Ipotiposi
Mario Porro

Insegna presso il Liceo “Fermi” di Cantù (Co). Si occupa di epistemologia francese e dei rapporti fra cultura scientifica e umanistica. Ha dedicato saggi a Calvino, Levi, Gadda, Serres, Jullien, Bachelard.

19.04.2019

Via sulle navi, filosofi! / Terra / Mare

“Davanti all’oceano, il sognatore d’immensità ama sedersi in una sedia di pietra”, scrive Gaston Bachelard. Ai suoi occhi, la rêverie ha la necessità impellente di trovare immagini di protezione, di rifugio; per sentirsi a proprio agio di fronte all’instabilità del mare, ha bisogno di un’ancora in una rientranza della scogliera. Dalla spiaggia si contempla male il mare, per dominarne la potenza con lo sguardo meglio rannicchiarsi alla sommità delle rocce. Chi contempla troppo a lungo il mare rischia di sentirsi chiamato dall’abisso, dal “crepaccio entro cui il mondo spariva. L’onda di roccia invece proteggeva: ferma lassù, piena di luce”, scrive Francesco Biamonti in L’angelo di Avrigue. Di fronte al selvaggio scatenarsi del mare, che può rendere folli i marinai in balia della tempesta, è...

30.03.2019

Ecologia, etica / La Terra come soggetto di diritto

Dall’ecologia all’etica   Nel suo appello a preservare resti di natura selvaggia, l’ambientalista Aldo Leopold rilevava che “la capacità di percepire il valore culturale della natura allo stato selvaggio si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini d’oggi, che hanno perso le proprie radici terrene, fa loro credere di aver già scoperto ciò che conta; questi sono coloro che cianciano di imperi politici o economici destinati a durare secoli”. Nel dizionario delle virtù che dovrebbero accompagnare i tempi a venire, oltre alla mitezza e alla temperanza (termini su cui il lessico della morale concorda con il tempo delle meteore), l’umiltà costituisce, suggerisce Michel Serres, la vera essenza dell’uomo. L’homo humilis ritrova il suo...

02.01.2019

Venire a patti con la sua potenza / La sfida del Mare

Sul Pequod, la baleniera del capitano Achab, Perth, il vecchio fabbro silenzioso e solenne, svolge paziente il suo lavoro. L’alcolismo lo ha reso responsabile della rovina della famiglia, ma dopo la morte della giovane moglie e dei figli non cede alla tentazione del suicidio, al “varo verso le regioni dell’ignoto inesplorato”, affida invece il suo lutto al vagabondaggio sulle acque, sedotto dal canto che sale dagli oceani. Per coloro ai quali la morte risulta desiderabile, “l’oceano che tutti soccorre e riceve, apre, seducente, tutta la sua distesa di terrori inimmaginabili e attraenti e di meravigliose, inusitate avventure, e dai cuori di infiniti Pacifici, migliaia di sirene cantano a loro: ‘Vieni, tu che hai il cuore spezzato, qui vi è un’altra vita, senza il delitto della morte...

11.12.2018

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’...

18.09.2018

Acqua 2 / Il sapere fluido

Se “l’accenno eracliteo” avesse potuto svilupparsi, scriveva il Gadda filosofo della Meditazione milanese (1927), “si sarebbe risparmiato pena e cammino e l’idea di sostanza, disseccando sé e inaridendo più liete fontane, non avrebbe di sé coperto ogni cosa, così come la sabbia coprì le città cirenaiche”. Anche il pensiero forma pieghe nel corso della sua storia, pieghe che tracciano i cammini entro cui scorrono le idee: così, condannata la suggestione cara al “convoluto Eraclito di via san Simpliciano”, quella per cui “la realtà si presenta come il fiume eracliteo pieno di gorghi e di forze aggrovigliate e intersecantisi”, l’Occidente ha tematizzato il primato ontologico della solidità. Il Platone erede di Parmenide invita a rivolgere gli occhi alla stabilità del mondo ideale, alla...

27.08.2018

Scarto / Jullien, L’identità culturale non esiste

L’Occidente ha scoperto l’esigenza di dialogare con le altre civiltà da quando non è stato più in grado d’imporre con la forza la propria ragione. Ha giustificato il suo predominio con il possesso di valori assoluti come i diritti umani, che pretende di incarnare e che si sente in obbligo di diffondere. Crede che questi principi universali debbano venire accolti da ogni essere dotato di ragione, ma questa ragione è in realtà lo specifico risultato della sola storia intellettuale europea, come lo è la nozione stessa di universale. Il filosofo e sinologo François Jullien ha mostrato ne L’universale e il comune (Laterza) come allo sguardo genealogico tale nozione riveli una stratigrafia composita ed eterogenea. Il pensiero filosofico greco affida al logos la conquista di una verità stabile;...