Teorie

L’anarchia selvaggia del (vero) capo

Chissà che un giorno la difficoltà di rispondere alla domanda chi o cosa sia un capo non venga riconosciuta come il vero sintomo della nostra epoca. Una domanda così si fatica, oggi come non mai, non solo a risolverla, ma anche già solo a porla. A prima vista questa situazione è legata al fatto che nella cultura occidentale un capo suppone i sudditi ed è dunque immediatamente identificato con la facoltà di esercitare un potere. Inoltre la stravagante proliferazione di capetti, caporali e boss a cui assistiamo quotidianamente finisce per rendere impegnativo anche solo proporre il tema. L’attenzione pubblica appare satura o, più esattamente, esausta dall’aver passato in rassegna, e via via consumato, tutte le figure...

Di quanta mitologia ha bisogno l’uomo?

Parlando di Antropologia strutturale, Jacques Lacan ebbe un giorno modo di affermare che della mitologia Lévi-Strauss aveva compreso un aspetto fondamentale: e cioè che quello mitico è un dire a metà, un semi-dire, simile in questo alla parola analitica. In questo dire a metà la verità si manifesta sempre nell’intreccio di cose opposte, in un discorso irrispettoso del principio di contraddizione. In questo senso sarebbe un dire, quello mitico, perdente rispetto al razionalismo che ha il suo alleato più fedele negli ideali della chiarezza linguistica e della trasparenza comunicativa. All’interno di questo orizzonte, il mito sarebbe da un lato sconfitto; dall’altro tuttavia la sua esigenza e le forme della sua...

Pietro Barbetta. Follia e creazione

“Bisogna delirare un po’ per trovare il nome giusto”, scrive Barbetta nel suo ultimo libro Follia e creazione, pubblicato da Mimesis. La nominazione – scrive – s’interpone, gesto, tra il corpo e il linguaggio. La nominazione è vista nel suo potere performativo, battesimo: dare un nome, nella scrittura di un caso clinico, non è mero espediente; è scrivere un racconto, suggerire qualcosa di ulteriore, rifiutandosi di credere che il rigore senza immaginazione che pertiene al discorso scientifico non veicoli, con la sua pretesa neutralità, una distorsione, tanto più insidiosa perché celata. La vita non è un’essenza descrittiva piegata sui fatti. Riecheggia l’invito di Blanchot a rinunciare...

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo...

Ruggero Pierantoni. Salto di scala

Non c’è bisogno di appartenere alla “setta dei poeti estinti”, come il professore de L’attimo fuggente, per avere l’impulso di strappare le pagine in cui Evans Pritchard misura sul piano cartesiano il valore di una poesia. Quell’episodio della guerra mai spenta fra le “due culture” dava voce al timore, di origine romantica, che la ragione quantificatrice possa distruggere quanto appartiene alla dimensione “spirituale” delle arti. Aprendo l’ultimo libro di Ruggero Pierantoni, Salto di scala (Bollati Boringhieri, pp. 320, euro 39), veniamo proprio invitati a prendere un righello per misurare in millimetri l’altezza di uomini raffigurati su di un mosaico di Thera o sui resti di un muro dell’antica Roma; l...

Le immagini, luoghi antropologici

Un uomo nascosto e protetto da una veste. Un cingolo di lana bianca che gli chiude la vita. Le mani nascoste alla vista e al mondo. Solamente il viso emerge da questa tanto leggera quanto insondabile armatura religiosa. Si tratta di un volto mai visto, mai incontrato, universale. Nel profondo dello sconosciuto, balugina un frammento di immediata e condivisa conoscibilità. San Francesco dipinto da Francisco de Zurbarán. Il corpo del santo, dipinto come vivente, si staglia su di un fondo scuro e anonimo, mentre gli occhi si levano al cielo e, contemporaneamente, si eclissano dietro le palpebre. Un paradosso visivo si infiltra negli occhi del santo. La visione necessita della cecità per vedere.   Francisco de Zurbarán, San Francesco d’Assisi, 1659...

Matteo Borri. Storia della malattia di Alzheimer

Nel 1906 Aloysius Alzheimer descrive il processo di decadimento mentale di un paziente, così speciale da richiedere uno studio approfondito: Auguste D. è il primo caso di quella che il manuale di psichiatria di Kraepelin (1910) avrebbe chiamato Alzheimerische Krankheit.   Storia della malattia di Alzheimer (Il Mulino, Bologna, 2012, pp. 184, € 16) di Matteo Borri, ricercatore di storia della scienza, ricostruisce con perizia un momento di sviluppo delle scienze biologiche, psichiatriche e mediche e chiarisce i processi di definizione di una malattia di pressante attualità e interesse, sesta causa di morte nel mondo, con costi sociali ed estremo disagio per i familiari. Una malattia non è solo un’etiologia o una serie di sintomi ma diventa...

Michela Marzano. Cosa fare delle nostre ferite?

In Cosa fare delle nostre ferite? (Erickson, Milano, 2012 pp. 80, € 8) Michela Marzano prosegue nel suo originale percorso di ricerca, in particolare in quella svolta iniziata con il récit autobiografico Volevo essere una farfalla (Mondadori, 2011), di cui è da poco uscita la traduzione francese Légère comme un papillon (Grasset, 2012). Simultaneamente speculativo ed esistenziale, il movimento caratteristico di tale svolta è rappresentato da una complicazione nello sguardo della filosofa sul proprio corpo, sguardo che, a partire dall’esperienza della propria anoressia, punta dritto nel gorgo delle lacerazioni interiori.   La sofferenza è un’esperienza irriducibilmente singolare: un altro non può soffrire al mio...

Maurizio Lazzarato. La fabbrica dell’uomo indebitato

In questo periodo in cui la crisi economica è al centro delle speculazioni della più vasta gamma possibile di teorici ed “esperti” (economisti, politologi, giornalisti, economisti, talvolta, persino, filosofi) il libro di Maurizio Lazzarato (“La fabbrica dell’uomo indebitato”, Deriveapprodi, 2012, pp.180, € 12,00) sembra essere lo strumento giusto al momento giusto. Malgrado esso sfrutti l’attualità del tema del debito, il libro del ricercatore italiano emigrato da molti anni in Francia non è (o meglio, non è solo) un libro che sfrutta l’onda lunga dell’interesse creato dalla bruciante situazione economico-sociale presente.   Lazzarato infatti riesce ad unire due approcci (apparentemente)...

Tommaso Ariemma. Il mondo dopo la fine del mondo

La fine del mondo è giunta. Questa affermazione, solo apparentemente paradossale o provocatoria, ha condensato e fatto gravitare attorno a sé le fondamentali riflessioni di sempre più numerosi pensatori, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Le questioni spalancate dalla presa in carico di un simile assunto sono a tal punto radicate che sarebbe probabilmente più chiaro e prezioso formularlo altrimenti: la fine del mondo era giunta. Dal preciso istante in cui si assume il mondo come finito, emerge prepotente l’interrogativo su cosa resti, su cosa sia del mondo dopo la fine, oltre la fine.   Da questo affaccio iniziale si profila il panorama tratteggiato da Tommaso Ariemma, un orizzonte che fa il suo esordio con la...

Massimo Fusillo. Feticci

È un itinerario zigzagante, frammentario, pullulante di immagini e riferimenti quello che Massimo Fusillo ci propone nel suo ultimo libro dedicato al tema affascinante e complesso del feticcio (Feticci. Letteratura, cinema, arti visive, il Mulino 2011, pp. 224, € 20). Attraverso uno stile che dichiaratamente ricalca le caratteristiche dell’oggetto della sua ricerca, l’autore offre al lettore un ricco quadro di accostamenti che tiene insieme spezzoni di letteratura, arte e cinema, opere del passato così come del presente. Il tutto servendosi di una prosa che mescola volentieri la descrizione con la saggistica e la citazione.   Uno stile che richiama immediatamente quello di alcuni dei capolavori incompiuti del Novecento, primo tra tutti I Passages...

Paolo Perulli. Il dio Contratto

Figure primordiali della scena umana, contratto e comunità affondano la propria radice comune nell’opacità dell’immemoriale. Tuttavia, se la seconda pare ormai una forma vuota e come esausta, il contratto è al contrario divenuto una delle istituzioni fondamentali del capitalismo contemporaneo, finzione o strumento giuridico contraddistinto da una flessibilità e una pervasività sconosciute alla legge: dinanzi all’obbedienza da questa estorta mediante l’imposizione, il contratto richiede credito e fiducia seducendo con la promessa.   Non stupisce pertanto che il contratto abbia esercitato un fascino costante nei confronti dei teorici e dei filosofi della politica, al punto da rinvenirvi ben più di un semplice...

Il mito politico. L’immaginario sociale tra ideologia e utopia

Filosofia del mito politico di Chiara Bottici (Bollati Boringhieri, 2012, pp.336, € 32,00) ricostruisce con precisione e chiarezza le linee fondamentali del vasto dibattito Novecentesco sul mito, focalizzandolo sulla filosofia politica: in una letteratura a volte autoreferenziale e di ardua comprensione, la sintesi della riflessione internazionale più recente e la perspicuitàdel libro sono davvero preziose.   Bottici inserisce il tema del mito nel cuore della filosofia politica dopo che questa, almeno nelle sue linee mainstream, ha evitato di occuparsene lasciando che il discorso fosse affrontato da studiosi di scienze storiche e sociali. Presupponendo soggetti che agiscono in modo puramente razionale, la filosofia politica manca l’obiettivo di...

Didi-Huberman. La conoscenza accidentale

Ogni volta che ci capita di guardare un film come l’ultimo di Sorrentino o di leggere un romanzo di Murakami Haruki, facciamo la singolare esperienza di sentirci come se ci fossimo concessi una pausa, una parentesi lieve, il tempo per predisporci all’attesa. Attesa che solo più tardi avrà a che fare con la parola, ma che ora qui nell’istante in cui siamo rapiti dalla visione o dalla lettura assume la forma patetica del predisporsi all’incontro mancato con noi stessi. Esperienza perturbante che solo le immagini ci permettono di fare, motivo per cui il cinema, l’arte e un certo tipo di letteratura sono luoghi privilegiati per quella che Didi-Huberman chiama conoscenza accidentale. Una conoscenza che più che ad avvicinarci all’...

Peter Sloterdijk. Stato di morte apparente

La questione in gioco in Stato di morte apparente (Cortina Editore, Milano 2011, pp. 150, 12 €) è quella di una resistenza. Una resistenza stilistico-antropologica che risponde a un’urgenza: se la globalizzazione predetermina il filosofo, i suoi codici e le sue semantiche, le sue interconnessioni tecnologiche, i suoi corpi e i suoi desideri, cosa resta della filosofia? Quali spazi e quali tempi le restano affinché essa possa, almeno parzialmente, de-globalizzarsi?   Il tema delle pratiche connesse all’autotrasformazione tramite esercizio, molto presente nell’ultimo Sloterdijk, tocca qui il suo climax, poiché è fatto convergere nella figura del filosofo-che-si-esercita-filosofando: “il soggetto, concepito come esecutore...

Giorgio Agamben. Altissima Povertà

È forse una coincidenza che Giorgio Agamben appena prima di uscire sulla prima pagina de La Repubblica con un articolo feroce sul sistema finanziario attuale abbia pubblicato un libro sul monachesimo? Si tratta di una questione di mero eclettismo? Qual è il legame tra l’immagine di Giotto che campeggia sulla copertina di Altissima povertà (Neri Pozza, Vicenza, 2011), che ritrae il mite San Francesco mentre nutre gli uccelli, e l’attualità di cui Agamben è sempre stato (e continua a essere) un attento e critico diagnosta? Forse il legame celato tra il testo che andiamo qui a presentare e l’articolo di cui sopra è racchiuso nelle parole finali del suddetto articolo: “l’archeologia – non la futurologia...

Elettra Stimilli. Il debito del vivente

“Non vi fate sedurre: / non esiste ritorno. 
/ Il giorno sta alle porte, 
/ già è qui vento di notte, 
/ altro mattino non verrà”. Per quanto, ormai, qualcosa in più del mero computo di un secolo segni la nostra distanza da esso, il monito di Brecht insiste tenacemente nell’interpellarci, e nel costringerci ad affrontare ciò che di seducente si annida nel potere, ciò che di esso ci cattura senza alcuna costrizione apparente, obbligandoci ad aderire interamente ad esso nel momento stesso in cui lo si accoglie, in cui si dona ad esso il proprio credito, in cui ci si dona con fede.   Attraverso un corpo a corpo con le differenti scritture dei teorici del capitalismo, con i fondatori e i teologi della pratica ascetica, in...