Scritture

Guadalupe Nettel, Il corpo in cui sono nata

La giovane protagonista de Il corpo in cui sono nata, di Guadalupe Nettel (Einaudi, traduzione di Federica Niola), ha qualcosa in comune con la voce narrante di uno tra i racconti più celebri di Julio Cortázar. È la certezza di non appartenere alla specie umana, quanto piuttosto a una millenaria categoria di bestiole che è sopravvissuta perché ha saputo fare della dissimulazione un’arte. I trilobiti della Nettel bambina condividono con gli axolotl dello scrittore argentino la natura acquatica e il proposito di abolire il tempo attraverso una tenace quietezza che può vincere la sofferenza, nel caso dei primi, e ingannare il tedio di un’esistenza nel meschino spazio di un acquario, nel caso dei secondi.   Tuttavia, a differenza...

Campioni # 5. Elisa Biagini

Elisa Biagini, Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul)  da Ead., Da una crepa («Bianca» Einaudi, aprile 2014), p. 95   In piedi, sulla soglia,   il mio occhio nella tua mano, la tua lingua sul mio orecchio: così ci conosciamo, toccandoci, perché la pupilla è sgranata per lo sforzo, le papille come scartavetrate.   Se l’asse cede, se la voce affonda, c’è qui, nell’aria, la parola-ramo che ci tiene.   Impatient of the fewest words.mp3 *   L’opera di Elisa Biagini, che da ormai un ventennio si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama della letteratura italiana contemporanea – Da una crepa è la terza raccolta pubblicata per...

Franco La Cecla. Falsomiele, il diavolo, Palermo

Caruso si muove per Palermo senza sapere bene dove andare con l’aria un po’ blasé dei colti trentenni col precariato segnato sulla faccia, condizione assunta necessariamente a stile di vita, capelli spettinati, barattolo del caffè sempre alla fine; conosce bene la sua città, ma non ha mai messo piede a Falsomiele, quartiere dimenticato dalle guide turistiche, a ragione direi, visto che altro non è che una borgata di case popolari che si innesta fra una montagna e un cavalcavia.   Eppure Falsomiele diventa il titolo di questo romanzo; è un nome ossimorico, che seduce ma annuncia delusione, un po’ come le donne siciliane, dice Caruso, tentatrici ma disperatamente inaccessibili. La scelta di questo titolo non ha solo funzione...

Tom Kromer. Un pasto caldo e un buco per la notte

“Dice che questa depressione fa bene alla salute. Dice che la gente mangia troppo (…). Dice che gl’insegnerà i veri valori della vita. (…) Me l’immagino, con un tirapiedi in livrea, (…) in giro in Rolls Royce tutto il santo giorno. Eppure quel bastardo ti scrive tutte quelle fregnacce perché la gente se le legga.”   Un barbone, mangiando una salsiccia ammuffita, parla di un giornalista che si riempie la bocca, oltre che di prelibatezze, di belle parole. Nella rabbia di queste frasi potremmo leggere la critica definitiva a ogni teoria sugli effetti eticamente benefici della crisi che stiamo vivendo, a ogni elogio di una decrescita felice. È una rabbia che ci viene dritta dagli anni della Grande Depressione americana,...

Simona Castiglione. Sottobosco

Sottobosco di Simona Castiglione (Ratio et Revelatio, p. 221) è un romanzo a due voci: due sono le protagoniste, due i loro paesi di provenienza, due le lingue. Uno solo il destino: l’alienazione e forse la salvezza. Vasiliţa viene dalla Moldova. Nel suo paese nalbă, cimbru, ciuboţica-cucului, păpădie sono nomi di piante. Erbe magiche. Suoni magici, fonemi che sembrano giungere da un “linguaggio pregrammaticale” colmo di suggestioni fonosimboliche corpose e istintuali. Crescono abbarbicate a una scarpata o in mezzo a rovi spinosi. Anche i colori e le forme possiedono poteri medicamentosi: rompono il silenzio spettrale del bosco di Vătămăneasa, che i bambini chiamavano “il bosco lupino”. Vasiliţa le raccoglie insieme a Baba Dora, la strega più...

Dal gourmet ai foodies

Che cos’è la gastromania? Presto detto: la fregola per il cibo, la cucina, il gusto, la buona tavola. La mania della gastronomia. Oggi l’alimentazione ha oltrepassato la sfera, pur ampia, che le è stata propria per lungo tempo (quella che dal bisogno di nutrizione porta ai piaceri del palato, ai riti culinari e ai loro radicamenti culturali) e ha invaso ogni altra dimensione della nostra esistenza, individuale e collettiva.   Mangiamo, beviamo, gustiamo e degustiamo, assaggiamo, assaporiamo, sbafiamo, centelliniamo, apprezziamo, gozzovigliamo, ma anche e soprattutto ne parliamo, descriviamo tutto ciò, lo raccontiamo, commentiamo, giudichiamo, rappresentiamo, fotografiamo e filmiamo e condividiamo, immaginiamo, sogniamo, in un vortice dove l’...

Neologismo: abbandonologo

Serjilla è un posto lontano. È l’ultimo dei luoghi d’incontro, anche se da quindici secoli non ci vive più nessuno. Eppure a Serjilla ogni giorno la vita si ricrea, ogni giorno si disfa e ricomincia, dalle anse in cui si è nascosta. Qui, in questo scampolo di mondo che è fuori da ogni possibile rispondenza, le cose restano come sono, capovolte o rotte non importa. Un modo per arrivare a Serjilla è restare indietro, in un lento procedere a soste per posare lo sguardo sulle cose lasciate a perdersi, nella corsa continua del quotidiano. Serjilla resta ad attendere, viva com’è, esultante a un tratto di esserlo, al modo di una dimora, per chi cercasse un ritorno. D’altronde, così situata fuori dal tempo, che mai...

Streghe d’Inghilterra

Nel 1612 nei pressi della Foresta di Pendle, in Lancashire, nove donne e due uomini furono accusati di stregoneria, torturati e condannati all’impiccagione in un celebre processo che nel corso dei secoli è stato al centro di numerosi adattamenti teatrali, una raccolta di poesie e un paio di romanzi. Due anni fa, in occasione dei quattrocento anni trascorsi dal processo, Jeanette Winterson ha pubblicato Il cancello del crepuscolo, un romanzo che ripercorre quegli eventi facendo ampio ricorso alle cronache dell’epoca.   La storia – appena pubblicata in Italia da Mondadori, tradotta con efficacia ed eleganza da Chiara Spallino Rocca – contiene molti degli ingredienti consueti del genere gotico: pozioni magiche, malefici, violenze efferate, stupri,...

Che cos’è il food design

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati. Abituati a pensare la parola “design” accanto a molte altre – web, game, interaction ecc. –, non ci stupiamo più di tanto. Se non fosse che a esser rielaborato, progettato, pensato e disegnato questa volta è l’oggetto più antico che l’uomo abbia mai prodotto: il cibo.   Ecco allora spuntare, puntuali, gli immancabili dibattiti fra apocalittici e integrati. I primi indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina, e quindi a profetizzare la perdita dei valori della...

Gli scrittori delle Antille

Inauguriamo la rubrica Babel su doppiozero con una presentazione del festival a cura del suo direttore artistico Vanni Bianconi. L’edizione 2014 di Babel si terrà a Bellinzona dall’11 al 14 settembre e ospiterà le lingue delle Antille.       Babel è un festival letterario nato per osservare e interrogare la transizione, il farsi e il divenire. Il suo punto focale è la traduzione: già solo invitando i traduttori a dialogare con gli autori tradotti si rinnova il confronto del testo italiano con l'originale, mettendo così in luce la qualità fluida, per quanto rigorosa, del lavoro di traduzione, che mette in dubbio e risolve all'infinito. Questo approccio, che indaga motivi e necessità delle...

Per voce sola: I passanti di Laurent Mauvignier

Al lettore italiano il nome di Laurent Mauvignier suona ancora spesso – troppo spesso – sconosciuto. A fissarne il nome nel pantheon dei contemporanei non è bastata l’ottima stampa di cui ha goduto anche in Italia Degli uomini, romanzo pubblicato da Feltrinelli nel 2010 e da più parti considerato come un pugno allo stomaco per la società francese, troppo disinvolta nel rimuovere i momenti neri della storia dalla propria coscienza collettiva.   Un intreccio sapientemente costruito intorno alla memoria cava e sanguinante di chi prese parte all’eccidio di soldati e civili algerini negli anni che in Europa chiamiamo del dopoguerra e che forse dall’altra parte del Mediterraneo hanno un altro nome. Una storia d’invenzione, senz...

Tanizaki, o il segreto della maestria

Difficile, insidioso, è questo libretto pubblicato in patria (in Giappone) da Tanizaki Jun’ichirō nel 1933 e arrivato alle stampe da noi grazie ad Adelphi solo da poco. Sulla maestria, ovvero geidan, con tanto di ideogramma (un segno composito, che pare fatto di tanti veloci schizzi, di varie anime guizzanti). Una parola che da noi si applica soprattutto agli artigiani, maestria, qui genera varie riflessioni, a partire dall’osservazione degli attori del kabuki, una delle forme teatrali tradizionali giapponesi, trasformandosi nella chiave di un discorso estetico più generale, tra tradizione e innovazione, tra Oriente e Occidente, tra vecchiaia e gioventù, tra classico e contemporaneo.   Tanizaki, scrittore noto in Italia per il romanzo Neve sottile...

Sergio Peter. Dettato

Dei personaggi robusti e induriti nella Marsica di Silone, dei taciturni protagonisti di Pavese, delle atmosfere neorealiste più dimesse e più autentiche si sentono gli echi in Dettato di Sergio Peter. Un romanzo breve che emette verità e autobiografia senza mai diventare autoreferenziale. Il fluire spontaneo dalla coscienza dell’autore, mai ammiccante è, per fortuna, non perfettamente orchestrato come in molti bestseller, di quelli, per intenderci, che vincono i premi glamour. Ed è molto meglio così.   Qui prevale il tempo del racconto: una narrazione franta e intima da parte del protagonista, che poi è anche il narratore e autore, Sergio. Con tecnica cinematografica riesce a “stringere” come con una telecamera sui...

Raffaele La Capria

«Dove comincia l’opera di La Capria?». Terminando la sua memorabile introduzione alla prima edizione del «Meridiano» di Raffaele La Capria, Silvio Perrella aveva trovato una risposta dal sapore vagamente taoista, privilegiando il movimento e la metamorfosi ai danni di un’idea tradizionale di «opera» lineare nel suo progresso e raggelata in una successione di titoli. L’opera di La Capria, infatti, a parere del critico, «comincia da dove finisce, e da lì riparte da capo».   Era il 2003, e il «Meridiano» in questione festeggiava degnamente gli ottant’anni appena compiuti dello scrittore napoletano. Tutto sommato, poteva sembrare una partita chiusa, e chiusa in bellezza. Non perché,...

Fascismo repubblicano e comunità nel torinese

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto dall’introduzione del libro di Nicola Adduci, Gli Altri. Fascismo repubblicano e comunità nel torinese, uscito nell’ambito delle attività di ricerca dell’Istoreto per il 70° anniversario della Liberazione     In questo libro è scritta una pagina della storia di Torino che non era stata finora ricostruita se non per parti, né mai con indagini così accurate e scrupolose: dunque è, per gli storici, un libro necessario. Il che non vuol dire che sia un libro facile, nonostante la linearità della trattazione e la finezza delle maglie cronologiche, che raggiungono, nell'analisi di nodi particolarmente intricati, il livello delle ore e dei...

Giovanna De Angelis. La frattura

Quando gli accadimenti della vita reale si intrecciano a quelli che vengono raccontati nelle opere di fiction, possono generarsi ambigui conglomerati che, in un unico e indistinto faldone, accorpano il valore dell’opera stessa alla non necessaria compassione per quella che, nel caso specifico, è la vicenda personale di Giovanna De Angelis, scomparsa a Roma nel 2013 a seguito di una malattia, editor per case importanti come Einaudi e Fazi, autrice (insieme a Stefano Giovanardi) di una Storia della narrativa italiana del Novecento 1900-1922, e apprezzata saggista, critica e studiosa di letteratura.   La Frattura, pubblicato da Elliot, è il suo unico romanzo. Racconta di Francesca, giovane traduttrice sposata a Cosimo e legata a doppio filo a Diego, un ricercatore...

Silvia Ballestra. Amiche mie

Maria Prophetissa, leggendaria alchimista del I secolo d.c., affermava le proprietà mistiche e magiche del numero 4, che per secoli verrà offuscato dal 3, numero trinitario, maschile, concluso, lineare. Il 4 è invece numero alchemico, materico, femminino, ciclico, aperto alla rigenerazione.   Silvia Ballestra decide di utilizzare un modulo quaternario per organizzare il suo nuovo romanzo Amiche mie (Mondadori, 2014), probabilmente ignara di tali implicazioni esoteriche, ma che sembrano in un certo modo significative, visto che le protagoniste sono quattro donne alle prese con la materialità del quotidiano, materia oscura in cui devono necessariamente immergersi per risolvere piccoli e grandi problemi che la Milano degli anni duemiladieci impone loro....

Sebastiano Vassalli. Terre Selvagge

Mi si perdoni la metafora, ma se dovessi pensare al nocciolo dell’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, il corpo dentro al corpo narrativo che più di tutto il resto è destinato a rimanere, per germogliare e sopravvivere, penserei a un brano che si trova alla pagina duecentodiciassette di questo Terre selvagge, che Rizzoli ha pubblicato nell'aprile scorso: «dopo avere riferito ciò che è stato scritto sulla battaglia dei Campi Raudii e sulla fine dei Cimbri, è tempo ormai che cerchiamo di rappresentarci quegli avvenimenti come già nell’antichità faceva Omero: chiedendo aiuto alla dea della poesia epica cioè alla nostra immaginazione».   La citazione è tratta dal finale di un capitolo che si...

Viaggiare in un armadio Ikea

Ci sono libri che incuriosiscono per via della loro storia editoriale, per il successo imprevedibile che hanno riscosso. Un autore esordiente, dalla biografia stravagante – è stato dj, assistente di volo e illusionista –, un’idea spassosa e senza pretese, la vicenda di un piccolo editore al quale esplode in mano un bestseller da più di 300.000 copie, i cui diritti sono poi stati venduti in tutto il mondo.   Sia chiaro, non c’è niente di male nel fatto che un libro diventi un fenomeno di costume. Al contrario. La cosa che stupisce di Romain Puértolas, un francese del Sud con origini spagnole, e del suo L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea (Einaudi, 2014) è che sia riuscito a...

Dario Fo. La figlia del papa

Che si ricordi, nessun premio Nobel per la letteratura aveva mai esordito nella narrativa a 88 anni. Ci voleva Dario Fo, che esordisce nel genere con una biografia romanzata di Lucrezia Borgia (La figlia del papa, Milano, Chiarelettere, 2014. Pagg. 190, 13,90 euro).   In una fra le mille e mille interviste concesse durante il lancio dell’opera, il drammaturgo luinese ha confessato: “Quando ho iniziato a scrivere, non pensavo a Franca Rame. Pagina dopo pagina, però, mi sono accorto che Franca era lì accanto. Allora, sì, la mia Lucrezia è anche Franca. Le due donne hanno in comune la discrezione e il pudore con cui hanno combattuto tante battaglie al fianco dei più deboli”.   Nella ricostruzione di Dario Fo, Lucrezia Borgia...

Campioni # 4. Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan e Raccoglimento da Id., Il sangue amaro («Bianca» Einaudi, gennaio 2014), p. 5 e p. 132   A)   L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan   La Minetti platonica avanza sulla scena composto di carbonio, rossetto, silicone. Ne guardo il passo attonito, la sua foia, la lena, io sublunare, arreso alla dominazione   di un astro irresistibile, centro di gravità che mi attira, me vittima, come vittima arresa alla straziante presa della cattività, perché il tuo passo oscilla come l’ascia che pesa   fra le mani del boia prima della caduta, ed io vorrei morirti, creatura artificiale, fra le zanne, gli artigli, la tua...

Uwe Johnson. I giorni e gli anni

La tetralogia come forma di articolazione della grande arte è probabilmente una passione tedesca. Inevitabile pensare, tra gli esempi più alti, al Ring wagneriano, tetralogia si direbbe per antonomasia, oppure, passando al Novecento, alle storie di Giuseppe e i suoi fratelli firmate da Thomas Mann. Testi, o quantomeno titoli, notissimi. – Accanto a loro, si segnala per importanza, e forse non per notorietà presso il grande pubblico, un’altra tetralogia, di vocazione ed esiti profondamente diversi: si tratta del capolavoro di Uwe Johnson (1934-1984) I giorni e gli anni, opera schiva e profonda che rivela sin nel sottotitolo – «dalla vita di Gesine Cresspahl» – la predilezione dell’autore per la prosa documentaria e per una...