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cultura

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Carrara / Paesi e città

Ci s’arriva arrancando, in prima e fermandosi ogni cento metri, per non fondere. Una qualsiasi delle quattro valli: Boccanalia, Torano, Fantiscritti e Colonnata. Dall’alto di questa carie mastodontica la vista giù di sotto vale la pena: la guglia del duomo dugentesco, al centro dell’intrico contorto dei tetti medioevali spunta appena, grigia e con quattro pinnacoli agli angoli. E poi attorno e più giù la frittata rosso mattone sempre più fitta verso la pianura larga, verso il porto in fondo, a sud, col nero del molo foraneo che zigzaga uno specchio abbacinante di luce dove l’orizzonte è marcato solo dallo spuntare lontanissimo del Tino, un po’ sulla destra, a ovest, dietro Punta Corvo.   Cattedrale 1: il centro storico visto dall’alto di una valle con la guglia del duomo del Duecento e il fiume Carriona.   Questo vide trecent’anni dopo quella guglia e lo vide tutti i giorni, dopo aver scarpinato con gli stivali che non smetteva mai, neanche a letto, colui a cui dobbiamo la prima scultura di vuoto. Ripeto: di vuoto. E questo vedo ancora io cinquecento in più ancora. Ancora si respira, respiro ancora largo, e ancora il mento in su a guardare dove si staglia la volata...

Arte contemporanea, ricerca, sfera pubblica: una connessione necessaria

La chiusura di un museo procura sconcerto: un luogo di cura e relazione cessa di esistere e recare beneficio alla comunità. Il rogo di un quadro, sia pure modesto, ci colpisce: vanno in fumo tempo, dedizione, mitezza, pazienza, meticolosità. Ci troviamo come dilacerati alla successione di notizia: il MADRE, il Riso, il MAXXI, perfino il MART. Non possiamo che deplorare l’incuria pubblica, l’analfabetismo contemporaneistico dei decisori, la mancanza di investimenti qualificati. La sollecitudine con cui si impone agonia a un’istituzione culturale è infinitamente maggiore di quella con cui ci si adopera a contrastare la corruzione, l’evasione, il nepotismo; o a ridurre prebende, consulenze, incarichi.   Al tempo stesso dobbiamo riconoscere che lo stato italiano manca da sempre, non da oggi, di una politica seria di tutela e promozione del contemporaneo. Non sono seri i musei o le collezioni che si improvvisano tali per iniziativa personalistica, in assenza di un progetto di ricerca; non sono seri, o sono progettati in modo colpevolmente improvvisato e casuale, i musei il cui budget è tutto o quasi impegnato dalle spese di...

Un cinema da inventare

La storia di Milano 55,1, il film collettivo sull’ultima settimana di campagna elettorale a Milano che ho curato con Luca Mosso, non è solo la storia di un singolo film, una case history e un esempio di produzione dal basso, partecipata e, appunto, collettiva. Questa storia, fatta di atti di volontà, entusiasmo e coinvolgimento, suscitato certamente dal momento che tutti stavamo vivendo, contiene infatti, in trasparenza, anni di pratiche virtuose e sotterranee, e fa parte di quella storia materiale della cultura italiana che un giorno forse andrebbe scritta. È la storia di quella particolare cultura, o sottocultura se vogliamo, costituita dalle pratiche documentarie nella città di Milano.   Si parla spesso della lontananza da Roma, del modo diverso di “produrre cinema” a Milano, del fare, come dice Marina Spada, “il Cinema con le telecamerine”. Ma al di là di una retorica del miserabilismo, di una riduzione ai minimi termini del fenomeno, è indubbio che si tratta di una cultura dell’utilizzo della realtà che ha retto e orientato molto cinema “lontano da Roma”, molto cinema...

Socialismo, perchè no?

L’interrogativo di questo titolo è lo stesso di un breve saggio di Gerald A. Cohen (pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2010) e, come voleva il filosofo canadese morto nel 2009, non ha alcuna connotazione retorica. Oggi forse come non mai, dopo due o tre crisi mondiali determinate dalla finanza e dal mercato, ha senso interrogarsi sull’attualità del socialismo, sulla sua desiderabilità e sua attuabilità. Nella sua argomentazione Cohen prende spunto da un esempio concreto di socialismo attuato oggi in Occidente, un esempio apparentemente assurdo come il campeggio libero: in effetti in un campeggio, dove la finalità comune è il divertimento e il relax, sarebbe impossibile una convivenza mediata dal denaro e dall’utilizzo di oggetti e tempi mercantizzati. In un campeggio esiste, infatti, un accordo non scritto tra i campeggiatori sull’uso collettivo e gratuito degli oggetti, sulla divisione di compiti e sull’organizzazione razionale senza la finalità del guadagno.   La teoria sul campeggio di Cohen è stata ispiratrice, come altri libri e riflessioni, di un numero speciale, dal titolo Semi...

Il nome segreto di Dio

L’influenza che la cultura ebraica ha e ha avuto nella storia dell’Occidente può apparire talvolta non completamente evidente, dispersa in un percorso millenario che affonda a ritroso fino alle sue radici religiose e sul quale si sono depositati i sedimenti del tempo come, fin quasi dalle origini, tutto il peso della cultura classica, considerata il nucleo principale della nostra civiltà. È forse anche per queste ragioni che la Bibbia, il Libro dei libri, anche agli occhi di un lettore distratto può apparire in parte estranea, ma contemporaneamente mostrare gli strati più profondi del nostro sentire, sommovimenti del pensiero che nessuna disciplina è in grado di racchiudere, grumi di vita di fronte ai quali ci si può solo interrogare e poco importa se quei grumi di vita facciano parte del sacro o del profano. Lontano dalla Bibbia ma sempre dentro un profondo afflato religioso, la cucina ebraica può  rivelare qualche traccia di questa lontana eredità culturale.   Del resto una ricetta ebraica non la si riconosce mai solo dagli ingredienti. Il “dolce di pane e miele” non fa...

Novant’anni Pasolini

Novanta anni fa nasceva Pier Paolo Pasolini. Lo vogliamo ricordare con questo testo di Claudio Franzoni dedicato al tema dei gesti.     Pasolini: la memoria corporale     “‘E annamoce’, fece con la bocca storta e alzando le spalle il Riccetto”. Qualsiasi movimento dei “ragazzi di vita” di Pasolini è sempre accordato con le frasi secche e con le imprecazioni rituali che fanno da cerniera tra una scorribanda e l’altra nei quartieri delle periferie romane. Dove c’è quella frase, si sincronizza anche quel gesto, in una ritmata corrispondenza di predicati verbali e di predicati gestuali. Come si accompagna la parlata ad alta voce, se non con le mani accanto alla bocca? Ci sono più varianti: “‘E statte zitta’ gridò sardonico il Riccetto con le mani a imbuto”; ma si strilla anche “con la mano sull’angolo sinistro della bocca”. E l’allusione erotica? Alvaro a Nadia: “‘Tu me sa che oggi ancora non hai ricevuto’, disse, facendo il gesto di calcare qualcosa col palmo della mano”.   Che alcuni di...

Speciale Ai Weiwei | L’arte contemporanea cinese nel dilemma della transizione

In Cina, l’arte contemporanea è stata apertamente accettata dalla società e negli ultimi anni è diventata molto nota al pubblico. I “miglioramenti” del clima culturale sono avvenuti non grazie all’approvazione ideologica dell’arte contemporanea da parte di una nazione comunista, ma come risultato del processo di apertura e riforma e del trionfo della cultura materiale e dello stile di vita occidentale in questa terra antica. Questi miglioramenti derivano anche dal graduale recupero della fiducia in sé da parte di un popolo che spera di mettere alla prova il proprio prestigio tra le culture contemporanee del resto del mondo. Ciononostante, e dopo anni di mostre e discussioni, il pubblico dell’arte moderna è limitato ai circoli degli artisti e a pochi altri piccoli gruppi.   Mancando di una base nella cultura e società politica contemporanea, l’arte contemporanea è stata etichettata come “inquinamento spirituale borghese”, e considerata per vari decenni un prodotto della corrotta ideologia occidentale. Al-lo stesso modo, l’arte e la cultura cinese non giocavano un...

L’intellettuale di servizio

Questo paese è pieno di gnomi, persone colte e competenti (in svariati campi) che lavorano in silenzio, attorno a piccole ossessioni personali, per esempio come aumentare la pezzatura della fragola di un grammo, così da risparmiare sul costo di raccolta, o come riuscire a produrre bottiglie di plastica meno spesse (ma resistenti) così da favorire il riciclo. Idee così ce ne sono tantissime in giro. Si tratta di cultura in senso lato ed è un peccato che gli gnomi non trovino spazio e nemmeno, a volte, stanze da riordinare. Fare l’intellettuale significa spesso stare a servizio, non solo esprimere la propria creatività. Sarei pronto per partecipare alla formazione di un nuovo corpo militante, gli intellettuali di servizio. Un corpo che osserva, legge, si apre al mondo, alle innovazioni, poi chiama a sé gli gnomi per farli parlare, fornirgli almeno la possibilità di raccontare la loro idea. La cultura è una staffetta, prima o poi bisogna afferrare un testimone, fare un pezzo e cederlo. Il corpo militante dell’intellettuale di servizio fa questo: organizza eventi pubblici nei quali gli gnomi possano...

Philippe Descola. Diversità di natura, diversità di cultura

È di pochi giorni fa una triste notizia: in Florida hanno abbattuto un senatore. Ciò che colpisce, tuttavia, non è la notizia in sé quanto piuttosto il suo genere: non si tratta di un assassinio politico ma di un disastro ecologico. Il Senatore in questione, infatti, non era un uomo politico ma un albero, per la precisione un cipresso, e aveva 3600 anni.  Stava lì da moltissimo tempo prima dell’arrivo di Colombo, quando gli indiani seminole lo adoravano come un totem, e lì è sempre rimasto, sorta di attrattiva turistica venerata dagli ambientalisti che giungevano numerosi in pellegrinaggio, a cui perfino i presidenti statunitensi andavano a rendere omaggio. Recava un targa di bronzo, a memoria delle tante visite illustri, che devastatori di turno avevano provato più volte, e inutilmente, a far sparire. Il Senatore, considerato il secondo albero più longevo del mondo, ha preso fuoco inaspettatamente ed è ora un mucchio di cenere. Cosa abbastanza strana, dato che per proteggerlo già da tempo gli avevano applicato un parafulmine.   Questo fatto, e il modo in cui i giornali di mezzo...

Una rivoluzione pacifica

Che fare? Il sottotitolo dell’opera di Lenin era “Problemi scottanti del nostro movimento”. Intenti rivoluzionari a parte, Roma potrebbe avere un ruolo di primo piano in un movimento di rinascita culturale. È la capitale, il luogo delle istituzioni. Un’azione fatta a Roma dovrebbe non tanto sensibilizzare le istituzioni, quanto occuparle. Senza chiedere soldi, ma chiedendo ospitalità. Portare i libri al “cuore dello Stato”. Sarebbe un po’ come mettere i fiori nei cannoni. Una rivoluzione pacifica, ma potente. Che si cominci a leggere dentro il municipio, in Parlamento, nei luoghi delle istituzioni. Che la lettura diventi pratica politica. Si scelgano dei libri e si fissi un’agenda. Ogni settimana un libro.   Montecitorio come Wall Street. Palazzo Madama come Zuccotti Park. Un’onda di voci che si propaga potrebbe anche far tremare il Palazzo. Il corpo simbolico della letteratura nei luoghi simbolo della politica. Niente di più rivoluzionario. La protesta americana ha scelto la Borsa, il cuore della finanza. Roma è la casa della politica. È lì che dobbiamo bussare. Non per...

Piccolo progetto di lettura di quartiere

Si tratta di un piccolo progetto di lettura, integrazione e cittadinanza. Ha bisogno di un quartiere (ho pensato a San Lorenzo a Roma, un quartiere non troppo grande in cui la partecipazione dei cittadini è molto vivace, ma il progetto si può adattare a qualunque quartiere). Un piccolo numero di animatori: mediatori culturali, scrittori, bibliotecari competenti nella letteratura animata, insegnanti, attori, meglio se persone che vivono o lavorano nel quartiere.   È un progetto di letture narrative, romanzi, libri di racconti.   Il progetto ha bisogno poi di attivare tutti i centri di aggregazione sul territorio. In particolare per quel che riguarda San Lorenzo: la biblioteca, il centro anziani, le scuole (elementare, media, superiore), le case occupate, i centri sociali, la casa della partecipazione, il cinema Palazzo, le librerie indipendenti, ma anche gli oratori delle due chiese dell’Immacolata e di S.Tommaso Moro, etc. formeranno in modo autonomo o integrato un laboratorio. Ognuno di questi centri di aggregazione, organizzato in piccolo laboratorio di lettura, individuerà un tema, meglio se legato al quartiere e alle sue...

La cultura in piazza

In Italia la cultura è un’emergenza. La situazione in cui versa è tale da richiedere strategie plurime e istituzionali. Ma coloro che condividono una tale opinione debbono accettare il fallimento dell’istituzione in senso teorico: l’esperienza politica italiana dell’ultimo ventennio decreta la morte della cultura a favore di una visione della società dominata da homo consumens. Nell’immediato, tutti quelli che sentono la cultura come un fuoco che brucia dentro debbono ripartire da iniziative soggettive e personali, con urgenza. E con umiltà. Ricostruire la sensibilità culturale di un paese significa comunicare con tutti e chiunque. Invece di ascoltare passivamente gli opinionisti mediatici, occorre agire in prima persona creando una comunicazione e partecipazione di strada: quanti esseri umani si incontrano dall’alba al tramonto? Ecco, quelli sono tutti potenziali recettori culturali. In fondo, tra le molte cause, la cultura in Italia sta fallendo anche perché segregata all’intero di una visione elitaria. Davvero si può essere così cinici e arroganti da credere che non valga la pena...

Uno sguardo critico

Nei decenni che vanno dall’invenzione della figura stessa dell’assessore alla cultura e dell’estate e dell’effimero, fino all’apertura o riapertura di luoghi variamente celebri (il Palazzo delle Esposizioni dopo lungo restauro, l’Auditorium, il Macro, il Maxxi e via siglando), Roma sembra aver inseguito tutte le possibilità che le si aprivano, fino alla mostra del cinema, irritante Venezia. Ma cultura è questa capacità di aggregare nuda e cruda o non piuttosto uno sguardo critico sulle cose, che vorrebbe non chiudessero i mercati rionali, che vorrebbe una metropolitana ramificata e vorrebbe anche un sentimento politico non pigro e quasi rassegnato?   Comunque sì, la lamentela è costante: il prosciugamento dei fondi. Ma se i numeri di mostre e concerti e degli altri eventi sono quelli che sono, come è possibile il risucchio infinito del tesoro in un fondo che non si sa quale sia? È proprio necessario dirottare denari sulla star in visita o non sarebbe meglio pensare a un altro standard di qualità e, sì, anche di visibilità?   Soprattutto: perché le...

Cultura. Le parole da bandire

Che fare è stata una grande domanda politica. E in realtà lo è sempre. Si dice “fare cultura”, ma non ho mai ben capito che cosa volesse dire, perché la cultura non ‘si fa’, è o non è, c’è o non c’è. Però esistono le emergenze, che naturalmente sono politiche. In questi ultimi anni l’Italia ha fatto un capitombolo culturale da rompersi la testa, e forse se l’è rotta. Quando mi chiedevano, fino a poche settimane fa, che cosa, secondo me, bisognava fare per la cultura italiana, io dicevo: cambiare governo e classe dirigente. Ora che in parte è cambiato/a (vedremo fino a che punto), bisogna dire qualcos’altro. Ma che dire? La presenza e moltiplicazione di festival, fiere, ecc. secondo me ha poco a che fare con la cultura; semmai con due suoi aspetti minori: il divertimento e la passione per le star. La cultura è una cosa più profonda, comincia sottoterra, lì va piantata, e non saranno le cento o mille piccole iniziative a cambiare le cose. A cambiarle davvero è il mutamento che si produce per cause contingenti in modo...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...

Nella stupenda notte della crisi

Che fare: Milano. Nell’Italia degli anni settanta e ottanta era prassi che le città medie e grandi avessero una politica culturale fatta di mostre, concerti, incontri, per arrivare fino ai corsi delle 150 ore. Un desiderio di acculturazione diffusa che valeva tanto più per Milano se si pensa alla tradizione del Piccolo Teatro e della grande stagione di mostre di Palazzo Reale. Quello che è successo dopo lo descrive, da par suo, Giovanni Agosti in Le rovine di Milano, appena uscito da Feltrinelli. Ora nella città lombarda, dopo l’inaspettata vittoria di Pisapia alle elezioni comunali di primavera e la nomina di Stefano Boeri , ben noto in molti ambienti culturali, ad assessore alla Cultura, non è però più tempo di cahiers des doléances o di aggirarsi per rovine fumanti, anche perché singoli e piccoli gruppi hanno continuato ad agire. Doppiozero ha chiesto a chi lavora nella Milano della cultura di indicare un singolo progetto nel proprio settore e la strada per arrivarci per migliorare la qualità dell’offerta culturale e, di conseguenza, la convivenza civile. Lo abbiamo chiesto ad under 40,...

Giovanni Agosti. Le rovine di Milano

Oggi alle ore 18.30 alla Galleria d’Arte Moderna, Sala da Ballo, Via Palestro 16, Milano si terrà la presentazione del libro Le rovine di Milano di Giovanni Agosti. Interverranno Stefano Boeri, Rosellina Archinto, Luca Formenton, Giuseppe Frangi e Lea Vergine, di cui pubblichiamo un contributo.     Abbiate pazienza se chioso le parole ma sono quelle che aiutano a capirsi. Il libro viene presentato come feuilleton ed io direi che, essendo il feuilleton una appendice a carattere letterario, è invece il caso di parlare di pamphlet, e cioè opuscolo, libello poiché si tratta di uno scritto a carattere polemico, buttato giù in fretta, in questo caso, per Alias, il supplemento culturale de il Manifesto. Così come non parlerei di rovine, piuttosto di macerie, dato che le macerie sono ciò che rimane delle rovine. Per intenderci, a Cartagine si visitano le rovine (quater sass direbbe un milanese), a Pompei le macerie.   Dall’essere diversamente milanese di Giovanni Agosti nasce un librino che racconta molte verità delle macerie di Milano, o di Milano in rovina, se preferite; nasce una chiamata...

Le dimissioni di Stefano Boeri

Cosa succede a Milano? È già terminata la primavera milanese? Il vento che aveva portato Giuliano Pisapia a vincere le elezioni sull’onda di un cambiamento è caduto? Le dimissioni di Stefano Boeri da assessore alla cultura segnano un’effettiva battuta d’arresto. Ma qual è la questione in gioco? La disobbedienza di un assessore, cui il sindaco vuole ritirare la delega? Un eccesso di personalismo? La mancata discussione nella collegialità di una giunta? Forse tutto questo, ma non solo. Il vero problema che pongono le dimissioni di Boeri è quello di un’assenza di discussione pubblica intorno ai problemi che riguardano la città in un settore importante. Per capire la crisi della giunta meneghina, bisogna partire dal fatto che nelle grandi città la cultura è un elemento decisivo attorno a cui ruota la vita di molti, l’economia, la fruizione del tempo, gli stessi spazi della città. Da quando tempo di lavoro e tempo libero hanno perso la loro identità, a causa delle nuove tecnologie, da quando l’intrattenimento è diventato un motore economico, la cultura si è...

Il Tramonto della Scuola.Togliamo il disturbo, di Paola Mastrocola

Ecco la recensione che ho rinviato in questi mesi, ogni volta cercando una scusa e preferendo occuparmi di altro, fino a quando, dopo aver smaltito stanchezza e malumori di fine scuola mi sono sentito pronto a riprendere il discorso. Sto parlando di Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare  della collega e scrittrice Paola Mastrocola, nota voce sul mondo scolastico. I motivi del mio disagio derivano dal tanto parlare che se ne è fatto, sui giornali, in rete e in sala insegnanti, fino a fare dell’autrice una sorta di bandiera della critica alla scuola attuale, rispetto alla quale sembra essere obbligatorio schierarsi. A favore o contro, aut aut. I due estremi possono essere riassunti come segue: a) finalmente qualcuno descrive il disastro culturale di cui la scuola è la principale responsabile avendo abdicato al compito di educare allo studio; b) un’altra voce passatista, antimoderna e reazionaria che difendendo un’istruzione di alto livello porta acqua al mulino della riforma Gelmini e della distruzione neo-liberale del pubblico in favore del privato.   Benché entrambe le sintesi non siano...

Orta / Paesi e città

  Lake Orta, Italy, è la scritta che campeggia sulla grande rotonda di prato appena risistemata che dà accesso al paese di Orta San Giulio, provincia di Novara, un borgo “tra i più belli d’Italia”, come dicono i depliants turistici. In questo momento un operaio sta pettinando con cura il tappeto erboso all’inglese che è stato appena disteso sull’aiuola in vista della stagione estiva. Lake Orta. In italiano lago d’Orta, cioè un luogo, come tanti in Italia, pieno di cultura, arte e paesaggio – in una parola bellezza. Bellezza antica che, fatta salva la capacità individuale di goderne in solitaria immersione, nella prassi e nelle dichiarazioni di principio degli amministratori e delle istituzioni culturali viene tradotta nei due concetti cardine di ogni discorso sui beni culturali: conservazione e valorizzazione. Sulla buona pratica del primo pesa, qui, il giogo di una rinata aggressività speculativa a cui sta tenendo testa solo l’ostinazione di un Comitato locale di cittadini; sulla virtuosità delle pratiche di valorizzazione pesano invece ben altre ipoteche. Intanto...

Renato Guttuso, Palermo, 1973

Di Renato Guttuso, a Bagheria, la cittadina in cui entrambi siamo nati, ho sempre sentito parlare con affetto e orgoglio: era i ragazzo del paese che aveva fatto strada. Da giovane, dicevano soprattutto le donne, era bellissimo. Qualche volta gli oppositori politici ironizzavano sul comunista che abitava a Palazzo del Grillo a Roma. La sua casa di Bagheria era contigua a quella dei miei nonni materni, che avevano ben conosciuto la famiglia. Veniva ricordato con ammirazione il padre di Renato, l’agrimensore Giacinto, per la sua grande eleganza. Pare che vestisse spesso di bianco e non dimenticasse mai il bastone da passeggio. Eppure, pioggia o fango che ci fosse per le strade, rientrava sempre immacolato. La madre, rimasta vedova e sola mentre Renato cercava fortuna lontano, aveva vissuto gli ultimi anni in dura miseria. La mostra antologica che si tenne al paese nel 1962 fu un grande avvenimento popolare. Fu proprio in quella occasione che lo incontrai per la prima volta.   Ma un poco amici diventammo almeno dieci anni dopo, grazie a Sciascia. È forse l’uomo più seducente che abbia mai conosciuto. Il colore della sua voce, i racconti, l...

Il sabato del villaggio / Addio confort

Con le scuole ormai chiuse, gli esami di maturità in dirittura d’arrivo, l’estate, tra alte e basse temperature, sembra essersi ormai avviata e si avvertono i primi timidi tentativi di fuga dalla città. Ritrovare la natura, lo spazio selvaggio, ma senza perdere i confort: una natura a misura d’uomo sembra essere il bisogno da soddisfare. Addio alla natura quindi, ma soprattutto un addio alla sua idea culturale e falsificante, questo l’auspicio contenuto già nel titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Marrone recensito questa settimana da Marco Belpoliti e Franco Farinelli e su La Repubblica da Maurizio Ferraris in un ampio articolo. Uomo e natura, due conviventi che mal si sopportano, ma anche una corsa ciclistica, la Milano-Sanremo, tra le più affascinanti ed estreme del mondo. Un percorso vario ed imprevisto, un paesaggio naturale, sorprendentemente nel cuore di uno dei territori più urbanizzati d’Europa: ce lo racconta Igor Pelgreffi. Di tutt’altra natura la sparizione che si materializza sotto gli occhi di Giuseppe Montesano, ossia quella della spazzatura napoletana in parte spostata dalle...

Dante / Convivio

Considerato nel suo insieme, il progetto intellettuale di Dante continua ad apparire titanico, sovrumano: reinventare un’idea complessiva di letteratura, stabilire un canone, individuare un pubblico, codificare una lingua; tanto più se si pensa che il poeta lo pose in essere in corso d’opera, mentre lo andava elaborando, fino all’esito conclusivo della Commedia. Quanto tutto ciò abbia a che fare con una possibile definizione di comunità nazionale (di un pubblico e di una lingua nazionali, anzitutto, giacché Dante non agognava affatto, per l'Italia, una forma statuale) lo illustra bene questo passo del Convivio, ricavato dal Trattato introduttivo dell’opera.   Nello stesso Trattato I, pochi capitoli prima, l’autore aveva precisato di essersi presentato “quasi a tutti li Italici”, nei panni dell’esule: ora ad essi si rivolge, con l’autorità della sua opera, per mostrare le virtù della lingua del sì. E più avanti aveva rivendicato la sua scelta di usare il volgare italiano, anziché il latino, affinché il ‘banchetto’ offerto fosse utile...

Milano / Paesi e città

Ricordo perfettamente quando mi portarono a Milano la prima volta. Era il 1954, avevo cinque anni. Della Stazione Centrale non mi colpì tanto la maestà delle campate di ferro, quanto il nerume, la polvere, la tetraggine. In quegli anni, oltretutto, erano ancora in funzione – accanto alle motrici elettriche – le vecchie locomotive a vapore: la stazione era un antro di Vulcano, vaporante e fetente, echeggiante di inafferrabili comunicati; un rombo sotterraneo inghiottiva le nostre voci. Questo il benvenuto. A me bambino, con ancora negli occhi la luce della Liguria, la metropoli che mi avevano tanto magnificato faceva un’impressione di squallore, di angustia. Tutto mi stringeva il cuore: gli stenti giardini pubblici, le latterie e i prestinai, i muri foderati di carbone, i pavimenti tirati a cera. “Sarà anche una grande città, ma le case sono piccolissime” dicono sia stato il mio commento, mentre ispezionavo l’appartamento che i miei avevano preso in affitto. Ancora oggi, se penso a quegli anni, vedo Milano immersa in un buio e in un freddo senza fine. Certo devono esserci stati anche i fiori e il cielo azzurro,...

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