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cultura

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Pane e cultura

Pubblichiamo un'anticipazione dal libro di Bruno Arpaia e Pietro Greco, La cultura si mangia!, Guanda, da oggi nelle librerie.   D’accordo, ne siamo consapevoli: è fin troppo facile iniziare con le ormai celebri dichiarazioni di Giulio Tremonti. Ma non è colpa nostra se, quando era ministro dell’Economia, il commercialista di Sondrio ha riassunto in una sola battuta i pregiudizi e le arretratezze di buona parte del Paese rispetto a tutto ciò che sa di pensiero, di riflessione, di elaborazione culturale, di sguardo lungo sui nostri destini. «Con la cultura non si mangia» ha dichiarato infatti Tremonti il 14 ottobre 2010. Poi, non contento, ha aggiunto: «Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Che umorista. Che statista. Meno male che c’è gente come lui, che pensa ai sacrosanti danè. E infatti, con assoluta coerenza, Tremonti ha tagliato un miliardo e mezzo di euro alle università e otto miliardi alla scuola di primo e secondo livello, per non parlare del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo e altre inutili...

Trent'anni e non sentirli

Mi sono imbattuto l’altra sera in questa bellissima intervista a Spadolini. Ci sono tre cose che, oggi, sono una lezione. La prima è che a dialogare con lui, un presidente del Consiglio, non c’erano i giornalisti: c’erano Alberto Moravia, Goffredo Parise, Giuseppe Patroni Griffi, e Paolo Villaggio (sì, proprio lui: Fantozzi). Non che gli intellettuali siano meglio dei giornalisti (assolutamente), ma serve per capirci sul livello di connessione, e di osmosi, che c’era un tempo fra la cultura e i problemi del paese. La cultura e la politica non erano cose lontane che si guardavano da lontano, erano una cosa sola, l’una causa ed effetto dell’altra.   La seconda è una cosa bella, proprio bella (a prescindere dalle morali salutiste): è che quelli lì fumavano, di continuo. Come fosse una tavola intorno alla quale avere anche un grado di pace, senza finzione. Chi non capisce il perché, non lo capirà mai.   La terza è invece più sostanziale: Spadolini risponde a domande ancora oggi senza risposta. Come se nel frattempo non fossero passati decenni, soldi e azioni. Parla...

Sano disaccordo in rete

Nel 1979 Christopher Lasch in una delle pagine del suo libro più noto, La cultura del narcisismo, usò l’espressione «camera dell’eco» per descrivere quella che a suo parere era diventata l’America dopo la diffusione di strumenti di riproduzione come i registratori portatili, le piccole macchine fotografiche, le fotocamere, e in particolare le Polaroid. Lasch vedeva in questi strumenti visivi e sonori delle piccole superfici in cui l’ego delle persone poteva specchiarsi.   Sono trascorsi trent’anni e la metafora della «camera dell’eco» torna in un altro saggio, La stanza intelligente di David Weinberger (Codice Edizioni, traduzione italiana di N. Mataldi, pagg. 272, 22,90 euro), dedicato alla conoscenza come proprieta della rete. L’espressione indica i gruppi che nel web contengono solo persone che concordano tra loro, mentre l’idea dell’autore, ricercatore della Harward Law School, è che sia invece proprio la diversità di opinione, la differenza, il confronto e persino lo scontro d’idee e d’interpretazioni, a costituire la ricchezza della rete. Come non...

Ohio: swing state

Se doveste scegliere uno stato dell’unione dove assistere alla prossima campagna elettorale per le presidenziali americane, non dubitate nemmeno un secondo e venite qui, a Cincinnati o a Columbus, in Ohio. L’Ohio è lo “swing state” per eccellenza, l’ago della bilancia elettorale, il “bellwether state”, dove si capisce dove andrà l’intera nazione; lo stato che incarna la medietas nazionale rispetto alle preferenze di ogni tipo. Non a caso moltissime multinazionali hanno la loro sede americana qui, proprio per intercettare meglio e prima le tendenze dell’intero continente, soprattutto in termini di trend di consumo. E non sorprende quindi che Obama e Romney siano ritornati da queste parti in diverse occasioni durante la campagna elettorale, perché la battaglia elettorale non si vince a New York o in Texas, dove la polarizzazione politica è stabile da tempo, ma in questi stati “cerniera” - dal punto di vista sia geografico, che sociale. A riprova la percentuale dei voti: a livello nazionale il 50.6% per Obama contro il 47.80% per Romney, in Ohio 50.18% contro 48.18%.   L’...

Grande è il disordine sotto il cielo

È uscito in questi giorni presso le Edizioni dell’asino, Soli e civili di Matteo Marchesini, una serie di ritratti d’intellettuali, scrittori e poeti spesso dimenticati, ma che hanno fatto la storia della cultura italiana, da Alberto Savinio a Piergiorgio Bellocchio, da Franco Fortini a Luciano Bianciardi. Pubblichiamo di seguito la prefazione al volume di Goffredo Fofi.   Goffredo Fofi, Grazia Cherchi, Piergiorgio Bellocchio.   Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è confusa e la crisi avanza, e non riguarda soltanto l’economia; è forse, prima di tutto, una crisi di modelli, di idee, di morali. Di “cultura”, in senso antropologico e in senso cognitivo. In un paese che non ha vissuto l’esperienza della Riforma e che non ha fatto la Rivoluzione borghese, che ha alle spalle una tradizione municipale piuttosto che statale, che va dalle Alpi al mar d’Africa e che si apre verso Oriente quanto verso Occidente, ma che ha subito nel Novecento l’impatto micidiale dell’american way of life, le tradizioni sono deboli e le leggi incerte – tante e contraddittorie....

Piattaforme

A utilizzare per primo il termine “piattaforma” sembra sia stato il matematico italiano Nicolò Tartaglia nel 1546, per indicare una superficie piana di varia estensione. È lo stesso matematico che ha creato il celebre “triangolo” che da lui prende il nome. A osservarlo bene, con i suoi coefficienti binomiali e il suo sviluppo numerico, sembra una perfetta rappresentazione della crescita della rete così com’è avvenuta negli ultimi anni: la piattaforma digitale. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro la fine del 2012 gli abbonamenti mobili per l’accesso al web (cellulari, tablet e chiavette per pc) raggiungeranno nel mondo la quota di 6,6 miliardi. Piattaforme digitali che realizzano il sogno di fornire una connessione a ogni persona.   Nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Reti di indignazione e speranza. Movimenti sociali nell’era di Internet (Università Bocconi Editore), Manuel Castells utilizza varie volte questo termine, ma con un significato ambivalente. Da un lato, indica, infatti, l’“autocomunicazione di massa”, ovvero le reti orizzontali (“l’...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

cheFare. La prossima mossa

Oggi si inaugura la nuova versione del sito di cheFare, e con questa la seconda fase di selezione del percorso per il premio da 100.000 euro per un progetto d’innovazione culturale ad impatto sociale. Tra le pagine del nuovo sito sarà possibile scoprire i progetti e votarli, oltre che finanziarli attraverso la piattaforma di crowdfunding Eppela e raccontarli - o farseli raccontare - con Timu, lo strumento di social storytelling della fondazione <Ahref. Accanto alle schede dei progetti, il sito raccoglierà i contributi apparsi su La Domenica de il Sole 24 Ore, doppiozero ed i social network, dedicati ai temi che abbiamo scelto di affrontare: le trasformazioni della cultura nella società della connessione, le nuove forme dell’economia e del lavoro, le sfide della condivisione e del crowdfunding.   Quello che sorprenderà molti è che abbiamo deciso di pubblicare solo 32, e non 40 (il limite massimo), dei quasi 520 progetti pervenuti. Da dove viene questa scelta? In estrema sintesi, abbiamo deciso di puntare su quelle proposte che fossero in grado di armonizzare innovazione, impatto sociale e sostenibilità...

cheFare: 500 progetti per la cultura

Un anno fa a doppiozero (sito, rivista ed editore digitale, incubatore culturale) ci siamo chiesti: cosa possiamo fare di molto pratico per contrastare il senso d’immobilità che la crisi economica ha portato nel mondo della cultura in Italia? La risposta è stata cheFare: un premio di 100.000 euro assegnato a un progetto di innovazione culturale con un impatto sociale significativo.   Pensavamo di ricevere al massimo un centinaio di risposte, e di vagliare un numero anche minore di progetti. Ne sono arrivati oltre 500. L’idea da cui siamo partiti è che le risposte possibili al senso di smarrimento prodotto dai continui tagli ai finanziamenti per la cultura fossero già presenti nelle realtà che agiscono nell’ambito culturale: centri, fondazioni, università, privati, cooperative, realtà non-profit, associazioni. Il problema era piuttosto come far emergere queste realtà già attive sul territorio e dar loro una mano per elaborare un progetto concreto.   Abbiamo realizzato un network di partner all’altezza di questo scopo – Avanzi, Fondazione Ahref, Make a Cube, Tafter,...

La sottile linea rossa tra cultura e innovazione

In principio era il mercato; libero, razionale, votato alla massima utilità. Questo spazio prima fisico poi virtuale ha ridisegnato l’assetto sociale ed economico europeo a partire dalla nascita dell’impresa, alla fine del Settecento. Quanto è accaduto è storia nota, ma la crisi, non solo finanziaria ma anche etica e sociale, che ha travolto il sistema produttivo mondiale e le grandi democrazie occidentali, ha rimesso in discussione il ruolo giocato dalla cultura nelle politiche di sviluppo di organismi complessi come i governi nazionali e sovra-nazionali.   La novità non è più rappresentata dalla forza economica del settore culturale, essendo ormai ampiamente conosciuti i dati che mostrano la vitalità di questo comparto e l’enorme potenziale competitivo insito nelle attività ad elevato contenuto culturale e creativo. Non ci sorprende più apprendere che uno studio preparato per la Comunità Europea e apparso nel 2010 con il titolo The entrepreneurial dimension of the culture and creative industries, metta in luce come nel 2008 le industrie culturali abbiano generato il 4.5% del...

Sulle orme dell’Orma

Il 4 ottobre sono approdati in libreria i primi due titoli di una nuova casa editrice, L’orma, fondata a Roma da due (anagraficamente) giovani intellettuali che conosco da molto tempo, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi. Li ho incontrati più o meno a metà dello scorso decennio: dapprima leggendoli in Rete, su un sito di Letteratura comparata (entrambi sono transitati dalla scuola senese di Antonio Prete), Sguardomobile, che si distingueva per ricercatezza grafica e di scrittura; e poi incontrando un paio di volte Lorenzo, e la sua facondia appassionata, in qualche occasione direi convegnistica (entrambi da tempo emigrés e giramondo, in Italia venivano nell’unico modo in cui sia dato godersela: cioè in vacanza). Mi colpì una sua recensione iper-virtuosistica, apparsa sul sito, a Nel condominio di carne di Valerio Magrelli: mirabile operetta in prosa della quale il critico, critico-scrittore, con finezza evidenziava come fosse intessuta – più ancora delle poesie del medesimo autore – di dissimulati endecasillabi. L’intera recensione era a sua volta – a questo punto direi ovviamente – per intero...

Che fare con l’innovazione sociale

Il Novecento è stato interamente fondato su grandi processi di standardizzazione. Non solo uniformità dei processi di produzione industriale, come nelle catene di montaggio della Ford, ma anche uniformità nell’accesso al welfare e all’istruzione, nella burocrazia statale, nei mezzi di comunicazione e nei modelli di consumo. Quando Castells ha scritto La nascita della società in rete molti lettori hanno preferito soffermarsi su una lettura prevalentemente tecnica della questione, secondo la quale il grande cambiamento paradigmatico, sopraggiunto con la fine del secolo passato, è stato soprattutto un problema infrastrutturale. Ma la trasformazione reticolare della società ha degli sviluppi che vanno ben oltre Internet: si tratta, infatti, di un fenomeno di vastissima portata che, proprio grazie alle possibilità di reperimento, organizzazione e ri-aggregazione delle informazioni, sta trasformando il mondo in cui viviamo in un’ecologia nella quale si affolla un numero di attori sempre più eterogenei.   È allora questo il momento per iniziare a ripensare il mondo attorno a noi come uno spazio...

CheFare: premio per la cultura, 100.000€

Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale: la sfiducia generalizzata e la generale mancanza di prospettive. Se da un lato è importante arginare la pratica dei tagli generalizzati alla cultura, dall’altra è però necessario anche sperimentare nuovi modi per sostenere economicamente le iniziative culturali. Bisogna cercare nuove pratiche e realizzare progetti innovativi in questo ambito. Per questo doppiozero dà il via in questi giorni a cheFare, un bando per progetti di innovazione culturale ad impatto sociale, rivolto alle imprese, alla società civile e alle organizzazioni - sia profit che  non profit - che hanno voglia di mettersi in gioco e verificare concretamente nuove forme di sostenibilità. Il vincitore del...

Prima cosa, disinnescare la bomba

Qualche settimana fa, ben prima degli scontri che hanno insanguinato l’ambasciata americana in Libia, a Parigi è esplosa una bomba. Benché l’effetto sia stato decisamente meno cruento - un importante consulente di Gallimard, Richard Millet, ha dovuto dimettersi - la materia esplosiva è la medesima: una rozza opera d’ingegno (se così si può dire) che ha lasciato sbigottita la comunità intellettuale di Parigi e non solo, per le posizioni reazionarie e razziste che vi sono espresse.   Una bomba solitamente è composta da un contenitore, che garantisce una buona combustione all’esplosivo, e da un innesco senza il quale essa è quasi inoffensiva. In questo caso fa funzione d’innesco il titolo di un breve saggio, Éloge littéraire d’Anders Breivik (parte seconda di un pamphlet intitolato Langue fantôme) di Richard Millet, che, a partire dalla strage di Utoya, tenta di ragionare sull’Europa di oggi vista come una civiltà decadente schiacciata dalla crisi economica, specchio di un imperante multiculturalismo che ha annacquato quella che era un’identit...

Tecniche di produzione del vuoto

Certo, era difficile aspettarsi che Marcello Veneziani potesse gioire per l’uscita di Cultura di destra. Con tre inediti e un’intervista, il libro di Furio Jesi che Nottetempo presenta ora in una nuova edizione accresciuta: “è un brutto indizio che si regredisca ai feroci e cupi anni settanta con un trattato di criminologia culturale”, ha scritto. Eccolo dunque agitarsi nei modi consueti (anche perché nessuno cita i suoi antichi studi evoliani) e nell’agitarsi prende alcune grosse cantonate (per esempio attribuendo al sottoscritto curatore le parole dell’autore). Una frase più di tutte lo addolora: l’odierna cultura di destra - dice Jesi – “è caratterizzata (in buona o cattiva fede) dal vuoto”. Verità dura da sopportare. Specie se dopo tanti sforzi per darsi un tono da terzo millennio, dopo tante illusioni di aristocratica grandezza (Spengler, Schmitt, Pound... sì, magari) e sogni vaghi di “comunità”, si notano più che altro, dietro una certa destra di questi giorni, carte tossiche e ingiallite, nonché brodaglie di muffa ideologica: dal “...

Mercuzio a Volterra: dal carcere alla città

Crea spettacoli bellissimi in carcere Armando Punzo, dal 1988. Perché il teatro normale gli stava, anzi gli sta stretto. Ha rovesciato testi classici e attese degli spettatori, osservando il mondo da quella sua periferia emarginata e ferita che è il luogo di pena. Con la sua Compagnia della Fortezza ha trasformato il vecchio penitenziario mediceo di Volterra in una casa della cultura come ce ne sono poche in Italia. Ha vinto vari premi Ubu. Ha sognato di creare in quella prigione un teatro stabile che riprendesse il vecchio motto di Strehler e Grassi: un teatro d’arte per tutti. Ha formato con i detenuti una compagnia di attori di grandissime capacità e di rara potenza: Matteo Garrone ha chiamato uno di loro, Aniello Arena, come protagonista di Reality, il film che ha vinto il Gran premio della giuria a Cannes.   Dall’estate scorsa Punzo ha avuto un’altra visione: quella di portare non solo la città esterna tra le mura del carcere per il festival di luglio, ma di rovesciare il suo teatro nelle piazze e nelle strade in una sorta di spettacolo di massa. Per farlo ha scelto il poeta Mercuzio, quello che in Romeo e Giulietta di...

Cultura e finanziamenti: verso un nuovo paradigma

Quali forme economiche deve darsi la cultura? Sapendo che il modello del finanziamento pubblico che ha funzionato per tanti anni è ora entrato in crisi (per cattiva gestione e per mancanza di fondi) quali nuove possibilità si possono immaginare? Cosa è realistico attendersi? Come sta cambiando il panorama?   A nostro (di doppiozero, intendiamo) parere sono questi i fondamentali nodi da sciogliere per poter fare cultura negli anni a venire. E su questi temi svilupperemo nei prossimi mesi una serie di momenti di riflessione, anche condivisi e analogici, che contribuiscano a dirimere la questione efficacemente e senza cedere a facili semplificazioni. La partecipazione di doppiozero alla tre giorni dell’OCA - Officine Creative Ansaldo ci ha dato la possibilità di ragionare su questi temi assieme ad alcuni nostri autori ed amici, in un workshop dal titolo “La trasformazione della cultura: empatia e/o soldi?”. Per chi non c’era, annotiamo di seguito alcune delle considerazioni emerse durante l’incontro: un primo, piccolo contributo all’importante dibattito sul futuro della cultura.   I problemi...

Nei labirinti della storia dell’architettura

Di recente sono usciti due libri, tra di loro molto diversi e ciò nondimeno accostabili: Vita di Giorgio Labò di Pietro Boragina (Aragno 2011) e Dentro il labirinto di Andrea Camilleri (Skira 2012). Ciò che li accomuna è il fatto di essere dedicati entrambi alla vita di personaggi che hanno attraversato in modo fugace, troppo fugace, il panorama della cultura – e in special modo dell’architettura – italiana, entrando altresì in contatto – loro malgrado – con la politica negli oscuri e tragici tempi del fascismo. Altro elemento comune ai due libri è di essere entrambi scritti da autori non appartenenti elettivamente al mondo dell’architettura: il primo essendo laureato in lettere, e avendo un passato di attore e regista, nonché un’attività di pittore e di organizzatore di mostre; il secondo essendo uno dei massimi scrittori italiani, dopo avere svolto a sua volta l’attività di regista e di sceneggiatore teatrale e televisivo.   È curiosa questa doppia coincidenza: come se l’architettura – quantomeno nei suoi riflessi biografici – uscendo...

doppiozero all’OCA – Officine Creative Ansaldo

Il Comune di Milano presenta il progetto OCA presso l’ex-Ansaldo in via Tortona 34, a partire da oggi giovedì 14 fino a domenica pomeriggio. La finalità dell’apertura dello spazio, da parte dell’assessorato alla cultura della città, è quella di dare casa alle realtà più creative e interessanti di Milano. doppiozero è stato invitato a partecipare, insieme ad altre associazioni milanesi attive nell’ambito della cultura, per la qualità dei contenuti che è stato in grado di esprimere in poco più di un anno di vita. Per questo saremo presenti per tre giorni con la nostra redazione e terremo un workshop oggi, dalle 20.00 alle 21.00, dal titolo “La trasformazione della cultura: empatia e/o soldi?” al quale parteciperanno, tra gli altri, Marco Belpoliti, Bertram Niessen e Stefano Baia Curioni. Il programma delle Officine Creative Ansaldo inizia oggi pomeriggio con un seminario di apertura coordinato dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Cultura della Salute alle 14.30: “Costruire legalità, far vincere il sociale. Un nuovo modello di gestione dei beni...

Cinquant’anni di Milano Libri

La libreria Milano Libri ha compiuto cinquant’anni e Anna Maria Gandini ha deciso di organizzare una festa e di pubblicare un piccolo libro, stampato da Giorgio Lucini, che ne ripercorre per immagini e parole la storia: Milano Libri - 1962/2012. Anna Maria è la libraia che ha dato vita e carattere alla bottega di via Verdi al 2 da quando, nel 1962, la rilevò insieme alle amiche Vanna Vettori e Laura Lepetit, fondatrice in seguito della casa editrice La Tartaruga. La celebrazione, organizzata da Francesco Micheli e Andrée Ruth Shammah, si è tenuta nella serata di lunedì 21 Maggio al Teatro Franco Parenti.     Il libricino contiene una breve introduzione di Roberto Cerati, tre scritti di Anna Maria Gandini e un racconto di Giovanni Gandini, Marito di Libraia, tutto da correggere: “libri e vino si confondono di continuo, le copertine si macchiano, il Porto è travasato negli scatoloni dei nuovi arrivi, ci sono più gatti che topi ma rende un servizio all’umanità. Indica come bisogna trattare l’autore yuppy”. In fondo al volume, come ultimo regalo, “I libri da salvare...

Lorenzo Ornaghi a.k.a. Lorenzo Ornaghi

In merito al tema “Lorenzo Ornaghi” c’è davvero da credere che l’argomento psicologico impiegato dagli esegeti per spiegare l'enigmatica inadeguatezza del ministro sia davvero riduttivo o fuoviante. Mi spiego. Ornaghi sarebbe stato nominato ministro per i Beni culturali "controvoglia", si afferma; da qui scarso interesse, distanza, indifferenza. Simile assunzione non coglie il senso deliberato, le convinzioni tutt’altro che incerte o arrendevoli, il proposito politico che sostengono il comportamento di un ministro divenuto celebre, in modo non lusinghiero, con il soprannome di Ponzio Pilato.     La "cultura", a parere di Ornaghi, esisterebbe solo come affermazione di “valori” comunitari, dunque organica a mondi preesistenti e reti sociali da tutelare. Ha compiti pressoché rituali di consacrazione, è tenuta a produrre coesione, si accompagna a tatto, discrezione, garbata reticenza, talvolta persino opacità e pregiudizio condiviso. Usiamo termini cari alla tradizione conservatrice cui Ornaghi fa riferimento. Cultura è “spirito oggettivo”: istituzione,...

Cosmopolitismo e diversità culturale. Le insidie di un’economia del pittoresco

La discussione sulle economie della cultura ha sinora rischiato di produrre una rigida contrapposizione tra “statalisti” e “mercatisti”, sostenitori del pubblico o del privato, storici dell’arte e economisti (semplifico in maniera sbrigativa). A un’analisi più attenta di posizioni e poste in gioco questa contrapposizione non giova o si rivela addirittura fallace. L’alternativa sembra essere un’altra: c’è chi ritiene che la competizione per la cultura debba essere condotta sui mercati globali - sia dunque da interpretarsi in termini di formazione, ricerca, editoria e non sia in linea di principio dissimile da quella dei settori ad alta tecnologia - e chi invece, con riferimento al caso italiano, è interessato a incrementare il turismo in entrata, dunque a migliorare l’offerta sul territorio. La divergenza di punti di vista, così formulata, non appare insanabile. Tuttavia, solo se adottiamo il primo punto di vista siamo indotti a porre forte enfasi sull’innovazione sociale e culturale, dunque sulla riattivazione di quello che chiamiamo “patrimonio”.   Dissipiamo...

Filosofia e cucina

I filosofi in cucina di Michel Onfray (Ponte Alle Grazie, 2011) appartiene a quel filone letterario dove il cibo sembra ormai essere diventato “ingrediente indispensabile”.   In questi anni, nella saggistica come nella narrativa, il cibo e l’alimentazione sono stati presenti come semplice pretesto, corollario per un auspicabile aumento di interesse, ma anche come tema principale e quasi in tutte le forme possibili. Una tendenza e una “moda” di cui le società ricche sono testimonianza, a ulteriore dimostrazione di come la nostra sia una società del cibo pensato almeno quanto (in eccesso) del cibo consumato.   Il libro di Onfray tuttavia si colloca su di un piano diverso perché va diritto al legame tra cibo e pensiero, tra cibo e conoscenza, in una delle espressioni più feconde della nostra civiltà, vale a dire quella filosofica. Il sottotitolo – Critica della ragione dietetica – appare peraltro più indicativo a far comprendere gli aspetti filosofici legati alla scelta del cibo che quelli appunto dietetici.   Se per definizione dell’autore il libro è anche...

Teatri bene comune

“Primavera dei teatri” di Scena Verticale da 12 edizioni inaugura l’estate dei festival da Castrovillari. Il Teatro Verdi anima la stagione di Poggibonsi e della Val d’Elsa ormai da 16 anni. Tutt’altra storia spostandosi in città: il Kollatino Underground, ex scuola occupata di periferia, è il riferimento capitolino per il teatro di ricerca; il complesso quattrocentesco del San Martino, a opera di Fortebraccio Teatro, è diventato uno dei pochi spazi in centro a Bologna dedicati alla scena contemporanea; il celebre Crt di Milano è oggi fra le eccellenze del teatro nazionale.     Cos’hanno in comune tutti questi diversi spazi dedicati al teatro, siano essi fiori all’occhiello ormai istituzionalizzati o avanguardie della sperimentazione, chiostri rinascimentali o rassegne estive della periferia del Paese? Incredibile la risposta che verrebbe da dare a un primo impatto: tutti questi ambienti condividono una particolare congiuntura cronologica, che li ha visti in seria difficoltà nella primavera di quest’anno. È incredibile come, da un capo all’altro della penisola,...

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