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film

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Xavier Dolan ritorna a casa / Matthias & Maxime

Di recente Xavier Dolan ha dichiarato che non dirigerà altri film per concentrarsi sulla carriera da attore. Pare difficile credergli: trentun anni, otto regie in dieci anni e una sfilza di premi da far invidia a molti concorrenti.    Nel frattempo, con Matthias & Maxime, il regista di Tom à la ferme e Les amours imaginaires è tornato nuovamente a girare a casa, in Canada, sui luoghi e sui temi che gli sono familiari. La mia vita con John F. Donovan, il suo primo e probabilmente ultimo film hollywoodiano (con un cast di stelle tra cui Susan Sarandon, Natalie Portman e Kit Harington), ha avuto una produzione tribolata, con una sceneggiatura riscritta infinite volte e con cambi in corsa durante le riprese. L’episodio più eclatante ha visto al centro Jessica Chastain, che – nonostante le reciproche dichiarazioni di stima e affetto tra lei e il regista – ha visto tagliata tutta la storyline che la vedeva protagonista. Uscito in sala dopo svariati rinvii, il film non ha acceso l’entusiasmo di pubblico e critica, e anche i fan più devoti sembrano non aver apprezzato più di tanto.      Distribuito in Italia con oltre un anno di ritardo, in parte su Sky e in...

Al di sopra della legge / Poliziotti violenti

Quando, nel finale de Gli intoccabili, Eliot Ness, l’eroe, scaraventa l’azzimato e odioso gangster giù dal tetto del tribunale, alzi la mano chi non ha intimamente goduto. È impossibile - emotivamente, istintivamente, visceralmente - condannarlo per quel gesto. E il magnifico film di Brian De Palma, scritto da David Mamet, uno dei capisaldi del periodo (The Untouchables, 1987) non fa niente per problematizzare l’accaduto, anzi. Il gangster è mostrato come particolarmente crudele ed esecrabile: ha pure assassinato l’amatissimo vecchio poliziotto impersonato da Sean Connery. A interpretare Eliot Ness, il coraggioso agente federale che ha giurato di fermare Al Capone, è Kevin Costner, con il suo volto da eroe tutto d’un pezzo: non batte ciglio dopo aver deliberatamente, non accidentalmente, punito il criminale così, extra legem. E noi con lui.     Gli intoccabili, 1987. In queste settimane, l’America e il resto del mondo si sono svegliati di fronte a immagini profondamente disturbanti. L’uccisione di George Floyd ha riacceso i riflettori sul gigantesco problema della brutalità - razzialmente orientata - endemica alle forze dell’ordine statunitensi. Ma, al di là dell...

Da 5 Bloods - Come fratelli / Spike Lee: dal Vietnam a Minneapolis

In un testo pubblicato online qualche giorno fa lo psicoanalista Alessandro Siciliano metteva in luce come l’esperienza del tempo per gli esseri umani non sia quella della successione di passato, presente e futuro secondo un’idea geometrica e lineare di tempo: piuttosto “passato presente e futuro ora si addensano, si ‘coagulano’, ora si dipanano, insomma entrano in relazioni dinamiche e complesse”. Spesso può accadere, ad esempio, che eventi traumatici passati non riescano davvero a “passare”, cioè non riescano fino in fondo a essere ricacciati nell’oblio delle tante piccole esperienze che i soggetti dimenticano della propria vita. Al contrario rimangono “appiccicati” alle persone che devono per forza di cose averci a che fare, anche qualora provochino angoscia e sofferenza.    È forse di uno dei più classici eventi traumatici che ci parla Da 5 Bloods - Come fratelli, il nuovo film di Spike Lee che da qualche giorno è disponibile sulla piattaforma Netflix: quello della guerra, e in particolare di una delle guerre più traumatiche per la storia recente americana dato che è legata a un’umiliante sconfitta, e cioè il Vietnam. Otis, Paul, Eddie e Melvin, i quattro...

15 giugno 1920-15 giugno 2020 / Alberto Sordi, neonato feroce

Cento anni fa nasceva Federico Fellini. Ma questo 2020 segna anche un altro anniversario a tre cifre: quello di Alberto Sordi, nato a Roma il 15 giugno 1920. Amici fin dai tempi difficili della guerra, poi complici nelle prime e non sempre fortunate scorribande sul grande schermo, si può dire che Fellini e Sordi abbiano condiviso lo stesso sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatori partecipanti”, su quello strano oggetto chiamato Italia. Lo hanno fatto con modi ed esiti diversi: Fellini diventando un pilastro della storia del cinema mondiale; Sordi, più modestamente, di quella nazionale. Entrambi, e in particolare Sordi, sono stati forse più amati (e odiati) che realmente studiati: una carenza alla quale Alberto Anile, critico e storico del cinema, ha provato a porre rimedio con il suo Alberto Sordi (CSC-Edizioni Sabinae, 2020). Il testo che segue è tratto dal decimo capitolo del libro, dedicato appunto al rapporto fra l’attore romano e il regista riminese: lo pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e degli editori Felice Laudadio (CSC-Cineteca Nazionale) e Simone Casavecchia (Edizioni Sabinae), ai quali va il nostro ringraziamento.   Alberto è...

Cinema italiano on demand / “Favolacce” e la fatica di essere bambini

Il secondo film dei fratelli D’Innocenzo esplora e fa agire la qualità più misteriosa, più fragile e più temporanea che possiedono i bambini, vale a dire la credulità visionaria. La fantasia, quella risorsa che l’età adulta recupera e libera solo attraverso la sospensione del giudizio, in una mente bambina vive come condizione ingenua, e come fiducia nelle possibilità di sprigionare una verità fatta di immagini e racconto, senza limiti di verosimiglianza. Tutto diventa possibile, tutto è serio agli occhi di un bambino. Candidato a dieci Nastri d’argento, Favolacce è un cinema che fa spazio narrativo e visuale a questa esperienza di creatività, che è sconfinata, ora surreale ora iperrealistica, e capace, talvolta, di sollevarsi anche al di sopra delle rovine. Per questo ci procura sùbito l’impressione di un lavoro originale e nuovo.      Il film (la cui uscita al cinema, prevista inizialmente per il 16 aprile, è stata poi rimandata all’11 maggio su piattaforme on demand) racconta un’estate, tra l’ultimo giorno di scuola e il rientro a settembre, durante la scuola media. Ci sono i genitori che litigano, la mensa scolastica, la tv, le cene in giardino, le feste di...

31 maggio 1930-31 maggio 2020 / Clint Eastwood, un cineasta contro

A novant’anni, Clint Eastwood è ormai un mostro sacro del cinema americano, praticamente intoccabile. Ma non è sempre stato così, soprattutto in Italia. Quando con Riccardo Bianchi avevamo deciso di dedicare una monografia all’attività di Eastwood come regista, nessuna delle case editrici che avevamo interpellato voleva pubblicarla: “Eastwood?! Ma state scherzando? Per carità!”. Questo succedeva nei primi anni Ottanta, prima che la Cinémathèque Française gli dedicasse una retrospettiva completa. Ancora oggi sarei curioso di vedere quanti sarebbero disposti a dire così, “di cuore”, che Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry, 1971) di Don Siegel è un film meraviglioso.    Il libro siamo poi riusciti a pubblicarlo nel 1987, grazie all’Assessorato alla cultura del Comune di Varese, con il titolo Tutti i film di Clint Eastwood; e qualche anno fa, nel 2013, con l’aiuto dell’amico Alberto Crespi, l’abbiamo anche potuto ristampare con un nuovo titolo, Alba di gloria. Il cinema di Clint Eastwood dagli esordi a Heartbreak Ridge, per i tipi di Castelvecchi. All’epoca della prima edizione, Riccardo e io siamo riusciti perfino a incontrare Eastwood di persona,...

Speciale Fellini / 8 ½. Una profezia sulla creatività

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia. Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato.   "Distruggere è meglio che creare, quando non si creano le poche cose necessarie".  La battuta dell’intellettuale Daumier non è prevista dalla sceneggiatura originale di 8 ½ di Federico Fellini (dove Daumier si chiama Carini) e viene...

1925-2020 / Quante stelle per Michel Piccoli?

A novantaquattro anni compiuti, Michel Piccoli ha preso congedo. Definitivamente. L’ha fatto in punta di piedi, senza fare rumore: la sua morte, arrivata il 12 maggio in seguito a un ictus che l’aveva colto nella sua casa di Saint-Philbert-sur-Risle, in Normandia, è stata annunciata alla stampa soltanto il 18 maggio, a esequie avvenute.  Davanti a un’uscita di scena tanto discreta, in ordine sparso ne vengono in mente altre. Piccoli è forse stato l’interprete dei congedi? Quello di Ritorno a casa, forse il più bello di tutti; quello onirico di Dillinger è morto; quello di La grande abbuffata (il più eccessivo, nella sua iperbolica, flatulenta trivialità); fino all’ultimo – il più emblematico e al tempo stesso, per certi aspetti, più privato – di Habemus papam, con il pontefice designato che compie il proprio personalissimo “gran rifiuto”, forse cercando di riacciuffare un’antica ambizione attoriale frustrata, ma soprattutto dichiarando con coraggio la propria inadeguatezza davanti al mondo intero.   "Habemus papam" (2011)   “Purtroppo ho capito di non essere in grado di sostenere il ruolo che mi è stato affidato”, dice il “suo” papa nel discorso che chiude il film...

La serie di Ricky Gervais / Andare avanti: After Life

Non fatevi distogliere dai contenuti delle sinossi; non abbiate paura di guardare.  After Life, la serie tv Netflix scritta diretta e interpretata da uno dei comici più bravi al mondo, Ricky Gervais, racconta la storia d’amore più bella che una serie tv sia mai riuscita a farci vedere. Il primo episodio della prima stagione comincia con il primo piano di una donna che ci interpella dallo schermo di un computer portatile. La sua testa è coperta, come quella dei pazienti che in chemioterapia hanno perduto i capelli. Ci sorride con gli occhi, guardandoci intensamente. Si sta rivolgendo al suo compagno, il controcampo adesso lo mostra. L’uomo la guarda, insonnolito e commosso, da un letto domestico disfatto, dove sembra che siano state combattute chissà quante notti senza dormire. Come se trovare la forza di rimettersi in piedi fosse impossibile, Tony indugia sul computer, ascolta le parole di Lisa, la sua richiesta di aver cura della loro casa, del loro cane, che entra in campo chiamando il padrone, e simbolicamente vale come il figlio da accudire. L’uomo poi si alza, va in bagno, dove ancora si trovano due spazzolini, e si muove per una casa invasa dall’incuria dove, ormai lo...

Speciale Fellini / Luci del varietà: una giostra d’amoooooor

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato.   La canzoncina la sentiamo intonare da fuori del teatro, dove si avanza nella notte, piegato in due, un vecchio che guarda i manifesti dello spettacolo: “Ho trovato il mio pappagallo, / bello bello, bello bello/ verde e giallo e col becco a rollo...

La lettura di Riccardo Panattoni / Gli amori immaginari di Kim Ki-duk

Lo scorso gennaio, durante la cerimonia dei Golden Globe, Bong Joon-ho ha esortato il pubblico americano a «superare la barriera dei sottotitoli» per scoprire il meglio del cinema straniero, con parole che possono essere lette come un invito a sorpassare una soglia testuale, sede di differenze (e diffidenze) linguistiche ma anche culturali, oltre la quale l’esperienza della visione rivela la sua essenza universale: «I think we use only just one language: the cinema». Sulla rivista britannica Sight and Sound, commentando la scelta di affidare a Bong Joon-ho il ruolo di guest editor del numero di marzo, l’editoriale di Mike Williams richiama proprio questo concetto, e si riferisce al regista coreano come a uno dei «visionari più creativi» del cinema contemporaneo. Bong Joon-ho, dal canto suo, ha compilato una lista di venti registi emergenti intitolata “20/20 Vision”, introdotta da un’affermazione sorprendente: «Già nel vedere il secondo film di Wong Kar-wai, Days of Being Wild (1990), abbiamo forse potuto sognare nelle nostre menti In the Mood for Love (2000)».   La stessa intuizione può essere verificata su Bong Joon-ho, ad esempio sulla scorta dei ben tre episodi che in...

Un documentario-inchiesta / Amazon, l’Impero del Tutto

Quando sentiamo raccontare di Amazon e di Jeff Bezos le pennellate retoriche che ne dipingono la storia vanno dal ricordo dell’epica ascesa di Sears, Roebuck & Co., la più grande catena americana di vendite al dettaglio per quasi tutto il XX secolo con il suo “Big Book”, il catalogo di ogni prodotto che si poteva trovare in commercio (e per cui ha scritto uno come Edgar Rice Burroughs, fra i pionieri della letteratura fantascientifica e ideatore di Tarzan); all’avventurosa impresa di William Moorcroft, sovrintendente delle scuderie per la Compagnia delle Indie Orientali agli inizi dell’800 ed esploratore alla ricerca di una via commerciale per la città santa di Buchara, nell’odierno Uzbekistan (dove riposano i suoi resti, in una tomba anonima e oramai scomparsa sulle rive del fiume Oxus).      Amazon è così raffigurata, tra l’epos di un capitalismo che tutto razionalizza e il romanzesco della scoperta di nuovi mercati, con a guarnire questo resoconto, almeno nei titoli di molti articolisti d’oltreoceano, il vecchio adagio di quel formidabile indagatore della moderna America che è stato Mark Twain: “First slowly, then all at once”. È così che Amazon crea...

A proposito di niente / La versione di Woody

Il titolo della autobiografia di Woody Allen, A proposito di niente, uscita in questi giorni dopo bizzarre peripezie editoriali per i tipi di La nave di Teseo, gioca su un doppio senso alquanto evidente: niente – perché non sono mai avvenute, perché egli è innocente – sono le tristi vicende che lo hanno, nel 1992, messo al centro di un caso di molestie sessuali, niente è la vita, l’intera esistenza dell’universo destinata a dissolversi nella polvere senza lasciare traccia. Di modo che l’una consapevolezza diventi modellino dell’altra: A proposito di niente è il teorema che si compiace di verificare la corrispondenza fra infinitamente grande e infinitamente piccolo, i fattacci personali dell’autore e gli ingranaggi che regolano il funzionamento del mondo, riconducendoli a una medesima regola sulla quale, fin da bambino, egli ha scelto di scommettere.    Allo stesso tempo, A proposito di niente è la pervicace affermazione di un’autonomia dell’autore dalle sue opere. Da cui il posto che la sua autobiografia merita: la storia di Woody Allen non era stata finora raccontata come si deve e il libro a questo serve. Succede così che egli si diverta a sfatare alcuni miti intorno...

Una conversazione con Mark Cousins / L’accademia di Venere

Impresa da rabdomante illuminato, che va scovando vene sotterranee, ma anche biforcazioni, viottoli e carreggiate lungo i quali s’accampa per un poco la storia del cinema: Women Make Film, il nuovo documentario di Mark Cousins, è anche questo. 14 ore, divise in cinque blocchi e quaranta capitoli: un “road movie”, o meglio un film di film che raccoglie e monta, in maniera non cronologica, più di un secolo di sguardi di donne.    Mi trovo al Dublin Film Festival insieme ad altre due studentesse del Trinity College. La pandemia – che dopo appena qualche settimana mi costringerà ad abbandonare l’Irlanda – è ancora uno spettro senza contorni definiti. Di fronte a noi, Cousins sta introducendo la sua opera: percorre la sala da una parte all’altra, con umore palpitante, e ci mostra gli appunti di lavorazione. Sono decine e decine di foglie pinzati insieme che ricordano un’epopea ordita al contrario, il sogno orizzontale di un cinema come «magia degli accostamenti», secondo una formula presa in prestito dall’Hofmannsthal di Andrea o I ricongiunti.       Cousins ci racconta poi delle difficoltà di produzione. Di quando una notte scrisse a Jane Fonda una lettera...

Nuovo cinema paralitico / Incontro a fragili bellezze

In questi giorni straniti in cui tutti siamo diventato dei rifugiati in casa propria capita di riflettere o semplicemente di avvertire la propria fragilità; nuda e cruda assale come qualcosa che abbiamo tenuto nascosto, rimosso, che abbiamo – più o meno inconsapevolmente – voluto dimenticare. L’altro giorno davanti a una farmacia; persone in attesa, guardinghe, qualcuno con la mascherina o anche solo una sciarpa sul viso. Attraverso le vetrine della farmacia, immagini di donne scintillanti, immobili nelle pubblicità di una crema, un siero, un elisir se non di lunga vita, almeno di certa, procrastinata giovinezza.  L’attesa nervosa e le vetrine: non accade nulla ma sono con evidenza due immagini, solo apparentemente distanti tra loro, della stessa fragilità, delle stesse paure.   Nuovo cinema paralitico, visibile sul Corriere online, è un progetto di Davide Ferrario e Franco Arminio. Una serie di brevi episodi girati in luoghi periferici, nascosti, minimali. Un progetto, dice Davide Ferrario, che “...prende la forma di una sorta di viaggio in Italia, fatto di brevi episodi di al massimo due minuti ciascuno. Troupe minima, si gira su un percorso di massima, lontano dai...

Tra Ottocento e Novecento / Piergiorgio Bellocchio: Un seme di umanità

Mi è capitato negli ultimi anni di incontrare Piergiorgio Bellocchio a Piacenza o d’estate in Versilia e ogni volta gli chiedevo a che punto fosse con il libro che raccoglieva le sue riflessioni, introduzioni e critiche su autori tra Ottocento e Novecento. Le risposte di Bellocchio nei primi tempi erano evasive, poi via via più convinte. Ho seguito l’iter della pubblicazione attraverso le notizie che mi davano gli amici Gianni D’Amo, a cui il libro è dedicato, e Luca Baranelli, che lo hanno fiancheggiato nelle diverse fasi. Ora finalmente possiamo leggere Un seme d’umanità. Note di letteratura (Quodlibet) ed è un avvenimento da festeggiare perché Bellocchio, pur essendo stato animatore di riviste come ‘Quaderni piacentini’ e ‘Diario’, con l’amico Alfonso Berardinelli, ha preferito restare appartato, come se uno sguardo di sbieco fosse il più efficace per comprendere il proprio tempo. Un lettore di provincia? Mi veniva in mente la formula applicata a Renato Serra, un critico dei primi del Novecento, il primo a fare kulturkritik nel nostro Paese. Solo una suggestione, anche se Bellocchio non si è mai spostato da Piacenza, dove vive in un anonimo condominio anni Sessanta. È qui che...

L’ultimo Muccino / Gli anni più belli. (Non) c’eravamo tanto amati

Che cosa vuole essere Gli anni più belli, il nuovo film di Gabriele Muccino? Per stile e tematica, tante cose assieme ma soprattutto un racconto del tempo che passa, attraverso le storie di tre amici lungo il corso di quarant’anni. Dopo un legame forte, che si consolida per merito di un grave incidente di uno dei tre durante uno scontro nelle contestazioni studentesche, e di un tempo adolescenziale passato insieme, fino diciamo alla maturità, le strade si dividono nel momento in cui scelgono facoltà universitarie differenti. Uno Legge, l'altro Lettere, l'altro ancora intraprende un percorso artistico-intellettuale: una grossolana tripartizione delle classi sociali. Il presunto povero che scala i gradini dell'arrivismo in virtù delle sue stesse condizioni di partenza; quello che vive con la madre malata, che fa scelte prudenti e opta per un impiego parte time nel pubblico; e infine il presunto ricco (o con famiglia comunista alle spalle) che può permettersi di seguire le sue passioni. Cosa li porteranno ad essere? Avvocato, professore di latino e greco al liceo, artista/intellettuale. Dispersi ognuno nelle rispettive diversissime vite, e ognuno a suo modo tormentato da relazioni...

Infanzia in guerra / For Sama. Messaggi nella bottiglia

Qualche giorno fa è diventato rapidamente virale sul web un breve video di una bimba che ride in braccio al suo papà. Lui si chiama Abdullah Al-Mohammad, e la bambina, che ha tre anni, Salwa. Abitano a Sarmada, in Siria, al confine con la Turchia, dove la resistenza a Bashar al-Assad è ancora forte, motivo per cui la città subisce continui bombardamenti. Abdullah ha inventato per sua figlia un gioco che ha chiamato “ridere sotto le bombe”, convincendo Salwa che le esplosioni sono in verità fuochi d’artificio. Perciò ogni volta che una bomba cade e si sente il boato, la risata di Salwa ci investe con una forza contagiosa che trasforma un universo assurdo in una realtà possibile.    È quello che farebbe un qualsiasi genitore per proteggere i figli: dalla paura, dall’invasione di immagini, suoni e sguardi che possono condizionarne per sempre l’esistenza. Ogni padre e madre lo ha fatto durante le guerre del passato e continua a farlo in quelle del presente, pur sapendo che le bombe, la morte, la fame e il terrore – che sono il basso continuo della loro esistenza quotidiana – accelerano in modo rapidissimo la fine dell’infanzia. Il gioco non salva dalla guerra, ma è pur...

I formalisti e il cinema / Dalla Russia con rigore

Pëtr Bogatyrëv, Osip Brik, Boris Eichenbaum, Roman Jakobson, Vladimir Propp, Viktor Sklovskij, Boris Tomaševskij, Yurij Tynjanov. E ancora: Michail Bachtin, Jurij Lotman, Jan Mukařovský, Boris Uspenskij, Viktor Vinogradov. Chi erano costoro? Nomi per lo più dimenticati, non tutti per fortuna allo stesso modo, di provenienza russa come si sarà capito, che circolavano parecchio nel nostro Paese (e in generale in Occidente) fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Si trattava di  studiosi di poesia e romanzo, linguistica e folklore, teatro e cinema, ma anche poeti e romanzieri, sceneggiatori e registi, che erano portatori di un forte rinnovamento teorico e metodologico nel campo degli studi umanistici, etichettati alcuni come formalisti russi, altri come strutturalisti sovietici, altri ancora come semiotici slavi. L’innesto di questa tradizione di studi in una cultura come quella italiana, ancora fortemente intrisa di idealismo crociano e storicismo più o meno dialettico, era certamente salutare. Se pure vigilato con maniacale attenzione e non poche censure dai sovietici locali, sempre pronti a esercitare il loro filtro ideologico su tutto ciò che sapeva di rigore teorico...

Eastwood politico / Richard Jewell: l’incubo americano di un innocente

Clint Eastwood prosegue indefesso la sua attività e con Richard Jewell dà voce a un’altra storia di gente comune travolta dai meccanismi dell’ingiustizia. L’epopea americana di Eastwood si muove tra le ombre del lato oscuro del giustizialismo, storie sbagliate dove il lieto fine non è mai totale, appagante.   Dopo l’operazione malriuscita (maldestra?) di Ore 15:17 - Attacco al treno e Il corriere - The Mule, discreto ma non eccelso, Clint riprende quota con un film che convince appieno… O quasi. Sicuramente finirà nella sezione dei suoi “minori” (complice anche il flop al botteghino americano) e non troverà posto di fianco ai soliti Mystic River, Million Dollar Baby, Gli Spietati e Un Mondo Perfetto; ma Richard Jewell incarna alla perfezione i punti salienti della poetica del cineasta di San Francisco in una confezione solidamente classica, a tratti impeccabile, anche se problematica.    Il “vero” Richard Jewell. Atlanta, 27 luglio 1996: una bomba esplode al Centennial Olympic Park, in città si stanno svolgendo le Olimpiadi; 2 morti e più di 100 feriti. Il colpevole, un estremista cristiano antiabortista – Eric Rudolph, resta libero fino al 2003. Dopo la bomba al...

Come raccontare la Shoah? / Jojo Rabbit: il nazismo spiegato ai bambini

Da qualche tempo le mamme dei compagni della classe di Nino (quarta elementare) sono agitate. La maestra, in vista del Giorno della Memoria, ha deciso di far leggere loro Anna Frank: saranno troppo piccoli – non fanno che cincischiare nella chat di whatsapp – per assumere su di sé nella loro età spensierata le atrocità subite dalla piccola Anna, ipostasi della grande Shoah patita dal popolo ebraico? La questione sollevata dalle mamme è, in verità, al centro di un dibattito internazionale (qui un articolo appena pubblicato dal “Washington post”), che coinvolge educatori e attivisti, comitati, docenti e famiglie: come rendere a bambini piccoli l’enormità dell’Olocausto?  L’istituzione, ad opera delle Nazioni Unite, nel 2005, del giorno della memoria, il 27 gennaio, ha posto in tutto il mondo il problema della divulgazione del racconto dello sterminio di ebrei, omosessuali, rom e oppositori politici perpetrata dal nazismo, facendo nascere la domanda di nuove opere da aggiungere alla gamma di testi già disponibili e ponendo la cruciale questione narratologica del come articolare un tale racconto: con testimonianze? documentari? fiction? letteratura? usando un tono solenne? o...

L’ultimo film di Ken Loach / Sorry We Missed You: dalla parte degli sfruttati

Cosa si prova uscendo dalla sala in cui abbiamo visto l’ultimo film di Ken Loach? Come uscendo da un incubo in cui siamo stati picchiati ingiustamente, perseguitati, spinti ai gesti più disperati per cercare di sopravvivere, tutti inutili, tutti patetici. Il piccolo pubblico, che ha assistito con grande partecipazione emotiva, si divide in gruppi sempre più piccoli che si allontano nel freddo intenso della notte. Pochi i commenti. Nessuno dice che bel film o che brutto film. Un giovane serio dice a un altro: “Ha fatto bene Antonio a non venire. Me l’ha detto: se sei messo male, meglio che non lo vedi”.    A me invece è tornato in mente un libro scritto da un ragazzo tra il 1842 e il 1844, durante la sua lunga permanenza a Manchester, cuore della rivoluzione industriale. Il ragazzo (poco più che ventenne) si chiamava Friedrich Engels e il suo libro, il primo di una lunga serie, La situazione della classe operaia in Inghilterra. Non interessano qui le interpretazioni politiche e tantomeno le previsioni (per lo più sbagliate) contenute nel libro, che ricordo appena, ma contano le descrizioni. Gli operai vivono molto peggio dei loro genitori, muoiono di varie malattie...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 4. Alcune piccole donne crescono

Accogliere le ragazze e i ragazzi di origini non italiane in una classe di una scuola in un quartiere ad alta demografia di immigrati non è più il lavoro più difficile. Lo è ancora, facendo una statistica di questi miei anni di scuola, nelle classi terze; non lo è nelle classi prime. Probabilmente la ricaduta finale del Grande Bla Bla sull’immigrazione (che sappiamo enormemente più allarmato dei reali dati di afflusso) ha delle varianti locali; rilevo che in questo momento essere nati due anni dopo rende la coscienza “italiana” nelle classi molto più diffusa. Gli undicenni sono decisamente oltre i loro genitori: sia i figli di origini non italiane, sia i figli di italiani di modesta estrazione sociale che qui vivono si sentono tutti italiani. Quando spiego che invece esiste purtroppo una legge piuttosto iniqua in merito alla cittadinanza dei minorenni (ius sanguinis invece di ius soli) 3-4 quattro per classe scoprono con dolore di non essere proprio uguali agli altri, e i loro compagni sono indignati per questa ingiustizia per loro insensata. Nelle classi terze, invece, non ho ancora capito bene se per il coagularsi adolescenziale di una propria identità, i gruppi etnici si...

L’ombra di Craxi / Gianni Amelio, Hammamet

Cinema e storia, colpa e memoria, catarsi e umanità: sarà almeno servito, Hammamet, a placare l'ira di Bettino? Perché un film resta pur sempre un film, ma il rancore dei morti, scrive Elias Canetti in Massa e potere, è ciò che i vivi temono di più; e “quanto più uno è stato potente fra i vivi, tanto maggiore sarà il suo rancore nell'aldilà”. Con tale premessa, facendo la fila davanti al botteghino, veniva anche in testa – oh, i fulmini dei vecchi maestri dimenticati! – il titolo di un romanzo-pamphlet che Leo Longanesi pubblicò nel 1952, sette anni dopo l'uccisione di Mussolini: Un morto fra noi. Rispetto a Craxi, per certi versi la questione non si pone in modo poi così diverso: il testone di Bettino è ancora lì, fermo nella sua rabbiosa disgrazia, metro di misura e pietra d'inciampo della recente storia politica italiana. “Il rancore del morto – è sempre Canetti – fa di lui un nemico. Con cento astuzie e cento insidie egli può insinuarsi tra i vivi”.   Leo Longanesi, “Un morto fra noi” (1952). Un morto fra noi È più o meno quanto è accaduto in questi vent'anni. La fondata speranza, mentre scorrevano i titoli di coda e poi anche di più uscendo dal cinema, è che non sia...