AUTORI
Aldo Zargani
04.02.2018

Antisemitismo / La Comédie inhumaine

Sembra proprio che sia in atto un risveglio dell’antisemitismo. Lo leggiamo sui giornali, ci deprimono alcune vignette, l’odio islamico contro gli ebrei, e gli israeliani in particolare, non accenna a diminuire. Persistono manifestazioni misteriose, come per esempio il vandalismo nei cimiteri, delle quali non si riesce a trovare spiegazione.  Le popolazioni dell’Occidente dovrebbero essere interessate all’antisemitismo perché anch’esse sono diventate bersaglio, con il terrorismo, di una sorta di antisemitismo esteso.   Opera di Hiroyuki Masuyama. Durante un viaggio in Israele di molti anni fa, una mia amica carissima, non ebrea, che oggi purtroppo non c’è più, si stupì per un piccolo e vecchio cimitero musulmano preservato in piena città. La strada nella Gerusalemme ebraica...

25.12.2017

Auguri! / La ripetizione dei Natali

All’epoca di quando si entrava nei cinema senza aspettare che finisse lo spettacolo, si usciva non appena la proiezione era giunta ai fotogrammi del momento in cui si era entrati.  A quell’epoca tutti potevano ben comprendere i corsi e i ricorsi della storia di Giovan Battista Vico, o, peggio ancora, l’eterno ritorno di Federico Nietzsche.  Il più bel Natale della mia vita, e anche l’unico, a dire il vero, cadde nel lugubre 1943 e rallegrò qualche bambino del Collegio dei Salesiani nel paesino di Cavaglià, in Piemonte.   Quando fu Natale, i bambini contadini se ne tornarono con le loro guancione rosse nelle pingui cascine dalle quali provenivano – la guerra rese ricchi i contadini che non uccise – e restammo noi, una ventina in tutto: i bambini bombardati, i bambini...

17.12.2017

Verso il futuro: dubbio e imprecisione / Lo scudo di Achille

Lo scudo bronzeo di Achille poco dopo la fine della guerra di Troia era da mettere senz’altro nella vetrina di un museo ma forse da rottamare come strumento di guerra. Eppure, quando era in uso con dietro Achille imbestialito, probabilmente faceva l’effetto di una bomba H e ne parlava tutto il Mediterraneo: arte, metallurgia, tecnologia, scienza, religione al servizio di Ares, Fobos e Deimos. Perfino noi di adesso siamo ancora in grado di tremare di paura, infilando con la fantasia lo scudo narrato da Omero nel braccio sinistro del più cattivo dei bronzi di Riace, quello coi riccioletti che sta a Reggio Calabria. Invece un contadino del Sannio, con la sua razione di fagioli e pancetta nella scarsella, si sarebbe sganasciato dal ridere al solo vederlo di lontano, con tutta la sua Quadrata...

25.11.2017

Le nostre vite / Gli alter ego

Nell’abisso dei pensieri privati di ciascuno di noi si è immaginato un alter ego, un solo “altro me stesso”, e invece nella nostra mente abita una folla di alter ego, numerosi come gli dei dell’Olimpo, i semidei delle leggende pagane, e oggi dei romanzi saga, dei serial TV, dei fotoromanzi, dei fumetti...   Occorre dunque fare un po’ d’ordine. Fate che ci abbiamo dentro un intero sceneggiato televisivo, quello della nostra vita, arrivato, per dire, alla ventiduesima serie, che non è ancora finito. Infatti, l’ultima è in onda, non siamo morti. E ognuna delle serie consta di dieci o più puntate, divise in aneddoti, e questi, a loro volta, in ciak cinematografici. Magari ci potessimo ricordare tutto di fila, ma la nostra memoria non funziona così. Noi non siamo né il regista né lo...

07.08.2017

Una matita per l'estate / La matita del fato

  I misteri delle matite rosseblu sono indecifrabili come il Destino. Un mistero fra tutti, tanto per chiarire: perché il blu marchiava gli errori capitali e il rosso quelli veniali, e non viceversa? In attesa di delucidazioni dagli esperti, passo al seguito.  Il blu era livido e pigiato con furia da una matita non appuntita, anzi scalcagnata; il rosso invece sottile, timido e svolazzante.  Il blu era inesorabile: ne bastava un altro soltanto per sprofondare nel buio precipizio dell’insufficienza. “Superstisione” causava invece la correzione in rosso della esse in zeta (forse perché in torinese si dice superstisiun?). I compiti in classe di noi liceali andavano compilati su fogli protocollo con ogni facciata divisa in verticale in due da una piega. Nella prima parte a...

08.04.2017

Domani a Ravenna alla Festa di doppiozero / Primo Levi: molto più che un testimone

Domani Aldo Zargani sarà con noi a Ravenna, alla Festa di doppiozero.   “Gli esseri viventi hanno evoluto considerevoli adattamenti complessi, ma siamo ancora vulnerabili alle malattie. Una delle più gravi – e forse la più enigmatica – è il cancro. Un tumore canceroso si è adattato alla sopravvivenza in modo straordinario e grottesco. Le sue cellule continuano a riprodursi anche quando le cellule “normali” si sarebbero già fermate da tempo: distruggono i tessuti circostanti per farsi spazio e ingannano l’organismo in modo da farsi fornire energia per crescere ancora di più. Ma i tumori non sono parassiti esterni che hanno acquisito sofisticate strategie per sferrare un attacco al nostro corpo. Sono fatti delle nostre stesse cellule che ci si rivoltano contro”.   Questo è l’...

01.10.2016

Didjeridoo

 “Ex-cu-se me, sir…”, “Italian?!” perché il viandante australiano su un sentiero sabbioso risponde con una domanda?.   “Yes, I-am”. Il pedone del posto lontano lontano alza le braccia a formare un arco sopra il capo e comincia ad ancheggiare una sua strana tarantella italiana: “Mamma mia, mamma mia, che ci posso fa’”...  Nel XXI secolo noi suscitiamo dunque in Australia benevola ilarità solo per il fatto di essere italiani? Non moltissimi anni fa, in parecchi luoghi ispiravamo disprezzo e disgusto.  Gli italiani, sì, sono benvoluti in Australia. Sono molti, la più grossa minoranza, e poi hanno trovato anche qui la loro nicchia atavica: cuochi, calzolai, sarti, camerieri, vinattieri, baristi…  “Focaccia”, “Focciacha”, “ Fochacia”, sono insegne di locali...

26.06.2016

Memoria ritrovata / La bottega degli occhi

C’è un vicolo nella Gerusalemme vecchia, nel labirintico quartiere arabo. È labirintico anche quello ebraico, come quello armeno: forse il dedalo nella Città Sacra non è casuale, ma scelta necessaria per l’incombere di verità assolute: una sorta di teologia urbanistica. La Via Crucis taglia tutti i quartieri con le sue botteghe di ricordini del Calvario: la Main Street della sacralità.   In quel vicolo discosto c’è una sola bottega, un negozio di macellaio che espone sul marciapiede, in grandi ceste, la sua atroce mercanzia: grasse code di pecora gravide di sugna, teste di pecora decapitate e due ceste ricolme di occhi strappati alle orbite ovine, ognuno con la coda del nervo ottico, che possono sembrare, a un’occhiata distratta, lumachine. Sono migliaia, accatastati alla rinfusa,...

12.06.2016

Un nuovo racconto dello scrittore torinese / La sarabanda degli anniversari

Negli ormai molti anni della mia vita trascorsi in “Roma Capitale”, non ho mai incontrato nessuno, giovane o vecchio, popolare o intellettuale, dei Parioli o della Garbatella, intelligente o fesso, di destra o di sinistra, che alla mia domanda sulla data di fine della guerra, confondendosi con la data della liberazione di Roma, non rispondesse con serena tranquillità:  “4 giugno 1944”.  Dopo molti anni di riflessione, ho dovuto concludere che anche la mia risposta:  “25 aprile 1945” meriterebbe  alcune critiche. Ognuno risponde per i fatti suoi e di quelli degli altri non gliene sbatte un granché. Il settantunesimo anniversario del 25 aprile, quest’anno 2016, ha assunto una sua particolare importanza perché l’ANED si è rifiutata di partecipare alla solita pagliacciata...

28.05.2016

Un bizzarro funerale

“Zechenah Jolanda Aschenazi Valabrega”, ripeteva il Rabbino. La cantilena ebraica lo vincolava a chiamare più volte per nome e cognome, da nubile e maritata, la zia che veniva sepolta. Ma, prima di invocare, con raccapriccio, il nome proprio, s’interrompeva e alzava il mento per rivolgere la barba rosso-iraconda a me, proprio a me, come se fossi io il colpevole: Yoh-lan-dah suona infatti assai male in ebraico. Lui non era in grado di connettere quella cacofonia alla… Figlia del Corsaro Nero, figuriamoci poi alla principessa degli esotici Savoia, la nostra indimenticabile casa regnante alla quale mio nonno, uomo del Risorgimento, era stato fedele, ma era morto nel 1934, prima che diventasse così famigerata. Il Rabbino comunque, dopo aver qualificato la zia “zechenah”, cioè vecchia – e su...

21.04.2016

Ad ascoltare il fascistone risparmiato dalla giustizia popolare / I fatti di Piazza Carlo Alberto

Sarà stato il 1949 o il 1950, quando la mia mamma fu presa da un accesso di collera contro un certo Ezio Maria Gray, suo nemico personale. A causa di un titolo di giornale che diceva inoltre: “…parlerà stasera in piazza Carlo Alberto”. Infatti, nel già preistorico, allora, 1938, in una dotta conversazione all’EIAR, il fascistone aveva dimostrato la necessità di espellere dalla vita nazionale gli ebrei. Non certo dalla vita in generale perché il Gray, per quanto fascista, era un moderato, e forse di famiglia cattolica: lo avevano chiamato anche Maria. Bastava per lui che ogni ebreo diventasse disoccupato.   La mamma inoltre era una fanatica risorgimentale e non escludo che la scelta della Piazza dedicata al Re titubante innescasse il suo furore incendiario. Chi conosce il luogo può...

08.04.2016

L’autore ebreo in tour in Germania e il suo interprete / Tradurre è un po' tradire?

Primo Levi, sì, proprio lui, un po’ il tedesco lo sapeva per averlo studiato a scuola; per i chimici il tedesco era, a quel tempo, una lingua d’obbligo. E poi aveva avuto l’occasione di ripassarlo, ad Auschwitz…Quando la Casa Editrice tedesca Fisher Bücherei iniziò la traduzione di Se questo è un uomo nella lingua di Goethe, ma anche di Himmler, Primo venne preso da un complesso di sentimenti e di emozioni che andavano dal sospetto al raccapriccio. Né serviva a placare la sua tempesta emotiva il fatto che il traduttore, tedesco, sì, soldato della Wehrmacht, sì, fosse stato però socialdemocratico finché durò la Repubblica di Weimar e avesse poi disertato dal suo insopportabile esercito per unirsi ai partigiani di Giustizia e Libertà, nelle cui bande aveva per l’appunto imparato l’italiano...

19.03.2016

Madama Cristina e la Divina Provvidenza

Quando la storia accade, non la si percepisce. Siccome c’era l’oscuramento, che chi non l’ha vissuto non saprà mai che cos’era, la gente di Torino che si affollava sui tramvai non poteva neppure sapere dove si trovava. Per via dei bombardamenti, non c’erano più i lampioni, i vetri dei tram erano di cartone marcio, salvo quello del guidatore che così sapeva solo lui dov’era all’incirca il tram immerso in quell’inchiostro. Arrivato all’ignota fermata, terminato il solito stridio dei freni sull’acciaio delle ruote e delle ruote sull’acciaio delle rotaie, spalancava con la manovella le porte e litaniava il posto dove, secondo il suo parere, ci si era venuti a fermare nel buio e i passeggeri tendevano le orecchie invisibili per capire se dovevano scendere o restare. “Mada-amacri-istina”...

07.02.2016

La poliomielite e il Popolo eletto

C’è oggi ancora qualcuno, molti anni dopo i vaccini Salk e Sabin, che ricordi il vecchio mondo di poveri sciancati nel quale si viveva sul finire degli anni Trenta? Compagni di scuola, amici, cugini che stavano stretti con noi arrancando verso il futuro comune.   C’erano le epidemie di poliomielite, un fatto quasi nuovo nel XX secolo che colpiva i Paesi che erano usciti dal fetore infetto di quella realtà oggi scomparsa ma rimpianta da troppi. Era successo questo: da generazioni la poliomielite, il suo virus assaliva l’umanità, ma la mancanza di igiene, i rivoli fetidi per le strade, i cibi malconservati, lo trasmettevano a tutti, che, inconsapevolmente, si vaccinavano e lasciavano in eredità gli anticorpi ai loro figli che contraevano...

10.01.2016

La luna è tramontata

Un dilettante come me al Teatro Carignano di Torino? Era un nuovo esperimento neorealista tipo “Ladri di biciclette”? E il fortunato ero io? Soldi niente. E chi mai avrebbe osato chiederne?    Era successo che qualche organo inappellabile di quelli che controllavano la democrazia di allora, aveva proibito, per motivi di ordine pubblico, o anche solo di “sgradimento”, la messa in scena, per le celebrazioni del X Anniversario della Liberazione (il 25 aprile 1955, per i giovanetti d’oggi che non lo ricordassero), di “Le notti dell’ira” di Armand Salacrou. Il guaio era che, dal cast alla scenografia, ai costumi, tutto era già stato completato dalla “Cooperativa Spettatori del Piemonte”. Mancava solo la prova...

20.12.2015

Berlinesi

Vive in tre stanze della vecchia Milano un’antica signora, alta, diafana e bella, profilo di cammeo e figura sottile. È tedesca di Berlino, ma dal 1945 si rifiuta, come mite vendetta, di parlare la sua lingua natale, pur conservando in questi lunghissimi anni una spiccata cadenza berlinese. È inflessibile, non racconta mai le sue esperienze e non vuole neppure sentir parlare della sua antica Patria. Un giorno mi fece questo strano racconto:   «Mi trovavo in villeggiatura al mare, credo fosse all’isola del Giglio, oh! Che bellissimo posto! E prendevo i pasti di fronte a un’immensa specchiera con la cornice dorata che rifletteva, inclinata, la grande sala piena di sole e signori allegri e spensierati. Ach! Purtroppo anche turisti tedeschi....

21.11.2015

Nostalgia

Nel Quarticciolo, ex-borgata romana, ex-estrema periferia, ex tutto, mancano anche le latterie, quelle con le diacce luci al neon. Però in quel luogo disperato vive una specie di mondo del futuro, civile sul serio. No, non si tratta qui della vecchia mitologia delle borgate: il mondo del futuro civile è piccolo e sta rinchiuso nella scuola “Benedetto Croce”, dove c’è dentro una strana Preside bella e allampanata, e forse un po’ malata, giovane e magra, molto ma molto pallida. È lei che ha chiesto che venisse un ebreo per raccontare ai suoi bambini le antiche tragedie “micenee” della prima metà del secolo scorso. Ed eccomi qua, al Quarticciolo, ancora una volta a fare da capra, “una capra dal viso semita…...

24.10.2015

In bilico

Il 2 gennaio 1954 mi recai al mio nuovo posto di lavoro a Torino, in via Arsenale 21, allora sede della Direzione Generale della RAI, in un palazzo di proprietà della SIP, Società Idroelettrica Piemontese maggiore azionista dell’EIAR trasformata in RAI nel 1945 e Rai Radio Televisione Italiana appunto nel 1954. Per fortuna fui assunto in un grado assai basso della carriera impiegatizia che mi mise nelle condizioni di raccogliere storie e leggende degli anni più recenti e del lontano passato. Nel 1954 era già lontano il 1945 perché, quod deus avertat, guerre e dopoguerre allargano, allungano e restringono il tempo in modo indescrivibile. Questo pertanto è un pezzo rarissimo perché non del tutto autobiografico: è un racconto di...

27.01.2015

Profumo di lago

Il mese di settembre del ’39 a Lugano, per chi non se lo ricordasse, era mite, assolato e però un po’ triste, ma non più di quanto non accada a tutti i laghi del mondo agli inizi di ogni autunno del mondo. Ma come non dire subito dell’odore di lago, anzi del profumo sottile che porta dentro di sé l’umido e le vite che ci stanno dentro. Uno strano, dolce, profumo, di quelli che non si smette di avvertire mai, anzi di sentire fin dentro i polmoni, vicino all’anima, perché non è un aroma mummificato da boccetta, ma esala da condizioni che mutano in continuazione: il mattino, la pioggia, il sole, il vento, la notte, un branco di pesciolini, le foglie morte che si sparpagliano sull’acqua, le alghe subito sotto il lungolago...