AUTORI
Roberto Marone
19.07.2013

Natura non natura

Negli anni '60 c’era un movimento artistico (quanto è dolcemente vintage l’espressione: movimento artistico) che ragionava sull’esperienza umana, la tecnologia, in relazione alla natura. Si chiamava Land Art, mettevano in piedi piccoli e grandi gesti che letteralmente disfacevano la natura. Il mondo intorno. Era un movimento che aveva dentro una certa critica al progresso, o quantomeno un certo disappunto di fronte al potere dell’uomo. Erano anni, quelli, in cui nasceva l’embrione di quella critica alla modernità che fu poi, sull’onda della crisi petrolifera, l’albore del postmodernismo. Oggi risulta vagamente reazionaria, ma va detto che fu per quasi vent’anni il pensiero culturale predominante. A torto o a...

15.07.2013

Tavoli | Vedovamazzei

Quando sono arrivato lì e gli ho detto “scrivania” mi hanno risposto “eh, mica facciamo i notai!”. Ah no? No... abbiamo 3 tavoli. Al centro dello stanzone: uno per le bozze, uno per le cose su cui si lavora davvero, e uno per quello che è finito ma “guardiamolo ancora un po’”. (Gli artisti, quelli bravi, fanno sempre così: decantano le cose per mesi, prima di farle uscire.)   Chiaro che questo non è un modo di procedere, o una organizzazione del lavoro, è una cosa diversa: è come pensi. Andando avanti, o indietro, lasciando decantare, provando, buttando, disfacendo. E soprattutto quel loro modo di pensare che finisce nelle cose che fanno, che è un modo di pensare in cui il prima e il...

11.06.2013

iOS7, una grafica senza più alibi

Al netto della oramai acclarata crisi innovativa e creativa della Apple, è ingeneroso non segnalare l’impressionante rivisitazione grafica dell’interfaccia di iOS7 (il sistema operativo di iPhone e iPad, quello che ci ha messo il web a puntata di dito). Ed è una rivoluzione non da poco, va detto.   Come previsto da molti, l’interfaccia grafica di iOS7 sancisce la fine definitiva dello Skeumorfismo, ovvero l’imitazione grafica del reale: ombrette, luccichii, simil materiali e diavolerie varie, che ci accompagnano dalla nascita del 2.0. Quando fu abbandonata la grafica nerd, ostica ai più, per avvicinarsi alle persone e rendere digeribile uno schermo. Oggi si chiude anche quel capitolo, e se ne vede aprire uno nuovo, fatto di una...

12.03.2013

Il web non esiste

Una delle cose più sconcertanti di questi giorni è il parlare della rete. Grillo, partendo da un blog, è arrivato al 25%, e quindi tutti giù adesso ad analizzare “il web”, come lo chiamano quelli che non lo frequentano.   Alcuni hanno fatto analisi molto precise, e acute (Vincenzo Cosenza, Serena Danna, Fabio Chiusi, Evgenij Morozov). Altri, considerazioni giuste, ma di routine (Gianni Riotta e Riccardo Luna, per dire). I più, però, tendono a una ottusa (e fuori tempo massimo) generalizzazione su “il web” (uno fra i tanti, Michele Serra).   “Il web vince le elezioni”, cosa si è detto “sul web”, “il web influenza il voto”, “non si fa politica sul web...

17.02.2013

Sanremo: greggi e like

Mengoni vince Sanremo. E la critica fa vincere Elio. Nel suo piccolo, non per dargli troppo peso, è una di quelle inezie in cui però si legge anche altro. Perché è sempre la solita discrasia, e il solito cortocircuito di questo paese: il paese da una parte, e la sua classe dirigente dall’altra. E quindi, a dirla tutta: una classe dirigente scollata, che non è in grado di “scegliere” (dirigere) per il resto. Per una qualche ragione alta, o per un'idea di società, o semplicemente per indirizzare il resto delle cose. Sceglie, semplicemente, per compiacersi. Perchè gli fa chic il rimando monotòno a Rossini, fa colto il culto del trash, e cova nel suo animo il piacere della dinstinzione, a tutti i costi, dal resto...

07.01.2013

Trent'anni e non sentirli

Mi sono imbattuto l’altra sera in questa bellissima intervista a Spadolini. Ci sono tre cose che, oggi, sono una lezione. La prima è che a dialogare con lui, un presidente del Consiglio, non c’erano i giornalisti: c’erano Alberto Moravia, Goffredo Parise, Giuseppe Patroni Griffi, e Paolo Villaggio (sì, proprio lui: Fantozzi). Non che gli intellettuali siano meglio dei giornalisti (assolutamente), ma serve per capirci sul livello di connessione, e di osmosi, che c’era un tempo fra la cultura e i problemi del paese. La cultura e la politica non erano cose lontane che si guardavano da lontano, erano una cosa sola, l’una causa ed effetto dell’altra.   La seconda è una cosa bella, proprio bella (a prescindere dalle morali...