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chimica

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Plastica / Celluloide, bakelite & Co. il lungo sogno del Secolo breve

Spesso, le grandi invenzioni nascono dal tentativo di risolvere problemi di secondo piano. Nel 1863, la ditta Phelan e Collander, fabbricante palle da biliardo in Albany, New York, bandì un premio da diecimila dollari per chiunque avesse inventato un materiale in grado di sostituire l’avorio, che ormai iniziava a scarseggiare. A raccogliere la palla al balzo fu un chimico statunitense, John Wesley Hyatt, che riuscì nell’intento sei anni dopo, nel 1869, brevettando un composto a base di nitrocellulosa ammorbidito con l’aggiunta di canfora. La nitrocellulosa, il primo polimero di sintesi della storia, era stato brevettato in Inghilterra nel 1861, da Alexander Parkes, ma non ebbe mai alcun esito commerciale; il suo primogenito, che Hyatt battezzò “celluloide”, ebbe invece un successo strepitoso. Non per costruire le palle da biliardo, però: la celluloide è un materiale infiammabile e potenzialmente esplosivo, se compresso, e da non poche sale da biliardo in tutti gli States giunsero lamentele sul fatto che, a volte, nel gioco si producessero schiocchi non dissimili a quelli di un colpo di pistola, col risultato che la clientela cercava rifugio sotto il biliardo, nel timore di una...

Incorruttibile / Plastica: un nuovo materiale

Il nome di John Wesley Hyatt non dice molto alla maggior parte delle persone, eppure senza questo americano, che lavorava in una baracca insieme al fratello, non avremmo le plastiche sintetiche.  Il termine “plastica” (“che ha molti parti”), coniato da un chimico svedese dell’inizio dell’Ottocento, Jöns Jacob Berzelius, indica una gamma molto vasta di materiali organici, ovvero formati da un gruppo di composti fondati sul carbonio, solidi e plasmabili. Come racconta un ingegnere dei materiali dall’indubbio talento narrativo, Mark Miodownik, in un libro godibile, La sostanza delle cose (tr.it. di A. Asioli, Bollati Boringhieri, pp. 249, € 20), tutto comincia con un annuncio pubblicitario sul “New York Times”: diecimila dollari a chi inventa un nuovo materiale per le palle di bigliardo. Le palle di avorio in uso all’epoca erano troppo costose e impedivano di fatto la diffusione dei bigliardi nei locali e bar, fondamentali per attrarre la clientela. Siamo nel 1869 e Hyatt, con il sostegno economico di un ex generale della guerra civile, Marshal Lefferts, crea la celluloide, la prima plastica plasmabile per uso commerciale. Ma nel 1861 Alexander Parkers, inventore inglese...

Ogni cosa al suo posto / Oliver Sacks e le cellule dell’Aston Martin

Ho ascoltato di recente una conferenza tenuta una decina di anni fa da Oliver Sacks, intitolata Che cosa rivelano le allucinazioni alla mente. Sacks mette in guardia gli psichiatri e gli psicologi dal considerare tutti i tipi di allucinazione come fenomeni psicotici, l’idea che propone è che il cervello possa vedere anche senza il supporto degli occhi e dei recettori oculari; al di là dei fenomeni psicotici e per ragioni assai diverse. In quella conferenza, Sacks sostiene che, poiché una diagnosi psichiatrica è ancora un’etichetta spaventosa, sarebbe bene rassicurare la maggior parte delle persone che hanno allucinazioni che non sono affatto folli. Molti infatti tengono segrete queste esperienze visive per il timore di essere psichiatrizzati. In quella conferenza Sacks cita affascinanti ricerche neurologiche, risalenti agli anni Settanta, che designano cellule che riconoscono forme specifiche e dettagliate, designate a osservare, per esempio, paesaggi, oppure edifici, volti, persone, automobili. Forse persino cellule dedicate al riconoscimento delle Aston Martin.   Il rinnovato ricordo di Oliver Sacks, neurologo romantico e romanziere d’eccellenza, viene da una nuova...

Paradisi artificiali / Ecstasy

La “generazione chimica”, come l’ha definita Irvine Welsh, autore di Trainspotting, è figlia del thatcherismo. Nasce nell’epoca in cui “la mappa psichica dell’Inghilterra veniva drasticamente ridisegnata, le vecchie regole perdevano significato, le vecchie certezze si squagliavano come neve al sole, e le nuove dovevano ancora stabilirsi” (M. Collin). L’Ecstasy, la “pillola dell’amore”, il carburante dei rave, ritmo interiore di “music house”e “techno sound”, è figlia della fase finale di quella stagione politica, risultato ultimo delle politiche sociali avviate da Margaret Thatcher culminate nell’etica del libero mercato e insieme nella strisciante insicurezza generata da disoccupazione, bassi salari e precariato diffuso. Per uno strano paradosso è stato proprio la miscela di thatcherismo e edonismo di massa a produrre la subcultura giovanile in cui ha prosperato la diffusione delle droghe chimiche. Com’è possibile che la MDMA, ovvero 3,4-metilendiossimetamfetamina, nota come Ecstasy, dal nome attribuitagli da un ignoto trafficante, sia diventata il simbolo di quella stagione segnata dai raduni musicali in capannoni dismessi frequentati da figli del proletariato inglese, dai riti...

Giacomo Serpotta / La ragione dello stucco

Lo stucco finge il marmo, è di minor costo, ma sempre di grande effetto, ha tradizione antichissima e si trova in tutto il mondo, per un motivo principale: tutti hanno bisogno di ornare le proprie dimore. I decoratori in Italia, con tutti i chilometri di chiese e di palazzi che nel barocco c’erano da riempire, certamente non avrebbero potuto fare opere solo con blocchi di marmo di Carrara, bianco abbagliante, come voleva la tradizione dei Gagini, o nemmeno nella linea degli squisiti intarsi mischi di tradizione siciliana. Nel Seicento la pratica era comune, se vi attendeva perfino il gran Bernini, e i maggiori scultori del suo tempo con lui. E poi, più specificamente, in Sicilia non c’erano abbastanza soldi per rifornirsi sempre alle cave di Michelangelo. Palermo, di stretta osservanza bianca, sulla scia della perduta Tribuna del Duomo, affamata di assoluto candore di neve scultorea, continuamente ricorreva allo stucco per le sue figurazioni allegoriche, sempre necessarie per tutte le chiese e gli innumeri oratori.     L’incontro nell’impasto è tra due materiali specialmente: la calce spenta (idrossido di calcio), che ha anche un nome più poetico al suo arco: latte di...

Primo Levi come prisma

Anche per la mia insegnante di scienze naturali la chimica era un testo di chimica, e basta. Era le pagine di un libro. Non aveva mai toccato in vita sua un cristallo o una soluzione. Era un sapere trasmesso da insegnante a insegnante, senza mai un collaudo pratico. C’erano le esperienze in aula, ma erano sempre le stesse. Mancava assolutamente tutto quello che è inventivo in queste cose […]. [Mio padre] il cannocchiale non me l’aveva comprato, ma un microscopio da 250 ingrandimenti sì, con il quale organizzavo spettacoli «classici», una soluzione di allume per vedere i cristalli... Avevo una macchinetta da proiezione del Pathé Baby, a passo ridottissimo: invitavo i miei amici, e mettevo il vetrino al posto della pellicola, si vedevano crescere i cristalli.   Primo Levi racconta così, dialogando con Tullio Regge, le sue prime esperienze scientifiche. In opposizione a un ambiente scolastico chiuso alla prassi e all’invenzione, un microscopio regalatogli dal padre, una macchinetta da proiezione del Pathé Baby adoperata, per dire così, in maniera creativa, amici cui mostrare vetrini sui quali...

Giorgio Bocca intervista Primo Levi / Essere antifascisti oggi

Nel 1985 Giorgio Bocca conduce una trasmissione a Canale 5; s’intitola “Prima pagina”. In seguito, ha raccontato varie volte della collaborazione alla tv berlusconiana. Intervista diversi personaggi, e nel giugno di quell’anno incontra Primo Levi. L’occasione è data dall’uscita di un libro dello scrittore torinese: L’altrui mestiere; un libro di saggi, meglio di articoli brevi, apparsi in vari giornali, principalmente “La Stampa”, con cui Levi collabora; in precedenza, negli anni Sessanta, anche su “il Giorno”, di cui Bocca era una delle firme. Una coincidenza, come l’altra, quella che probabilmente spinge Bocca a intervistare Levi: entrambi sono stati partigiani di Giustizia e Libertà. Levi per breve tempo, e in una scalcagnata banda partigiana denunciata da una spia. Inoltre, entrambi sono piemontesi; Bocca di Cuneo, Levi di Torino. La città della Mole si sente sullo sfondo di questa conversazione condotta nelle stanze dell’Einaudi, la casa editrice di Levi; Bocca è stato a Torino all’inizio della sua carriera giornalistica, prima di andare a Milano, l’altra sua città. Levi ci vive in modo discreto, ma intenso come si capisce dall’intervista stessa. La conversazione, qui...