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caffè

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Appennini / Caffè. Conversazioni e solitudini

In quello straordinario piccolo libro che è Una certa idea di Europa di George Steiner, i caffè insieme alle vie con nomi propri, alle strade e ai territori percorribili a piedi (all’essere la sua civiltà “figlia” di Atene e Gerusalemme), sono un’idea di Europa aldilà di ogni confine, lingua, religione. Ne sono un tratto essenziale, elemento del panorama e del vivere comune in cui riconoscersi. I caffè del resto sono differenti dai pub inglesi dove la birra, il cibo, gli orari, le luci e altro segnano una diversa convivialità e ancora i caffè appaiono profondamente estranei ai bar americani dove solitudini e super alcolici possono essere presenze abituali. Non che nei bar-caffè italiani o europei non si bevano alcolici, ma almeno a partire dal Settecento, quando il caffè e il resto delle bevande nervine entrano nell’uso comune, almeno in molte città, una convivialità non alcolica diventa possibile, diventa disponibile un’alternativa al vino, alla birra, al sidro, all’idromele, ai liquori... insomma una alternativa all’alcol secondo lo stato sociale, il gusto, la geografia e le consuetudini.   È stata di fatto una rivoluzione silenziosa: la convivialita alcolica, disinibente...

La bevanda della borghesia moderna / La scoperta del caffé

“Il caffè agisce sul diaframma e sui plessi dello stomaco, da cui raggiunge il cervello attraverso irradiazioni impercettibili che sfuggono a ogni analisi; nondimeno si può presumere che sia il fluido nervoso a fungere da conduttore dell’elettricità sprigionata dal caffè, o meglio trovata e messa in azione dentro di noi”.   Così scrive Balzac nel suo Trattato degli eccitanti moderni (1839). Lo scrittore ne fa un uso smodato come analgesico, per tenersi sveglio, come aiuto per l’immaginazione. Di fatto è un tossicodipendente, e hanno ragione due studiosi della caffeina, Bennett A. Weinberg e Bonnie K. Bealer, nel dire che l’alcaloide contenuto nel caffè è senza dubbio la droga più popolare del mondo, supera di larga misura nicotina e alcol. Eppure fino al 1650 era praticamente sconosciuta in Europa, mentre cinquanta anni dopo si consumava in 3.000 locali di Londra, che ne è stata la capitale insieme a Parigi per quasi un secolo. Come ha fatto a diffondersi e a diventare la bevanda preferita del secolo dei Lumi, e oltre? “Ogni volta che beviamo una tazza di caffè, prendiamo parte a uno dei più grandi misteri della storia della cultura”, scrivono i due studiosi. L’arbusto del...

Una storia complicata / Storia dello zucchero

Viviamo nell’epoca delle bustine. Quasi tutto quello che mangiamo ci raggiunge attraverso buste di diverse dimensioni. Lo zucchero, ad esempio. Sul bancone del bar ci sono almeno tre bustine: lo zucchero semolato bianco, lo zucchero bruno di pura canna e un dolcificante a base di saccarina sodica. Lo zucchero oggi costa poco. Se vogliamo comprarne un chilo basta entrare in un supermercato: 0,70 euro quello bianco raffinato, o 2,5 euro il bruno. La strada che lo zucchero ha percorso per arrivare sino a noi e raggiungere prezzi così contenuti, è stata lunga e complessa. Quello che usiamo è saccarosio estratto dalla canna da zucchero; può anche essere derivato dalla barbabietola, ma solo a partire dall’Ottocento.   Il saccarosio è un composto chimico organico della famiglia dei carboidrati estratto da un vegetale il cui nome scientifico è Saccharum officinarum. Proviene dalla Nuova Guinea dove, secondo i botanici, sarebbe stato addomesticato alcune migliaia di anni fa. A partire dall’8000 a.C. è arrivato nelle Filippine, in India e poi in Indonesia. Ma sono dovuti trascorrere decine di secoli affinché giungesse da noi a partire dalle isole dove spesso si pensasia nato: i Caraibi...

Le brioche dopo la battaglia

English Version     Quando al mattino, nel bar sotto casa, intingo la brioche ancora tiepida nel cappuccino, che si è immediatamente freddato, non posso fare a meno di pensare alla mia amata Polonia e all’assedio di Vienna del 1683. Data storica di straordinaria importanza: l’avanzata degli ottomani verso la conquista di tutta l’Europa fu fermata definitivamente e da lì iniziò il declino del loro impero. L’assedio alla capitale dell’Impero asburgico era iniziato il 14 luglio con un esercito immenso, guidato dal feroce gran visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha. Ma, nei due mesi successivi, gli assedianti non riuscirono a espugnare Vienna nemmeno con le cannonate e vennero a poco a poco sfiniti da varie epidemie (soprattutto dissenteria). Gli ottomani tentarono persino di entrare in città scavando ardite gallerie sotterranee, in modo da prendere di sorpresa gli assediati durante la notte. Ma, dice la leggenda, furono scoperti dai fornai viennesi che stavano cuocendo il pane per il mattino seguente. Per celebrare lo scampato pericolo, si narra che un pasticciere di nome Vendler inventò il “cornetto...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Il caffè degli eroi

“Tre caffè e tre bicchieri d’acqua frizzante”.   Ogni giorno la stessa storia, che si ripete uguale, immancabile, con la sacralità di un rito. Ore 15.30, puntuali. L’unica forma di regolarità che ci siamo dati o che ci è rimasta è questa, l’appuntamento al bar per il caffè. In pratica è così che inizia la nostra giornata. Abbiamo abitudini molto simili, ci alziamo giusto in tempo per pranzare, non proprio quando tutto è pronto, ma una mezzoretta prima, il tempo di collegarci su Facebook e dare il nostro fondamentale contributo al mondo. Quando è pronto ci chiamano a tavola e ci sono delle giornate storte in cui proprio non si riesce a parlare del più e del meno e ci tocca pure giustificare il motivo della nostra esistenza; spesso non ci viene riconosciuto il ruolo fondamentale che ricopriamo all’interno della famiglia e nella società  in genere, e questo a volte ci dà delle preoccupazioni. Per fortuna dopo pranzo ci possiamo rilassare un po’ sul divano e guardare i Simpson. Un’altra occhiata a Facebook e finalmente arriva l...

Il tempo breve

Nell’affacciarsi e nel dileguarsi delle ere, l’avvento del tempo agrario e dei suoi riti probabilmente hanno portato anche ad un  diverso modo di pensare il presente. Vivere della terra e dei suoi frutti ha significato infatti progettare il lavoro: inevitabilmente pensare,  programmare, immaginare il domani. Immaginare il domani…ma non è forse anche da questo che nasce l’idea di ogni dieta? La dieta è un’immagine di noi oltre la realtà della fame e di ogni sazietà, è un’immagine di noi oltre il presente. In ogni dieta si cela l’idea del tempo e questo - temuto e venerato - fa capolino nelle ricorrenze che segnano il corso dell’anno, nei simboli di cui  ci nutriamo: invisibile, il tempo è dentro ogni  virtù e ogni veleno.     Infuso di caffè (Il tempo breve)                                              ...

Caffè

A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i Balcani ce li siamo lasciati alle spalle. Il caffè espresso è stato una conquista relativamente recente, ancora negli anni ottanta a Zagabria, Belgrado, Sarajevo per berlo si usciva di casa, si andava negli alberghi del centro e lo si degustava servito con la panna, così si evitava che fosse troppo poco calorico. E ci si sentiva più mitteleuropei, perché dove si servivano dolci e gelati non c’era posto per la šljivovica, la grappa di prugne che produce l’ubriacatura della bettola.   A casa rimaneva la tradizione del caffè turco, quello con la džezva, il bricco che deriva appunto dal turco brocca. Si fa bollire l’acqua, si butta un po’ di zucchero e poi si mescola un macinato fine – quello che poi permetteva...