raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Speciale: Campioni

I poeti contemporanei e le loro opera analizzate a partire da un testo campione, con letture e video, per tracciare una mappa della poesia attuale. A cura di Andrea Cortellessa.

Sinapsi dell’anormale / Campioni # 18: Alessandra Carnaroli

Alessandra Carnaroli da Ead., elsamatta (Roma, «Syn. Scritture di ricerca» ikonaLíber, settembre 2015, pp. 62,  € 7), p. 9   Elsa matta quattrocento sessanta sette membri   il lavoro si basa sui commenti postati all’interno di un gruppo fb, «quelli che una volta gli ha fatto fare la fuga l’elsa matta». Svago e tragedia normale, quotidiano di una donna matta e dei suoi seguaci fedeli, quasi [cani.   Alessandra Carnaroli (1979) ci ha abituati già da tempo a una scrittura in versi che «fa le fughe», che ci mette in fuga dando voce ai vari volti implicati nella violenza sociale. Di volta in volta quella voce sa adattarsi al bagaglio culturale, all’immaginario e di conseguenza al registro linguistico del soggetto scelto. Chi scrive esemplifica un esercizio di estraniazione da sé, utile in un’epoca di chiusura degli orizzonti attorno a individualismi asfittici; la lettura dei suoi testi offre quindi l’opportunità di mettere in discussione se stessi e le proiezioni più consolidate della realtà esterna. Ne abbiamo di nuovo conferma con la sua ultima pubblicazione: Elsamatta è apparsa alla fine del 2015, non a caso nella collana Syn delle edizioni IkonaLíber, curata e...

L’idea del bianco come lingua in potenza / Campioni # 17. Laura Pugno

Laura Pugno da Ead., Bianco (Roma, «poeti.com» nottetempo, marzo 2016, pp. 87,  € 7), p. 9 neve, tu sei venuta qui, sei venuta come la neve questa è la voce, i rami di ciliegio nudi, la tua voce e ora ora, nelle macchie di neve le macchie di sole – tutto sembra diventato neve sulla terra   Bianco, il nuovo libro di Laura Pugno, appena pubblicato nella collana «poeti.com» di nottetempo, non si apre semplicemente con un’immagine che evoca il colore del suo titolo, ma con il senso di una percezione fisica: un riverbero. In questa prima poesia, come nel resto della raccolta, il riverberare è quello della neve («nelle macchie di neve / le macchie di sole»), che genera il bagliore invernale e il biancore generale di una parola intensa, da cui quasi dobbiamo schermarci con la mano: «il bianco – si legge nel componimento che sigilla la raccolta – è nel bagliore». Luce, bagliore, riverbero non corrispondono qui solo a un fenomeno ottico di abbagliante spaesamento percettivo e soggettivo, già riscontrabile nell’assiderante accecamento bianco al centro della precedente raccolta dell’autrice romana, La mente paesaggio (Perrone 2010). Il riverberare è infatti da intendersi...

Campioni # 16. Caterina Saviane

…Se non nell’allegria di un’assonanza un verso – ti porgevo come una malattia come l’amore stesso – un giorno dietro giorno e notti e assieme sempre – stare morendo   l’unica morte – intendo – quella dei vivi: (memoria mia, raccontami solo la bellezza poiché fra tutti i dolori non c’è simile solitudine al mondo dei gesti inattivi del viso – stretto come una bocca priva di bacio delle frasi volgari udite apposta per far ridere)   Ma la tua curiosità senza erre moscia oltre la povertà – l’immensa ricchezza di essere un macigno: dove trovavi – bimba mia azzurra e bellissima, tanta tracotanza di vivere la tenerezza di tenermi ancora tanto ottimismo? –   (… Se non nell’allegria d’un’assonanza un verso – ti porgevo come una malattia come l’amore il sesso – notte dietro notte e giorni ci dicevamo strette: «Stiamo morendo!»)   Milano, 10 luglio 1986   Caterina Saviane, Tachicardia da Ead., Appénna Ammattìta (Roma, «poeti.com...

Campioni # 15. Maria Grazia Calandrone

le spirali delle due ammoniti sul tuo petto ripetono la forma delle galassie gemelle PGC 9074 e PGC 9071 della costellazione del Triangolo   una (la 9074, di tipo Sa) mostra una sporgenza luminosa, l’intenzione di un’alba, ma porta i bracci      avvolti strettamente intorno al proprio nucleo   l’altra, la galassia che si srotola più a Nord nel nero siderale (la 9071, di tipo Sb), ha allargato le      braccia da un discreto numero di anni-luce. il buio dell’universo è sottoposto a magnetismi incommensurabili. altrimenti, è cieco. questa forma di abbraccio disabitata, questa custode con le ali aperte nel silenzio profondo, reca un dolore alla spalla destra. È      un oggetto celeste dai tendini infiammati, a Nord-Est del tuo cielo   le due galassie sono scientificamente inseparabili. cito, da un articolo di Eleonora Ferroni, in     Notiziario dell’Istituto Nazionale di AstroFisica: “sono abbastanza vicine da sentire l’una la     gravità dell’altra, ma non ci sono disturbi gravitazionali visibili”   entrambe hanno prodotto “giovani e calde stelle...

Campioni # 14. Milo De Angelis

Ti ritrovo alla stazione di Greco magro come un rasoio e ulcerato da un chiodo che tu chiamavi poesia poesia poesia ed era l’inverno eroico di un tempo che si oppone alla vita giocoliera… e vorrei parlarti ma tu ti accucci in un silenzio ferito, ti fermi sul binario tronco, fissi il rammendo delle tue dita con la gola secca di fendimetrazina, e la palpebra accesa da mille frequenze mentre la Polfer irrompe nel sonno elettrico e riduce ogni tuo millimetro all’analisi del sangue… …vorrei parlarti, mio unico amico, parlare solo a te che sei entrato nel tremendo e hai camminato sul filo delle grondaie, nella torsione muscolare delle cento notti insonni, e ti sei salvato per un niente… e io adesso ti rifiuto e ti amo, come si ama un seme fecondo e disperato.   da Id., Incontri e agguati (Milano, Mondadori, aprile 2015, pp. 69, € 18), p. 43   Milo De Angelis, ph. Viviana Nicodemo   La poesia di Milo De Angelis si confronta da sempre con la “pericolosità” e l’inattualità del lirico nell’orizzonte del contemporaneo, in una sovrapposizione fra dimensione postuma e...

Campioni # 13. Silvia Bre

Se il nostro luogo è dove il silenzioso guardarsi delle cose ha bisogno di noi dire non è sapere, è l’altra via, tutta fatale, d’essere. Questa la geografia. Si sta così nel mondo pensosi avventurieri dell’umano, si è la forma che si forma ciecamente nel suo dire di sé per vocazione.     da Silvia Bre La fine di quest’arte (Einaudi, Torino 2015, pp. 83,  € 11), p. 23       In vedendo il buio si conosce qual è la luce e in udendo il silenzio si impara che sia il suono Giovanni della Casa     La poetica stilnovistica ha sperimentato e conosciuto una formula che la poesia successiva sembra avere quasi del tutto smarrito: il congedo. Il congedo era quell’estrema, conclusiva parte di una rima, in cui il poeta rompeva l’andamento naturale del proprio componimento per rivolgersi infine alla poesia stessa, per guardarla negli occhi, ormai estranea, e indi rivolgerla verso i suoi lettori. Esempi giustamente celebri di congedi sono nella poesia di Guido Cavalcanti, che poteva addirittura concludere quasi ironicamente la sua più...

Campioni # 12. Massimo Gezzi

Resistono negli occhi, oppure nella mente, le lamelle di luce che stamattina incidevano losanghe sul pavimento della camera. Sopra il letto gli ammennicoli di sempre: valigia, vestito, zaino, per un percorso che ricomincia tutti i giorni, a ogni svolta di corridoio. Ma dopo, quando nell’atrio qualcuno ti incrocia o ti fa cenno, ancora confidi che i colori più accesi del mattino o il fondale di una finestra sappiano stringerti le spalle, a te e ai tuoi compagni innominati di viaggio: «Perde il lavoro e si getta dal cavalcavia», avete letto poco fa sul giornale che uno compitava a pagine spiegate, sbadigliando per il sonno. Rimandi uno sguardo al paesaggio, alla luce del primo giugno, alle stazioni. La vostra dimenticanza è gentile: non lo fa di proposito a lasciare ogni cosa com’è. Il suicida risale sul ponte col rewind. Adesso lui ha girato, è già alla pagina di sport.   (da Il numero dei vivi, p. 65) Massimo Gezzi, ph. Daniele Maurizi   Dimenticanze fa parte di Il numero dei vivi, la terza raccolta di poesie di Massimo Gezzi. A sei anni dal libro precedente, L’attimo dopo (...

Campioni # 11. Vito M. Bonito

da bambina seduta nel sangue volevo sapere cosa resta dei morti   alle manine che uccido ora chiedo   cosa resta di me che cosa non torna mai più   (da Soffiati via, p. 15)   Vito M. Bonito   I perduti, «i volati», i Soffiati via, non sono (soltanto) sottratti, sono presenze, palpabili e brucianti, della sottrazione inevitabile, immedicabile. Pagina e vita sono senza conforto. E senza conforto i resti, «cosa resta dei morti», e l’impossibile canto. Il «mai più» semplice e inespugnato come sentenza capitale. Non soccorre neanche l’interpunzione: l’interrogativo, forse pietoso, che potremmo attenderci è scomparso, cancellato, negato, e più avanti «chi rimane cosa rimane» (p. 63) suona affermazione – di sinistro sgomento –, constatazione affranta più che vera domanda, a dirne finanche l’impossibilità, la sua consustanziale mancanza di risposta, l’insufficienza che quasi la rende colpa. Nel testo d’apertura «cosa resta dei morti» e «cosa resta di me» si riverberano nel loro essere...

Campioni # 10. Fabio Pusterla

Amaranthus palmeri   I.   Noi, che ignoriamo le forme del futuro, assistiamo al movimento dei paesaggi, e sono transiti e metamorfosi strane.   Come navi certi bianchi cimiteri di pianura a volte prendono il largo, le colline nere si inchinano al loro passaggio, si sfaldano piano in grisaglie di nubi. E le valli coperte di nebbia rivelano al lampo cantieri, trafori tormentosi voluti  o non voluti verso un altro versante del tempo, non si sa se migliore o più truce, tralicci, capestri, depositi di roba, lunghe file di profughi, treni. La vastità dei campi si apre sul vuoto, dementi stormi  di gazze e allodole precipitano nel buio forse indicando col becco orizzonti. La rupe e il sentiero scosceso degli anni, il più duro cammino tracciato dai passi di antichi viandanti, il posteggio deserto, il cortile, la roggia, il terrazzo: scompaiono o si mutano in altro come i volti più chiari ora in ombra, come l’ombra stessa. E nell’ombra lampeggia qualcosa di anomalo, una sagoma cremisi, profilo ribelle scomposto, di rovo. Amaranthus palmeri, segnale che inquieta, catastrofe o estrema speranza che...

Campioni # 9: Mariella Mehr

Steinatem, er gefriert zur Niemandslandstille.   Kein Gedankenschatten, unverrückbar hält hier Wache und lauscht.   Obwohl, es könnte ein Vogel schüchtern das Singen lernen.   21.11.07   Respiro di pietra si gela e diventa silenzio della terra di nessuno   Non un’ombra di pensiero, irremovibile sta di guardia qui e tende l’orecchio   Eppure un uccello potrebbe imparare timidamente a cantare   21.11.07   da Ead., Ognuno incatenato alla sua ora. 1983-2014, a cura di Anna Ruchat, «Collezione di poesia» Einaudi, settembre 2014, pp. IX-163, € 13.50, pp. 150-151    #01   Il dolore spezza. È una sillaba: Schmerz. È stigma di una lacerazione che pure apre alla poesia, apre la poesia – verso l’altro, verso la lingua balbettante di chi radicalmente convive, consiste, con il proprio sperdimento. Tremando a margine d’una vita, inerme, la lingua, stele di ogni conforto, di ogni commiato, si raduna accanto agli assenti,...

Campioni # 8. Mark Strand

Mark Strand, Clarities of the Nonexistent                      To have loved the way it happens in the empty hours of late afternoon; to lean back and conceive of a journey leaving behind no trace of itself; to look out from the house and see a figure leaning forward as if into the wind although there is no wind; to see the hats of those in town, discarded in moments of passion, scattered over the ground although one cannot see the ground. All this in the vague, yellowing light that lowers itself in the hour before dark; none of it of value except for the pleasure it gives, enlarging an instant and finally making it seem as it were true. And years later to come upon the same scene – the figure leaning into the same wind, the same hats scattered over the same round that one cannot see.   Trasparenze dell’inesistente Aver amato come accade nelle ore vuote del tardo pomeriggio; lasciarsi andare e concepire un viaggio che alle spalle non lasci traccia di se stesso; affacciarsi dalla casa e vedere una figura che si piega in avanti come per opporsi al vento anche...

Campioni # 7. Michele Zaffarano

Michele Zaffarano da Paragrafi sull’armonia (ikonaLíber, 2014, pp. 78, € 9,50) pp. 14, 20, 26, 60     il valore di una parola è espresso utilizza il valore di un’altra parola   **   qual è il compito della parola induce include perturba il processo di scambio induce a realizzare le idee a succedere fondandosi sull’oggettività del valore per ogni singola parola nelle sue espressioni più diverse   zaffarano_paragrafi_pt.1.mp3   **   che è il paradosso perfetto non richiama qualcosa di molto speciale di non equivalente tradurre la parola dentro un discorso dentro un altro discorso alla memoria nei momenti di transizione tra le parole una con l’altra nell’altra dentro l’altra tutte le parole sono dei valori   zaffarano_paragrafi_pt.2.mp3   **   dov’è il valore in fasi di sviluppo minore si trasformano in valore di scambio la grandezza e la profondità di una parola un modello per il movimento viene subito offerto le parole condividono le parole sono simili ogni parola è un segno ogni forma...

Campioni # 6. Umberto Fiori

Umberto Fiori, Esempi da Id., Poesie 1986-2014 (introduzione di Andrea Afribo, «Oscar» Mondadori, gennaio 2014), p. 25   Esempi   Come in treno nei tratti di gallerie: il fresco, poi di colpo la luce acceca e buio, luce, buio e luce di nuovo, e subito buio luce e via, buio: nemmeno il tempo di guardare, di affezionarsi.   Una volta lontani, di tutto questo cinema alla fine in testa cosa rimane? Una fila di esempi, una serie di facciate di case, rapide e serie.   Stanno lì, queste case, come le spiegazioni che i bambini pretendono e che poi mai che le ascoltino.     *   Un esempio, di nome e di fatto. Spunto migliore, a posteriori, era difficile trovarlo, ed è l’autore stesso a fornircelo, nella persona della prima poesia della seconda raccolta (Marcos y Marcos 1992), entrambe intitolate, tutto tranne che a caso, Esempi. Come giustamente evidenzia Andrea Afribo, nell’introduzione all’Oscar che raccoglie tutta sua la parca produzione poetica, strutturale nella poesia di Fiori è l’esplorazione a tutto campo della figura della similitudine, come specchio per...

Campioni # 5. Elisa Biagini

Elisa Biagini, Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul)  da Ead., Da una crepa («Bianca» Einaudi, aprile 2014), p. 95   In piedi, sulla soglia,   il mio occhio nella tua mano, la tua lingua sul mio orecchio: così ci conosciamo, toccandoci, perché la pupilla è sgranata per lo sforzo, le papille come scartavetrate.   Se l’asse cede, se la voce affonda, c’è qui, nell’aria, la parola-ramo che ci tiene.   Impatient of the fewest words.mp3 *   L’opera di Elisa Biagini, che da ormai un ventennio si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama della letteratura italiana contemporanea – Da una crepa è la terza raccolta pubblicata per Einaudi dopo L’ospite (2004) e Nel bosco (2007), ma il suo esordio risale al novembre 1993 con Questi nodi – ruota in gran parte attorno al tema del corpo, di un corpo che pensa e agisce se stesso a partire dai dati primi della sua fisicità. Parafrasando Antonio Prete, che per Giacomo Leopardi ha coniato la celebre formula del «pensiero poetante», potremmo parlare per...

Campioni # 4. Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan e Raccoglimento da Id., Il sangue amaro («Bianca» Einaudi, gennaio 2014), p. 5 e p. 132   A)   L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan   La Minetti platonica avanza sulla scena composto di carbonio, rossetto, silicone. Ne guardo il passo attonito, la sua foia, la lena, io sublunare, arreso alla dominazione   di un astro irresistibile, centro di gravità che mi attira, me vittima, come vittima arresa alla straziante presa della cattività, perché il tuo passo oscilla come l’ascia che pesa   fra le mani del boia prima della caduta, ed io vorrei morirti, creatura artificiale, fra le zanne, gli artigli, la tua pelle-valuta, irreale invenzione di chirurgia, ideale   sogno di forma pura, angelico complesso di sesso sesso sesso sesso sesso.     B)   Raccoglimento   Uno diceva: io sono prevenuto contro me stesso fin dalla nascita Friedrich Nietzsche     Mia debolezza, debolezza mia, ma che devo fare con te? Ho cinquant’anni e tremo quando tuona, e...

Campioni # 3. Gabriele Frasca

Gabriele Frasca, Rimi, I da Id., Rimi («Bianca» Einaudi, gennaio 2013), p. 33   che ci sia un piano è certo ma lo scopo della bonifica si scopre in proprio. quando per ogni assenza s’arroventa un raggio da stagliare nel tramonto. come all’approssimarsi della sera dovesse darsi in mille pezzi il giorno. ciascuno luminoso ancora il giusto ma solo d’una luce tutta sua. finché comprendi che credesti un sole lo sciame delle stelle appena spente. che solo perché stampano dal corpo l’ombra che detti giureresti attive. se nel chiarore di quei morti incendi li ravvivi per quanto più ti stagli. e scorgi in loro quello che hai creduto tenerti in te nell’intimo tenace. così che poi sembra che sia un albergo quella che ritenesti a lungo casa. dove con quelle d’altri residenti c’è pure la tua camera con vista. l’unica certo con il panorama ma per il resto identica alle altre. passi la vita a scegliere l’arredo e poi ti accorgi che era in dotazione. che non è mica un male se a pensarci dispone meglio l’animo allo sfratto. anonima com’è la si abbandona con...

Campioni # 2. Gherardo Bortolotti

  05. diverse dalle scarpe che abbandoni in un angolo, dalle tracce sbiadite che hanno lasciato all’ingresso, decifrabili ancora, alle tue spalle, come prove di una stagione precedente del tuo essere vivo, del fatto che altrove hai solcato il presente, disfacendoti in parte, in superficie, sprecandoti nel processo del tuo futuro imminente.   03. differenti dalle belle mattine di sole, dalle occasioni, dalle piccole coincidenze che si innestano nel moto del giorno, come anime in fil di ferro, sottili, raggiate, filiformi, in grado di rimanere, nel tempo, dopo il crollo dei minuti, delle ore, in piedi come resti di muri in cemento armato, alzati in anni passati, consegnati al futuro, al disfacimento.   Qualche anno fa Agamben rifletteva sul fatto che «contemporaneo è chi riceve in pieno viso il fascio di tenebra proveniente dal suo tempo»; il contemporaneo, quindi, è un genere speciale di relazione con il proprio tempo che prevede insieme un’adesione e uno scarto, ovvero una dialettica tra vicinanza e lontananza che, a ben vedere, è l’unica che permetta di cogliere l’oscurità del presente. Il...

Campioni # 1. Gian Maria Annovi

La Signora # 1 me la mettono in casa per forza ad aspettare che muoia una non italiana una troia io che insegnavo il latino che traducevo il greco e ora una cosa che sbatte le ciglia che appena mugugna un sacco di ossa e respiro e lenzuola […] La Scolta # 2 mattina lava Signora con carozina. lava tutta. con saponetta. con spunia. lava capelli anche. lava là in fondo che Signora non vuole e mi grida. ma io volio profuma di buono non quello suo odore di donna che more.   da Id., La scolta (Roma, nottetempo, novembre 2013, pp. 33, € 4), p. 11 e p. 13   Già col primo dei nostri «Campioni» poetici tocca contravvenire a una delle regole che ci siamo dati per questo gioco: la scelta cioè – per ciascun libro a sua volta eletto a «campione» della «vera contemporanea poesia» – di un solo componimento che appunto faccia da «campione» della sua lingua e del suo immaginario. Il fatto è che sempre più, nella poesia di Gian Maria Annovi, si assiste al significativo passaggio da un «iniziale sperimentalismo astratto», nel quale i testi figuravano «...