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Le cinque (o sei) sfide cui fare fronte / A cosa serve l'Università?

A cosa serve l’università? Nella sua semplicità, la domanda sembra perfino banale. Invece non lo è affatto: anzi, è una domanda che molti – troppi – evitano con cura di porsi, specialmente se proprio nell’università lavorano. Ciò è dovuto in parte a pigrizia, in parte a inerzia, in parte a un meccanismo più o meno consapevole di autodifesa. Scomodo è infatti mettere in discussione il proprio ruolo: specie quando ci si renda conto che, per parte loro, le istituzioni (i governi, i Parlamenti che si sono succeduti negli ultimi lustri, i vari titolari del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) a quella domanda hanno risposto in maniera precisa, e alquanto discutibile. D’altro canto, è fin troppo evidente che ostinarsi a eludere il problema mette a repentaglio il futuro: il futuro dell’intero Paese, non solo dell’università. Ma bisognerebbe aggiungere una postilla: a interessarsi di università, purtroppo, sono quasi solo gli universitari. In genere l’opinione pubblica è poco informata, malinformata, e interessata pochissimo.   A dispetto di una copertina che – lo dico con rammarico – assomiglia alla pubblicità di un collirio, Università futura. Tra democrazia...

Campioni # 7. Michele Zaffarano

Michele Zaffarano da Paragrafi sull’armonia (ikonaLíber, 2014, pp. 78, € 9,50) pp. 14, 20, 26, 60     il valore di una parola è espresso utilizza il valore di un’altra parola   **   qual è il compito della parola induce include perturba il processo di scambio induce a realizzare le idee a succedere fondandosi sull’oggettività del valore per ogni singola parola nelle sue espressioni più diverse   zaffarano_paragrafi_pt.1.mp3   **   che è il paradosso perfetto non richiama qualcosa di molto speciale di non equivalente tradurre la parola dentro un discorso dentro un altro discorso alla memoria nei momenti di transizione tra le parole una con l’altra nell’altra dentro l’altra tutte le parole sono dei valori   zaffarano_paragrafi_pt.2.mp3   **   dov’è il valore in fasi di sviluppo minore si trasformano in valore di scambio la grandezza e la profondità di una parola un modello per il movimento viene subito offerto le parole condividono le parole sono simili ogni parola è un segno ogni forma...

Olivetti

Questo articolo fa parte di una serie di riflessioni  sulle esperienze di innovazione sociale del passato, nell’ambito del bando cheFare. Ci è sembrato interessante iniziare dall’esperienza di Olivetti ad Ivrea.   Oggi si tende a ricordare con nostalgia e rimpianto gli anni Cinquanta, radice del nostro boom economico, periodo virtuoso in cui si costruivano le autostrade, si estraeva il petrolio italiano e si passava dalla Lambretta alla 600. Tutto vero, ma si dimenticano le schedature alla FIAT, l’emigrazione che proseguiva verso il Belgio e l’Australia, la presenza ossessiva della Chiesa di Pio XII e i costi del lavoro che facevano dell’Italia quel che è oggi l’Estremo Oriente. Anni di ferro, in cui i più elementari diritti civili previsti dalla (nuova) Costituzione faticavano a trovare applicazione.     Un’aurea eccezione arrivava da Ivrea dove la Olivetti di Adriano viveva il suo periodo d’oro, esportando l’Italian style nel mondo attraverso i suoi negozi progettati da grandi architetti (BBPR, Scarpa, Albini, Gardella), in attesa di costruire fabbriche firmate da Kahn...

Tre domande a Matteo Melchiorre

La banda della superstrada Fenadora-Anzù (con vaneggiamenti sovversivi) è uscito nella scorsa stagione letteraria da Laterza ed è stata una delle sorprese più belle e una conferma del talento di Matteo Melchiorre (classe 1981), già autore di Requiem perun albero (Spartaco, 2006). Abbiamo rivolto qualche domanda a Matteo che sarà oggi alla Libreria Utopia di Milano (ore 18.30) per inaugurare “Italia piccola”, un ciclo di incontri sulla realtà italiana organizzato dalla Libreria in collaborazione con doppiozero.       Qual è il motivo che ti ha spinto a scrivere la storia della costruzione di una superstrada, peraltro continuamente rimandata?   Perché il cantiere era sotto ai miei occhi, e perché sono convinto che l’osservazione del presente sia urgente, senza gerarchie in termini di luoghi, senza che i centri valgano più delle periferie. Scrivere è un atto civile, non una implicazione commerciale – come purtroppo, lo sappiamo tutti, avviene di norma. Oltre a questa componente conoscitiva, però, c’è stata una...

Il guerrigliero

   Il partigiano più famoso del Novecento, divenuta icona del rivoluzionario, è indubbiamente per una serie di motivi Ernesto “Che” Guevara. In Sud America anzitutto l’idea di un rivolgimento sociale in senso comunista brilla di luce propria, in quanto ormai sganciata dalla commistione con la liberazione coloniale, viceversa ancora fortemente significativa in Africa e in Asia; inoltre la vicenda personale del combattente a favore di tutti i popoli oppressi e non solo del proprio, nonché la tragica ed emblematica morte, contribuiscono in modo decisivo a forgiare il modello. Guevara fu anch’egli un teorico della guerriglia per deduzione, ma le sue formulazioni non si discostano molto da quelle di Mao: disciplina interiore, nobiltà e audacia, radici popolari e conoscenza del territorio, impegno social-rivoluzionario. Piuttosto possiamo prendere la sua vicenda paradigmatica per svolgere alcune distinzioni e riflessioni ulteriori.   Essendo partiti dal mito classico e giunti fino al Novecento si è assistito ad una banda di oscillazione piuttosto ampia nella quale si inserisce il raid. La sua versione...