasolini fu incapace di scorgere le contadine friulane in India (e smettiamola di intellettualizzare la violenza e il razzismo), chi è nato e cresciuto in un contesto postcoloniale è abituato a mitizzare l’occidente (spesso ridotto a Regno Unito e Stati Uniti) e – insieme - a disprezzarlo. Il reciproco punto cieco è inerente al regime biopolitico contemporaneo che, come ha spiegato Mark Duffield, si fonda sulla distinzione biopolitica tra “developed life” and “underdeveloped life” emersa con la decolonizzzazione. Tale dicotomia rende impossibile il reciproco riconoscersi, e mira a perpetuarsi con il confinamento della vita “underdeveloped” e non-assicurata attraverso la militarizzazione delle frontiere, e la contestuale promozione dello “sviluppo” e della “resilienza” per le popolazioni che devono (abituarsi a) vivere in uno stato di crisi permanente. 


Lo scorso luglio una giovane star dei social media pakistani, Qandeel Baloch è stata uccisa da suo fratello per aver disonorato la famiglia con le sue pose sexy e, in particolare, con un video ironico che ha osato girare in compagnia di un famoso leader religioso, Mufti Abdul Qavi.

 

Friuli, 1906. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi). 

Ricordo ai miei increduli e sconsolati amici che in Italia le leggi del codice penale che prevedevano il delitto d’onore sono state abrogate nel 1980. Negli Stati Uniti tre donne al giorno sono assassinate dai loro partner. Solo nel 1996, il mio paese ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la morale. Le donne votano dal 1945 in Italia, e dal 1947 in India e in Pakistan (il suffragio universale è stato introdotto in entrambi i paesi appena acquisita l’indipendenza dal Regno Unito). In Svizzera le donne votano dal 1971 alle elezioni nazionali, e in alcuni cantoni solo dal 1991. Ricordiamolo. Durante la campagna elettorale del 2016, per la prima volta nel paese più libero al mondo una donna concorre per la presidenza. Sonia Gandhi ha governato l’India per decadi. Benazir Bhutto è stata eletta primo ministro in Pakistan nel 1988.

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Darchula, Nepal, 2014 © Jitendra Bajracharya.