AUTORI
Stefano Zangrando
13.01.2019

Tra migrazioni e origini / Munari a Prenzlauer Berg

Pare che Claude Debussy, al suo maestro di composizione «che inorridiva ascoltandolo al piano nella ricerca di nuove armonie irrisolte» e gli chiedeva perciò cosa andasse cercando e secondo quali regole, rispondesse semplicemente: «Mon plaisir». L’aneddoto è riportato in un libriccino dai toni divulgativi dedicato non al più rigoroso e risoluto fra gli esponenti dell’impressionismo musicale, ma al suo più tormentato amico normanno, Eric Satie, che lo incontrò intorno al 1890 in un cabaret minore di Montmartre, subito prima che entrambi si dessero alla frequentazione più o meno assidua del Le Chat noir con i maggiori esponenti della bohème di fine secolo.    Satie: appunti e nostalgie, con testi di Gian Nicola Vessia e illustrazioni di Federico Maggioni, è uno dei quattro volumi...

16.10.2014

Siegfried Lenz, un narratore di storie

Siegfried Lenz, scomparso lo scorso 7 ottobre, era, con il collega Günter Grass e l’amico critico Marcel Reich Ranicki (scomparso nel 2013), uno dei tre “grandi vecchi” della letteratura tedesca contemporanea. Del secondo, deportato a Varsavia durante la seconda guerra mondiale, Lenz promosse l’approdo al mondo letterario della Germania occidentale postbellica, con entrambi partecipò per molti anni agli incontri del Gruppo 47, e con Grass condivise il sostegno all’SPD di Willy Brandt. L’opera più celebre di Lenz, il romanzo Lezione di tedesco, riedito in Italia da Neri Pozza nel 2006, apparve in un momento propizio: era il 1968, e fare allora i conti, anche in termini di confronto generazionale, con i temi del dovere, dell...

01.07.2014

Walter Nardon. Sibber

Walter Nardon lo conosco abbastanza bene. Una decina d’anni fa abbiamo fondato, assieme a Massimo Rizzante, il Seminario Internazionale sul Romanzo all’Università di Trento. Ho curato con lui alcuni di libri di taglio più o meno accademico prima di prendere le distanze da un mondo universitario che si ostinava a non darmi da vivere.   Ho letto vari suoi lavori critici, dai saggi contenuti in quei volumi alla sua tesi di dottorato, dedicata alle poetiche di Gianni Celati e Milan Kundera. Ho presente anche il suo primo libro di racconti, Il ritardo, la sua lingua sorvegliata, l’incedere esatto. Sono stato più volte a casa sua, in un paesino a 666 metri di altitudine tutt’altro che diabolici, in una ubertosa valle del Trentino in cui si...

21.04.2014

Sepp Mall. Ai margini della ferita

«Nel 1969 avevo otto anni. Non esisteva per me un problema sudtirolese; solo il ricordo, vago, di soldati che marciavano su e giù davanti alle varie stazioni ferroviarie nelle quali sono cresciuto». Lo scrive Hans Karl Peterlini, giornalista e studioso altoatesino di madrelingua tedesca, in Noi figli dell’autonomia, un interessante e documentato volume fra l’autobiografico e il cronachistico uscito in prima edizione una decina d’anni fa e apparso da pochi mesi, rivisto e in traduzione italiana, per le edizioni alphabeta di Bolzano. L’infanzia non coglie la ragion d’essere dei conflitti politici, ne è felicemente esonerata, ma la presenza di quei soldati davanti alle stazioni non era simbolica: lo Stato italiano reagiva. Negli anni...

15.11.2013

Cesare Cases. Scegliendo e scartando

In settembre avrei dovuto presentare a Trento, assieme a Giuliano Geri e al curatore Michele Sisto, il libro Scegliendo e scartando (Nino Aragno Editore, Torino 2013) che raccoglie duecentocinquanta pareri di lettura redatti da Cesare Cases per la casa editrice Einaudi fra il 1953 e il 1973. In quell’occasione avrei potuto trarre informazioni preziose non tanto dal curatore del volume, che ha già dato il meglio nel ricco saggio introduttivo e nella perizia filologica dell’antologia, quanto da quella tormentata forza della natura e della cultura che è Giuliano Geri, di cui un giorno qualcuno, se non lo fa lui stesso, dovrà pur raccontare la romanzesca parabola nel mondo dell’editoria, dalla promettente gavetta in un’importante casa milanese a...

15.01.2013

Lilli Gruber. Eredità

È possibile che non sia il lettore più adatto dell’ultimo libro di Lilli Gruber, Eredità (Rizzoli, pp. 356, € 18,50), dal pacato sottotitolo “Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo”. Innanzitutto per via delle mie origini: essendo nato e cresciuto a Bolzano-Bozen – in due lingue e col trattino in mezzo – e non del tutto a digiuno di opere storiche, nonché di riflessione sulla questione sudtirolese-altoatesina, in questo libro ho avuto l’impressione di dovermi confrontare per l’ennesima volta con la parte ormai più discussa e rimasticata della storia locale, per di più in formato “romantico” più che romanzato.   Lilli Gruber sceglie infatti di...