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gesto

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Cent'anni senza / Le mani di Rodin

Mai corpo umano è stato così raccolto attorno alla parte più profonda di sé, così piegato dalla propria anima e di nuovo risollevato dal vigore elastico del proprio sangue. E quel lieve staccarsi del collo dal corpo che sprofonda di lato, quel tendersi a levare la testa in ascolto verso il lontano mormorio della vita, è raffigurato con una sensibilità così grande e penetrante che non viene alla mente nessun altro gesto più commovente e più interiorizzato. Colpisce il fatto che manchino le braccia. Rodin le considerò in questo caso una soluzione troppo facile del suo compito, qualcosa di non appartenente a quel corpo teso a ravvolgersi su se stesso, senza aiuto estraneo. Subito si pensa alla Duse, quando, in un dramma di D'Annunzio, dolorosamente abbandonata, tenta di abbracciare senza braccia e di trattenere senza mani.   La Méditation   Quella scena in cui il corpo imparava un abbraccio che trascendeva i propri confini, appartiene ai momenti indimenticabili della sua arte. Riusciva a dare l'impressione che le braccia fossero un qualcosa di superfluo, un ornamento, un lusso da ricchi e da smodati che si poteva gettare lontano da sé per essere totalmente poveri. In quel...

Rivoltare il grattacielo

«Nell'ora che seguì, Royal continuò a cercare la moglie, scendendo sempre più in profondità nella zona centrale del grattacielo. Mentre passava da un piano all'altro, da un ascensore all'altro, scopriva fino a che punto fosse arrivato il deterioramento dello stabile. La rivolta degli abitanti era al culmine. Attorno agli scivoli intasati giacevano montagne di rifiuti. Le scale erano sommerse di vetri rotti, sedie di cucine ridotte in pezzi e tratti di ringhiera. […] Più scendeva e più gravi erano i danni: le porte antincendio scardinate, le finestrelle di controllo al quarzo sfondate.» J. G. Ballard, Il condominio, Feltrinelli, Milano 2009, p. 96.   Nella sovrapposizione tra biopolitica e architettura fino alla loro coincidenza, lo scrittore di fantascienza J. G. Ballard situa la rivolta. Nelle pagine de Il condominio, essa esprime il tentativo di spezzare quel vincolo che stringe il singolo alle sue condizioni di esistenza. Questa rivolta grida di farla finita innanzitutto con il dispositivo architettonico, quindi con le imposizioni sorte dallo spazio circostante: se qui avviene una cattura e un...

Leopardi e la compassione. Intervista con Antonio Prete

Ho appuntamento con Antonio Prete alle 16.30, in città studi. Mi muovo con largo anticipo, con quel misto di desiderio e ansia che mi impegna, mi distrae, mi porta sempre a nuove questioni, e so che per la quantità di dubbi che mi sono appuntata non basterebbero giorni di conversazione.   Antonio Prete ha insegnato a Parigi e a Yale, al Collège de France e ad Harvard, e ancora a Montpellier, Salamanca e soprattutto, per molti anni, a Siena. Sono innumerevoli i suoi contributi a riviste letterarie e filosofiche: «aut aut», «Il piccolo Hans», «Il semplice», «l'immaginazione»; nel 1989 ha anche fondato e diretto una bellissima rivista semestrale di letteratura e poesia, «Il gallo silvestre», durata fino al 2004.   Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (Feltrinelli, Milano 1980) è il primo suo libro che ho incontrato, una riflessione attorno allo Zibaldone: la Natura, il desiderio, il rapporto tra filosofia e letteratura. Un libro importante, che ha cambiato il modo di leggere il poeta di Recanati, cui ha poi dedicato altri volumi, come Finitudine e Infinito. Su Leopardi (Feltrinelli, 1998), o Il deserto e il fiore. Leggendo Leopardi (Donzelli, 2004). Studioso, poi, di...

Biennale Danza: la città risvegliata

Occupano lo spazio con levità nella grande sala delle colonne di Ca’ Giustinian. Sulle note del Bolero di Ravel si slanciano a due a due, a tre, soli a scoprire lo spazio, a giravoltare, a creare immagini con leggerezza e farle svanire, proiettati e risucchiati dalla forza magnetica di una porta. Sei bambine e un bambino. Compunti, qualcuno con un indecifrabile sorriso (compiacimento? scherzo? gioco? impegno?).   Cristina Rizzo, Bolero. Photo Akiko Myiakepg   Bolerò di Cristina Rizzo è la prima istantanea che cogliamo dalla Biennale Danza di Venezia diretta da Virgilio Sieni, un vero festival quest’anno, dopo l’esperienza principalmente laboratoriale del College nel giugno 2013. Poi incontriamo in Campo Sant’Angelo un incantato angolo definito Boschetto: due Cappuccetti rosso (Ramona Cuia e Sara Sguotti) si celano tra erba e cespugli di una scenografica macchia tra le pietre. Si imitano, si invidiano, si inseguono, si specchiano l’una nell’altra, con movimenti lenti. Guardano stupite il pubblico.   Fanno guardare il loro smarrimento in quel surrogato di bosco urbano, tradotto in pose intrecciate, in...

Guardare lontano

Nel giro di pochi giorni “Il Giornale” e “La Padania” hanno pubblicato in prima pagina due foto che mostrano esponenti della politica europea impegnati nello stesso gesto: schermare gli occhi avvicinando il palmo della mano a squadra sulla fronte. Sul “Giornale” (18 giugno) compare Ségolène Royal in questo atteggiamento, mentre la didascalia recita: “Ségolène Royal, ex compagna di François Hollande, dopo il voto legislativo di ieri ha perso il seggio parlamentare”.     Tre giorni prima (15 giugno), “La Padania” aveva scelto una foto di Umberto Bossi con il medesimo atteggiamento, inquadrato di profilo, con la scritta “El gh’à vist lontan” (Ha visto lontano). Come spiega l’articolo principale, “c’è arrivato anche il Financial Times, Bossi 20 anni fa”; si parla della necessità di una Europa “miscela di Stati senza debiti e di Regioni”, idea che il partito leghista avrebbe sposato da anni, in una politica proiettata “là dove la storia gli ha sempre dato ragione”.  ...

La devozione di Marine Le Pen

Qualche settimana fa, dopo il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia in cui aveva ottenuto un brillante quanto inaspettato risultato, Marine Le Pen si è presentata ai suoi sostenitori desiderosi di festeggiarla. Una fotografia la ritrae su un palco mentre sorridendo socchiude gli occhi e incrocia le mani sul petto. Anche se le braccia si sovrappongono una sull’altra, il gesto non ha evidentemente nulla a che fare con quello delle braccia conserte, in generale un segno di contrapposizione o di distacco.   Nella storia delle immagini l’atteggiamento assunto da Marine Le Pen ha una discreta tracciabilità dal Medioevo in poi. Lo vediamo nelle Vergini annunciate (in Beato Angelico anche nell’atto dell’angelo), in figure che si apprestano a ricevere il Battesimo (ad esempio nel Battesimo di san Girolamo di Domenichino), oppure in santi in preghiera (ad esempio nel San Giuseppe di Guido Cagnacci a Forlì); ma gli esempi potrebbero continuare a lungo e attraverso generi diversi, come una cartolina postale tedesca con figura di angelo, della fine del XIX secolo. Non si può escludere che un elemento di mediazione tra...

Il corpo fragile. Virgilio Sieni / Ritratti

Forse si studia e si lavora tutta la vita non per costruirsi, ma per tornare quelli che si era, per riuscire a perdersi nuovamente nella semplicità del gesto.      Virgilio Sieni        L’oscurità di questo tempo inghiotte opere e idee nella fatica incongrua della sopravvivenza, eppure ci sono artisti capaci di sfidarla, tale oscurità, a volte con il tocco incandescente di una scintilla fugace, a volte con la possanza ringhiante del fuoco. Ma per creare un vero incendio la bellezza non basta: essa deve reagire con la libertà, con la capacità di uscire dai sentieri battuti, dalle abitudini indotte, dalla prospettiva economica che muta il gesto in profitto. E come atto di libertà si presenta la danza di Virgilio Sieni, una danza a un tempo feroce e delicata, sacra e prosaica, fragile e portentosa, figlia di un artista oggi imprescindibile nel panorama internazionale delle arti performative. Si tratta di un percorso, quello di Sieni, che nello svolgersi di una carriera ormai trentennale ha saputo mutare pelle e sembianze, senza mai abbandonare l’esigenza verticale della...

Novant’anni Pasolini

Novanta anni fa nasceva Pier Paolo Pasolini. Lo vogliamo ricordare con questo testo di Claudio Franzoni dedicato al tema dei gesti.     Pasolini: la memoria corporale     “‘E annamoce’, fece con la bocca storta e alzando le spalle il Riccetto”. Qualsiasi movimento dei “ragazzi di vita” di Pasolini è sempre accordato con le frasi secche e con le imprecazioni rituali che fanno da cerniera tra una scorribanda e l’altra nei quartieri delle periferie romane. Dove c’è quella frase, si sincronizza anche quel gesto, in una ritmata corrispondenza di predicati verbali e di predicati gestuali. Come si accompagna la parlata ad alta voce, se non con le mani accanto alla bocca? Ci sono più varianti: “‘E statte zitta’ gridò sardonico il Riccetto con le mani a imbuto”; ma si strilla anche “con la mano sull’angolo sinistro della bocca”. E l’allusione erotica? Alvaro a Nadia: “‘Tu me sa che oggi ancora non hai ricevuto’, disse, facendo il gesto di calcare qualcosa col palmo della mano”.   Che alcuni di...

Il sopravvissuto

La nostra assoluta fiducia nella razionalità calcolante, nei numeri, nelle statistiche, nei sondaggi, nei puri dati e fatti dell’economia, ci impedisce probabilmente di vedere le radici profondamente antropologiche di quanto accade intorno a noi. Se le vicende italiane fossero raccontate da un mitologo, con protagonisti che vivono in un leggendario regno africano, forse cominceremmo a comprendere la natura biopsichica del nostro Paese. Un racconto che potrebbe figurare efficacemente nelle pagine di un libro di antropologia patologica come Massa e potere di Elias Canetti, l’opera ossessiva, e a suo modo mostruosa, cui si è dedicato tra il 1938 e il 1960 il futuro premio Nobel per la letteratura.   Il centro del libro, un saggio narrativo, sono le storie di re e sovrani che rappresentano il tipo paranoico del potente che tiene in ogni modo e con ogni mezzo lontano dal proprio corpo il pericolo. Sono figure che invece di affrontare il pericolo, o magari provocarlo, come certi eroi classici, e di lottare strenuamente rimettendosi a un destino anche sfavorevole, cercano di sbarrare il passo al pericolo con l’astuzia e la circospezione. Canetti...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Carezze

Che cos’è una carezza? Una dimostrazione d’affetto compiuta con atti e con parole. Meglio: un particolare gesto della mano che sfiora le membra della persona amata. Così in Machiavelli. Viene da “caro”: colui o colei che suscita sentimenti, antica radice indoeuropea. La carezza si compie con il palmo della mano. Secondo Desmond Morris è stata la lunga attività di caccia dei nostri progenitori a fornirci di mani nude, di pelle sensibile sul palmo, sviluppando così la nostra possibilità di elargire carezze, un atto che nei primati è legato ai contatti sessuali, corpo a corpo, e in particolare alle azioni ravvicinate che precedono la copula.  Il contrario della carezza è lo schiaffo che non a caso s’assesta con il rovescio del palmo: la parte opposta a quella che accarezza. Lo schiaffo, che ha anche un valore di offesa, oltre che di rifiuto – il cosiddetto manrovescio –, differisce dalla sberla che si dà invece con il palmo della mano. Nel gesto di sfida è il colpo assestato con il dorso che indica il rifiuto, la repulsa, l’allontanamento. Tutto il contrario...