Fotogiornale
Antonino Costa

Sono nato a Palermo il 10 maggio 1973 da una famiglia che aveva fondato una rinomata pasticceria.

Nel 1991 mi sono trasferito a Milano per studiare presso la Nuova Accademia di Belle Arti, terminati gli studi mi è arrivata la “cartolina” per fare il sevizio militare e sono stato un anno distaccato nel mezzo del Mediterraneo in una remota base dell’Aeronautica Militare. Assolti gli obblighi militari sono ritornato a Milano dove ho cominciato a lavorare sui set di produzioni cinematografiche e pubblicitarie imparando il mestiere del cineoperatore e del direttore della fotografia, mestiere che faccio tutt’ora alternandolo a quello di fotografo per la moda.

Nel bel mezzo di tutto ciò c’è un soggiorno di alcuni mesi a New York fino al maggio del 2001, la nascita di mio figlio Aliseo nel 2003 e la morte di mio padre nel 2012.

21.02.2015

Expo e dintorni: la pizza Carla

Expo e dintorni: la pizza Carla   Il primo giro con macchina fotografica in mano per esplorare la vasta tematica dell’Expo non mi portò a fare nessuno scatto, anche chi va in giro a fotografare a un certo punto si ferma per mangiare. Credo che entrai in questa pizzeria relazionandola, almeno per mia familiarità e provenienza, con il Cluster Bio-Mediterraneo. Uno dei nove padiglioni in cui i Paesi (leggo dalla nota di Expo) sono stati raggruppati non secondo criteri geografici, ma secondo identità tematiche e filiere alimentari. Essendo nato più o meno al centro di questo bacino babelico che è il Mediterraneo, in Sicilia, e sapendo che la Regione Siciliana è Official Partner di Expo, decido di cominciare il reportage da qui. Ormai ero...

24.01.2015

Interno/giorno casa in periferia

Interno/giorno casa in periferia   Non c’è continuità estetica tra l’ambiente esterno della periferia e gli interni di certe case di chi abita quei luoghi. Ovvio, ma in un lavoro fotografico sperimentarlo è più complesso. Quando si va in zone che non si conoscono, che non sono proprie, il primo varco è la strada e i contatti capitano su questo livello. Le abitazioni limitrofe sembrano osservarti, dichiarando la loro inacessibilità. Fino a questa fotografia, gli unici interni che avevo descritto nella zona cinque di Milano erano stati quelli di un bar o di una chiesa o dell’ospedale; luoghi pubblici assuefatti al territorio circostante.   Durante le mie peregrinazioni fotografiche, giusto per scaldare un po’ il...

21.11.2014

Mantide Religiosa

Quella mattina in periferia la mantide si aggirava sulla pista ciclabile. Accovacciatomi davanti ad essa, si bloccò immobile fissandomi. Poggiai la macchina fotografica a terra, tra noi c’era un metro di distanza esatto; l’ho potuto leggere nella scala metrica impressa sul pomellino che regola il movimento avanti-indietro dell’obiettivo. Un metro è la distanza minima che devo tenere tra la mia fotocamera e un qualsiasi soggetto affinché possa metterlo a fuoco. Fu essa ad accorgersi dell’uomo sul fondo in arrivo verso di noi, girando la testa e rimanendo piantata col corpo nella posizione iniziale. La mantide lo seguì con lo sguardo, lo stavo sperimentando in quel momento. Fu allora che scattai l’ultima foto a disposizione nel...

01.11.2014

W.C. BAR

I cessi dei bar sono delle sorprese, specie in periferia, li scopro quando mi muovo tutto il giorno a piedi per trovare uno scatto. Spesso si deve uscire da una porta che dà sul retro, arrivare in un cortile e raggiungere un’altra porta con scritto W.C. BAR o qualcosa del genere, per trovarsi infine di fronte una turca o un bagno confezionato bene. La pulizia è un terno al lotto: dipende da troppi fattori entrare in un cesso e trovarlo pulito. Comunque ho visto che in periferia si usa ancora molto pisciare all’aria aperta su alberi, muri, staccionate.   Non voglio fare un servizio fotografico sui cessi di periferia e su chi piscia per strada. La foto che ho fatto è frutto di un momento vissuto e di una foto mancata. Perché quando sono...

11.10.2014

Nonostante il pico del sole

La percezione che ho di questo luglio è diversa da quella dell’anno scorso. Me ne accorgo mentre sto camminando, perché inaspettatamente mi focalizzo su certi elementi fisici che percepisco sul mio corpo. Sono il caldo già familiare, alle tre del pomeriggio nella pianura padana, e il peso sperimentato della mia macchina fotografica che tengo in mano. Queste due costanti mi riportano, passo dopo passo, a un anno fa. Come oggi andavo in giro per le vie periferiche di questa zona a sud di Milano; stessa calura stesso carico sul braccio e allora emerge il ricordo del mio stato d’animo. Guardavo e fotografavo altre cose. Nei miei scatti per Fotogiornale ora c’è un’altra estate, la seconda. Sì certo, questo stesso mese nel 2013 fu pi...

11.07.2014

Volevo fotografare rondini

Volano tra i 30 e i 40 km orari, quando mangiano. Da qualche mese i nostri cieli sono popolati da questi uccelli che chiamiamo rondini. Ho voluto fotografarne una entro maggio.   Adesso che ho la foto sotto gli occhi, faccio un giro sul web per documentarmi un minimo, ma scopro varietà di specie e sottospecie; restringo allora il campo di ricerca e mi soffermo sulla differenza tra rondine, balestruccio e rondone. Scarto subito l’ipotesi di quest’ultimo perché apprendo che è completamente bruno e con una chiazza chiara alla gola. Dovrei continuare a cercare informazioni per capire quale ho fotografato, invece interrompo il mio studio ornitologico: per la foto che avevo immaginato, sapere di più mi è indifferente, di fatto, il loro modo...