Categorie

Elenco articoli con tag:

alberi

(8 risultati)

Accendere le speranze / Gli alberi e le parole di Tiziano Fratus

Il primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’albero proclamata quest’anno al Parlamento francese recita: “L’albero è un essere vivente fisso che, in proporzioni comparabili, occupa due ambienti distinti, l’atmosfera e il suolo. Nel terreno si sviluppano le radici, che catturano l’acqua e i minerali. Nell’atmosfera cresce la corona, che cattura l’anidride carbonica e l’energia solare. Per questo, l’albero svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico del pianeta”. Di questo miracolo della natura è appassionato Tiziano Fratus, scrittore, fotografo, naturalista, cercatore d’alberi. Guardo le sue fotografie, tutte realizzate in un severo ma luminoso bianco e nero. In un mondo sull’orlo del precipizio di cambiamenti climatici forse irreparabili, i suoi alberi, i suoi saggi e le sue poesie sono una salvifica distrazione per la mente, un universo parallelo, da esplorare senza fretta.      Nei libri annoda conoscenza naturalistica, evidente nei saggi, con un meditare che al sapere aggiunge profondità, coscienza e responsabilità. Dalle pagine e dalle fotografie traspare l’invito ad andare a vedere, a camminare e riflettere in mezzo ai pini...

Cronaca di un’alluvione in montagna / Non possiamo parlare con gli alberi

Ho posato il badile e scrivo ciò che ho visto nel piccolo pezzo di mondo in cui vivo, a pochi giorni dall’incendio, dall’alluvione e dal vento potentissimo che ha spezzato distese d’alberi e reso il paesaggio quasi irriconoscibile in molte valli della provincia di Belluno.  Lavoro nel reparto di manutenzione di una fabbrica a Longarone e la prima cosa strana che abbiamo avvertito, mercoledì 24 ottobre, è stata l’aria calda a mezzogiorno, quando siamo usciti dallo stabilimento per la pausa pranzo: un vento persistente che ha portato il termometro a 26 gradi centigradi. Non c’è stato il tempo di fare previsioni fosche perché un’immensa nuvola di fumo, scesa dalla stretta valle di Agordo, ha chiuso l’orizzonte e arrossato il cielo sopra Belluno: un cavo dell’alta tensione, caduto per il forte vento, aveva innescato un incendio sulle pendici arse delle Pale di San Lucano. Il fuoco, alimentato dal vento che è aumentato d’intensità nella serata, si è propagato per tutta la notte; il giorno successivo, con l’arrivo dei Canadair e i prelievi d’acqua sul lago di Santa Croce, la situazione è stata arginata. E siamo finiti sul Tg nazionale: quassù in montagna ci si preoccupa quando...

Ritorno nell’Impero dei segni / Giappone: riti contro la fine della storia

La prima volta che mi capitò di leggere le riflessioni di un filosofo occidentale sul Giappone fu per me un’autentica folgorazione intellettuale. Si trattava di Alexandre Kojève, quello che più tardi verrà definito da Antonio Gnoli il “maestro occulto del ‘900”: nato in Russia ma naturalizzato francese, nipote di Kandinskij, laureato in lingue esotiche come il cinese, il tibetano, il sanscrito, esperto di Hegel e Kant, oltre che di fisica, combattente per la Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, probabile agente del KGB.   Kojève aveva raccolto attorno a sé, alla metà degli anni ’30 uno sparuto manipolo di studenti, che a Parigi ascoltavano con cadenza regolare le sue lezioni: Jacques Lacan, Georges Bataille, Raymond Queneau (per fare solo tre nomi) erano tra gli uditori più assidui. Tra le molte, audacissime teorie che Kojève sviluppò – ereditando avventurosamente la cattedra dallo storico della scienza Koyré – negli anni parigini c’era quella sulla “fine della storia”, formulata in due geniali note a piè di pagina nella sua Introduzione alla lettura di Hegel. Secondo Kojève la storia era finita. Se la storia era, infatti, come sosteneva Hegel, la storia del...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

La vita delle piante / Requiem per tre alberi

I giardinieri sono arrivati. Devono tagliare a pezzi due querce e un cedro lunghi trenta metri che, all’alba disgraziata del 31 luglio scorso, una bufera ha abbattuto al suolo come birilli.   _ Altri giorni di sofferenza al rumore rabbioso, snervante, delle motoseghe. Poi verrà la ruspa a ribaltare ceppi e radici per coprire le voragini. Si dovranno sezionare e sistemate i ciocchi, trinciare i rami più fini e le fronde. Nulla andrà buttato: ne verrà legna buona per il camino e pacciame di qualità per le aiuole. Ma il giardino non sarà più lo stesso.     So bene che i giardini non sono mai gli stessi, cambiano in continuazione, sempre mutevoli e diversi: il tasso barbasso, nuovo ospite, s’è allogato di sua iniziativa nei pressi della peonia rossa e ora la sovrasta con il suo candeliere; chissà quale compagnia sceglierà per la prossima stagione. Il Cornus kousa ha agonizzato tutta la torrida scorsa estate e in primavera ho dovuto registrarne la morte. Eventi lieti e no, che si mettono nel conto dell’ordinaria amministrazione. Ma questo schianto, benché nella natura delle cose, è devastante.     Di recente, un amico spagnolo in visita al giardino mi...

Unter der/ den Linden

I tigli più famosi della letteratura italiana moderna sono quelli sotto cui Ugo Foscolo fa incontrare il suo Jacopo Ortis con il venerando Giuseppe Parini, circostanza poi ripresa anche nel carme I sepolcri (vv. 62-69). Momenti di fremiti politico-civili e ambrosie di poetica ispirazione. Ma le fronde folte, generose d’ombra, le foglie cuoriformi, i fiori di miele, il portamento saldo: tutto concorre a far del tiglio l’albero dell’amore. Persino i polloni basali, croce dei giardinieri, possono rivelarsi vantaggiosi per gli amanti in cerca di luoghi riposti. Tutte qualità ben note all’antico Minnesänger Walther von der Vogelweide (1170-1230) che lo scelse come alcova nella sua allegra, maliziosa canzone Unter der Linden:   Sotto il tiglio nella brughiera, dove noi due avevamo il nostro letto, lì potete trovare, spezzati entrambi, fiori colorati e erba. Tra la boscaglia nella valle, tandaradei, cantava dolcemente l’usignolo.   Arrivai camminando fino al prato, il mio amato era già lì. E lì fui accolta – Santa Vergine! – in un modo per cui sarò sempre beata. Se...

Sull’atelier. Dialogo tra Yves e John Berger

Emmanuel Che ruolo ha il villaggio di Quincy nella vostra vita e quale influenza esercita su di voi?   John Prima di tutto è importante osservare che non abbiamo lo stesso rapporto con questo luogo. Yves è nato a qualche gomena da qui e ci è sempre vissuto, mentre io ci sono arrivato che avevo cinquant’anni. È una differenza fondamentale, anche se non la so definire con precisione.   Yves Si tratta senza dubbio di una differenza legata all’infanzia. La mia è trascorsa interamente in questo villaggio o, per essere più precisi, in questa piccola vallata. Il mondo mi sembrava immenso, anche se si fermava alla cresta dei monti che mi circondavano. Senza sospettarlo percepivo il legame che unisce il locale al globale. Anche se oggi so che il mondo va molto al di là di queste montagne, la mia piccola esplorazione continua a compiersi entro questo perimetro minuscolo. Forse è l’idea di una monade: un’infinitesimale parte del mondo che contiene il mondo intero.   Quincy. L'atelier di Yves Berger. Foto Maria Nadotti   John Quando si parla di luoghi, si pensa d’istinto...

Alberi d’inverno

Nudi sono più esigenti. Richiedono curiosità concentrata, sguardo contemplativo. D’inverno, gli alberi spogli riservano i piaceri segreti di una natura mai in letargo, che sa sempre stupire.   Vischio su pioppo e edera   I rami, esili e folti, degli olmi ricadono nuvolosi dall’alto; i cercis si tengono stretti alle brocche i bruni baccelli. Le pendule samare cartacee impreziosiscono ancora aceri e ailanti, e le liquidambar si fanno notare per le nere sfere aculeate.  I codini rosatenero dei noccioli dondolano infreddoliti, e gli ingannevoli coni dei liriodendri paiono boccioli prossimi alla fioritura: celano invece semi alati.   Infruttiscenze di liquidambra e samare di ailanthus altissima   Ma è con la nebbia e la neve che arrivano vesti più raffinate, con la galaverna gioielli più rari. Impareggiabile, il poeta inglese W.H. Auden, così esalta virtù ed effetti della collaborazione tra alberi e nebbia:         e le cime degli alberi, visibili appena, non stormiscono ma restano immobili e condensano efficienti in gocce...