Scritture

Giorgio Manganelli / Mammifero italiano

Giorgio Manganelli fu un impareggiabile corsivista. Il primo a comprendere il valore letterario degli scritti giornalisti dell'autore di Nuovo commento fu Italo Calvino, a detta del quale sue prose per la stampa non erano “meno ricche di invenzioni fantastiche e linguistiche delle sue prose dotte”. D'altro canto Manganelli assimilava il corsivo (“poche righe, rapide e mortali”, “un paradosso”) alla forma chiusa e costrittiva del sonetto. Marco Belpoliti ha doviziosamente raccolto in Mammifero italiano quegli articoli, apparsi tra il 1972 e il 1989, che vanno a comporre una beffarda e implacabile disamina del carattere degli italiani contemporanei. Di quella cernita, l'unico inedito è quello intitolato Patria, che traeva spunto...

Lodovico Antonio Muratori / Primi disegni della repubblica letteraria

Lodovico Antonio Muratori, nei Primi disegni della repubblica letteraria sembra intuire perfettamente la china declinante che la letteratura italiana, dopo quasi cinque secoli di indiscusso primato europeo, aveva imboccato all'inizio del Settecento. Nondimeno, sotto il buffo pseudonimo di Lamindo Pritanio, stende un innovativo programma di rinnovamento culturale di respiro nazionale. Pur volendosi limitare a “prendere quello spasso di tentare un poco gli animi impigriti degl'Italiani”, questo antesignano del Settecento riformatore, nelle poche pagine del suo saggio, prefigura un modello di intellettuale e di scrittore civile affatto moderno (e, a suo modo, tipicamente italiano), oltre a rivelare, come attesta questo passo, sorprendenti capacità di premonizione...

Giuseppe Ungaretti / Italia

Penultima di Porto sepolto, insieme a Poesia (poi Commiato) questa lirica fa da chiusura alla raccolta, in dichiarata simmetria con le proemiali Porto sepolto e In memoria. Là Moammed Sceab era “suicida/ perché non aveva più/ patria”. Qui l'apolide poeta-soldato ne diventa finalmente parte, confondendosi, mercé l'uniforme mimetica, nella moltitudine di italiani al fronte: facendosi “grido unanime”. Furono tanti, troppi, gli intellettuali e gli scrittori che credettero che il massacro inaudito della Prima guerra potesse essere il viatico necessario a fare degli italiani un popolo. E se i proclami dei più ferventi interventisti ancora ripugnano, anche le più sincere e problematiche istanze di chi credeva che il...

Un dossier / anniottanta

Definire gli anni ottanta? Proviamoci: il decennio finale del secolo breve; l’epoca dell’edonismo, della politica-spettacolo, dell’ondata neoliberista, dei fasti di Wall Street, del mantra del successo. E ancora: l’età dei sentimenti e del privato, della citazione e dei media, della fine dell’ideologia; il tempo del glamour e dell’ottimismo. È un mondo che si autocelebra nell’effervescenza lucida di makeup della neotelevisione, nei muscoli tonici di una seduta di aerobica, nei riti del divertimento collettivo – la discoteca, la vacanza esotica –, nel look che rimescola tutti i vecchi stili e inventa nuove identità urbane, nell’amore per il superfluo, nella febbrile curiosità per le nuove meraviglie tecnologiche, nel pulsare degli schermi dei personal computer. Sullo sfondo, il tramonto...

Giacomo Leopardi / All'Italia

La plurisecolare tradizione inaugurata da Italia mia di Petrarca arriva fino a questa canzone civile di Leopardi ventenne. Se per l'appunto il testo risente ancora, nel suo andamento retorico, dei gravami ereditati da quei modelli – ed è ancora lontano dalla splendida fluidità dei canti della maturità – nondimeno li rinnova profondamente, attualizzandoli. La chiave su cui si regge l'impianto discorsivo della lirica sta probabilmente nell'avversativa del quarto verso (e più precisamente in una parola decisiva per il sistema di pensiero leopardiano: gloria): da una parte le vestigia inerti della memoria italiana (e dunque, di fatto, la sua crisi), dall'altra lo scacco del presente, l'impossibilità di un riscatto nell'...

Francesco Petrarca / Italia mia, benché 'l parlar sia indarno

Forse la più nota delle poesie civili dedicate all'Italia, di certo la più amata dai nostri letterati – da Machiavelli a Leopardi – , Italia mia (Canz. CXXVIII) rimarrà l'insuperato modello archetipico per una cospicua serie di imitazioni e variazioni che attraversa l'intera tradizione classicistica. Petrarca intona il suo compianto alla patria mentre si trova in Italia (nella valle del Po, “dove doglioso e grave or seggio”, tra il 1344 e i primi del 1345) e lo colloca, nel Canzoniere, nel mezzo di una lunga sequenza di poesie a tema amoroso (immediatamente successiva è Di pensier in pensier, di monte in monte e appena precedente Chiare, fresche et dolci acque). Sebbene la canzone rimandi a vicende contingenti e a fatti...

Anteprime / "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo in anteprima il primo capitolo di Chernobyl di Francesco M. Cataluccio, in uscita presso l'editore Sellerio il 7 aprile prossimo, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Antonella Anedda, Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Luca Scarlini.   Il primo capitolo del libro (scarica il pdf)     Commenti: Antonella Anedda La stella nera di Chernobyl comincia dal suo nome: chornyi (nero) e byllia (steli d’erba) e immediatamente si lega a un destino di amarezza. L’erba nera si riferisce all’Artemisia absinthum, ossia la componente principale dell’assenzio, mentre “amaro” viene definito da Erodoto il Nipro, cioè il Dnepr. A questo luogo che sembra predestinato al dolore Francesco Cataluccio...

Anteprime / "Un paese in ginocchio" di Luca Scarlini

Che cosa hanno in comune gli italiani, dal Piemonte alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna? Il cattolicesimo. Nel suo ultimo libro, Un paese in ginocchio (Guanda, pp. 152, € 13, in libreria dal 31 marzo) di cui presentiamo qui in anteprima un capitolo, Luca Scarlini parte dal fatto che, lo vogliano o no, gli italiani non possono non dirsi cattolici. Il saggista e drammaturgo fiorentino ci racconta, attraverso una serie di esempi, parlando di sesso e religione, di senso di colpa e cultura vittimale, di politica e società, in che modo l’identità italiana si sia fondata, e ancora si fondi, sulla forma esteriore della religione, che è per gli abitanti del Bel Paese una pratica prima ancora che una fede. Scarlini ricorre a una scrittura corrosiva, ironica e...

Leonardo Sciascia / Identità italiana

Perdita dell'innocenza dell'Italia democratica, inizio della fine della prima repubblica, allegoria della nazione: in via Fani, quel giorno di marzo del 1978, più che un crimine, sembra essersi compiuto il destino di un paese. Ne ebbero contezza immediata e precisa, quasi istintiva, alcuni scrittori: In questo stato di Alberto Arbasino, L'affaire Moro di Leonardo Sciascia, - libri che, oltretutto, sul 'caso Moro', muovono da posizioni assai difformi e pervengono a conclusioni altrettanto divergenti – vanno letti per comprendere chi siamo e come lo siamo diventati. Se il sequestro e l'uccisione del presidente democristiano sono ferite che lacerano e infettano il corpo sociale, l'abnorme distorsione del discorso pubblico che avviene durante la prigionia, per lo scrittore siciliano, è...

Dante Alighieri / Identità italiana

“L’Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: Dante. [...] Non è un’esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che Mosè fu per Israele”. Così ebbe a scrivere Giuseppe Antonio Borgese. Comunque la si pensi sulle virtù profetiche del poeta di Beatrice, non c’è dubbio che la Commedia abbia svolto per gli italiani, soprattutto in età moderna, quella funzione civile di “Libro nazionale” che altrove – e non solo in Israele–  è stata attribuita proprio alla Bibbia. E Dante, suo malgrado, quella di padre della patria, sebbene per lui la ‘patria’ fosse Firenze e lo stato l’impero. Pertanto, giacché della Divina Commedia...

Giorgio Caproni / Identità italiana

Queste due poesie epigrammatiche di Giorgio Caproni sono tratte da Res Amissa, raccolta postuma pubblicata nel 1991 per le cure di Giorgio Agamben. Il tema prevalente della silloge è di carattere teologico: la 'cosa perduta' è la Grazia, il Bene. Tenendo presenti queste premesse (sebbene i due testi appartengano alla sezione «Anarchiche o fuori tema») è forse possibile attingere qualche significato ulteriore da questi risentiti «versicoli» caproniani: quel Dante, per esempio (così assiduamente letto, annotato e riscritto da Caproni nel corso dell'intera esistenza), è anche il poeta teologo, il poeta cittadino, degradato, nell'Italietta «laida e meschina», a orpello retorico. Matteo Di Gesù Patria Laida e meschina Italietta. Aspetta quello che ti aspetta. Laida e furbastra Italietta...

Giuseppe Antonio Borgese / Identità italiana

Giuseppe Antonio Borgese, critico letterario e scrittore, appartiene al ristrettissimo novero di professori universitari (13 su 1251) che si rifiutarono di prestare giuramento al fascismo. Il suo diniego ufficiale fu semplicemente differito di qualche anno, poiché nel 1931 si trovava negli Stati Uniti, dove sarebbe rimasto a insegnare, da esule, fino al 1949. Disamina vasta e profonda delle radici culturali - propriamente italiane - dell'ideologia del regime, Golia. Marcia del fascismo è il più limpido documento della sua militanza antifascista. Venne scritto in inglese e pubblicato in America nel 1937: la prima, fortunosa, ‘edizione provvisoria’in traduzione italiana è del 1946. L'ultima del 1983. Quelle che seguono sono le battute...

Dante Alighieri / Identità italiana

Teorico della letteratura, linguista, dialettologo, nel De vulgari eloquentia Dante non può esimersi dal fare anche il geografo. Della sua attitudine verso questa disciplina, Alighieri darà prova anche e soprattutto nel Poema: la voce 'Italia', nel Dizionario della Divina commedia curato da Giorgio Siebzehner-Vivanti, è un vero e proprio compendio, regione per regione, di luoghi geografici dedicati alla penisola. In questo passo Dante traccia precise demarcazioni territoriali per la sua inchiesta linguistico-letteraria sui volgari italiani e su una lingua nazionale, colta ma funzionale, ancora in via di definizione. È interessante notare come l'autore stabilisca il suo immaginario punto d'osservazione, dal quale descrive la penisola e le sue...

Alberto Arbasino / Identità italiana

Volendo campionare le voci 'Italia', 'italiani' nella produzione degli scrittori del Novecento, di Alberto Arbasino andrebbe setacciata l’intera opera. È come se l'autore di Fratelli d'Italia avesse saputo mimetizzarsi e confondersi nel cuore della nazione, abitandone l’identità profonda, il carattere ineffabile, per poi trasmettere da lì romanzi, relazioni letterarie, pamphlet, corsivi, saggi, che attestano, mentre li descrivono sardonicamente, la sua irriducibilità ai vezzi, ai tic, ai malcostumi civili e culturali del Belpaese. Impressione che si avverte già semplicemente familiarizzando con la lingua che usa, così lontana dal sound (come direbbe lui) della prosa che ci assedia (ovvero a essa...

Presentazione Antologia della letteratura italiana

Nell' Epilogo di una recente e autorevole Storia della letteratura italiana, si legge: «L’Italia non ci sarebbe se non ci fosse stata la sua letteratura. Se non ci fosse stata la sua letteratura, questo paese sarebbe l'"espressione geografica", con cui lo definiva sprezzantemente il principe di Metternich». Oltre che di una ultimativa professione di fede nel taumaturgico, sciamanico potere della letteratura di tenere insieme una nazione altrimenti prossima al disfacimento, si tratta, a ben vedere, di un'apodittica ratifica di quanto sappiamo ormai bene. Del costitutivo mandato identitario nazionale devoluto alla letteratura italiana, alla sua trasmissione e soprattutto al suo insegnamento, del resto, si è abbondantemente scritto....

Desolazione

I paesi lasciati dai loro abitanti non restano vuoti, vengono invasi dalla desolazione. La senti appena arrivi, la senti se fai la scelta di andare in un giorno qualsiasi, non quando c’è la festa del patrono, non ad agosto, quando il paese si abbiglia come un villaggio turistico. La desolazione è una cosa nuova per i paesi. Prima c’era la miseria. Arrivavi e vedevi case fatiscenti, strade di polvere o di fango a seconda della stagione, vedevi i bambini che giocavano tra la merda degli asini e dei maiali, i vecchi con le coppole e le mantelle, le donne con gli scialli, un mondo assai simile a quello mirabilmente descritto da Carlo Levi. E questa visione è durata per millenni, praticamente fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso.   Poi la modernizzazione, la rottamazione...