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Fotogiornale
Antonino Costa

Sono nato a Palermo il 10 maggio 1973 da una famiglia che aveva fondato una rinomata pasticceria.

Nel 1991 mi sono trasferito a Milano per studiare presso la Nuova Accademia di Belle Arti, terminati gli studi mi è arrivata la “cartolina” per fare il sevizio militare e sono stato un anno distaccato nel mezzo del Mediterraneo in una remota base dell’Aeronautica Militare. Assolti gli obblighi militari sono ritornato a Milano dove ho cominciato a lavorare sui set di produzioni cinematografiche e pubblicitarie imparando il mestiere del cineoperatore e del direttore della fotografia, mestiere che faccio tutt’ora alternandolo a quello di fotografo per la moda.

Nel bel mezzo di tutto ciò c’è un soggiorno di alcuni mesi a New York fino al maggio del 2001, la nascita di mio figlio Aliseo nel 2003 e la morte di mio padre nel 2012.

11.07.2014

Volevo fotografare rondini

Volano tra i 30 e i 40 km orari, quando mangiano. Da qualche mese i nostri cieli sono popolati da questi uccelli che chiamiamo rondini. Ho voluto fotografarne una entro maggio.   Adesso che ho la foto sotto gli occhi, faccio un giro sul web per documentarmi un minimo, ma scopro varietà di specie e sottospecie; restringo allora il campo di ricerca e mi soffermo sulla differenza tra rondine, balestruccio e rondone. Scarto subito l’ipotesi di quest’ultimo perché apprendo che è completamente bruno e con una chiazza chiara alla gola. Dovrei continuare a cercare informazioni per capire quale ho fotografato, invece interrompo il mio studio ornitologico: per la foto che avevo immaginato, sapere di più mi è indifferente, di fatto, il loro modo...

31.05.2014

Una donna a Famagosta

La mia macchina fotografica non genera metadati. Per risalire al giorno di questo scatto, ho sfogliato a ritroso l’agenda, dove avevo segnato l’orario di partenza della corriera da prendere. Con una certa sorpresa, come se a quel tempo non l’avessi considerato, ho letto che era l’8 marzo: una data con ricorrenza.   Il 7 aprile ho portato il rullo in laboratorio per lo sviluppo. Oggi che è il nove, guardo i provini digitalizzati che sono arrivati nella mail. È passato circa un mese; di questa fotografia ricordavo solo il clic e le sensazioni di quel momento (definite nella “Teoria del controscatto”).   In effetti, ora che ci ripenso, l’8 marzo scorso la città era piena di rametti di mimosa. Anche giù nei...

12.04.2014

Canestro notturno

Un notturno in periferia richiede tempi di esposizione lunghi e per non far venire l’immagine mossa, la macchina fotografica deve stare immobile per tutto il tempo in cui l’otturatore rimane aperto, quindi va messa sul cavalletto ed è meglio usare il flessibile per scattare, in modo da non trasmettere, con la pressione del dito sul pulsante, ulteriori movimenti al corpo macchina. Quella notte non avevo né l’uno né l’altro.   Mi muovevo a piedi nella consueta zona cinque (per chi mi segue ormai, lo sa) lungo il corso del naviglio pavese, soltanto con la macchina fotografica e l’esposimetro: rigorosamente infilati nella borsa della spesa di tela spessa, che poi mi è servita per inginocchiarmici sopra e fare l’...

28.12.2013

Il parcheggio di Famagosta

Il parcheggio di Famagosta nella sua totale funzionalità comprende: un certo numero di posti auto coperti, un piazzale sottostante dedicato alle corriere che vanno e vengono dall’hinterland, tre o quattro capolinea per i bus cittadini e l’omonima stazione della MM che da una delle uscite superiori porta diritto al parcheggio dei taxi.   C’è pure un non-luogo esterno per farsi dare un passaggio in auto; è proprio a ridosso della carreggiata della strada rivolta ai quartieri Sant’Ambrogio/Ospedale San Paolo ed Ex-Cartiere Binda; se però sbagli la svolta, ti ritrovi sull’autostrada per Genova e per tornare indietro devi uscire al quartiere Cantalupa.   Questo punto tattico è usato familiarmente da chi offre...

09.11.2013

La pesca dei palloni

Rispetto le precedenti questa è una messa in scena. Questa operazione di recupero di palloni l’ho fatta realmente con mio figlio (nella foto) diverse volte e nello stesso punto, lui si diverte molto e adesso in cantina abbiamo un certo numero di palloni.   Succede che in questo punto del Lambro meridionale c’è un reticolo per fermare un po’ di monnezza che arriva dal colatore Olona e dal Lambro meridionale stesso, i quali si uniscono un centinaio di metri più indietro. Tutto il materiale galleggiante forma una giostra con un movimento rotatorio opposto alla corrente, dato dal flusso dell'acqua che trova lo sbarramento. Sicché se prendiamo di mira un pallone, questo ci metterà circa tre minuti a ripassare nello stesso...

10.10.2013

In preghiera

Dopo la foto al bar, entrai in Chiesa Rossa, per esteso nella Parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, sempre in zona cinque. Nella canicola milanese di un pomeriggio di luglio stavo fotografando gente in cerca di ristoro.   C’erano tre anziane signore che occupavano due panche in fondo alla chiesa, vicino all’altare e recitavano il rosario. Mi sedetti anch’io, dalla parte opposta, in un banco in prossimità dell’ingresso.   Dopo alcuni minuti entrò l’uomo della foto, per rivolgere le sue preghiere alla Madonna, si raccolse di fronte al simulacro della Santa Vergine, posto nella cappella che rimaneva alla mia sinistra. Collocai la macchina fotografica sopra lo stretto piano di legno che c’è di fronte...

29.08.2013

Habitué

Il primo bar che incontro uscendo da casa, non è dietro l’angolo, piuttosto di là dal ponte che oltrepassa il naviglio pavese nel suo tratto periferico. Ci prendo i biglietti del tram, i fiammiferi da cucina e un caffè frettolosamente, a volte imbuco una lettera nella cassetta della posta che c’è di fianco all’ingresso, raramente mi fermo. Gli habitué invece sono sempre lì e sanno stare seduti al bar. Conoscono il loro quartiere, i nomi degli altri avventori e quello che fanno; raccontano storie osservate dai tavolini che si affacciano sullo spettacolo della strada.   A Palermo, la mia famiglia aveva un bar conosciuto. Frequentato da una clientela tra il popolare e il borghese; immancabili gli habitué stavano l...

12.07.2013

Ospedale San Paolo

Uno scorcio del soggiorno che si trova al quarto piano dell’Ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di cardiologia. A ora di pranzo, chi, potendo, non voleva rimanere in stanza a mangiare, andava lì. E ci si trovava insieme attorno alla tavola rettangolare bianca a familiarizzare tra noi e con la malattia; c’erano anche i veterani dell’infarto. Alla fine dell’anno scorso ci ho soggiornato anch’io, poco meno di una settimana, ringraziando il Cielo. Il giorno prima della dimissione, chiesi a mia madre, che era venuta a trovarmi, di passare da casa e portarmi la macchina fotografica. Fuori faceva ancora molto freddo e avevo la nebbia pure nella testa.

15.05.2013

Milano zona cinque

Inizio di giugno dell’anno scorso, andavo in giro nella parte più a sud della zona cinque di Milano, lungo il naviglio pavese all’altezza della conca fallata, sul lato ovest. Il corso d’acqua, come di solito, divide due sponde.   C’è chi sta di là e chi di qua. Da alcuni mesi vivo “da questa parte” e non sento l’attrazione di fare una foto nel lato che dà sul quartiere attorno a via dei Missaglia. Da quest’altro lato invece tutto mi appare esotico.   Ero in giro a cercare altro (le foto del bambino sulla roggia che trovai mesi dopo) e per un centinaio di metri ho seguito questo gruppetto di zingari, finché mi decisi a rubare lo scatto; il primo del rullo. Mi ritirai alcune ore dopo con...

27.03.2013

Roggia Carlesca

Scorrono limpide e popolate di cavedani, passando in prossimità dell’impianto di teleriscaldamento in zona Famagosta e poi vanno a irrigare un vasto comprensorio che si estende nel sud milanese fino a interessare la Provincia di Pavia. Sono le acque della roggia Carlesca, ho fatto gli scatti a poche decine di metri dall’ex comprensorio industriale dell’ex conceria sulla via Boffalora.   In questo piccolo quadrato bucolico, la fauna è ricca e di facile osservazione; ormai è quasi un anno che sto da queste parti e col passare delle stagioni, mettendosi sul piccolo ponte che la oltrepassa, si possono vedere aironi, gabbianelle, cornacchie che litigano coi gheppi, anatre di vario genere e persino un piccolo martin pescatore che vola, coi suoi...

29.02.2012

Palermo / Paesi e città

Nel 1995 andare allo ZEN era per noi giovani palermitani di buona famiglia, pericoloso e sconsigliato. Lì si spacciava la droga e ci portavano i motorini rubati per essere smembrati e rivenduti. Pare che li smontassero in una notte, in uno dei tanti labirintici magazzini male illuminati; sapevamo che se ti “rubbavano il motore” e lo portavano allo ZEN, non avevi nessuna possibilità di ritrovarlo e in quel periodo ne sparivano tanti.     Il suono della parola ZEN era stato per noi ragazzini delle scuole medie e superiori uno spauracchio; la fama negativa che gli si attribuiva, si alimentava col racconto delle storie che capitavano ad amici e agli amici di amici che avevano avuto a che fare con i nostri coetanei che vivevano lì e che il...

17.08.2011

Sentieri di città

Ho fotografato alcuni sentieri in città o di città: vie che si formano su isole pedonali, aiuole e marciapiedi malmessi. Somigliano a quelle che si vedono in campagna e nei boschi e sono create dagli animali con il loro continuo passaggio.   Sentiero Cassarà   Sentiero De Gasperi   Sentiero Aliseo   Sentiero Croce Rossa     Similmente fanno i pedoni col loro cammino, per raggiungere nel modo più lineare e veloce un punto d’interesse comune, come la fermata del bus, oppure per tagliare velocemente due strade parallele o che fanno angolo, laddove le strisce pedonali porterebbero di fronte ad un ostacolo o allungherebbero il tragitto.   Sentiero Campania   Sentiero Leoni...

07.06.2011

Fontanelle / Prizzi, Palermo

Prizzi dista 72 km da Palermo e 79 da Agrigento; con un’altitudine di 1045 metri è uno dei comuni più alti della Sicilia. Nel territorio comunale vi è la stazione meteorologica, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione meteorologica mondiale.

10.03.2011

Palermo come un’infanzia

Ho cominciato a fotografare Palermo nel 2001 per ristabilire un rapporto intimo e personale con la città nativa, che avevo lasciato a diciotto anni per trasferirmi a Milano: era il 1991. Nel corso del tempo avevo perso il contatto con le cose, la luce e certe dinamiche sociali. Persone, azioni, strade, erano rimaste ferme nella mia memoria a quel periodo fanciullesco sotto forma d’icone, talune gioiose altre grottesche. Nell’ultimo decennio, nel corso di brevi soggiorni palermitani, ho voluto ricreare le immagini di queste icone, cercandole per strada (discostandomi però dal reportage), vedendole come simboli positivi di uno stile di vita comunque creativo, seppur non civico, confuso e accomodante, perpetuato necessariamente dalla popolazione palermitana come...