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architettura

(20 risultati)

Della città e del tempo / Basilico: un fotografo

La fotografia è un’arte che ha permesso a Basilico di cogliere il mondo-città in divenire. Gabriele Basilico è il fotografo della città, è evidente, ma di quale città? Una città strana, che abbiamo sempre l’impressione di riconoscere, e che spesso riconosciamo, ma senza essere certi di poterla situare, una città che si trova ovunque e da nessuna parte. Ci succede d’identificarne in modo molto preciso un elemento (tale edificio all’angolo di questa o di quella via), ma non saremmo tanto sorpresi e sicuramente non scioccati se ci mostrassero che ci siamo sbagliati e che, per esempio, tale quartiere periferico in cui pensavamo di riconoscere un sobborgo di Roma appartenga invece alla regione di Parigi. Questa sensazione mescolata di riconoscimento e non riconoscimento, queste evidenze affette da incertezza sono di fatto il prodotto di un partito preso e di un approccio sistematico che si sforza di cogliere le trasformazioni del mondo contemporaneo, un mondo che può essere definito indifferentemente come globale o come urbano.   Poiché l’urbanizzazione del mondo è oggi il grande fenomeno che interessa principalmente l’umanità, un fenomeno della stessa portata, è stato fatto...

Design e infanzia / Era una casa molto carina

A Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2017, tra il pullulare degli eventi del Fuorisalone, ormai diventati più cult e più cool del Salone medesimo, ben due hanno come protagonista il binomio bambino-design: DESIGN WEEK Arte e design per bambini, una mostra allestita negli spazi del MUBA, il Museo del Bambino, alla Rotonda di Via Besana, e Giro Giro Tondo. Design for Children, altro evento espositivo, visitabile nella sede del Triennale Design Museum. Sebbene entrambe le rassegne trattino il medesimo tema, lo affrontano in realtà in due maniere differenti.   Al MUBA, che non cessa di ospitare i suoi destinatari eletti, consentendo loro di proseguire imperterriti i giochi, sono esposti arredi e oggetti di design frutto di una ricerca, da parte di designers e di aziende internazionali, meno attenta alla loro forma finale di quanto non sia al loro fine ludico, nonché alla necessità di assecondarne il libero utilizzo da parte dei loro piccoli fruitori designati. In Triennale, invece, i pezzi esposti –of course tutti firmati da archistar e prodotti dai mostri sacri dell’industria del settore, come la sede impone– sono invece...

Mark Lewis. Corpo a corpo con le immagini

Con la mostra dedicata a Mark Lewis, la prima di una certa importanza in Francia, Le Bal si conferma essere uno dei luoghi più interessanti per la cultura contemporanea dell’immagine. Ma oserei dire fotografica, perché il percorso di Lewis parte dalla fotografia per approdare alle immagini in movimento, regalandoci l’ebbrezza di poter permanere – durante la visione dei suoi «film» – nel limbo tra fotografia e cinema, al cuore di un pensiero dell’immagine. Sette i film esposti, sette le esperienze dell’immagine. Fil rouge, una visione come processo, che si costruisce mentre facciamo esperienza del tempo – un tempo che si svolge in maniera accidentale e non secondo la linearità di un racconto, espandendo in un certo senso l’immagine stessa – e dello spazio, che possiamo percorrere liberamente fino a trovarci interamente e letteralmente immersi nella grande proiezione che presta il nome alla mostra, Above and Below.   Above and Below, lavoro recente di Lewis (2014), racchiude tutte le tematiche dell’esposizione, essendone appunto fulcro e motore. Sinuosa protagonista del film, l’...

Architettura condivisa

Ho letto l’open_book di Carlo Ratti (con Matthew Claudel) Architettura Open Source con una domanda sempre più assillante: ma se fossi ammalata e dovessi farmi operare, vorrei al capezzale del mio letto operatorio un chirurgo di riconosciuto curriculum o una pletora di consiglieri globali dalle più variegate esperienze pronti a intervenire sui miei malanni?   Il chirurgo indubbiamente; tuttavia sarebbe anacronistico trascurare la possibilità che tra gli anonimi consiglieri ci possano essere altrettanti chirurghi in grado di contribuire alla risoluzione del problema. La rete è un luogo straordinario, ma non trasforma me in un chirurgo né qualcuno in un architetto se non ha studiato per diventare tale. Questo è il primo equivoco che il libro dovrebbe sciogliere: per essere architetti (nella sua più ampia accezione) serve aver studiato in una scuola apposita, aver conseguito una laurea e, per professarne il mestiere, anche aver superato un esame di Stato. Occuparsi di architettura invece è una questione che deve coinvolgere tutti e il distacco di un popolo dalla sua cultura architettonica è una perdita...

Rivoltare il grattacielo

«Nell'ora che seguì, Royal continuò a cercare la moglie, scendendo sempre più in profondità nella zona centrale del grattacielo. Mentre passava da un piano all'altro, da un ascensore all'altro, scopriva fino a che punto fosse arrivato il deterioramento dello stabile. La rivolta degli abitanti era al culmine. Attorno agli scivoli intasati giacevano montagne di rifiuti. Le scale erano sommerse di vetri rotti, sedie di cucine ridotte in pezzi e tratti di ringhiera. […] Più scendeva e più gravi erano i danni: le porte antincendio scardinate, le finestrelle di controllo al quarzo sfondate.» J. G. Ballard, Il condominio, Feltrinelli, Milano 2009, p. 96.   Nella sovrapposizione tra biopolitica e architettura fino alla loro coincidenza, lo scrittore di fantascienza J. G. Ballard situa la rivolta. Nelle pagine de Il condominio, essa esprime il tentativo di spezzare quel vincolo che stringe il singolo alle sue condizioni di esistenza. Questa rivolta grida di farla finita innanzitutto con il dispositivo architettonico, quindi con le imposizioni sorte dallo spazio circostante: se qui avviene una cattura e un...

Gomorra

Tutto il male che vediamo è da capire. La violenza brutale e spietata dei camorristi così come l’orrore estetico dei palazzoni trasformati in brulicanti piazze dello spaccio, in alveari sovrappopolati in cui la funzione abitativa è inesorabilmente sovrastata da un formicolio di attività criminali, di leggi parallele e gerarchie di comando definite da un codice non scritto ma inviolabile.   Gomorra è la serie italiana che, come altri prodotti di Sky, più si è avvicinata ai modelli della serialità televisiva americana (se ne parla anche nel libro “Tutta un’altra fiction” uscito recentemente per Carocci, curato da Massimo Scaglioni e Luca Barra): frutto di un ingente investimento produttivo, non ha concesso sconti al racconto del Male, sempre mostrato nella sua piena crudezza. Difficile costruire un allineamento emotivo con i suoi personaggi: anche quelli che, almeno inizialmente, sembrano ritratti in modo più positivo, commettono presto o tardi un atto di brutalità tale che diventa impossibile mantenerne il rispetto. Per esempio Ciro l’Immortale si conquista nel prologo una...

Costruire sicurezze, demolire certezze

“Ci sono luoghi come le strade secondarie male illuminate, dove l'atmosfera stessa può istigare a delinquere anche una persona di buon senso”, fa dire Irvine Welsh all'odiato capo ispettore Toal nel romanzo Il lercio. Questa frase sintetizza esattamente le teorie su cui si fonda la progettazione securitaria: la configurazione di un luogo può favorire l'insorgere di comportamenti criminali.     A partire dal 1972, Oscar Newman grazie a questo assunto diffuse la propria teoria del Defensible Space (successivamente ribattezzata CPTED – Crime Through Environmental Design – nome “scippato” al criminologo Charles Jeffery) in tutto il mondo e nei paesi anglosassoni in particolare. E proprio in Inghilterra le polemiche riguardanti alcune soluzioni utilizzate per dissuadere lo stazionamento dei vagabondi – anticamera del degrado urbano, secondo alcuni – hanno suscitato nuovo interesse sulla relazione tra spazio urbano e sicurezza. O per meglio dire, sicurezza percepita. Perché è scientificamente provato che a fronte di un decremento dei crimini, non sempre corrisponda una sensazione di...

Durbiano. Etiche dell'intenzione

«E il Quaracchi non sospetta di nulla» è l’affermazione che – racconta Fortini cambiando il nome proprio con un sostitutivo di fantasia – Montale avrebbe riferito a un noto uomo di lettere per rappresentare esemplarmente la quota di malafede insita al fondo di ogni postura accondiscendente. In un’epoca che ha saturato i paradigmi, l’assenza di sospetto e l’omissione delle prospettive equivalgono al gesto estremo del voler assicurare se stessi fuori tempo massimo.   In Etiche dell’intenzione. Ideologia e linguaggi nell’architettura italiana (Milano, Marinotti, 2014) Giovanni Durbiano attualizza questa condizione portando allo scoperto una volta per tutte la collusione culturale, grammaticalizzata e resistente, tra autorialità e architettura.   Il discorso inizia dalla presa d’atto di un dato storico: alla metà degli anni Cinquanta i principi posti a fondamento del Movimento Moderno vengono drasticamente messi in discussione, e questo ad opera di una generazione di architetti nati tra la fine degli anni Venti e la prima metà degli anni Trenta – i cosiddetti “nuovi...

Cini Boeri. Sei oggetti messi in fila per un storia

Cini Boeri è uno dei maestri del design italiano. Collaboratrice di Zanuso per 12 anni, ha vissuto la stagione pionieristica del design in un’epoca in cui si credeva che fosse “socialmente importante poter offrire a basso costo oggetti utili a chi non avrebbe potutto avvicinarli altrimenti”.   Quando la incontro per la prima volta nel suo studio di Milano mi dice: “Il termine design è nato con un significato preciso che non esiste più ed era animato dall’idea di produrre oggetti in grande quantità a basso prezzo perché potessero essere utilizzati dalla massa”. Poi, quasi ripensando alle sue parole, si sofferma a chiarire: “Le parole col tempo tendono a perdere i significati primitivi, così anche la parola design, funzionalità, massa sono spesso confusi. Il design è nato con un significato socialmente importante e come tale ho l’impressione che oggi non interessi più. Mi spiace perché l’architettura e il design, invece, hanno una funzione sociale”.   Dunque, la Triennale ha scelto lei – (una donna pervasa dalla passione per questo...

Torino, le rovine

L’Architettura non è un’Arte facile   L’Architettura non è un’Arte facile, sostiene Daniel Libeskind, architetto fra i più influenti al mondo, ebreo polacco, newyorkese di adozione, stimolato sulle recenti battute di arresto del suo controverso cantiere milanese Citylife. Certo è che il tormentato passaggio della nostra epoca nel giovane millennio ha segnato il manifestarsi conclamato di uno stato di crisi permanente e disatteso le speranze verso un futuro di nuovi paradigmi. A pagarne le spese più di altre discipline, è stata l’Architettura per la sua natura così compromessa alla capacità della società di esprimere i valori della giustizia e della bellezza.   Se il primato dell’Architettura è la complessità del suo linguaggio, saper ascoltare ed entrare in dialogo con i contesti, interpretare nel profondo la natura dei luoghi,  rendere espressivi e confortevoli gli spazi, nei suoi pieni e soprattutto nei vuoti, stiamo vivendo un’epoca infelice dove la pratica del costruire e disegnare gli spazi sembra aver smarrito il rapporto con l...

Tavoli | Michele De Lucchi

Il tavolo di Michele De Lucchi è più lungo e stretto che largo e corto. Penso che tutti i tavoli da lavoro individuale disegnati da De Lucchi siano lunghi e stretti. Scelta questa di Michele che penso discenda direttamente dall’idea che ha del lavoro come di un processo continuo, un percorrere appunto la lunghezza del tavolo, scorrendo sulla sedia a rotelle, per meditare transitando, interessato com’è Michele ai processi interiori che la lunghezza dei tavoli registra, battito dopo battito, depositandone sul legno le tracce silenti.   Il tavolo di Michele non ospita un computer; tre portamatite cilindrici e un portamatite piatto; al centro, una penna stilografica chiusa.   Architetto e designer del suo tempo, Michele De Lucchi è profondamente legato a un mestiere artigianale (conoscete la sua Produzione Privata?) entro il quale la matita, il foglio di carta sono compagni sodali e insostituibili. La tecnologia è presente, diffusa nello Studio. Non potrebbe essere altrimenti: non si sfugge all’infosfera. Il frequentatore di quel tavolo assorbe tutto questo e non impone una tradizione...

Le belle e le bestie: Max Mara e Unicredit

Al giorno d’oggi l’architettura è diventata oggetto dell’interesse di molte persone. Non che negli ultimi tempi sia considerevolmente aumentato il numero degli appassionati o degli esperti. Piuttosto è cresciuta la nostra attenzione nei confronti dell’ambiente in cui viviamo. E con sempre maggiore frequenza il nostro habitat “naturale” è l’ambiente urbano, costituito essenzialmente di edifici.   Gli edifici che ci circondano nella maggior parte dei casi ci lasciano indifferenti; in qualche occasione riescono a entusiasmarci; in molte altre hanno la capacità di ferire la nostra sensibilità. Con una forza che solo l’architettura – in quanto “arte” sociale e spaziale – possiede, essa è in grado di comunicarci un senso di esaltazione e di pienezza, ma anche di disturbarci, se non addirittura di urtarci letteralmente, di rovinarci la vita. Se alla prima categoria di edifici appartengono rari ma preziosi splendori, la seconda è invece pullulante di insopportabili orrori.   Al di là di ciò ch’è immediatamente intuibile,...

It’s really a common ground. Per una architettura senza architetti

Common Ground, “Terreno comune”, era il titolo della 13° Biennale di Architettura di Venezia che si è chiusa domenica 25 novembre. Nelle intenzioni del direttore della mostra, David Chipperfield, questa edizione avrebbe dovuto mettere in mostra tutto quello che architetti e urbanisti hanno in comune a livello mondiale, un ideoletto globale, fatto di forme o regole o politiche di intervento che rimbalzano consonanti tra continente e continente, fra scuola e scuola. Gli interventi sono stati dei più vari (e prevedibili); per scontate ragioni promozionali molto spazio è stato dato ai grossi nomi del divismo architettonico internazionale (Foster, Herzog & de Meuron), mentre sotto silenzio sono rimaste le figure femminili (a parte la solita Zaha Hadid) ma anche interi continenti come l’Africa o il grande laboratorio umano e sociale cinese. Michael Kimmelman, recensendo questa edizione per il New York Times, ha sottolineato come “la mostra ancora una volta consideri soprattutto gli architetti come produttori di un surplus di valore di carattere estetico, e non come protagonisti attivi sul tavolo delle decisioni politiche rispetto ai...

Chicago. Millennium Park

Il Millennium Park è il cuore di Chicago ai piedi dei grandi grattacieli, i cui riflessi luminosi si riversano nelle strade, tra l’asfalto e i prati. L’incontro tra la luce e il rumore metropolitano, il movimento, la rapidità rende unico questo spazio pubblico. Il passeggio quotidiano, l’aperitivo dopo il lavoro, i picnic in pausa pranzo, sono momenti essenziali di chi lavora nel Loop di Chicago. Il parco è un concentrarsi di imponenti pezzi d’arte che tolgono il fiato: dal Cloud Gate (ribattezzato dagli autoctoni The bean, il fagiolo) di Anish Kapoor, alla eccentrica Crown Fountain di Jaume Plensa, fino al sontuoso palco per orchestra all’aperto di Frank Gehry. E mangiarsi un hot dog o un hamburger all’ombra di questi colossi è un’usanza ormai consolidata.     Può capitare più frequentemente di sabato e di domenica, ma anche in un qualsiasi giorno feriale primaverile o estivo che sia, quando la morsa del freddo si allenta e il vento glaciale lascia finalmente respirare la città. Solitamente succede verso le sette e mezza di sera: strani movimenti cominciano a vedersi...

Oscar Tuazon: arte come abitare

Arte e architettura si incrociano spesso sullo stesso terreno e se i principi che regolano la prima sono labili e mutevoli, quelli che dovrebbero regolare la seconda sono dettati da ragioni specifiche e contingenti: organizzazione dello spazio e necessità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Principi che dovrebbero andare di pari passo, ma la cui relazione è talvolta smentita e scardinata da artisti che prendono in prestito le forme dell’architettura e ne privilegiano l’espressione estetica a scapito dell’utilità, o viceversa realizzano opere con una forte connotazione funzionale. La mostra di Oscar Tuazon, in corso presso la Fondazione Giuliani a Roma, vive questa ambivalenza indagando il rapporto tra funzionalità ed estetica e le possibilità di far coesistere scultura, design e architettura.   Oscar Tuazon/Elias Hansen, “Untitled” (Kodiak Lamp), 2008, legno, corda, vetro, lattina, 94 x 27 cm. Collezione Giuliani, Roma. Foto di Giorgio Benni.   Come artista Tuazon si muove dall’arredamento all’ambiente, riassembla materiali di recupero e crea soluzioni per inutili...

Giovanni La Varra. Case Minime

Case minime (Robin edizioni, 15 euro), romanzo d’esordio di Giovanni La Varra esce in contemporanea  a Barreca & La Varra. Questioni di facciate, a cura di Moreno Gentili, un libro che raccoglie e problematizza  quindici anni di lavoro professionale di La Varra, prima socio di studio di Stefano Boeri, poi in proprio con Gianandrea Barreca. Ad altri i rilievi sulle opere di architettura (ma non ci sono un po’ tanti rendering?), in questa sede trattiamo il romanzo d’esordio di un professionista che si immagina (e si sa) impegnatissimo, ma che trova il tempo di tuffarsi negli acerbi sentimenti della generazione Erasmus, per poi raccontare Milano, vera protagonista del libro.   Non che non esista una trama: Sergio e Mattia, 22 anni, svogliati ma non del tutto disinteressati frequentatori della facoltà di architettura, guadagnano qualche soldo al servizio di una società che deve censire lo stato dell’edilizia pubblica. Ai due viene in mente di affittare abusivamente gli appartamenti vuoti agli studenti stranieri e italiani che si fermano temporaneamente a Milano. Un piccolo salto nel vuoto per i due che si mescola a una...

Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia

Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia,   Esattamente di fronte ad uno dei nostri monumenti più insigni, il Cimitero Monumentale, ai margini di uno dei quartieri dove il palinsesto urbano ha lasciato più e più segni negli ultimi due secoli, un progetto di riedificazione dell’area, dopo un lungo iter burocratico iniziato sotto l’amministrazione che l’ha preceduto, in questi giorni ha avuto da parte di questa giunta comunale il placet alla sua realizzazione. Quel progetto è semplicemente scandaloso. Il lotto attualmente occupato dall’edificio storico dell’Enel, che ha una qualità storico-architettonica evidente, verrà raso al suolo per essere sostituito da un volume edilizio che ne rioccupa lo stesso sito, ma che, con la sua sorda volumetria, parodizza la memoria storica, annichilendola. Non è semplicemente un brutto edificio, è la sublimazione della mediocrità. L’esaltazione della rendita fondiaria fatta intonaci, balconi, serramenti. Avere a disposizione un volume come quello dello storico edificio dell’Enel e non concepirlo come l’occasione per una...

Lettera a Giuliano Pisapia

Gentile Sindaco Giuliano Pisapia,   le capita mai di pensare alla bellezza? Di dedicare qualche momento della sua intensa attività di primo cittadino di Milano alla contemplazione della bellezza della sua città? Sono sicuro di sì, dato che lei conosce Milano, l’ha attraversata in lungo e in largo nel corso della sua vicenda umana, e ne ha seguito la trasformazione nell’arco degli ultimi decenni. Ebbene, come Lei sa, Milano ha una bellezza particolare: ritrosa, discreta, persino segreta. Manifesta se stessa in pochi punti e momenti del tessuto urbano che, nonostante il degrado in cui è stato lasciato per lungo tempo – le “rovine di Milano” le ha chiamate di recente Giovanni Agosti – mantiene ancora una sua eccellenza. Per questo vorrei richiamare la sua attenzione su un luogo importante della città, la zona antistante il Cimitero Monumentale, uno dei luoghi più noti anche all’estero, ricco di manufatti artistici, sculture e architetture, luogo di memoria.                      ...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...

On the Beyond

Il volume On the Beyond raccoglie un’ampia conversazione tra due dei più noti artisti attivi a Los Angeles, Mike Kelley e Jim Shaw, e lo storico d’arte John C. Welchman. Passando in rassegna temi come la religione, i sogni, le droghe, le allucinazioni, gli UFO e altre forme di trascendenza empirica o speculativa, i tre interlocutori parlano del paesaggio americano, delle architetture sublimi, utopiche o memoriali e della straordinaria capacità dell’arte di “andare oltre”. Di volta in volta appassionato e umoristico, anticonformista e inconsueto, il dialogo non presuppone nessuna fede o speranza nell’“oltre” preso in sé. Elenca invece alcune delle straordinarie modalità in cui stati paranormali e “soprannaturali” vengono scoperti o inventati, desiderati o pervertiti in così tanti registri della cultura americana, come pure dei generi e delle forme di autorialità sociale in cui si trovano inscritti. Kelley va dritto al cuore del problema quando sottolinea il suo gusto per quanto Welchman descrive come “perversità, finzione, fantasia e proiezione"; “l...