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archeologia

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Carnet geoanarchico | 3 / Nel tempo fossile delle balene

Le balene si spiaggiano da sempre. Possiamo immaginare una costa temperata, sfiorata dal brivido dei grandi ghiacciai pleistocenici. Un gruppo di umani che avanza lungo una costa. I ciottoli grigi, il rumore della risacca e degli uccelli. Poi a un certo punto, laggiù, troppo lontano per recuperarlo nella memoria, si vede un indecidibile scuro, annuvolato di bianco, becchettato da un caos di ali e volteggi. Il gruppo si avvicina ma la massa nera, tormentata, smontata pizzico dopo pizzico, non trova il paio nella memoria. Non c’è neanche la parola corrispondente per addomesticarlo. Certo. Un pesce enorme, ma in un rapporto di scala così insolito da scardinare la percezione. Se lo guardi da lontano, per vederlo tutto intero, sei così distante da perdere i dettagli.   Hai l’insieme, ma è un insieme opaco. Se invece ci vai sotto fino a sentirlo dentro il naso, gas di decomposizione, ammoniaca, allora sei vicinissimo alla sua trama, ma lo smarrisci, il pesce, a destra, a sinistra, in ogni direzione, tranne quella dei piedi. Come a guardare un paesaggio a due centimetri da terra, il grande leviatano scompare. Cominciamo da lontano allora. Nella Repubblica dell’Azerbaigian, in una...

Storia profonda / Neurostoria: un futuro del passato

  Un vascello attraversa il vasto oceano tra le colonne d'Ercole, visivamente figurate come colonne in stile classico. Al di sotto, in un riquadro, campeggia un passo del Libro di Daniele (XII, 4) divenuto molto celebre: Multi pertransibunt et augebitur scientia (Molti vi passeranno attraverso e la loro conoscenza sarà accresciuta). Così appare il frontespizio dell'edizione del 1620 dell'Instauratio Magna di Sir Francis Bacon, un'opera che si proponeva come fondazione del Novum Organum di una scienza moderna, anti-dogmatica e anti-aristotelica, sperimentale – benché non ancora matematizzante come quella galileiano-newtoniana alla quale Kant un secolo e mezzo dopo assegnerà una fondazione trascendentale. Questa la rappresentazione che la mia immaginazione ha associato al lavoro di Daniel Lord Smail, docente di storia ad Harvard. Cambiato ciò che deve essere cambiato, non credo sia fuori contesto e fuori misura. In Storia profonda. Il cervello e l'origine della storia (Bollati Boringhieri, 2017, ed. or. 2008), tradotto per la prima volta e curato con perizia da Leonardo Ambasciano, c'è un manifesto che ha qualcosa dell'ambizione di Lord...

Una vita che non poteva essere lodata né biasimata / Bigger than life

Il necrologio è sfortunatamente un genere letterario. Lo si capisce quando chi scompare è qualcuno che conosciamo bene. Se si sono vissute molte cose insieme a una persona, il fatto che non ci sia più rende spesso difficile fare i conti con la sua vita. A prescindere dalla commozione (che è un sentimento nobilissimo, ma molto soggettivo, spesso piangiamo il noi stessi che la persona si è portata via) e dal rispetto (che è dovuto a coloro che transitano, ma che dopo un po’ diventa qualcosa di diverso, riserbo, dimenticanza o mistero), ogni necrologio è ingiusto. Proprio perché si permette di fare i conti con la vita di qualcuno come se “si fosse risolta”. Se c’è qualcosa di propriamente umano è la non conclusione, vorrei dire la “sconclusionatezza”. Se amiamo qualcuno la cosa è ancora più forte. La vita di qualcuno che abbiamo amato è sempre fuori da ogni conclusione, proprio perché l’interruzione lascia dei filamenti che vanno molto oltre il punto e a capo. Nel caso dei necrologi di personaggi illustri, cioè di quelli che i giornali chiamano “coccodrilli”, c’è una forma di retorica che soffoca ogni commozione. Colui o colei sono “entrate” nel novero degli “obituary” proprio perché...

Una raccolta di scritti sull'arte di Tommaso Pincio / Le carte del caso T.P., ovvero come si diventa se stessi

Come è ormai d’obbligo in questi casi, devo qui premettere un disclaimer: dei fatti, delle persone, dei luoghi di cui si tratta in Scrissi d’arte di Tommaso Pincio, mio peraltro coetaneo, sono stato testimone e in alcuni casi anche complice. Mai imparziale comunque. Ma se questo potrà rendere al mio punto di vista la sua implicita dose di partigianeria, resta che da questo libro riemergo con una netta sensazione di sorpresa. Ero pronto a una lettura piuttosto conciliante – un’autoantologia di scritti dispersi, dedicati a un ambito, l’arte visiva, tutto sommato tangente al dominio letterario in cui Pincio è oggi saldamente acquartierato (si veda, uscito nel 2015, il più recente suo romanzo, Panorama) – e invece eccomi a riferire di quella che Andrea Cortellessa chiama nel risvolto “un’autobiografia per interposta quadreria”, una narrazione dove l’arte degli altri, scrive Pincio, diventa un’occasione per raccontare se stessi, e, aggiungerei, un tentativo di comprendere il carattere della propria generazione e più in generale quello di una Roma (e di un’Italia) colta a un tornante decisivo della sua vicenda recente.   Alighiero Boetti, Autoritratto (1993)   Ovvero, e solo...