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ecologia

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Per la vivibilità del pianeta / Creare un mondo di molti mondi

“Il nostro obiettivo è capire come il mondo si stia muovendo di fronte a una congiuntura necessaria, che non è altro che il prodotto di una contingenza”. Se la contingenza è la crisi ambientale e climatica, come ci stiamo muovendo in questa situazione che ci pone di fronte a una necessità di agire? Ovvero, disponiamo di una teoria e di una prassi politica del nostro futuro planetario? Queste sono le domande da cui prendono le mosse Geoff Mann e Joel Wainwright in un libro che ci riguarda tutti e sollecita le nostre responsabilità rispetto alle profonde trasformazioni in corso negli ambienti delle nostre vite, [Il nuovo Leviatano. Una filosofia politica del cambiamento climatico, Treccani, Roma 2019, edizione originale 2018].   Il contenuto del libro è così documentato e stringente da sollecitare in noi un cambiamento di posizione e prospettiva: da una posizione e un atteggiamento da padroni e spettatori sul pianeta Terra, a un’assunzione di responsabilità come attori coinvolti, complici e principali soggetti della crisi in corso. Quando Nietzsche, in Genealogia della morale, § 6, deve fare i conti con l’idea kantiana del bello associata al buono, mette in campo proprio l’...

Immaginare il dopo / Cara plastica, ti scrivo

Cara plastica ti scrivo, così mi distraggo un po’. Da quando sei arrivata, c’è una grossa novità: sono finiti tempi d’oro, ma qualcosa ancora qui non va. Sembra che tutti si siano improvvisamente dimenticati di tutti i favori che ci hai fatto e così, mi dispiace dirtelo, sei diventata il nemico pubblico numero uno. Ti danno la colpa di tutto, dicono che se il pianeta sta andando in malora alla fine dei conti è per causa tua. So cosa stai pensando, che se qualcuno ti butta in mare bisognerebbe andare a chiedere a quel qualcuno, che c’entri tu? Il fatto che tu sia pressoché indistruttibile è una cosa meravigliosa, ma c’è chi per guadagnare di più ti ha usato per far cose che durano un giorno. Dubito sia stato per ignoranza.   1870, arriva la celluloide, il cinema può essere inventato. Ricordi i bei tempi in cui per le signore bene il massimo della sostenibilità era ostentare una meravigliosa pelliccia di plastica? Pellicce ecologiche le chiamavano, e hanno continuato a osannarti, usandoti in borse e stivali esibiti con orgoglio ecologista. Il vento è cambiato, cara plastica. Ricordo che sei arrivata con una certa discrezione, a metà dell’Ottocento ti chiamavano Xylonite,...

Cambiare casa, cambiare machina / Sostenibilità e scelte radicali

La nostra prossima automobile sarà elettrica. Un circolo virtuoso tecnologico-commerciale si sta per avviare, e creerà presto condizioni favorevoli alla diffusione di questo tipo di autoveicoli: prezzi accessibili, rete capillare di colonne per la ricarica veloce, ragionevole autonomia delle batterie. Con la nostra auto elettrica potremo andare a prendere i figli nelle scuole del centro con la coscienza tranquilla, finalmente, perché nei tre chilometri tra andata e ritorno non avremo emesso gas serra, né polveri sottili e nel complesso avremo utilizzato meno energia di quanta ne richiede il diesel euro 6.2 temp su cui viaggiamo adesso, perché i motori elettrici sono più efficienti di quelli a combustione interna. “Sì, però…”, ci dice il nostro amico a cena, “l’energia che carica la batteria la devi pure generare da qualche parte e vedrai che lì, all’altro capo della presa di corrente, i gas serra vengono fuori lo stesso”. “Non è detto…”, rispondiamo pronti, “Non c’è alcuna emissione, se all’altro capo ci mettiamo un campo fotovoltaico o eolico o una cascata di acqua fresca che fa girare una turbina!”   Nel 2017 negli stati dell’Unione Europea il 13,9% della domanda di energia...

Appunti di NeoEcologia / Estinzione

L’estinzione affascina. È il grande silenzio, la dolce morte, la fine delle sofferenze, l’immenso nulla che fa risuonare il cosmo, le infinite possibilità e l’indicibile noia, l’ozio eterno, ci rimbalza nell’immortalità di cui solo gli dei sono depositari, è un vortice in cui eternità e attimo possono identificarsi, una delle più seducenti maschere della morte. La lezione è che ad ogni estinzione corrisponde uno scatto evolutivo, la vita che resta si riorganizza in modo diverso, spesso più complesso, l’estinzione serve alla vita per rinascere più forte. Le specie scomparse hanno un ruolo speciale nel nostro immaginario, rassicurano e intimoriscono, l’estinzione è uno specchio, ci riflette nel paesaggio degli esseri viventi costringendoci non solo a confrontarci col nostro ruolo nell’immaginario dell’Antropocene in cui ci vediamo con sgomento protagonisti dei cambiamenti dell’intero pianeta, ma soprattutto a considerare la nostra, di estinzione.    L’idea dell’estinzione ha una data di nascita. Nel mondo della creazione divina, che intere specie potessero scomparire nel nulla non era semplicemente concepibile e le inclassificabili ossa e resti provenienti da un passato...

Negazionismi / Riflessioni di un gretino

Come cultore della filosofia sono spesso affetto da ingenuità. L’ingenuità filosofica consiste nell’essere convinti che credenze e comportamenti umani, per quanto aberranti, siano in fin dei conti “logici”, razionalmente comprensibili. Per esempio, dettati da evidenti interessi economici. Mentre in realtà le isolette di umana razionalità emergono in un mare di “ragioni” puramente irrazionali. Per anni mi scervellavo per capire perché chi si dice di destra, o ha opinioni e riflessi che consideriamo di destra, sia quasi del tutto indifferente ai problemi ecologici. Peggio, molti di loro sono “negazionisti”, come Trump: negano che parte del riscaldamento del pianeta sia dovuto all’industria umana, che la terra sia sempre più inquinata, che l’uso del carbone e di altri fossili accorcerà i tempi di vivibilità di questo pianeta… Alcuni giornalisti o “scienziati” prezzolati da Berlusconi chiamano chi paventa tutto ciò – di solito persone di sinistra – “gretini”, da Greta Thunberg, che gran parte della destra detesta come una perturbante strega bambina. D’altro canto, anche se c’è stato qualche tentativo di partito verde di destra, di solito chi si preoccupa dell’ambiente è di sinistra....

Moda e consumo / Sai quello che indossi?

Nel 2018 un parka – giacca di origine eschimese ormai multiculturale per il suo uso intensivo – assurge a simbolo del menefreghismo occidentale di stampo colonialista. Il capo firmato Zara, probabilmente confezionato a basso costo in Bangladesh o in Marocco, assurge agli onori delle cronache mondiali perché indossato dalla first Lady americana Melania Trump durante una visita al centro di detenzione per bimbi immigrati. Il punto non è la solita solfa su donne possidenti che indossano capi economici, bensì il messaggio stampato in maiuscolo sulla tela verde militare del parka, cioè la domanda retorica: «I REALLY DON’T CARE, DO U?». Un maiuscolo che perfora i timpani con le futili motivazioni accampate sulla scelta di quel capo, di certo non l’unico disponibile sul mercato. Non ci è dato sapere cosa non importasse davvero a Melania Trump, ma restando al parka in sé – definito da Dana Thomas, giornalista e scrittrice, autrice del libro-inchiesta Fashionopolis. The price of fast fashion and the future of clothes (Penguin 2019) “il capo di abbigliamento più esistenziale mai disegnato, realizzato, venduto e vestito” – si aprono le porte di un mondo dove ogni oggetto del sistema moda è...

Incorruttibile / Plastica: un nuovo materiale

Il nome di John Wesley Hyatt non dice molto alla maggior parte delle persone, eppure senza questo americano, che lavorava in una baracca insieme al fratello, non avremmo le plastiche sintetiche.  Il termine “plastica” (“che ha molti parti”), coniato da un chimico svedese dell’inizio dell’Ottocento, Jöns Jacob Berzelius, indica una gamma molto vasta di materiali organici, ovvero formati da un gruppo di composti fondati sul carbonio, solidi e plasmabili. Come racconta un ingegnere dei materiali dall’indubbio talento narrativo, Mark Miodownik, in un libro godibile, La sostanza delle cose (tr.it. di A. Asioli, Bollati Boringhieri, pp. 249, € 20), tutto comincia con un annuncio pubblicitario sul “New York Times”: diecimila dollari a chi inventa un nuovo materiale per le palle di bigliardo. Le palle di avorio in uso all’epoca erano troppo costose e impedivano di fatto la diffusione dei bigliardi nei locali e bar, fondamentali per attrarre la clientela. Siamo nel 1869 e Hyatt, con il sostegno economico di un ex generale della guerra civile, Marshal Lefferts, crea la celluloide, la prima plastica plasmabile per uso commerciale. Ma nel 1861 Alexander Parkers, inventore inglese...

Aqua / Elogio della plastica

Quando avviene un accoltellamento, gli inquirenti di solito non arrestano il coltello, ma chi l’ha usato. È evidente come il coltello non abbia colpe ma solo caratteristiche, che queste producano effetti positivi o negativi dipende esclusivamente da come vengono utilizzate, se per tagliare patate o gole. Eppure questa considerazione, che ha i caratteri della banalità, non viene presa in esame nel caso di un materiale che da qualche tempo nell’opinione pubblica pare incarnare il male assoluto: la plastica.   Le innumerevoli tipologie di materiali sintetici che vanno sotto il nome generico di plastica hanno una caratteristica comune: sono quasi tutte pressoché immortali. Restano così come sono per secoli, cosa che, detta nel linguaggio della sostenibilità, si traduce con: non sono biodegradabili. Avere a disposizione un materiale pressoché immortale è una cosa utilissima, con una materia estrema si risolvono problemi estremi, diventa presto insostituibile specialmente in campo medico, ospedaliero, sportivo, per esempio. È evidente che se con qualcosa di immortale si costruiscono cose destinate a essere usate poco o addirittura una sola volta, qualche problema ce lo si deve...

Naturale e innaturale / Teocologia. I peccati dell’immaginario ecologico

Osservando l’evoluzione della cultura ecologica e del suo immaginario nell’arco degli ultimi trent’anni può essere interessante affiancarla, con le dovute cautele e proporzioni, a quella del cristianesimo. Potrebbe apparire azzardato o fuori luogo, ma i punti di contatto sono notevoli e risulta interessante approfondirli anche solo come esperimento teorico. Entrambi i movimenti partono in sordina, le prime riunioni sono quasi segrete, fra pochi adepti, il sistema sociale esterno è assolutamente indifferente, quando non palesemente contrario, entrambi vengono inizialmente trattati come una delle tante sette bizzarre che nascono come funghi in ogni epoca. Nell’uno e nell’altro caso le interpretazioni, le soluzioni, le proposte di vita e di comportamento sono molteplici, variegate e a volte in palese contraddizione fra loro.    In entrambi i casi la situazione cambia completamente col cambio di scala, nel cristianesimo quando da setta minoritaria diventa religione di stato, nell’ecologia quando viene assorbita dal sistema industriale. In altre parole, quando il potere costituito si appropria dell’ideologia, questa viene ripulita dalle frange considerate estremiste e si...

Torino, 7 - 14 - 21 novembre / Quando l'economia cambia la storia

Venti o trent'anni fa, quando facevo lezione all'università sulla crisi del Trecento, cominciavo evocando l'unica grande crisi che a memoria d'uomo avesse investito il mondo in tempi relativamente recenti, la crisi del '29. Oggi, naturalmente, evoco la crisi che stiamo tuttora vivendo, e in cui i miei studenti in pratica sono nati, dato che dura da quando erano bambini. Dopo aver ricordato che è cominciata nel 2008 e non accenna a finire, nonostante le menzognere rassicurazioni di economisti e politici, li avverto che non bisogna illudersi, perché ci sono state in passato crisi anche più lunghe: quella del Trecento è durata un secolo! A questo punto, di solito, gli studenti si mettono a ridere, anche se magari fanno di nascosto gli scongiuri: l'idea di una crisi come quella attuale che si prolunga per un secolo è così controintuitiva che sembra più che altro uno scherzo.   In realtà il paragone fra le crisi del capitalismo moderno e quella che gli storici chiamano la crisi del Trecento serve soprattutto a scoprire che questa parola, "crisi", in realtà può indicare fenomeni molto eterogenei. Nel 1929 come nel 2008 è stato il crollo della borsa di New York a dare il via a una...

Una conversazione con Preethi Nallu / Clima, diversità, ineguaglianza

Dal 4 al 6 ottobre torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, giunto alla XIII edizione. Tra i 250 ospiti chiamati a parlare di emergenza climatica c’è anche la giornalista Preethi Nallu, nata in Iran, cresciuta in India, consulente UNESCO, esperta in diritti umani e in migrazioni nel Mediterraneo e, più di recente, di rapporti complessi tra diaspora e cambiamenti climatici. A Ferrara interverrà sabato 5 ottobre alle ore 11.30 presso il Teatro Nuovo.   Preethi Nallu, lei ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali, è uno dei volti noti nell'analisi e nella divulgazione delle migrazioni su scala planetaria e da qualche tempo ha iniziato a concentrarsi su eventi climatici estremi e il loro impatto sui flussi migratori umani. Come è arrivata a occuparsi di questi temi e perché? Come migrante che ha avuto il privilegio di fare una carriera negli Stati Uniti, in Europa e altrove, ho sviluppato una naturale inclinazione per l’esplorazione di una delle questioni più significative del nostro tempo. Lungo il percorso ho scoperto che la migrazione non è solo una questione...

Simboli / Greta Thunberg non è una ragazzina

È difficile restare indifferenti di fronte a Greta Thunberg, l’attivista climatica svedese che da qualche tempo è salita agli onori della cronaca per il notevole successo, anche mediatico, incontrato dai suoi appelli per un risveglio della coscienza ecologica globale.  Greta è una donna, giovane, che si è esposta nel dibattito pubblico fin dall’inizio senza filtri particolari, e soprattutto sfuggendo a ogni stereotipo di sessualizzazione della propria immagine.  Il volto, la figura tutta, di Greta attirano per questo, fin dal principio, sentimenti di identificazione o di repulsione, ma più raramente i commenti sessisti e gli shitstorming dal disgustoso sfondo sessuale riservati ad altre donne influenti o particolarmente presenti dal punto di vista mediatico. Da parte dei suoi detrattori il primo livello di delegittimazione delle sue argomentazioni e prese di posizione si gioca su questo livello primario e basale, quello della sua immagine e della narrazione che essa veicola.    Come ha sostenuto, infatti, il filosofo e mediologo Stefano Di Pietro nel suo Comunicazione di massa e scienze della mente (2016) anche con riferimento a Trump e Berlusconi, è dall’...

Etica e sacro / La parola profetica di Greta Thunberg

Ha esordito con: “È tutto sbagliato”. Una frase che solo un’adolescente può dire e l’ha detta con il tono con cui solo un’adolescente può dirla: arrabbiato e insieme commosso. I primi due minuti del messaggio rivolto ai grandi del mondo da Greta Thunberg mostravano una rabbia e una durezza cui non siamo abituati, da una persona che, per quanto molto giovane, ha l’autorevolezza per farlo. La sua autorevolezza nasce in lei da un’ostinazione, che è iscritta nella sua voce, nell’espressione del suo viso, nel modo con cui prende fiato e riapre bocca per dire nuovamente. Gli autorevoli se esistessero parlerebbero così. E tuttavia gli autorevoli oggi non esistono. Di più: manca ogni discorso minimante autorevole. Questo lo è. La sua autorevolezza è certificata dalla sua ostinazione, dalla certezza della propria ragione. Non si può bluffare come accade sempre.      Greta Thunberg ha parlato come un profeta biblico, uno che è stato chiamato a fare qualcosa che probabilmente non vorrebbe fare, e che è costretto invece a compiere: “Io non dovrei essere qui”. Come Giona, il profeta che Dio manda a Ninive per predicare agli abitanti che se non si convertiranno la città sarà...

Volare / Perché il pianeta non vuole essere salvato

Uno dei mantra consolatori più ricorrenti di questi anni è: Salviamo il pianeta. Tutto viene fatto per salvare il pianeta, dalla scelta del balsamo per capelli a non stirare i vestiti per non contribuire al riscaldamento globale, un'idea degna del miglior Woody Allen prima maniera. C’è un effetto gratificante notevole nell’idea di salvare un pianeta. Nell’immaginario comune, fino a pochi anni fa, solo i supereroi potevano riuscirci. Ora è in atto una massificazione del supereroe, chiunque, con piccoli gesti quotidiani, può salvare il pianeta e quindi essere supereroe. Basta chiedere un cappuccino alla soia e il gioco è fatto.    Chiunque voglia salvare il pianeta non ha che da andare in rete e avrà in una manciata di secondi intere serie di missioni alla portata di tutti: volare di meno, mangiare meno carne rossa, fare la raccolta differenziata, riciclare, andare in bicicletta, smettere di stirare i vestiti, chiudere il rubinetto mentre ti lavi i denti o ti insaponi sotto la doccia, fare meno la doccia e mai il bagno, bere l'acqua di rubinetto anziché quella in bottiglia, lasciare l’auto a casa due giorni a settimana, al supermercato scegliere il prodotto...

"Io non voglio guastare. È creare che voglio" / Possiamo salvare il mondo prima di cena

Ho lavorato come barista dal 1996 al 2016 e ho smesso di dovermi lavare ogni sera i capelli, intrisi di fumo, nel 2003. Me la ricordo la legge del divieto: mai avrei creduto alla sua efficacia. Accadde davvero; quello che non riesco bene a ricordare è come si arrivò lì. Prima il veto aveva riguardato i cinema; ero piccola, ne ho memorie indirette: mio padre tra smettere di fumare e smettere di andare al cinema – non concepiva, fumatore, un cinema senza fumo – smise la sigaretta. Cancro, fumo passivo, riduzione dell’attesa di vita: sono parole che sono diventate spettri, non so bene in che ordine e con che scansione temporale. La legge ha reso possibile qualcosa che non sarebbe avvenuto, certo, ma le leggi non provengono da un’entità astratta e illuminata. Qualcosa, nell’arco di anni, ha cominciato a indicare, dapprima; e poi spiegare, raccontare, evidenziare. Allarmare. Ci si è accorti che ne andava della nostra pelle.    Climate change, riscaldamento globale, estinzione della specie umana, terre sommerse, erosione dei ghiacciai. Non ne va della nostra pelle – quanto meno non della nostra di adulti, oggi, nel mondo occidentale – ma, con una buona dose di certezza, ne...

Supermercato Auschwitz / Come il capitalismo ha colonizzato la terra

C’è un filo diretto che parte dai campi di concentramento nazisti dove si sterminavano uomini e arriva direttamente nei supermercati di oggi dove si nutrono consumatori. I fornitori di materia prima sono gli stessi, il disinteresse per l’utente terminale è lo stesso. Nel 1927 la Standard Oil americana dei Rockfeller e la IG Farben tedesca, futuro pilastro economico del potere hitleriano, fondarono la Standard IG Farben e, quando i nazisti arrivarono al potere, collaborarono all’apertura del campo di concentramento di Auschwitz fornendo capitale e tecnologie. La IG Farben, che era in società con la Monsanto, e di cui faceva parte anche Bayer, produceva lo Zyklon B, un pesticida a base di cianuro usato per lo sterminio dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti, considerato “arma del delitto” al processo di Norimberga, dove IG Farben e associate, tra cui Bayer, Basf e Hoechst, furono condannate per crimini di guerra. “I prodotti chimici sviluppati per uccidere la gente nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale sono diventati prodotti agrochimici utilizzati nell’agroindustria dopo la fine della guerra. Questa agricoltura industriale è stata poi...

Dizionario Levi / Ecologia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Negli scritti di Levi il tema ecologico assume due diverse declinazioni. La prima riguarda le vere e proprie preoccupazioni ambientali. Levi, che negli anni Settanta aveva concepito ma non concluso un libro ecologico, Il doppio legame, apprezzava la sensibilità maturata nelle nuove generazioni: «c’è la consapevolezza che stiamo sfruttando all’eccesso, in modo irreversibile, le risorse del pianeta. Tutto questo è nuovo, non c’era trent’anni fa…» (così in un’intervista del 1986 per il TG2, a cura di Ennio Mastrostefano). Del resto, il tema era già emerso nel secondo libro di racconti, Vizio di forma (1971), in cui lo scrittore aveva dato corpo all’immaginario ecologico e al sentimento...

Costruzioni alternative / L’oleandro elettrico e l’architettura vegetale

È toccato a un oleandro diventare il primo albero che produce energia elettrica. Messo a punto dal Centro di Micro-Bio Robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Pontedera, il nuovo ibrido ha foglie artificiali che oscillando al vento interagiscono con quelle naturali, e con un processo di elettrificazione a contatto trasmettono la carica elettrica al resto della pianta. Basta collegare una specie di presa al tronco e il gioco è fatto. Da qui a immaginare foreste con prese che spuntano ovunque e miriadi di smartphone attaccati a succhiare energia anche dagli alberi è un attimo, come sognare di illuminare la propria casa con l’oleandro sul terrazzo o usare i parchi per rifornire di energia elettrica le città.    Hundertwasser, Termal Village Blumau, Styria, Austria, 1993. Foto Anja Fahrig. Da qualche decennio si è sviluppata una nuova attenzione nei confronti del mondo vegetale, sono fioriti, è il caso di dirlo, studi sulla sensibilità, sull’intelligenza, sulla struttura sociale delle piante che da una parte iniziano a dare risultati pratici e dall’altra pongono interrogativi nuovi sulla natura stessa della coscienza, tradizionalmente legata al cervello, organo...

Bilancio del Salone del Mobile 2019 / Capre e design. L’ecologia vintage

L’ambizione del designer inglese Thomas Thwaites è di essere una capra. Si è fatto aiutare da esperti, ha studiato a fondo abitudini e attitudini delle capre, ha progettato e costruito uno stomaco artificiale, una protesi che gli permette di sistemarsi nella posizione giusta, a quattro zampe, e finalmente nel 2016 è andato sulle Alpi per passare tre giorni interi da capra. Questa e molte altre esperienze e progetti sono riuniti nella mostra Broken Nature, visitabile alla Triennale di Milano fino al 1 settembre 2019. La Triennale è uno dei crocevia fondamentali da cui transita il popolo del design durante la settimana del mobile milanese. Io sono qui a caccia di ecologia, voglio capire che fine ha fatto nel design del 2019 e ho deciso di iniziare dalla Triennale.    Milano, Settimana del mobile 2019. Entrando nel magnifico palazzo di Muzio, non posso fare a meno di passare dal neonato Museo del Design Italiano, qualcosa che dovrebbe esistere da decenni, e di cui questa sarebbe la prima parte. Cerco i 500.000 euro spesi per l’allestimento ma vedo solo cubi in idropittura bianca su cui stanno appoggiati alcuni oggetti iconici dagli anni ’50 agli ’80, illuminati da...

Ecologia, etica / La Terra come soggetto di diritto

Dall’ecologia all’etica   Nel suo appello a preservare resti di natura selvaggia, l’ambientalista Aldo Leopold rilevava che “la capacità di percepire il valore culturale della natura allo stato selvaggio si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini d’oggi, che hanno perso le proprie radici terrene, fa loro credere di aver già scoperto ciò che conta; questi sono coloro che cianciano di imperi politici o economici destinati a durare secoli”. Nel dizionario delle virtù che dovrebbero accompagnare i tempi a venire, oltre alla mitezza e alla temperanza (termini su cui il lessico della morale concorda con il tempo delle meteore), l’umiltà costituisce, suggerisce Michel Serres, la vera essenza dell’uomo. L’homo humilis ritrova il suo contatto con le cose, ristabilisce il suo legame con la Natura e assume, riprendendo l’etimo di geometria, la Terra come misura. “Il metro è la Terra”, un’affermazione di Serres che Leopold avrebbe potuto sottoscrivere. Per l’antropocentrismo trionfante che, dal relativismo di Protagora, attraverso l’affermazione cartesiana del Soggetto, impone anche oggi al mondo le proprie leggi ei propri...

Cinquecentenari / Lo sguardo ecologico di Leonardo

L’anno appena iniziato è per i leonardiani, e non solo, un anno per molti versi memorabile: ricorre infatti il cinquecentesimo anniversario della morte del grande genio toscano, avvenuta il 2 maggio 1519. Per l’occasione le Nazioni europee che custodiscono codici, manoscritti, fogli sparsi, disegni e opere dipinte, si sono impegnate a commemorare l’evento attraverso mostre, convegni e pubblicazioni sui diversi aspetti dell’universalità del pensiero di Leonardo e della sua poliedrica e complessa attività di artista scienziato.  Nella sua epoca gran parte dello studio dei fenomeni di trasformazione della materia organica e inorganica era ancora pervasa di occultismo e di magia e costituiva prevalentemente oggetto di attenzione delle pratiche alchemiche. Il famoso studioso degli aspetti filosofici dei metodi scientifici, autore del bestseller mondiale Il Tao della fisica (Adelphi, 1982) Fritjof Capra, nel suo più recente testo (Leonardo e la botanica. Un discorso sulla scienza delle qualità, Aboca, 2018) mette in evidenza l’innovativo approccio di Leonardo da Vinci negli studi dei processi metabolici della vita.   Per il fisico e filosofo della scienza austriaco l’intento...

Io minimo / Cristopher Lasch: consumo, politica ed ecologia

Tornare a leggere Cristopher Lasch dopo anni, grazie alle riedizioni di Neri Pozza, è un’esperienza illuminante. Nonostante l’insieme di trasformazioni tecnologiche, organizzative e di mercato che hanno totalmente modificato la nostra cultura del consumo, il suo Io minimo ci spiega alcuni passaggi fondamentali per capire la vita nelle società globalizzate. Riprendendo alcune tracce già solcate in La cultura del narcisismo, in questo libro Lasch si cimenta con la relazione tra consumo e identità sociali, anticipando sotto vari aspetti la più rigogliosa produzione scientifica di Zygmunt Bauman (come sostiene Marco Belpoliti), in fatto di tempismo ma anche, forse, in fatto di profondità analitica. Il mix già sperimentato dai francofortesi tra una critica sociale del sistema e una lettura psicoanalitica delle strategie del desiderio è ancora un tratto distintivo di questo lavoro che non rinuncia a recuperare altri classici della sociologia, tra cui il Goffman di Asylums. Lo sguardo da conservatore di sinistra del sociologo americano ci aiuta a cogliere i paradossi della modernizzazione che, con pochi decenni di distanza, sono diventati i paradossi della globalizzazione. Come ad...

Prima che sia troppo tardi / Come acqua nella sabbia

L’acqua mancherà. Come leggende portate da viaggiatori stanchi cominciamo a sentire che l’acqua sta mancando, ma sta mancando in posti così lontani che le nostre docce continuano a scorrere come fontane e i nostri prati in giardino sono lucenti e floridi. Queste leggende tristi e fantasiose raccontano di falde inquinate, di deserti che avanzano, e alcune storie assurde sembrano l’eco di distopie e complotti, in cui i prìncipi del profitto e gli oligarchi della notte si stanno accaparrando tutte le fonti della terra. Alcuni di loro starebbero costruendo delle dighe immense, che asciugano a valle le terre dei popoli poveri. Altri starebbero chiudendo come casseforti l’accesso a immensi laghi sotterranei, in attesa di aridità future, per spillare col contagocce e a caro prezzo l’elemento essenziale della vita. Ma non adesso, vero? Forse domani, o in un remoto dopodomani che non ci tocca. Invece sta accadendo adesso, e non c’è nemmeno bisogno di imbavagliare Cassandra, perché quasi tutto nel nostro presente ci ha educato alla Grande Ucronia. La macroeconomia, che un tempo ragionava in termini di decenni, si accontenta oggi di prevedere un trimestre, il consumismo neoliberista ci...

I festival dell’estate / Erotica Santarcangelo

Già dalla prima presentazione del programma, l’edizione appena conclusa del Festival di Santarcangelo ha destato curiosità e qualche diffidenza: qualcuno ha trovato le proposte della nuova direttrice Eva Neklyaeva un po’ troppo glamour, qualcuno ha denunciato l’assenza in cartellone di appuntamenti pienamente ‘teatrali’, altri hanno invecesalutato con soddisfazione la piena apertura alle arti visive e il mancato utilizzo di etichette limitanti. Le opinioni continuano a polarizzarsi anche a festival concluso. Mentre Tommaso Foti di Fratelli d’Italia denuncia il carattere ‘diseducativo’ della manifestazione, l’organizzazione segnala un significativo incremento nella vendita dei biglietti e il sold out su quasi tutte le date; specularmente, i commenti scambiati a fior di labbra tra gli addetti ai lavori spaziano dalla cauta perplessità fino al pieno entusiasmo.   Pony Express, Club Ecosex   E se è presto per incasellare la nuova anima curatoriale del festival in formule definitive (molti sono infatti i legami ancora visibili con la precedente direzione, ed evidenti sono i debiti con alcune realtà nostrane che hanno contribuito negli anni a trasformare l’identità di...