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fantascienza

(16 risultati)

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

Natura copernicana vs immaginario sociale / Fantascienza o immaginario

Il rapporto tra fantascienza e letteratura, nel nostro bello stivale, è sempre stato faticoso e pieno di pregiudizi. Si sa. Due recenti raccolte di saggi, uscite a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, permettono di approfondire questa sofferta relazione. Il primo è a cura di Andrea Tortoreto (Mimesis, Novembre 2018) e ha un titolo che, da noi, è quasi un ossimoro: Filosofia della Fantascienza. Il secondo volume è Immaginari alterati, con una prefazione di Valerio Evangelisti (Mimesis, Gennaio 2019). I due volumi adottano strategie e percorsi diversi. Nel primo la fantascienza ha una funziona ancillare rispetto alla filosofia, alla quale offre un terreno di gioco per mettere alla prova pregiudizi e ragionamenti. È un atteggiamento difensivo che suggerisce un ruolo secondario alla fantascienza, il cui valore deriverebbe dal fornire affreschi narrativi a una disciplina altrimenti astratta e arida. Non a caso nella prefazione, Luca Gallesi scrive che la fantascienza, “deprecata letteratura d’evasione, anche se è una fuga dalla realtà, ha i suoi molti e preziosi lati positivi”; una difesa per lo meno imbarazzata. Molto più positivo è il curatore, Andrea Tortoreto, che, in un...

In uscita Nuova Prosa n. 69 / Intervista a Valerio Evangelisti

Come è nato il tuo libro d’esordio? In quali condizioni è stato realizzato, e come è stato accolto?   Se per libro intendi “romanzo” (avevo già pubblicato testi di storiografia), la sua nascita è stata un po’ casuale. Da alcuni anni mi divertivo a scrivere storie “fantagotiche”, per me e per gli amici. Era una distrazione dalla mia attività di saggista semi-accademico. Dopo la nascita del Premio Urania, nel 1990, pensai di inviare alla giuria uno dei miei lavori. Si trattava de Le catene di Eymerich. Non contavo su una pubblicazione, volevo solo avere un giudizio. Questo fu così lusinghiero, per quanto non vincessi, che partecipai alle edizioni successive del premio. L’obiezione era che si trattava di opere molto lontane dalla fantascienza tradizionale proposta da Urania. Finalmente proposi una storia in cui c’erano astronavi e mondi alieni: Nicolas Eymerich, inquisitore. Vinsi nel 1993, fui pubblicato nel 1994. Sarebbe finita lì, se non fosse stato che vendetti 15.000 copie (poi divenute 17.000), quasi il doppio del romanzo americano più venduto quell’anno. Di lì partì il mio successo, inizialmente con modesti prodotti da edicola. Se c’è un autore pulp, in Italia, sono io,...

Umano e post-umano / Singolarità tecnologica

Westworld e Humans sono solo due tra le più recenti serie televisive che mettono a tema il nostro rapporto con la singolarità tecnologica, cioè con il momento in cui si produrrà quel salto evolutivo caratterizzato dalla realizzazione di un’intelligenza di tipo superiore, artificiale. Se in Westworld i robot intelligenti sono oggetti di intrattenimento di un parco tematico per ricchi, in Humans sono parte della classe operaia che svolge quelle mansioni che gli umani non vogliono più svolgere, sono assistenti familiari con la funzione di domestici e badanti forniti dal servizio pubblico. Entrambe le serie ci mettono di fronte a questioni etiche e al bisogno di una morale capace di affrontare il rapporto con il post-umano ma soprattutto ipotizzano la singolarità, il momento in cui i robot acquisiscono consapevolezza e libero arbitrio, diventando una specie evolutivamente competitiva nei confronti dell’uomo.   In tal senso questi prodotti dell’immaginario non fanno altro che mettere a fuoco le inquietudini del nostro rapporto con le tecnologie intelligenti che, sottotraccia, cogliamo già in un presente prossimo con le auto che si guidano da sole o con gli assistenti intelligenti...

Fino al 29/7 alla Cinémathèque française / Chris Marker. L’onnivedente

Il luogo di lavoro del vecchio Chris Marker era una sorta di Aleph borgesiano, un fitto intrico di cavi, telecamere, registratori, computer, impianti audio e, soprattutto, un gran numero di schermi. Sedendosi nel mezzo di questo panopticon situato nell’est parigino, Marker poteva avere una visione completa del mondo. In questo ultimo ritiro della rue Courat, l’artista non aveva ancora rinunciato a esercitare il suo mestiere: guardare il mondo, registrarlo, montarlo e rimontarlo. In questo spazio della visione totale, egli aveva persino adibito alcuni videoregistratori alla registrazione ininterrotta di programmi televisivi, soddisfacendo quel bisogno di accumulazione spasmodica di immagini che aveva sempre contraddistinto la sua carriera. Sugli scaffali, organizzati in appositi raccoglitori, Marker conservava meticolosamente fotografie, cartoline, pubblicità, fotogrammi ed ogni altro tipo di immagini, montate in collages, accostamenti, contrappunti ironici. Una sorta di atlante warburghiano della memoria, che però non si preponeva alcuna sistematicità; esso era, piuttosto, ispirato all’associazione libera tipica di Dada e dei surrealisti.      La Cinémathèque...

Al di là di Solaris / La fantascienza apocrifa di Stanisław Lem

Nel 2006, a pochi mesi dalla morte di Stanisław Lem, Giuseppe Lippi sottolineò quanto la sua opera fosse insufficientemente nota in Italia. Il suo capolavoro Solaris (1961) aveva conosciuto un’ottima diffusione, ma gli altri romanzi tradotti continuavano a essere apprezzati soltanto da una ristretta cerchia di cultori, per non parlare poi della produzione saggistica, addirittura limitata a un singolo titolo (la notevole raccolta Micromondi, pubblicata da Editori Riuniti nel 1992). Ne risultava compromessa una visione d’insieme sull’autore e sulla particolare traiettoria che nel tempo ha caratterizzato la sua opera, sempre meno legata alle strutture romanzesche della fantascienza tradizionale e sempre più orientata alla speculative fiction secondo modalità narrative inusuali, in parallelo a un fecondo impegno saggistico.   Nel primo decennio del nuovo secolo si sono susseguiti due tentativi di riproporre opere di Lem inedite o poco note al pubblico italiano, da parte di Marcos y Marcos e Bollati Boringhieri, ma senza grandi ripercussioni sulla fortuna dell’autore, come indica il fatto che tali volumi risultano ora fuori catalogo. Nel 2010 Voland ripubblicò la raccolta di...

Annientamento o rigenerazione? / Una cellula ci sdoppierà

Lena è una biologa. Ancora una donna che insegna all’Università che dentro di sé porta amore e dolore, come Louise Banks in Arrival. Gli alieni sanno empaticamente che questo è il tipo di umano eccellente, il meglio che il pianeta possa offrire per un incontro, per un affidamento. Come Arrival di Denis Villeneuve deriva creativamente dal racconto di Ted Chiang, Annihilation (Annientamento) di Alex Garland è la sceneggiatura che reinventa il primo capitolo della trilogia Area X di Jeff VanderMeer (pubblicata nel 2014 e tradotta da Cristiana Mennella per Einaudi l’anno dopo). Annientamento è un film, e lo sceneggiatore e regista inglese avrebbe preferito che potesse essere visto prima nelle sale cinematografiche: è su Netflix dal marzo 2018, in prima televisiva.     Il bel personaggio interpretato da Amy Adams era una linguista di fama mondiale, e il militare afroamericano cercava proprio lei per capire che diavolo di lingua parlassero gli eptapodi parcheggiati in mezzo mondo con le loro miti astronavi a forma di mandorla; qui Natalie Portman è una biologa con un passato militare, che pensava di aver perso per sempre l’amato marito, sparito da 12 mesi in una missione...

Da Venezia a Reggio Emilia / Damien Hirst. Fantasmagorie della finzione

In un grande lightbox liquido inabissato a Punta della Dogana – come la prua di un vascello arenato, nella città dell’acqua per antonomasia – ci troviamo in uno spazio sottomarino, appunto, dai colori squillanti. Due masse confuse, intuiamo gigantesche, si fronteggiano in lontananza; all’avvicinarsi cauteloso della camera si mettono gradatamente a fuoco, finché d’un tratto riconosciamo due archetipi plurimembri: un’orrorifica Idra e una seducente Dea Kali, che impugna una lama in ciascuna mano. Lo stesso impossibile incontro-scontro è presente, in due versioni, nella medesima sala: in una il colossale gruppo scultoreo in bronzo (cinque metri d’altezza per sei di lunghezza e tre di larghezza) è ricoperto di incrostazioni calcaree, coralli e muffe, conchiglie e madrepore; nell’altro, presentato come una «copia» del precedente, i due corpi tortili si presentano invece perfettamente lisci, glamour e sexy come in un fumetto di Moebius inopinatamente tridimensionalizzato; un ulteriore lightbox presenta una scena simile a quella del primo, ma ora attorno al monumento inabissato si aggirano quattro sommozzatori che lo illuminano, lo riprendono, si apprestano a imbragarlo per farlo...

Dentro di noi o nello spazio lassù? / Alieni

La sera del 19 settembre 1961 Betty e Barney Hill stanno procedendo sulla loro automobile in una strada del New Hampshire di ritorno dal Canada, quando sono intercettati da un oggetto volante. Barney scende dall’auto e con un binocolo vede un gruppo di piccoli umanoidi in uniforme nera che li guardano dai finestrini dell’astronave. Risale in auto, ma ben presto cade addormentato insieme alla moglie. Rientrano entrambi a casa verso le 5 e mezza del mattino. Nei giorni successivi ricostruiscono di essere stati prelevati da un’astronave e sottoposti a esami medici dagli alieni. Grazie a un trattamento ipnotico rivelano allo psichiatra che li cura di essere in contatto telepatico coi rapitori; ne tracciano anche la mappa stellare: il sistema binario di Zeta Reticuli. Da questa vicenda John G. Fuller ha tratto un libro, Prigionieri di un UFO, uno dei primi libri che ha portato all’attenzione del mondo il fenomeno dei rapimenti alieni.       Negli anni tra il 1950 e il 1960, come notò Giorgio Manganelli ci fu l’attesa dello sbarco dei marziani sul Pianeta Terra. Correvano notizie di astronavi precipitate in Messico, ma vi furono avvistamenti di oggetti luminosi anche...

Mercato e traduzioni / Fantascienza: Il Rosso di Marte

Crononauti catapultati in una civiltà 3.000 anni più avanzata della nostra, il linguaggio che si parla ci è incomprensibile, ma i nostri ospiti del futuro comunicano con noi tramite la telepatia: se il pensiero trova nella mente ricevente un'idea omologa, l'organizzazione linguistica viene di conseguenza. E questa è una gran fortuna, perché se accadesse il contrario – se fosse il linguaggio a poter alterare il pensiero – potrebbe esistere anche una lingua impiegabile come vera e propria arma.   Ma, essendo la lingua portato della nostra organizzazione cerebrale, una volta entrati in contatto con remote civiltà aliene, l'uomo ha scoperto che vi sono lingue che gli è fisicamente impossibile imparare. I traduttori – necessari al commercio galattico – sono divenuti una potentissima casta interplanetaria, in cui ogni nuova femmina nata viene mandata presso un popolo alieno per impararne la lingua sin dalla più tenera età. Quando la lingua si rivela fisicamente inapprendibile, la bambina è condannata a impazzire. In un futuro parallelo e più rassicurante, è stata invece inventata una macchina in grado di tradurre qualunque linguaggio sconosciuto in una lingua umana, o addirittura...

L'Esegesi: il vangelo secondo Philip K. Dick

Sono passati poco meno di 42 anni da quel febbraio del 1974 che segnò in maniera indelebile una svolta decisiva nella produzione letteraria e filosofica, ma soprattutto nella vita personale, di quello che è stato con ogni probabilità (assieme a Isaac Asimov) il più grande romanziere di fantascienza del secolo scorso: Philip K. Dick. Durante quel mese di febbraio, infatti, l’autore di romanzi di fantascienza forse più saccheggiato della storia del cinema (suoi i romanzi e racconti alla base di Blade Runner e Total Recall, ma pure di Minority Report, Next per fare solo qualche nome) avrà un’esperienza a dir poco straordinaria, che secondo le categorie linguistiche correnti potrebbe essere definita solo in due modi: illuminazione o psicosi. Nei giorni immediatamente successivi all’uscita del suo romanzo Scorrete lacrime, disse il poliziotto, Dick, provato dai postumi di un’estrazione di denti, si faceva prescrivere degli antidolorifici dal proprio medico. Qualche ora dopo aver fatto ordinare dalla moglie una consegna di farmaci a domicilio, sentendo suonare il campanello della porta di casa Dick andò ad aprire...

Sopravvissuto

Il buco nel ventre è sempre quello. Solo che stavolta, 36 anni dopo, venti, forse anche di più film dopo, con in mezzo una carriera intera e mille strade intraprese, abbandonate e poi riprese ancora, dal ventre che in Alien partoriva un mostro non esce più nulla di estraneo, ma, anzi, ciò che esce, sangue, acqua e aria, aiuta a tenere in vita nell’atmosfera irrespirabile di Marte. 36 anni dopo, con in mezzo pure un altro film di fantascienza, Prometheus, che della saga di Alien dovrebbe essere una spiegazione originaria, nel cinema di Ridley Scott un buco nella pancia si chiude e si cura. O meglio, si pinza, perché su Marte non ci si può permettere tutto ciò che serve, ma ci si deve in qualche modo arrangiare. Se si vuole sopravvivere, bisogna trovare un modo. E se si crede di essere soli, in realtà non lo si è, perché dentro di sé in realtà non lo si è mai, soli, ma a tenere compagnia ci sono le cose studiate, apprese, sperimentate, provate, applicate nel corso di una vita intera.     In Inside Out l’accumulo è di ricordi e di emozioni; in Sopravvissuto...

Singapore

Sono in partenza per Singapore. Bel raduno di scrittori, traduttori, editori, si chiama Bridging Cultures, e almeno centocinquanta persone discuteranno e si affanneranno attorno a tematiche (letterarie, editoriali, linguistiche) che riguardano l’Asia dell’Est e il Pacifico. Anni fa ho speso qualche mese a Singapore, facendo un po’ di scouting in giro per l’Asia del sud-est. Mi hanno chiesto: e perché fai base proprio lì, il posto più costoso, quello che letterariamente ti dà di meno? Io non avevo una risposta precisa. Sapevo che da quella città stato mi sentivo attirato proprio per la sua anomalia. È il posto che più ricorda una certa fantascienza anni cinquanta-sessanta, quella più sociale che in fondo seguiva le orme di Orwell. E cosa c’è di più orwelliano di Singapore? Dove il termine grande fratello ha un senso, se non qui? Molto sta cambiando, di recente. Alla piazza finanziaria si è sostituito il parco giochi per turisti asiatici. Ma un certo clima da patria degli androidi, degli uomini macchina, dei quadri d’azienda clonati in laboratorio c’è...

Dopo Matheson

Mettetevi comodi che la prendo larga, si tratta di Richard Matheson. Una volta la fantascienza era Urania, e gli Urania uscivano in edicola ogni settimana, tipo i gialli mondadori, o segretissimo, e tutto il resto appresso. Ma che te lo dico a fare, tutti sanno gli urania, e tutto il resto appresso, materiale del secolo scorso. Avevo avvertito che l’avrei presa larga. Oggi ci sono le serie tv, è questa la nuova letteratura di genere. All’epoca invece di guardare le serie io leggevo gli urania, e anche un po’ tutto il resto, che le serie tv all’epoca erano una merda, o non le capivo io, o erano troppo vincolate a degli orari che non s’incastravano coi miei di ragazzino, boh, vatti a ricordare. Insomma, per drogarmi la fantasia leggevo ‘sti libretti settimanali da poco, che erano sempre lì pronti a raccontare, quando mi girava, e più di tutti tra questi leggevo gli urania, fantascienza, perché il genere lo sceglie il cuore, e il mio cuore era della fantascienza. Cazzo ne so, imprinting neonatale, il primo libro che ho letto in vita mia è stato Ventimila leghe sotto i mari, e neanche lo avevo scelto,...

L’urgenza di una riflessione

Attorno al mese di dicembre del 1910 le caratteristiche dell’uomo cambiarono Virgina Woolf   I possibilisti vivono in una tessitura più sottile, una tessitura  di fumo, immaginazioni, fantasticherie e congiuntivi Robert Musil     Nelle puntate precedenti abbiamo passato rapidamente in rassegna la storia della robotica. Mentre l’evoluzione biologica ha dotato gli organismi viventi prima di un corpo e poi di un cervello, avente funzioni di controllo centrale e dotato, negli organismi più complessi, di proprietà cognitive superiori, l’intelligenza artificiale funzionalistica è partita dal cervello e ha tentato di costruire una mente senza corpo, cioè un’intelligenza che imitasse le funzioni superiori, simboliche e astratte, del cervello biologico evitando ogni interazione con un ambiente considerato fonte di disturbo. Tuttavia la difficoltà di estendere questa forma d’intelligenza artificiale al di fuori dei domini simbolico-formali ha fatto ritenere che soltanto accoppiando la mente artificiale all’ambiente attraverso un corpo artificiale, dotato di sensi e di...

Blade Runner

La storia di Blade Runner è quella di un testo fisso e mobile, impiantato, come i ricordi dei replicanti protagonisti, nel corpo degli anni ottanta e, allo stesso tempo, risoluto ad assicurarsi una vita più lunga. Ridley Scott, seguendo la duplice spinta delle sue aspirazioni e del mercato, continua a riprenderlo e cambiarlo: dal Director’s Cut del 1992 al Final Cut del 2007, ha trasformato un film sui replicanti in un film replicante, dotato della stessa natura dei suoi personaggi e desideroso, come loro, di infrangere le barriere della mortalità. Così il testo si è espanso a raggiera, coinvolgendo una quantità infinita di internauti che, novelli filologi, discutono sulle varianti, sui dettagli, sulla voice over della prima versione o sulle immagini oniriche di Deckard (il blade runner) nella seconda, sull’happy ending del 1982 o sul finale ambiguo del 1992 e 2007. Inserirsi in questi dibattiti è come entrare dentro un romanzo, il cui fascino sta proprio nella continua tessitura, nell’apertura delle interpretazioni possibili e in una discorsività che pare priva di sponde.     Il testo...