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Tagliare teste

Abbiamo visto nel video diffuso online del taglio della testa del fotoreporter americano James Foley la ferocia dell’Isis, Islamic State of Iraq and al-Sham (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante). Nell’arco di un mese sono seguite le decapitazioni del reporter americano Steven Sotloff e del cooperante scozzese David Haines. E non è passato giorno che non ci siamo chiesti le ragioni profonde di questa barbarie, riempiendo colonne di quotidiani e servizi televisivi di immagini che non volevamo vedere, gridando il nostro sdegno all’interno di status su Facebook e Twitter, partecipando a costruire quell’attenzione e quella notorietà che l’azione di PsyOps dell’ISIS sta conducendo.   Lo scenario in cui collocare il senso di queste decapitazioni è, infatti, quello di una guerra psicologica che, per la prima volta, utilizza in modo così evidente e consapevole i social media e le possibilità di ricaduta sui media tradizionali. Il messaggio dell’ISIS ha la funzione di marcare una distinzione forte del tipo noi/loro, e su quella distinzione costruire proselitismo, da una parte, ed estrema visibilità dettata dall’eccesso di notiziabilità, dall’altra. Si tratta, certo, del...

Tommaso Ariemma. Il mondo dopo la fine del mondo

La fine del mondo è giunta. Questa affermazione, solo apparentemente paradossale o provocatoria, ha condensato e fatto gravitare attorno a sé le fondamentali riflessioni di sempre più numerosi pensatori, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Le questioni spalancate dalla presa in carico di un simile assunto sono a tal punto radicate che sarebbe probabilmente più chiaro e prezioso formularlo altrimenti: la fine del mondo era giunta. Dal preciso istante in cui si assume il mondo come finito, emerge prepotente l’interrogativo su cosa resti, su cosa sia del mondo dopo la fine, oltre la fine.   Da questo affaccio iniziale si profila il panorama tratteggiato da Tommaso Ariemma, un orizzonte che fa il suo esordio con la realizzazione che affermare la fine del mondo non significa e non può significare che esso sia cessato: cosa sia diventato Il mondo dopo la fine del mondo (Et al. edizioni, 2012, pp. 116, € 11,00), cioè dopo il “momento in cui si è raggiunta un’equivalenza tra mondo e informazioni sul mondo”, è questione di cui Ariemma ricerca le tracce in questo...

Una lunga storia in brevi esempi

Quelli che seguono sono gli elementi del raid che ci hanno offerto mito e storia greci. I protagonisti formano un gruppo ristretto, dotato di caratteri eccezionali che li rendono diversi dagli uomini o dai combattenti comuni. Talvolta il gruppo, alcuni suoi componenti o anche uno solo, che in genere sono giovani, subiscono un mutamento nel corso dell’azione. Si tratta di un’iniziazione violenta e unica poiché la narrazione del raid rappresenta un’esperienza fondante ed irripetibile. Questa consiste essenzialmente nell’entrare ed uscire dal campo nemico. Il rientro alla base costituisce di solito la riuscita dell’azione, che tuttavia, pur essendo vincente, talvolta coincide con la morte di parte o di tutto il gruppo. Abbiamo registrato tre tipologie fondamentali di raid con alcune varianti al loro interno. La sottrazione del bene, materiale o umano, spontanea o guidata da un potere superiore; in questo caso soltanto il rientro garantisce la riuscita del raid. Il danneggiamento del bene, materiale o umano, ugualmente spontaneo o guidato da un potere superiore; qui la morte dei protagonisti potrebbe portare lo stesso al compimento della missione...