Categorie

Elenco articoli con tag:

fuga

(10 risultati)

Claudio Piersanti, “La forza di gravità” / La ghigliottina e l’arte della fuga

Claudio Piersanti si autodefinisce «un vecchio orso solitario», ma a conoscerlo e parlarci insieme non si può evitare di esserne affascinati. È un narratore di razza, sia che racconti dei gruppi anarchici che frequentava in gioventù, sia che riveli le misteriose alchimie che legano ricercatori e topi di laboratorio. Sornione, con una parola in più o in meno può farti ridere a crepapelle, oppure lasciarti sconcertato e inorridito: il più delle volte, tutt’e tre le cose insieme. Sembra che possieda un repertorio inesauribile di storie, aneddoti, personaggi. Tantissimi, per un orso solitario. «È il vantaggio di aver sessantaquattro anni invece di trenta: se hai vissuto più a lungo, hai più cose da raccontare».   Anche per questo è stata una piacevole sorpresa, per me, ritrovare quel tono nel suo ultimo romanzo, La forza di gravità (Feltrinelli 2018, pp. 297, euro 18,00), apparso in libreria all’inizio dell’estate senza troppo clamore. Dario Posatore, professore di filosofia in pensione, dà lezioni di vita e di pensiero scientifico a Serena, diciottenne desiderosa di accedere, dopo la maturità ottenuta da privatista, alla facoltà di medicina. «Quando un uomo ha avuto l’esistenza...

Una vita / Fuggire il mondo

Risale a maggio di quest’anno l’ultima nuova uscita, per la BUR, del libro Walden, o Vita nei boschi scritto nel 1854 da Henry David Thoreau, cantore di una vita libera dai condizionamenti sociali e dal conformismo, che qui narra la sua esperienza di oltre due anni in seno alla natura in una foresta del New England, alla ricerca dell’essenziale della vita e alla scoperta di sé, lontano dall’inautenticità e dall’arroganza dei saperi e della cosiddetta civiltà. Ci sarà un motivo se Thoreau rimane un sempreverde, ripubblicato da diversi editori, se amiamo il giovane sognatore che coglie l’incanto delle cose semplici e la loro significazione originaria, se ci identifichiamo coi suoi ideali, se sentiamo anche noi il brivido di una vita non logorata dall’abitudine e il desiderio di rompere gli schemi, di ritrovare una sapienzialità direttamente “ispirata dal cielo” che va dalla cura del corpo e dell’anima all’agricoltura tradizionale, che aveva accompagnato l’umanità con un repertorio raffinatissimo di conoscenza sedimentato nei millenni rendendoci liberi e autonomi, mettendo a nostra disposizione pane e rimedi al male.    Oggi, invece, la conoscenza è stata delegata ai...

Un Meridiano “parallelo” / In fuga dalla letteratura

È in uscita il Meridiano Mondadori che raccoglie la narrativa di Gianni Celati, tutti i romanzi, larga parte dei racconti e dei taccuini di viaggio, da Comiche (1971) a Selve d’amore (2013). Un lungo saggio introduttivo di Marco Belpoliti, il miglior scritto che ho letto su Celati, che aiuta a capire la sua singolare avventura letteraria, il tentativo cioè di scappare dalla letteratura facendo della letteratura. Poi un’interessantissima biografia di Nunzia Palmieri (che insieme a Belpoliti cura il volume), cavata dalle carte Einaudi e dal fondo Celati della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, oltre che da informazioni dello stesso Celati.   Scappare dalla letteratura. Questa è la caratteristica inconfondibile di Celati. Ma come? Viene da dire; basterebbe non scrivere. Non è così semplice. Se un carcerato scappa, diventa un ricercato, che deve continuare a scappare. Così è stato per Celati, fin dall’inizio, da quando ha sentito la letteratura, quella circolante e premiata, come una prigione mentale, intollerabile; e allora col suo primo libro, Comiche, ha fatto qualcosa per scappare via. Questo libro, Celati racconta, è stato fatto a imitazione di un ricoverato psichiatrico...

Tutti corrono. Ma da cosa scappano?

Ha alle spalle il tour obbligato comune a tutte le centinaia di migliaia di fuggitivi che sbarcano sulle nostre coste. Per noi l’emergenza parrebbe essere l’arrivo dei migranti e non le guerre e gli orrori sperimentate da queste vite che hanno dovuto affrontare in ogni variabile la capacità umana di toccare il fondo dell’orrore, almeno quando decide di dare il peggio di sé.   A Tony, un ragazzo arrivato avventurosamente in Europa dal Congo con una traversata di frontiere e di terre che gli ha preso sette anni di vita, il paesaggio verdissimo e curato che attornia la cascina dove abito dice pochino. Sì, hai pari a spiegargli che il governo delle acque che ha sotto gli occhi, la rete di canali e rogge e cascate e chiuse che irrigano tutto e consentono quel prodigio produttivo che per secoli è stata l’agricoltura lombarda, è frutto del lavoro di generazioni e dell’ingegno di menti eccelse. – Leonardo, ha progettato quelle chiuse. Leonardo da Vinci, – gli dico. E aggiungo una domanda, perché mi è venuto un dubbio – Tony, mai sentito questo nome? – Ronaldo? Il suo volto si...

Fuggire da Pyongyang

La Corea del Nord è un grosso buco nero. Non è la Svizzera pulita e ordinata che pretenderebbe Antonio Razzi, uno che con l'italiano arranca e sembra avere più dimestichezza con le serre di pomodori che con i Lager. La Corea del Nord è un buco nero che separa le macchie luminose della Cina e della Corea del Sud, nelle immagini notturne scattate dai satelliti. La Corea del Nord è un buco nero anche per le organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani. La Corea del Nord, forse proprio in virtù del suo essere oscura e impenetrabile, è un tema interessante per i lettori italiani: in soli quattro mesi, il libro di Blaine Harden Fuga dal Campo 14, pubblicato da Codice Edizioni, ha venduto più di ventimila copie. I lettori italiani, evidentemente, sono meno creduli dei loro politici.     Fuga dal Campo 14 racconta l'inferno di Shin Dong-hyuk, l'unica persona nata in un campo di prigionia nordcoreano che sia riuscita a scappare e raccontare la sua storia. A scriverla ci ha pensato Blaine Harden, giornalista americano che per quindici anni ha lavorato come corrispondente estero per il...

Il dolore vissuto

Si può non essere interessati e preda di compassione di fronte all'oceano di dolore nel quale affoga il tempo che viviamo e nel quale da sempre affoga la coscienza degli uomini che in mezzo al dolore hanno vissuto e vivono?   * Io sono fotografo. O almeno, lo faccio da cinquant'anni. Nel tempo e con la vecchiaia ho visto crescermi dentro la necessità di esprimere in quello che faccio, anche con parole, dentro una letteratura ibrida di immagini e parole, ma anche di sole parole o di immagini senza parole, il mio rapporto di complicata relazione con la realtà e con me stesso. Ci ho costruito delle cose: libri, mostre, testi. Contraddittoriamente e caoticamente. In un paio di mostre, per esempio, c'erano capitoli che si intitolavano: La geometria e la compassione. Nei confronti del dolore, certo. Ma è compassione anche il tessuto attraverso il quale, con empatia e passione, costruiamo, almeno individualmente, i nostri piccoli giardini di felicità. Altrimenti non si potrebbe vivere.   * Scrive Longanesi nel 1949 in prefazione al libro di immagini Il mondo cambia: “Dal 1900 ad oggi, in cinquant’anni di...

Roan Johnson. I primi della lista

Hitchcock diceva che per fare un buon film servono tre ingredienti: una buona storia, una buona storia e una buona storia. E se questo è vero l’opera di questo trentasettenne pisano di padre inglese è decisamente un buon film. Forse non entrerà nella storia del cinema - come Hitchcock... - o nei libri che questa storia studiano, forse non introdurrà nuove sfide formali o sposterà i confini della narrazione, ma la storia che racconta è davvero una buona storia. E di questi tempi ci pare già un miracolo.   Johnson narra di questo soggetto capitatogli tra le mani quasi per caso e scritto da tale Renzo Lulli, classe 1951, residente in Marocco e produttore di sculture in legno: già solo su carta un personaggio. Il Lulli racconta di una disavventura piuttosto bislacca occorsa, nel giugno del 1970, a lui, al compagno di lotta politica e musicale Fabio Gismondi e all’allora già celebre, almeno localmente, Pino Masi, cantautore impegnato noto per aver fondato il Canzoniere Pisano, avere scritto la Ballata del Pinelli e composto l’inno di Lotta Continua.     Il Gismondi e il Lulli...

Montisola / Paesi e città

Montisola è un luogo che sfugge alle definizioni, forse perché ogni singolo elemento che la costituisce pare abbia una voce, si sente come un brusio da torre di Babele: lago, monte, roccia, onda, albero, ognuno parla una sua propria lingua.   Prima si entra in molle sintonia con la fluidità dell’acqua: camminando sulla strada di asfalto che si accosta al lago verso Sensole, sembra di muovere i passi su un ponte, poi, mentre si sale da Peschiera a Menzino, qualcosa cambia, e gli occhi iniziano ad apprezzarne i lineamenti aspri: le forme nude delle rocce, l’ossatura del monte che si innalza dalle rive del lago e rivela, con le sue incisioni e le striature, l’intima architettura dell’isola, i segreti della sua nascita. Gli strati rocciosi a picco sulla strada stanno quasi a indicare il percorso per raggiungere la cima: una grande pietra solitaria appoggiata sulla sommità del monte come un cappello. Se si scende verso il lago invece, pare che qualcosa si srotoli: si lasciano gli alberi, la terra, il bosco e si giunge di nuovo a riva, senza accorgersi della strada percorsa e di quanto tempo sia passato.  ...

I corpi dei Capi

Una delle fotografie che più mi avevano impressionato mentre visionavo gli scatti realizzati dai fotografi ufficiali di Silvio Berlusconi, per scrivere Il corpo del Capo, era un’istantanea realizzata da Alex Majoli. Il Presidente del Consiglio vi appariva in piedi davanti a un pesante tendaggio di color chiaro. Lo sguardo spento, la bocca chiusa, le braccia dietro la schiena. Una posa che sembrava smentire tutta la politica del sorriso, dell’ottimismo, della solarità tipica dell’imprenditore televisivo, prima, e dell’uomo politico, poi. Emergeva dall’immagine qualcosa di lugubre e di funereo che probabilmente stava acquattato da sempre dietro la facciata – la faccia – di Silvio Berlusconi. La pulsione di morte che la pulsione di vita trascina inevitabilmente con sé, e che di solito è occultata dietro la baldanza e l’ottimismo.   Era il 2008. Quella foto, che contraddiceva tutta la politica dell’immagine sin lì condotta dal padrone di Mediaset, dal leader di Forza Italia, dall’uomo di Stato, mi metteva a contatto in modo inequivocabile con una questione che nel libro sulle...

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...