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individualismo

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Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...

Pivano, Vittorini, Briasco / "I celebrate myself". L'io nella narrazione statunitense

Così ammonisce Nonciclopedia: “La letteratura americana è vivamente sconsigliata a chi ama la letteratura”. Tale controindicazione può forse farci sorridere, ma non si esaurisce nella sola boutade. Quanta letteratura nordamericana invade gli scaffali dei megastore del centro e i bancali degli autogrill! Quanto risultano ‘alla moda’ molti fra i nuovi titoli e i nuovi autori, che dopo una faticosa lettura non presentano alcun merito se non quello di provenire da oltre oceano! E quanti scrittori continentali scrivono ‘all’americana’, confondendo l’americanità con l’americanata.   Non tutti gli scrittori di blockbuster sono americani, è ovvio. Fra gli scrittori nostrani (si pensi al caso Ferrante, da cui prende spunto Stefano Jossa per uno splendido articolo sullo stato attuale dell’Università) e stranieri (Ruis Zafon e Pennac sono i primi a venirmi in mente) non mancano certo le galline dalle uova d’oro. Tuttavia, è innegabile che dal mondo anglosassone, e statunitense in particolare, giungano i più grandi successi dell’editoria mondiale degli ultimi anni, spesso supportati dalla potenza di fuoco di Hollywood. Gli esempi non mancano di certo: da Dan Brown a Stephen King, da John...

L’emergenza delle nostre vite minuscole

1. Ancor prima di essere una figura sociale, ispirata a una declinazione specifica del soggetto neo-liberale (“imprenditore di se stesso, l’Io S.P.A.) l’intellettuale di se stesso è una forma di intuizione. È un atto rivolto verso il conoscente e non è orientato verso l’altro, un oggetto, il mondo. Nel suo caso il conoscere si incarna in una forma di intuizione spirituale il cui obiettivo è l’auto-riconoscimento in quanto soggetto agente dell’intuizione. Intuendo se stesso, il soggetto di colloca presso di sé. In una società popolata da Sé atomizzati, questo è il primo atto di cittadinanza. Nel suo piccolo, l’intellettuale di se stesso compie un atto comune a chiunque voglia partecipare al gioco della cittadinanza neo-liberale: per dimostrare di esistere deve affermare che il proprio Sé esiste ed è produttivo. L’auspicio di una prossimità assoluta all’origine della percezione più intima di un essere umano fonda un’ontologia dell’essere presso di sé. Tale ontologia si forma nei dintorni di quel luogo oscuro, ma cogente e pienamente operante, del Soggetto. Un Soggetto che continua ad essere il mistero del discorso pubblico e culturale, pur essendo stato pienamente decostruito dalla...

L'età dell'eccesso

L’Imam vive in una villetta alla periferia di Parigi, dove ogni giorno s’inginocchia in preghiera accompagnato dai suoi fedeli. Ha mani nodose, un volto di pietra, siede granitico sulla sua sedia dall’alto schienale. Occhi vitrei, labbra immobili, barba lunga. Incarna la pura forza elementare che si muove senza movimento, agisce senza azioni, parla senza pronunciare parole. Dice l’Imam: “Noi faremo la rivoluzione, che sarà la rivolta non solo contro una tirannia, ma contro la storia”. Il suo narratore aggiunge: “La Storia è ciò che ubriaca, è la creatura e il territorio del diavolo, del grande Shaitan, è la più grande delle menzogne – progresso, scienza, diritti – alle quali l’Imam ha deciso di opporsi”. Siamo al centro della narrazione di Versi satanici, il romanzo pubblicato alla fine degli anni Ottanta da Salman Rushdie che gli è costato la fatwa, ovvero la condanna a morte da parte dell’ayatollah Khomeini, leader politico e capo religioso, vincitore della prima rivoluzione contro la Storia nell’età postmoderna. Di lui parla Rushdie nel suo...