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La madre di tutte le danze

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English version     Questo testo è dedicato alla memoria di Didier Schaub     “Perché l’Africa?” Davanti alla domanda, il primo impulso è stato quello di imitare l’attore americano che recita nella pubblicità del caffè, e rispondere: “What else?”. “Cosa, altrimenti?” Sono figlio di Lydia e Simon, due eroi bassa. Sono il prodotto di questi due esseri...

The mother of all dances

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Ghostwriters: parole senza padri

Nella Grecia antica si chiamavano logografi e su commissione componevano discorsi da far pronunciare ad altri. Erano esperti del parlar bene: Lisia, Demostene, Tisia e Isocrate.  Spesso i loro discorsi rappresentavano vere e proprie orazioni che i privati poi utilizzavano per la difesa personale in sede giudiziaria.   Oggi la categoria professionale del logografo esiste ancora? Certamente no. La difesa personale non è contemplata e le orazioni giudiziarie sono prerogativa indiscussa degli avvocati. Eppure si potrebbe credere che una qualche forma di eredità, certamente pattuita con lo stile di vita contemporaneo, ci è stata lasciata: stiamo parlando dei ghostwriters.   È scomparso l’etimo greco e al suo posto ne è subentrato uno anglosassone, ma l’espressione risulta ancora costruita sull’unione di due parole, la cui seconda, scrittori, permane. A far la differenza è dunque il primo termine: da discorso (logos) a fantasma (ghost). E in effetti potremmo quasi ipotizzare che l’evoluzione cui ha assistito questa professione sia da ricercarsi proprio in questo slittamento linguistico.   Nell...