Nessun libro è antico
Giovanni Spadaccini

Giovanni Spadaccini (1980), dopo un Dottorato di ricerca in Antropologia ha lasciato l'Università per aprire una libreria di rarità e curiosità letterarie.

Collabora con la rivista e il blog Il primo amore
04.03.2015

Dalla morte della signorina nessuno si è più occupato di questa casa

Dalla morte della signorina nessuno si è più occupato di questa casa, nessuno tra i suoi parenti – gli stessi che ora stanno freneticamente cercando di vendere tutto ciò che la casa contiene – ha pensato di venire a dare un’occhiata, di far prendere aria alle stanze, di mettere in moto l’automobile parcheggiata nel cortiletto davanti alla porta d’ingresso. Per anni hanno lasciato che la casa implodesse in se stessa, che si afflosciasse, autofagica, abbandonata, dispettosa. Il risultato, nel momento in cui noi entriamo per la prima volta, è un rudere vuoto, divorato dalla muffa e da ragnatele enormi e senza ragni. Nelle stanze superiori i mobili, venduti per primi subito dopo il consenso del notaio, hanno lasciato le loro sagome...

29.09.2014

Libri in soffitta

Mi fa strada sulle scale, verso il solaio. Abbiamo già guardato insieme un armadio, uno di quelli antichi, grande, a due ante pesanti, con cinque ripiani pieni di libri d’arte, quelli che generalmente le banche spediscono a Natale ai loro clienti. Pittori locali, ma anche Man Ray e Van Gogh. Non mi interessano, ma al colpo d’occhio fanno una certa impressione tutti allineati e tenuti perfettamente.   Venga, dice, andiamo su. Mentre faccio per chiudere la porta, questo signore gentile, che si è presentato in negozio con due minuscoli libri di fine ottocento come campione, mi fa il gesto di lasciarla pure aperta, che tanto ormai nel palazzo ci abita solo lui. I proprietari ci metteranno dentro venti o venticinque abissini, di sicuro. Ma io spero di morire...

08.07.2014

I libri risorti

“Ma io pensavo che avreste portato via tutto!”. Con la voce ridotta a un filo, eppure così pieno di rabbia e livore da farla suonare come un urlo di furia, mi guarda e poi non mi guarda, respira più veloce e non smette di toccare – di accarezzare – uno degli undici scatoloni in cui ha sistemato i libri di cui avrebbe voluto sbarazzarsi. Io sono sulle ginocchia, a contare i cinquantadue volumi che ho estratto dalle macerie dei quattrocentotrenta che il signore qui di fronte mi aveva offerto, e non parlo mentre lui continua a farlo, ma sempre più sommessamente, sempre più intestardito ma rassegnato. Insomma, dice, anche le altre volte mi aveva preso tutto, non faceva mica il prezioso come oggi, santodio!   Ho lasciato Bruno Vespa,...

20.02.2014

Andare a testa bassa nella notte

Non possiamo andare a testa bassa nella notte, dice l’altro Dylan. Anche se è una notte buona e mite, la testa deve stare alta, gli occhi aperti, la fronte liscia e senza rughe. Entro in questa casa piena di polvere, e tutto è odioso e così fastidioso per me che sto lavorando e oggi non vorrei. Vuole una Perrier?, dice la signora che ha già approntato i sottobicchieri e i centrini di pizzo lavorati a mano. Oh, no, grazie, posso guardare in quello scaffale?, dico io. Mi aggiro come un fantasma in questa casa, come uno spettro, mentre lei continua a parlare.   Noi che siamo laureati in filosofia, dice. Io, abbassandomi verso una fila di quasi due metri di Nuova Universale Einaudi mi lascio scappare una imprecazione, che la signora non sente. Questi...

30.12.2013

Un'opera di grande importanza

Mi guarda con gli occhi della mucca, o forse del cane abbandonato e triste che mi toglieva il sonno da bambino, mentre mi dice che la sua famiglia è una stirpe di guardie papali, papaline anzi, dice, ma che ora ha dei problemi, che c’è un dramma economico in casa sua, quella casa che due imbianchini meridionali stanno dipingendo e che noi attraversiamo per arrivare alla biblioteca, e poi al garage, dove sono le cose che vuole vendere.   Le altre le conservo gelosamente, mi dice, le conservo perché non mi fido, perché anche uno sguardo, e ci sono persone anche con uno sguardo simile al laser, possono incenerire un incunabolo, o far sparire in un secondo un manifesto – una grida – del 1600 sotto i miei occhi senza che io nemmeno abbia...

21.11.2013

Credevamo che fosse una commedia

Nessun libro è antico. Ovvero: storie su come i libri sopravvivano a chi li ha scritti, a chi li ha letti e a chi li ha posseduti (anche senza leggerli).     Appena entriamo io e lei, Paolo, che ha lavorato per quasi quarant’anni alla Deutsche Rundfunk su commissione di RadioRai, ci guarda con un sorriso. Tedesca, no?, chiede a Raffaella. Sì, ma del nord. Ah, io stavo a Colonia, e per quasi due anni con Strehler non abbiamo fatto altro che andare avanti e indietro tra la Germania e l’Italia. Era il sessantuno, o forse un po’ più avanti. Aspettavamo che morisse Brecht, ma che morisse davvero una volta per tutte, mentre qui era tutto un fiorire di santi e santini brechtiani. Posso dirvelo, no? Due palle. Poi una risata spenta di...