Categorie

Elenco articoli con tag:

dissidenza

(4 risultati)

Perplessi dal coro di laudatio / Pannella e il suo cupio dissolvi

Lascia perplessi il coro unanime di laudatio alla morte di Marco Pannella.   La memoria del nostro spirito pubblico è, come da lunga e triste tradizione, molto labile. Ricordare Pannella significa invece mettere al centro la sua capacità “divisiva”, il suo creare conflitti e scontri. Perché era un democratico liberale – e libertario – fino in fondo. Perché sapeva che senza conflitto non ci sono né libertà né democrazia. L’unanimismo, le “ammucchiate” come amava dire, gli facevano orrore. Solo nel confronto aperto, diretto, violento a parole quanto disarmato nei gesti, poteva emergere un incontro tra posizioni diverse. Certo, le sue, quelle dei radicali, non ammettevano incrinature dall’impostazione originale. Cocciuto come un mulo molisano (uno dei suoi tanti modi di definirsi) Pannella trascinava se stesso e i suoi in uno scontro a testa bassa, contro tutto e tutti senza arretrare di un millimetro. Questa nettezza nei giudizi e nelle scelte gli è valsa una valanga di nemici, soprattutto a sinistra. Il disprezzo sarcastico e supponente fino ad espressioni di purissimo odio con cui veniva trattato dai comunisti degli anni del compromesso storico era frutto di una...

Arte in Italia tra le due guerre

Per effetto di rovesci economici o militari, cesure istituzionali e drammatici conflitti, la storia culturale italiana del Novecento ha caratteri come di palinsesto: una continuità profonda, scritta in un alfabeto spesso perduto, corre al di sotto di innumerevoli cancellazioni e rifacimenti di superficie. L’opacità dei documenti e la dispersione degli archivi consiglia un’estrema sensibilità storica e linguistica e una diffidenza metodica per l’apparente ovvietà dei processi di trasmissione culturale. La tradizione interpretativa, osservava Giovanni Previtali, dovrebbe esserci preziosa in senso per lo più eziologico: come storia dell’errore.   In Arte in Italia tra le due guerre Fabio Benzi si misura con due difficoltà principali. La prima interna: potremmo chiamarla reticenza documentale. Se molti artisti italiani del ventennio non avevano mancato di assicurare il loro sostegno al regime, per sincerità, convenienza o un inestricabile intreccio tra le due, questi stessi artisti avevano poi cercato, negli anni della guerra e subito dopo, di riscrivere la propria storia nel segno della dissidenza se non...

Mo Yan, e poi gli altri

L’attualità, si sa, è lontana dalla letteratura. Ne è nemica. Avevo in programma giusto per oggi di raccontare un paio di incontri con scrittori più giovani (A Yi, anni 36, cupo come la pece, Yan Ge, anni 25, solare come la sua età). Poi a cena (mentre in Italia si pranzava) vengo letteralmente sommerso da sms su Mo Yan, dall’Italia. Rispondo: bene; grande; sì! Ma anche per troncare in fretta, lo scambio di messaggi.   Davanti a me c’era Zhu Wen, scrittore atipico, poco noto in Cina e fuori, regista cinematografico piuttosto (a far quel lavoro lì sei sicuro che c’è un budget per te) premiato a Venezia e Berlino, che non si scompone più che tanto: mi dice: sì, lui è il mainstream (stiamo parlando in inglese), l’accademia. Comunque è un bene per la Cina, aggiunge. Zhu Wen mi dice che, percorrendo l’Europa poco tempo fa, ha avvertito un cambio di scenario: i suoi interlocutori sapevano che la Cina esisteva. Detta così suona un po’ forte, ma noi, per esempio, noi editori di autori asiatici, aspettiamo da tempo che l’Asia e la Cina si...

Gli studenti protestano ancora

I giovani protestano ancora, ma il potere non li ascolta più, li picchia. Forse sbagliano a mettere in scena la protesta come fossimo nel Sessantotto. Allora esisteva l’interlocuzione, spazzata via dagli anni di piombo e dal berlusconismo. Tuttavia, già allora, almeno in Francia, c’era qualcuno che scriveva sul muro “una risata vi seppellirà”. Già allora le comunità inoperose, in Francia, ma anche a Bologna (chi non ricorda gli indiani metropolitani?), facevano capolino. Esistono i giovani?   C’erano una volta i giovani, ne parlavano gli adulti, da Mussolini a Berlinguer. Ora ci sono i rottamatori, i quarantenni, i giovani ricercatori, i quasi cinquantenni, quelli dei call center, i laureati che rifiutano di prendere la tessera di qualche partito per far carriera o che si ritrovano in un consiglio regionale a venticinque anni perché hanno preso la tessera senza neanche sapere cosa sia un consiglio regionale. Bisognerebbe scrivere un libretto d’istruzioni, almeno per spiegare cosa non è: per esempio un luogo di malaffare e di malcostume.   Chi sono allora i giovani? Sono una...