AUTORI
Matteo Brighenti

Matteo Brighenti, trentenne senza averne colpa, metà fiorentino e metà bolognese, sono un giornalista pubblicista a cui è esplosa tra le mani la critica teatrale. Ho una laurea magistrale in “Scienze della Politica e dei Processi Decisionali”, un Master di I° livello in “Critica Giornalistica” e un contratto da libraio a tempo indeterminato. Scrivere è la mia militanza, tweetto come se non ci fosse un domani, ma non so tenere di conto. Quindi, all’atto pratico, non so fare niente. Non sono però un intellettuale: sono solo uno che non si sa pettinare. @briguzia

 

04.04.2019

Lino Musella in scena / Il “giornale notturno” di Jan Fabre

Una voce di più voci, una voce molteplice, plurale, ricondotta a unità da un corpo. Lino Musella è la dimensione del perpetuo cambiamento inseguito da Jan Fabre, che cura il testo, le scene e la regia della lettura teatrale The Night Writer. Giornale notturno: quel cangiante sconfinamento tra la luce e l’ombra, il sogno e l’incubo, l’uomo e l’animale, la vita e la morte. Seduto alla sua scrivania, l’attore affronta, doma e cavalca tali metamorfosi di spazio e tempo incarnando una sorta di trinità polifonica. Ovvero, Fabre in dialettica tra sé e sé, Musella stesso a colloquio con lui ed entrambi in dialogo con il pubblico davanti a loro. Pare di vedere applicato sulla scena il “catechismo” dell’eclettico e controverso maestro belga, al suo primo lavoro in lingua italiana: “l’arte è il...

13.12.2018

Sotterraneo / “Overload”: Forster Wallace nell’acquario mediatico

Succede a tutti quanti. È più che normale: naturale. Guardare e non vedere, ascoltare e non sentire. Il corpo da una parte, la testa da un’altra. Distratta da un accidente del caso. Un pensiero, un ricordo, una sensazione improvvisa. Varchi su momenti o circostanze diverse da ora. Altrove, senza muoversi di un passo. Andare e tornare in sé: dura lo spazio di un lampo. O meglio, durava. Perché con Internet e i Social lo sdoppiamento tra qui/adesso e ovunque/sempre è diventato una costante di vita giornaliera. Secondo l’inchiesta di PresaDiretta (Rai3) Iperconnessi, quotidianamente ci scambiamo 150 miliardi di email e 42 miliardi di messaggi su Whatsapp, che uno su tre controlla ogni 5 minuti. Tocchiamo il cellulare 2.617 volte al giorno. La linea del tempo non è più continua. È...

28.06.2018

Teatro Farnese di Parma / Lenz: il Grande Teatro del Mondo

Un campo lungo sul lato oscuro della commedia umana. Lenz Fondazione inquadra Il Grande Teatro del Mondo da Calderón de la Barca nel Complesso Monumentale della Pilotta di Parma (18-23 giugno). Figure, azioni, caratteri, sono riconoscibili, ma rimangono inglobati nell’ambiente. È il circostante il vero Dio/Autore, predomina su tutto e tutti, anche sulla sua copia in scena, che pur distribuisce tra gli attori ruoli e parti, giudizi e sentenze. Per Francesco Pititto (testo e imagoturgia) e Maria Federica Maestri (installazione, costumi e regia) questo luogo è l’opera. E, viceversa, la parola è il luogo, come recita il titolo del focus del 21 giugno sullo spettacolo e su 27 anni di poetica in dialogo con il corpo muto di archivi, musei, ospedali, regge e palazzi.   Difatti, fin dal 1991...

07.06.2018

Fabbrica Europa / Drammaturgie dell’eterno presente

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si ripete. Il futuro non ha memoria. È un ritorno, un “eterno ritorno”. Uguale e per tutti. Un bacio, un incontro, una sconfitta, sono sempre un bacio, un incontro, una sconfitta. Gli atti restano atti. Tali e quali. La superficie delle azioni è immobile e costante. Continua, anche tra spazi e tempi diversi o lontani. Il cosa ne sarà, può essere declinato solo al presente: cosa ne è. Gli orizzonti richiamati dal fiorentino Festival Fabbrica Europa 2018 (direzione artistica di Maurizia Settembri e Maurizio Busìa) “su cui affacciarsi e scorgere nuovi cammini possibili” appaiono quindi come l’ora, l’adesso, il preciso istante della scelta. Che fare, dove guardare, come agire. Una traiettoria intima e collettiva, umana e tecnologica, che abbiamo...

07.12.2017

Al Funaro “Aladino” di Matěj Forman / Maestria dell’illusione

Un teatro di marionette e ombre come una danza dei veli. Aladino di Matěj Forman appare e scompare da una sarabanda di paraventi mobili dalle forme orientaleggianti. Sono i negozi, le botteghe, gli empori che trasformano per un’ora la sala del Funaro di Pistoia nel gran bazar delle storie. Un’atmosfera di trambusto, andirivieni di compravendite, accoglie il pubblico fin da subito: performer in nero e oro, scarpe a punta, fez, gilet e fascia, offrono il tè ai nuovi arrivati. I contratti sono chiusi o ancora da chiudere, ma l’importante non è questo, è ritrovarsi, passare il tempo insieme, parlare, aprirsi, mentre il fumo del tè sale e le parole ci ricongiungono con l’alto: la saggezza, la generosità. La nebbia sottile di stasera racconta in prima nazionale Le mille e una notte e la favola...

01.09.2016

Orizzonti festival / Il teatro a Chiusi non è una follia

Prima di Orizzonti Festival 2016 erano quattro amici al Barretto Hakuna Matata. Adesso sono il ‘gruppo di ascolto’ del direttore artistico. Vorrebbero un luogo unico a Chiusi in cui riunire tutti gli eventi del Festivàl (lo chiamano così, alla Pippo Baudo, con l’accento sulla a). Andrea Cigni ribatte parola su parola, come se fosse in una riunione operativa, non a prendere il caffè nei giardini del Duomo, e spiega con allegra, gentile fermezza, che un festival deve aprirsi e integrarsi, stare dentro e uscire dalle mura, le sue e della città. Altrimenti non ha possibilità di sopravvivere né, probabilmente, ragioni di esistere. “Al di là del suo essere e avere ci sta simpatico” mi dicono a ‘seduta’ conclusa. E poi riprendono a discutere: ognuno ha la sua idea. Lo sentono loro, Orizzonti è...

30.06.2016

Lo 007 dell’arte italiana rivissuto dal Teatro dell’Elce / Il sogno di Rodolfo Siviero

Si è tolto le scarpe, si è sdraiato sul letto a baldacchino e ha chiuso gli occhi. Stefano Parigi ha fatto ciò che è scritto nel copione: Siviero si è addormentato. Eppure a me sembra di sentirne ancora il filo dei pensieri, mentre il pubblico esce ascoltando il respiro pacificato del fantasma che ci guidato ne Il sogno di Rodolfo Siviero, un percorso all’interno del Museo Casa Rodolfo Siviero nella palazzina di Giuseppe Poggi sul Lungarno Serristori, a Firenze, e un viaggio spettacolo che si dispiega nel soffio della memoria e delle riflessioni dello 007 dell’arte. Gli sono valsi quel soprannome i metodi rocamboleschi e avventurosi con i quali ha salvato gran parte del patrimonio artistico italiano durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, il fascino personale di uomo colto e raffinato...

10.03.2016

Un teatro sempre in bilico / Cuocolo-Bosetti: morire o ricordare

Forse che sì forse che no. Il motto, ripreso da una canzone d’amore, una ‘frottola amorosa’ del Cinquecento, percorre tutte le strade (prive di biforcazioni e quindi obbligate) del labirinto che decora il soffitto dell’omonima sala nell’Appartamento di Vincenzo I Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova. Roberta cade in trappola – The Space Between è lassù, tra l’incertezza dell’amante appeso al filo di Arianna delle risposte dell’amato, in questo caso il tempo passato, e la tragica indagine sul resistere alla più banale e rassegnata quotidianità. Lo spettacolo di e con Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, tredicesima parte in sedici anni dell’Interior Sites Project, è il nuovo passo fermo di...

12.11.2015

Case Matte, teatro negli ex manicomi

Teatro documento violento quanto umano è Mombello – Voci da dentro il manicomio, realizzato da Teatro Periferico in collaborazione con la compagnia delleAli. Dopo due anni di repliche in scuole, caserme o carceri, lo spettacolo nato dalle storie di malati, medici, infermieri, assistenti sociali, che vissero e lavorarono all’interno dell’“Antonini”, l’ex ospedale psichiatrico di Mombello, frazione di Limbiate, vicino Milano, è stato il passo attorno a cui si è costruito Case Matte. Il cammino nei vecchi manicomi (questi dinosauri, come li ha definiti Giuliano Scabia nel convegno Case matte. Il teatro necessario), oggi chiusi e in molti casi minacciati dalla speculazione edilizia, ha toccato, tra settembre e ottobre, Limbiate, Genova...

27.08.2015

Gli Orizzonti mediterranei di Chiusi

Mustiola ha le mani giunte in preghiera e gli occhi bassi, penitenti e remissivi, guardano il bambino Gesù. Sulla tavola conservata nel Museo della Cattedrale di Chiusi, in provincia di Siena, e attribuita al pittore Marco Bigio (XVI secolo) la giovinezza della Santa è un pallore olivastro e schivo: mai penseresti che abbia esploso una fede che è corsa dalla Roma anticristiana fino a noi. Lo capisci in barca sul Lago di Chiusi, là dove si tramanda che il 3 luglio del 274 d.C. Mustiola abbia fatto del suo mantello una zattera e di Dio il suo sposo: Silvia Frasson ha alzato gli occhi della futura patrona della città all'altezza dei suoi carnefici e non li ha abbassati fino all'ultimo silenzio, contro un sole come ricoperto di rabbia e vergogna....

05.08.2015

Teatro Povero: un paese contro l’oblio

Il futuro è la costruzione di una festa carica di attesa. Oggi Gigino compie vent’anni e tutto il paese si stringe in un abbraccio di pietre e vento, di radici e rami. È l’ultimo rimasto di quell'età, con lui sorge l'ultima possibilità di sopravvivere nel cambiamento. Gli adulti sono disillusi da ciò che non hanno saputo realizzare, i vecchi si fanno forti di primavere che ricordano solo loro. Ma Gigino cosa ha deciso? Resta nel borgo di combattimento o va a lottare per sé altrove?   Non lo sappiamo, forse non lo sa nemmeno lui, sappiamo però cosa ha scelto la gente di Monticchiello nel 1967, 200 anime nel comune di Pienza, provincia di Siena, e cosa ha continuato a scegliere fino a ora, fino a Il paese che manca...

02.07.2015

Il Furioso di Lenz

L’amore che non si sazia è un tempo che corre sempre uguale a se stesso. Quello che è stato, sarà ancora, in tutte le direzioni in cui riesci a guardare. “Qui” è un moto a luogo continuo ne Il Furioso di Lenz Fondazione. Trasportato dal suo farsi, il desiderio di dirsi e darsi straborda oltre gli argini di Ludovico Ariosto e del Museo Guatelli a Ozzano Taro di Collecchio, provincia di Parma. Come se la terra intera fosse argine, ogni zolla e attrezzo che l’ha coltivata fossero l’espressione di una possibilità inappagata: costruire, realizzare, compiere la propria vita per mezzo dell’oggetto amato. Contenere tutto dell’altro e lasciare libero tutto di sé. Correre restando fermi.   Per questo, la...

25.06.2015

I teatri del sacro

“O lo fai o non ce la fai”. Un affronto di luce e oscurità nel bianco lattiginoso del palcoscenico. Uomini e donne in stracci e disperazione cercano di costruire socialità dalla sporcizia del gesto. Poveri saltimbanchi, equilibristi animaleschi su un filo che non c’è, i pantaloni slabbrati della tuta Champion tirati su, a mostrare le gambe e i piedi nudi, perché la conversione è regola di convinzione e povertà, rinuncia a ciò che hai, cammino verso ciò che sei. È confuso, troppi registri si sommano, si ripetono e si perdono, ma il teatro danza e canzone di strada su San Francesco di Roberto Corradino e Reggimento Carri Teatro coglie il mistero della scoperta di qualcos’altro oltre a noi. senza volont...

07.05.2015

Teatro Akropolis

L’opportunità è all’orizzonte degli eventi. Intuire nei ciottoli una strada, nei cancelli una breccia, nell’abbandono l’innesco di un inizio. Ciò che sarà è già in ciò che è. Ma il giorno nuovo arriva e cresce e prospera per chi sa avere gli occhi aperti e le mani libere, per gli altri passa e niente più, lasciando dietro di sé solo condizionali dell’irrealtà. Il futuro è qualcosa che si può costruire, altrimenti non è futuro, è recriminazione. Così, almeno, lo vivono Clemente Tafuri e David Beronio del genovese Teatro Akropolis rispetto all’arte della scena, come un processo, un passaggio di stato che indaga le possibilità e i motivi...

19.03.2015

Cuocolo/Bosetti, il teatro della porta accanto

La poesia è riconoscere una voce che gli altri non sentono. Continua anche se ti fermi, ti raggiunge ovunque guardi. Roberta Bosetti, con il tono di un soffio di vento, calma e serena, ci legge in cuffia Emily Dickinson e Pistoia e il mondo sono qualcosa di magico, da cogliere nel suo movimento. La parola è tutt’uno con il segreto, che sentiamo nostro, come se anche noi l’avessimo potuto dire. Sfiliamo in processione e la città, che non ha orecchie, ci guarda e non capisce. Dei ragazzini si avvicinano, si fanno il segno della croce, ridono e scappano via. Se è religione, rito, celebra l’uomo, non Dio. Il silenzio di quel gruppo in ascolto di visioni quotidiane non è vita dopo la morte, è vita durante la vita.   La Serata...

02.09.2014

Orizzonti a Chiusi

Un bambino osserva il padre costruire un racconto per lui. Parole e musica sono scarpe veloci e fiato lungo per saltare in braccio alla fantasia. Ma da sole non bastano, rimangono segni inanimati su un pezzo di carta. È la presenza del figlio sul palco che dà ad Ascanio Celestini il coraggio di credere a Pierino e il lupo di Prokof'ev davanti a una piazza intera, è quell’attenzione ferma e schietta che guida la sua voce nella serata conclusiva del Festival Orizzonti di Chiusi (provincia di Siena) tra Pierino, il nonno, l’uccellino, l’anatra, il gatto, il lupo, i cacciatori e i fucili dell’Orchestra da Camera del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal Maestro Sergio Alapont.   L’affetto più grande ha ispirato e reso...

03.07.2014

Il teatro dei sensi di Vargas

La morte è un ballo con una sconosciuta attesa da tempo. Stretti, più vicini ancora, fino a sentire il profumo dei pensieri tra i capelli. Le mani solcano i fianchi, la schiena, dicono tutte le parole che servono: nessuna. Adesso, nella realtà di Piccoli esercizi per il buon morire, costruita ad arte fuori dalla realtà, cerchiamo di essere un unico passo al ritmo del respiro. Lei, io e gli altri.   Affidarsi, sentirsi, aprirsi all’esterno, pur restando completamente dentro di sé: è in questa tensione che si compie il nuovo viaggio alla scoperta dei sensi del vivere scritto e diretto dal regista e antropologo colombiano Enrique Vargas con la compagnia multiculturale Teatro de los Sentidos di Barcellona, al debutto nazionale in quello...

15.04.2014

Jessica, Pina Bausch and me

La memoria è una sposa che danza con il fuoco. Un sorriso da dentro il silenzio di parole che scavano nella gioia faticosa di una professione che lascia fratture indelebili sul corpo e nello sguardo. Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheather Wuppertal Pina Bausch, è sola in scena, ma la sua nuova creazione, Jessica and me, vista in anteprima al Funaro di Pistoia, non è tanto un assolo, quanto un passo a due con la sua storia. I momenti della sua formazione d’arte e di vita compongono i movimenti sul palco: il diploma in danza classica all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, l’addio all’Italia, l’arrivo a Wuppertal nel 1993, la necessità di guardare oltre la scomparsa del Maestro.   ph. A. Carrara  ...

27.02.2014

Krypton, il teatro e la critica

La critica teatrale è la ricerca di una presenza che si riverbera dalla scena al suo racconto. Devi uscire dalla casa sicura delle certezze, sfidare il viaggio in un luogo altro, entrare in comunicazione con l’ascolto. Gli occhi diventano lo specchio della memoria. “È una continua, viva illusione, di fermare qualcosa che ti sta scappando via – racconta Simone Nebbia – la materia continua a evolversi. In quanto tale, però, si poggia solo sulla testimonianza, fa le persone responsabili di ciò che passa nel loro tempo. Siamo ambasciatori di esperienze”.   Il tempo e il vissuto Un passo da storico del presente, dunque, “attraverso” fermate temporali e artistiche, non solo geografiche, come quello tenuto da Nebbia...

19.12.2013

Zombitudine

Il futuro incombe dal buio di adesso. C’è, ma non si vede, perché capita ad altri. A Loro: gli Zombi. La vita dura un battito di ciglia, le banche, la finanza, le multinazionali sono morti che vivono per sempre. È la fine che abbiamo fatto e continuiamo a fare in Italia. Ogni giorno di più. Bisognerebbe strappare la biografia del presente al limbo della crisi economica ed esistenziale e dirigerla in ciò che vogliamo impersonare: una comunità da difendere. Zombitudine, scritto, diretto, interpretato e prodotto da Elvira Frosini e Daniele Timpano ci fa sbancare il lunario della sopravvivenza con una bomba di ironia a grappolo mezza viva e mezza morta. Un nudo integrale delle paure di cui non possiamo fare a meno per morire da vivi. Un...

14.11.2013

La crisi, il buio

Il suicidio è l’affermazione di una negazione. Non posso, non devo, non voglio andare avanti. Mi fermo qui. Basta. Per me è troppo. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, presentato in prima nazionale al Palladium di Roma per Romaeuropa Festival, fanno lo stesso al teatro, lo suicidano: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo interpretare la crisi economica greca intorno e – soprattutto – dentro le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita con barbiturici e vodka.     ph. Claudia Pajewski   La rappresentazione scenica è un’arma spuntata, non riesce più a dare la vita per la morte, a restituire gli occhi chiusi, il buio e...

11.10.2013

Il Funaro, il teatro e la città

Tutto è teatro al Centro culturale il Funaro. Le due sale, la caffetteria, la biblioteca, la residenza per artisti, gli uffici. Novecento metri quadrati di palcoscenico in via del Funaro 16/18, nel cuore di Pistoia. Spazi coperti e all’aperto che si affacciano come quinte su una corte interna chiusa da un cancello fatto di una volontà di ferro. “Non c’è luogo che non abbiamo utilizzato – mi dice a ogni porta che apre Massimiliano Barbini, grande esperto di letteratura teatrale, responsabile della biblioteca – non c’è angolo che abbiamo lasciato inerte”. Poi alza gli occhi. Solo la storia della nascita del Centro non è diventata uno spettacolo, magari itinerante. Per il momento. Tra memoria e innovazione...