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Conversazione con Claudio Longhi / Teatro partecipato, attore, regia, scrittura

Dal 2012 Emilia Romagna Teatro Fondazione produce a Modena progetti teatrali speciali definiti di “teatro partecipato”. Tali progetti si caratterizzano per l’impegno a tempo pieno di un nucleo stabile di attori professionisti in una serie di appuntamenti che nel corso di molti mesi, spaziando da cene-spettacolo a laboratori nelle scuole, da reading di grandi romanzi a partite di calcio, attraversano spazi culturali, ricreativi e commerciali della città, e coinvolgono la più varia umanità in una riflessione su uno specifico tema socio-politico di volta in volta posto al centro del lavoro. Spingendo sul pedale ludico da un lato e su un rigore intellettuale impregnato di materialismo storico dall’altro, coadiuvati dal dispiegamento di una sofisticata rete di partnership e una raffinata strategia di comunicazione, tali operazioni mirano esplicitamente a convocare i cittadini intorno al teatro, perché tutti vi riconoscano nuovamente lo spazio in cui la comunità si riunisce per interrogarsi sul presente. I materiali, le riflessioni, gli studi accumulati precipitano infine in uno spettacolo in scena in teatro nella stagione ufficiale, con una affluenza entusiastica di pubblico che...

Una conversazione con Maurizio Nichetti / Cinema, pubblicità, animazione, teatro

Maurizio Nichetti è un vero simbolo della convergenza tra i linguaggi della modernità, tutti da lui frequentati con lo stesso entusiasmo inventivo, senza pose autoriali ma mai in odore di "marchetta": al cinema così come in pubblicità e in tv, nell'animazione, persino negli eventi... senza contare il teatro, l'opera, il mimo e anche l'insegnamento, visto che in anni recenti dirige il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Proprio lì lo abbiamo incontrato per un'intervista, pubblicata su Bill 13, della quale qui presentiamo una sintesi.   Cominciamo da Carosello. Marco Giusti scrive che il tuo esordio da attore in pubblicità fu nel 1971: Aperitivo Cora, per lo Studio Bozzetto... Eh ma Giusti non è infallibile! Allora, il mio debutto è con tre soggetti per l'aspirina effervescente, per la Gamma film, sarà stato il '69-70: il signor Rossi e il signor Bianchi lottavano, poi a uno veniva il mal di testa che superava con l'aspirina. Quella fu la prima volta che ho visto la mia faccia in tv. A quel punto mi viene voglia di scrivere per la pubblicità, quindi comincio a propormi e lavoro per Pino Peserico (importante produttore di caroselli dell'epoca, ndr)...

L'agente immobiliare

È una mattina di fine luglio e sono al lavoro. L’ufficio è bollente, i pessimi infissi e il cemento delle pareti sprigionano tutto il caldo immagazzinato durante la notte, quando lo stabile è chiuso e i condizionatori rimangono spenti. Da un mese, o giù di lì, io e la mia compagna ci siamo messi in cerca di una nuova casa. Non vogliamo solo cambiare casa (il bambino cresce e gli spazi sembra che si rimpiccioliscano ogni giorno di più), vogliamo cambiare quartiere, vita. Abbiamo pochi soldi e molte pretese, e le idee niente affatto chiare.   Un tempo, per trovare casa, si avevano tre possibilità: 1. Indossare un paio di scarpe comode e fare la ronda per ore, sbirciando i cartelli con scritto Vendesi appiccicati sui portoni dei palazzi e sui pali della luce; 2. Comprare un giornale di annunci immobiliari; 3. Rivolgersi a un’agenzia. Oggi la rete è piena di portali specializzati, ma nonostante ciò abbiamo pensato di non precluderci la terza possibilità.   Così, verso le nove e mezza, la mia compagna mi telefona in ufficio e mi dice: “Ha chiamato l’...

Tanizaki, o il segreto della maestria

Difficile, insidioso, è questo libretto pubblicato in patria (in Giappone) da Tanizaki Jun’ichirō nel 1933 e arrivato alle stampe da noi grazie ad Adelphi solo da poco. Sulla maestria, ovvero geidan, con tanto di ideogramma (un segno composito, che pare fatto di tanti veloci schizzi, di varie anime guizzanti). Una parola che da noi si applica soprattutto agli artigiani, maestria, qui genera varie riflessioni, a partire dall’osservazione degli attori del kabuki, una delle forme teatrali tradizionali giapponesi, trasformandosi nella chiave di un discorso estetico più generale, tra tradizione e innovazione, tra Oriente e Occidente, tra vecchiaia e gioventù, tra classico e contemporaneo.   Tanizaki, scrittore noto in Italia per il romanzo Neve sottile ma soprattutto per La chiave (e per l’adattamento cinematografico “scandaloso” che ne fece Tinto Brass), iniziò a scrivere e si affermò nel periodo dell’innovazione realista e modernista Meiji (1868-1912) e Taishō (1912-1926), e continuò la sua attività letteraria attraverso gli sconvolgimenti degli anni trenta, della guerra, della sconfitta,...

Fantasmi pirandelliani

Succedono bei paradossi nei festival italiani di teatro. Al festival Inequilibrio di Castiglioncello, per esempio. In questa rassegna laboratorio che si svolge nell’ottocentesco castello Pasquini, nei luoghi dove Diego Martelli ospitò i macchiaioli, tra progetti in divenire, “studi”, spettacoli che devono ancora maturare, visioni di danza un po’ algide, un po’ concettuali, all’improvviso irrompe il capolavoro.   Anche qui si tratta, per ora di “materiali”: è uno spettacolo che forse non rivedremo più in questa forma. Ed è più che uno spettacolo, perché Roberto Latini - prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume - ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo.   Lo fa, ereticamente, sulle orme di Leo de Berardinis, accreditandosi come vero erede del grande uomo di scena, perché ne recupera lo spirito, la luce l’ombra l’ascesi che cerca l’uomo attraverso...

Wu Ming. L'armata dei sonnambuli

L'uscita de L'armata dei sonnambuli di Wu Ming, il nuovo romanzo del collettivo bolognese che ha già avuto tre ristampe in poche settimane, è l'occasione per ragionare su un'officina letteraria che è anche un cantiere di riflessione sociale e politica vasto e ramificato, fortemente radicato in rete e su Giap in particolare. Un factory che ha ormai quindici anni – da quando cioè Q conquistava l'attenzione dei lettori con un romanzo storico ambientato durate la riforma protestante che era anche un vero e proprio western teologico.   Da allora romanzi di gruppo e opere soliste hanno messo in scena conflitti e creato cortocircuiti in diversi ambiti, dalla Resistenza di Asce di guerra alla questione di Trieste e del confine orientale con 54, alla Rivoluzione americana e alla questione nativo-americana di Manituana; dal jazz radicale di New thing al post-umanesimo apocalittico e forestale di Guerra agli umani alla narrativa di non fiction di tema post-coloniale di Timira e Point Lenana; e intanto hanno aperto la cassetta degli attrezzi ai lettori discutendo problemi e sviscerando interessi e ossessioni culturali, con New...

Ermanna Montanari: fare-disfare-rifare teatro

Come si può raccontare il teatro vivente, quello per cui la creazione è lavoro col magma dell’esistenza, non rappresentazione né intrattenimento? Laura Mariani e Ermanna Montanari ce lo mostrano in un bel libro, il cui merito va ugualmente alla studiosa e al suo oggetto di studio. Ermanna Montanari. Fare-disfare-rifare nel Teatro delle Albe, edizioni Titivillus, racconta la vita e l’arte di un’attrice unica, capace di una recitazione che è musica, sferzata ruvida, affondo nel dialetto, sogno, sensibilità pulsante e ferita, in uno stare in scena che è destrutturazione, ricostruzione, invenzione di mondi. Lo firma una studiosa del Dams bolognese, Laura Mariani, abituata a immergersi nei mondi complessi di attrici come Sarah Bernhardt, Giacinta Pezzana, Eleonora Duse e in problemi come quelli del travestitismo teatrale. Qui ha abbandonato gli archivi per seguire da vicino un’attrice nel pieno della sua attività, rovistando nella storia della sua formazione, negli spettacoli cruciali che ha realizzato e che la definiscono, nei nuovi lavori creati di recente e in quell’avventura che è stata la...

Santarcangelo: il fantasma dell’attore

Dopo vari spettacoli impegnati a cercare la realtà, è apparso il fantasma dell’attore. Di colui che la realtà la travisa, la traspone, la moltiplica, la nega, la svuota, la esalta.   Era notte a Santarcangelo di Romagna. Per caso, fuggendo da uno spettacolo sonoro di Fuocofatuo tutto giocato su sfrigolare di graticole e ribollire di acque elettrificate e amplificate, siamo incappati sotto le stelle in quella che sembrava una conferenza di Piero Giacché, studioso anticonvenzionale e ammaliante, su Carmelo Bene. Ma quasi subito il sipario della notte è stato aperto sulla visione della voce dell’Attore, registrata alla radio nella Salomè del 1964. Teatro della memoria, dell’assenza, che si trasformava in vita pulsante man mano che si sviluppava la storia, con quel profeta Iokanaan che in barese stretto ripeteva a pappagallo, deformandole, le frasi che una voce (Dio?) gli suggeriva, con Salomé bambina viziata, tra le volute levantine della voce di Carmelo, sardonica, disperata, fino a quella parola finale - P-A-U-R-A - rallentata, dilatata: e poi il vuoto.     Il festival Santarcangelo·12...

Mercuzio a Volterra: dal carcere alla città

Crea spettacoli bellissimi in carcere Armando Punzo, dal 1988. Perché il teatro normale gli stava, anzi gli sta stretto. Ha rovesciato testi classici e attese degli spettatori, osservando il mondo da quella sua periferia emarginata e ferita che è il luogo di pena. Con la sua Compagnia della Fortezza ha trasformato il vecchio penitenziario mediceo di Volterra in una casa della cultura come ce ne sono poche in Italia. Ha vinto vari premi Ubu. Ha sognato di creare in quella prigione un teatro stabile che riprendesse il vecchio motto di Strehler e Grassi: un teatro d’arte per tutti. Ha formato con i detenuti una compagnia di attori di grandissime capacità e di rara potenza: Matteo Garrone ha chiamato uno di loro, Aniello Arena, come protagonista di Reality, il film che ha vinto il Gran premio della giuria a Cannes.   Dall’estate scorsa Punzo ha avuto un’altra visione: quella di portare non solo la città esterna tra le mura del carcere per il festival di luglio, ma di rovesciare il suo teatro nelle piazze e nelle strade in una sorta di spettacolo di massa. Per farlo ha scelto il poeta Mercuzio, quello che in Romeo e Giulietta di...

Cannes 65 – Al festival in Limousine

“Dove vanno a dormire le Limousine?” Si chiede Eric Packer, il giovane protagonista di Cosmopolis di David Cronenberg. La riposta gliela dà, in qualche modo, Leos Carax mostrando nel suo Holy Motors un nutrito gruppo di Limo che si prepara a “coricarsi” in un’autorimessa della periferia parigina, discutendo (letteralmente!) sulla natura e sul carattere dei propri conducenti. Questo di Cannes – sessantacinquesima edizione – è stato, per certi versi, un festival in Limousine. E non soltanto perché le lussuose autovetture sono protagoniste nei due film sopraccitati – tra i più controversi del Concorso – e nemmeno perché il celebre Boulevard de la Croisette ne è percorso in lungo e in largo e in continuazione, ma anche perché la Limousine, emblema del lusso, dell’eccentricità e dell’esibizione di più pacchiana natura, è sembrata assumere, nell’ambito festivaliero, i contorni di una metafora (anche cinematografica) molto ben adattabile ai nostri tempi. Divenendo, da un lato, il simulacro magniloquente, superfluo e ingombrante di un mondo...

Davide Enia. Così in terra

Così in terra (Dalai, pp. 302, euro17,50) è il primo romanzo del drammaturgo e attore Davide Enia; un libro composto da un insieme di storie che si alternano come le scene di un’opera teatrale.   Molti dei personaggi fanno la loro comparsa su un palcoscenico che ha la forma di una moderna arena: il ring di un incontro di pugilato. Tutti devono superare la propria linea d’ombra, il punto di non ritorno, come nei racconti di Tim O’Brien: il nonno Rosario sopravvissuto alla prigionia in Africa, lo zio Umbertino, pugile sconfitto e seduttore, il padre Francesco, morto poco prima di combattere per il titolo nazionale e infine il giovanissimo Davidù, figlio, nipote e pugile, soprannominato il “Poeta”, a cui viene lasciata un’eredità ingombrante e un vuoto da colmare: il riscatto di tutte le sconfitte subite sul ring e l’iniziazione più ardua, quella di narrare la storia.   In lui confluiscono i racconti di un’epopea familiare che si avvicendano in un intreccio di tempi ed epoche diverse, dando l’impressione di un eterno presente, dove le bombe lanciate sulla Palermo della seconda...

Gian Paolo Guerini, Passim

“Percepire ciò che si ode vuol dire avere la visione, attenersi al silenzio vuol dire essere forti” (GPG)   Nel 1990 la Fondazione Mudima di Milano, ospitava una mostra curata da Gino di Maggio dal titolo Pianofortissimo. Il tema si riferiva alla complessa elaborazione che molti artisti, all’epoca ancora vivi, avevano fatto dell’oggetto pianoforte. Artisti che, a partire da questo strumento scultoreo e in particolare da ciò che esso produce, hanno tratto ispirazione per produrre una quantità infinita di magnetismi, rivoluzioni, istigazioni e opere. Parlo ad esempio di: John Cage, La Monte Young, Wolf Vostell, Giuseppe Chiari, Nam June Paik, Daniel Spoerri e molti altri.     La mostra consisteva in un complesso allestimento, all’interno del quale furono realizzate delle performance. Una di queste portava il titolo di Zero ed era firmata da GPG: l’impossibilità di suonare se non lacerandosi definitivamente le dita!     Adesso apriremo una parentesi, che non sarà breve, perché stiamo parlando di un artista e di un uomo che ha una storia molto lunga da...

Marionette con l'anima

Adrian Kohler e Basil Jones nel 1981 fondano la Handspring Puppet Company, una compagnia teatrale sudafricana composta da attori in carne e ossa e marionette. Nella presentazione di TED ripercorrono l’evoluzione delle loro creazioni. Da una piccola iena relativamente semplice da manovrare fino alla loro ultima fatica: Joey, un cavallo realizzato in dimensioni naturali per lo spettacolo War Horse, che si presenta e si muove sul palco con incredibile realismo.     Più di cento anni fa Edward Gordon Craig nel suo articolo L’attore e la Supermarionetta aveva teorizzato, citando Eleonora Duse, la necessità di estromettere gli attori dal teatro: potessero morire di peste! Al suo posto sarebbe dovuta subentrare una figura inanimata; la Supermarionetta. La sua prossimità alla morte, alla materia inerte richiama alla mente di Craig un corpo in trance, completamente dimentico di sé e allo stesso tempo perfettamente in grado di eseguire ogni singolo gesto con grande perfezione.     Già Heinrich von Kleist guardava con ammirazione al teatro delle marionette e ne osservava la grazia e la leggiadria. La...

Reds

L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Ronald Reagan, rappresentante della destra repubblicana, segnerà la diffusione in tutto il mondo occidentale dell’ideologia ultra liberista i cui guasti sono alla base della crisi economica attuale. Quelli di Reagan, è il caso di dirlo, furono gli otto anni che sconvolsero il mondo.   Reagan era stato preceduto dall’inconsistente Carter, e prima ancora da Ford e dal poco raccomandabile Nixon, tuttavia il risveglio quella mattina per l’America liberal e dissidente fu traumatico. Quelli erano ancora gli anni di John Lennon e Yoko Ono, della New Hollywood e di film come Manhattan in cui Woody Allen metteva in scena esplicitamente un rapporto di coppia tra un maturo intellettuale ed una ragazza minorenne (impensabile anche oggi), e infiniti potrebbero essere gli esempi di vivacità culturale, di lotta sociale, di attenzione alle minoranze che in quegli anni scorrevano nelle vene della, seppur conservatrice, società americana.   Con Reagan il colpo sarebbe stato letale perché non solo i reazionari restavano saldamente al potere, ma perché la sua politica da ex...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Trenta anagrammi per il Teatro Valle

L’arte, a  volte, è trovatella.   Tra le tavole, l’attore vale Re o valletta orla la vetta.   Vo’ allettare alle trovate. Love l’attrae. È alto travel: Elettra vola (teatrale vol).     L’altero vate volterà tela, velerà l’atto. Altrove tal è.     Alt al vetero! Alt, e v’è altro oltre al vate: vòlte realtà, torve lealtà.     O valle tetra! Avrete l’alto veto all’arte Tollerate? Va?   È trovatella, a volte, l’arte. Vale lottare. È lotta, larve! È lotta, Ravel!     Note   Ogni verso è un anagramma di «Teatro Valle»   v. 4. : attore, da intendersi in senso deplorevolmente neutro ai fini del gender: infatti può essere «re» o «valletta». v. 7.: vo’ , «vuole». v. 12: vol, «volo». v. 20: vòlte, «voltate, rovesciate» v. 25: va?, «può andare?» «funziona?...

Un attore, Claudio Morganti / Ritratti

  Probabilmente è una questione di respiro. Bisogna avere il fiato lungo per lasciar sedimentare una ricerca, partita ormai trent’anni fa, sapendola tener viva e radicale, compiendo delle scelte controcorrente, soprattutto in questi ultimi anni in cui il mercato ha ammorbidito e omologato i lavori di molti artisti contemporanei. Riuscire ad ascoltare il proprio respiro significa guardare alla figura umana e riflettere sui sentimenti sovrani: la paura, l’amore, l’odio, la gelosia, la follia. Tendere l’orecchio all’umano dovrebbe essere per un attore principio fondativo e prioritario; ma saper far vibrare la corda giusta e far suonare le grandi passioni umane è privilegio di pochi. Morganti è uno di questi.   Dalla tradizione attoriale italiana Morganti eredita naturalmente molte cose. Ma il primo incontro – quasi un’iniziazione – con Carlo Cecchi, gli permette probabilmente di guardare al passato con una lucidità e una ferocia molto rare: il profondo rispetto per le radici corre in parallelo all’ostinata rimessa in discussione delle esperienze precedenti, in un equilibrio che...

L'attore Civile, l'amore, la contraddizione e la libertà

Nei teatri bolognesi, da qualche mese, capita di assistere a monologhi di giovani attori e attrici che precedono gli spettacoli. Il pubblico si reca in alcuni luoghi “ufficiali” del circuito cittadino, dalla stanca Arena del Sole al Teatro delle Celebrazioni, una sala privata con un cartellone prevalentemente commerciale. Prima che lo spettacolo in programma abbia inizio ci sono le presentazioni di Civile, progetto di Fiorenza Menni (Teatrino Clandestino) e della studiosa e organizzatrice Elena Di Gioia. Sono dei ritratti, dei racconti autobiografici scritti e provati durante settimane di lavoro precedenti. Gli attori e le attrici parlano della loro vita, della scelta di individuare nell'arte il proprio posto nella società. Qualche settimana fa, a Roma, questi ritratti “civili” hanno convissuto tutti nello stesso spazio, l’Angelo Mai Altrove, che da un anno e mezzo ha riaperto in zona Circo Massimo ed è divenuto uno snodo cruciale del teatro che vive.     In Italia, oggi, c'è un teatro che vive e uno che sopravvive, eppure è il secondo a garantirsi la quasi totalità di date, produzioni,...