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Un verso, la poesia su doppiozero / Spesso il male di vivere ho incontrato

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso apre una delle più memorabili quartine di Montale, incastonata in mezzo alle splendide poesie di Ossi di seppia:   Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato.   Nel...

Le mani di Boetti

Premessa sulla sintassi dell’indeterminazione.   Una delle frasi che Alighiero Boetti ha scritto nei suoi famosi quadrati dice: “Mettere i verbi all’infinito”. Come possiamo interpretarla?   Mi rendo conto che si tratta di un paradosso, ma qui l’interpretazione che viene in mente per prima è la meno immediata e la meno letterale: è l’interpretazione di tipo simbolico. “Verbi” sono tutte le parole, tutte le cose che diciamo. L’“infinito” è il limite di quello che si può pensare e immaginare, segna il punto oltre il quale la mente non può andare. Mettere i verbi all’infinito significherebbe, così, portare il linguaggio alla sua massima potenzialità e oltre ogni limite, fargli dire tutto e il contrario di tutto. A parlarci, qui, è quello stesso Boetti che gioca con il tempo, con la morte, con i sensi che gli uomini scopriranno in futuro, oltre ai cinque classici e oltre al senso del “pensare”. Ma questa non è che l’interpretazione simbolica, del tutto opinabile, della frase.   Un’altra...

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