AUTORI
Maria Pia Pozzato

Maria Pia Pozzato insegna Semiotica all’Università di Bologna. I suoi attuali campi d’indagine sono il costume, i contesti urbani, la letteratura e il discorso politico (cfr. Foto di matrimonio e altri saggi, Bompiani 2012). Ha pubblicato anche manuali di semiotica (il più recente, Capire la semiotica, Carocci 2013) e saggi su televisione, moda, pubblicità, giornalismo.

21.01.2015

Sbatti il nulla in primo piano

“Viso arcano, splendore esotico, bellezza baudelairiana, inaccessibile, come di una pasta forse prelibata […], tutte cose tipiche di un essere minerale, di una statua crudele che si anima per colpire.” Così Roland Barthes (1953) in una sua magnifica, piccola storia delle facce, definiva Rodolfo Valentino. Colgo lo spunto per riflettere su un fenomeno che mi sembra sempre più marcato e diffuso oggi al cinema, ovvero l’insistenza sui primi piani dei volti, ben oltre ogni esigenza narrativa ed espressiva. Alcuni hanno detto che il cinema contemporaneo copia in questo le regie televisive perché i campi medi e lunghi non sono congeniali al piccolo schermo. Un’altra ragione, sempre legata alla televisione, potrebbe essere la messe di volti...

11.12.2014

Se il cardellino diventa un tacchino

Italo Calvino, nelle sue Lezioni Americane (Garzanti 1988) ci indicava nel 1985 sei valori per il nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza. Il nuovo millennio è cominciato da quattordici anni e quindi si può cominciare a vedere se ha portato, nella propria bombaiola bisaccia, qualcuna di questa virtù.   I miei sono poco più che malumori ma se una cosa mi sembra di rilevare, sotto molteplici versioni, è una generale ridondanza, petulante e fine a se stessa, che nulla ha a che fare con la ridondanza di cui pure Calvino parla, quella delle fiabe raccontate ai bambini, quella della triplicazione delle prove in Propp, quella dei ritmi ciclici dell’etnoletteratura. Il nuovo millennio...

02.05.2014

La fotografia di matrimonio come nuovo genere artistico

È noto, per lo meno da che la pop art ha fatto il suo ingresso nel mondo contemporaneo, che un barattolo di zuppa o la foto imbrattata di colore di una diva possono essere arte. Non è quindi la nobiltà del soggetto a decretare il carattere artistico dell’opera, né l’abilità sublime d’esecuzione, né l’originalità delle forme se, proprio in questi giorni, il Balloon Dog (Orange) di Jeff Koons è stato battuto da Christie’s per 58,4 milioni di dollari nonostante la sua forma (pur nei ragguardevoli quattro meri d’altezza) sia analoga a quella che chiunque di noi otterrebbe facilmente strozzando in più punti un palloncino gonfiabile. Tuttavia, a dispetto di questa disinvoltura nell’...

09.04.2014

Morti dal ridere

A cinquant’anni dalla loro apparizione, gli apocalittici e gli integrati germogliano ancora rigogliosi.  Per esempio che cos’è se non una versione aggiornata dell’apocalittico il Vargas Llosa del pamphlet La civiltà dello spettacolo (2012) che aggiorna i temi trattati da Neil Postman nel suo Divertirsi da morire (1985)? E che cos’è se non un caso del tutto attuale di “integrato moderato” il Carlo Freccero di Televisione (2013)?   È vero che dai tempi remotissimi in cui la scrittura si affiancò all’oralità, i nuovi media si sono affacciati suscitando nei più conservatori una grande diffidenza. Ma non si può paragonare il passaggio dall’oralità alla scrittura, o dalla...