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Paesi e città

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Rimini / Paesi e città

Noi di Rimini cresciamo con un numero. Quello del bagnino dove i genitori ti portano d’estate che sei ancora nella culla, a me è toccato il cinque. Veramente era il quattro, una ruspa un giorno l’ha buttato giù con i suoi ombrelloni e ci ha fatto un Ventaclub e allora sono passato al cinque. I bagnini sono come un partito, ognuno ha i suoi regolamenti e il suo popolo, al cinque non si poteva giocare a racchettoni sulla battigia ed era pieno di signore che ti rifacevi gli occhi. Risultato: a racchettoni sulla battigia ci giocavamo lo stesso e siamo tutti cresciuti miopi a forza di vedere quel ben di Dio.   Da piccolo stavo sempre sotto l’ombrellone, prima fila (vuol dire il primo a partire dalla riva) e verso l’adolescenza mi sono spostato al bar (ce n’è uno ogni due bagnini). Stavo al bar a giocare ai videogame e a cercare compagnia come quelle mosche che ronzano intorno senza sapere dove andare, sta di fatto che dopo qualche anno eravamo una ventina di amici. Ero il più bislacco. Secco come un chiodo e bianco mozzarella, una faccia che a sedici anni me ne davano la metà.   Al bar del cinque...

Fermo / Paesi e città

  Settembre. Delle volte guardo attentamente la luna, il suo chiarore colossale quando è piena, e ciò che davvero mi meraviglia, specie se la scorgo dall’uscio di casa sopra il profilo reso nitido dei tetti, specie la mattina molto presto, è che sia vuota. Ci siamo solo noi da queste parti. Sto camminando nel mio rione. Ogni tanto mi fermo, osservo qualcosa di familiare. Il rione comincia appena fuori porta. C’è un primo tratto di strada in piano. Poi, in fondo, saranno trecento metri, inizia, a destra, una discesa ripida. A sinistra continua il tronco principale che di lì a breve si dirama una seconda volta verso il colle di Sant’Andrea. Ora è tutto costruito, ma la colonna vertebrale è questa. Ho amato molto il mio rione, specie da studente, quando rientravo da Bologna, negli anni settanta. Rientrare qui era fare ritorno in un posto dove i fatti della vita, forse, avrebbero trovato un loro compimento. Ora, trent’anni e passa dopo, lo amo senza pensarci tanto su. Senza chiedermi, soprattutto, purtroppo, del compiersi dei fatti della vita. Sono circa le diciotto. C’è un dolce tepore nell...

Trani / Paesi e città

Noi, a Trani, abbiamo avuto un’infinità di bandiere. Siamo stati Apuli – o meglio: Peucezi – Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Svevi, Saraceni, Angioini, Veneziani, Aragonesi, Borboni, francesi. Oggi siamo italiani. Lo siamo da quando Garibaldi occupò militarmente, per conto dei Savoia, il Regno delle due Sicilie. Son passati tutti, di qui. Eravamo lo snodo naturale dei traffici commerciali sull’Adriatico: il collegamento fra l’Europa e il resto del Mondo. Se volevi andare in Terra santa, dovevi passare da Trani, dal suo porto, che è un’insenatura creata dalla natura, e sembra che c’abbia ragionato su, la natura, che l’abbia disegnato, il porto, per farci stare le barche.   Son passati tutti, da Trani. Una volta Ferrante II, re Aragonese, aveva bisogno di ducati, per combattere gli Angiò, e li chiese alla Serenissima. In pegno, diede Trani, per quindici anni. E i Veneziani sono stati qui, dal 1495 al 1509, e hanno costruito due chiese, coi leoni di San Marco. Federico II di Svevia, invece, costruì un castello, sul mare.   Questa è la storia, e la storia dice tante...

Chatillon / Paesi e città

Ci fu un tempo - e non era al Tempo dei Tempi ma appena due generazioni fa - che il mio amato paese (4.948 anime attuali) era, in tutta la sua lunghezza, una staffetta di osterie. Né caffè né birrerie, ma osterie. Cioè: osti, ostesse, vino ed amanti del vino. Di vino erano impregnati banconi e tavoli e sedie, e i muri ormai traspiravano vino. E facce da vino avevano i loro frequentatori, e ritmi da vino, e discorsi da vino.   Se si vuole capire e non cadere in anacronismi, bisogna pensare che in quei luoghi non si beveva ma si ministrava un rito: il rito del vino, appunto, antico come il mondo occidentale e sacrale come quel mondo sapeva essere. E chi nell’arco di una giornata le avesse percorse tutte, quelle osterie, dall’estremo occidente all’estremo levante del paese, e le avesse contate, avrebbe saputo che erano in numero di quattordici (come le stazioni di una rossa via crucis), sarebbe giunto all’ultima (“È sepolto. Dopo tre giorni risorge”) in uno stato di mistica alcolica, e quindi sarebbe stato riportato a casa da una moglie rassegnata o furibonda.   Come in ogni rito vero, agivano...

Merano / Paesi e città

Ritenuta a torto una città turistica, Merano è da sempre (anzi da un paio di secoli) una città di cura. Luftkurortera la definizione corrente nelle guide di inizio Novecento, ossia luogo dall’aria curativa. Oggi, naturalmente, la definizione non risponde più al vero; a volte, d’inverno, l’aria è irrespirabile; anche qui sono costretti a bloccare il traffico. Ciò nonostante permane quest’associazione d’idee, fra la città o cittadina e la malattia. Sarà forse per questo che molti turisti (non tutti, certo) hanno un aspetto sofferente, debilitato, spento e paiono trascinarsi per i viali e le promenades, ansimando, sbuffando, lenti come gottosi? Sarà per questo che l’età media dei medesimi si aggira tra i settanta e gli ottanta, al punto che un poeta sudtirolese, N.C. Kaser, la definì, alcuni anni orsono, casa di riposo della Germania federale?   Merano vanta tra i suoi ospiti scrittori illustri. Bisognerebbe specificare: scrittori malati illustri. Benché spesso lo siano diventati dopo, illustri. Dopo che la malattia che li aveva portati a Merano, in...

Ispica / Paesi e città

“Ispica, Sicilia, sotto il parallelo di Tunisi e Algeri”, canta incerta una voce attorno a un mio video, vanitosa. E s’apre un paesaggio come d’una cartolina rosa che sboccia sbiadita, qualche macchiola qua e là d’unto e di muffa. Lo sguardo si avvicina e ci conduce dentro, verso una collina. Fino a qualche tempo fa - vanitosi! - era leggenda che una celebre canzone si riferisse al paesello - era Spaccaforno -, “Paese mio che stai sulla collina”, cantata dai Ricchi e Poveri, ma si sciusciuliava l’avesse scritta uno spaccafornaro emigrato, e ci piace assai, e ancora, questa increanza popolare. Ispica è una città che sorge e, a seconda di come ci si arriva, la si raggiunge da tre direzioni diverse, la si racconta e ci si rovescia.   Alcuni tentativi di raccontarla, fallendo. 1. Ispica sorge come un incanto in una splendida giornata di sole, uno sboccio di case sopra una collina e tra i vivaci colori d’oggi, così tanto di moda accesi, si mostra bella e ornata di pennacchi delle torri, dei palazzi, delle chiese barocche. 2. Ispica sorge contratta e stretta su se stessa nei giorni bui,...

Milano, via Padova / Paesi e città

Ho traslocato. Via Padova. Nella casbah, ad Harlem, nel cuore multietnico di Milano, luogo di violenza, omicidi, guerriglia urbana, paura, insicurezza, dove non incroci un italiano sia di giorno che di notte, dove le nostre donne hanno paura a camminare, dove è un continuo frantumare le vetrine dei negozi, una via che è uno spaccio di stupefacenti a cielo aperto, dove c’è una infinita lotta aggressiva fra bande per il possesso del territorio. Almeno: così mi dicono i giornali, i politici locali (e localistici), i luoghi comuni. Io mica me ne sono accorto.   Mi è sempre piaciuta questa parte di città. Via Padova è una traccia storica nel territorio, identificabile fin dalle mappe del catasto teresiano. Un rettilineo di circa quattro chilometri, un asse di penetrazione urbano, un raggio topografico che parte da piazzale Loreto e si disperde in quella che fu la campagna padana e ora è ancora città, per chilometri e chilometri. Proprio di fronte a casa mia passa un lacerto di pista ciclabile, una specie di illusione ottica che appare e scompare come tutte le piste ciclabili milanesi che nascono in posti...

Milano / Paesi e città

Ricordo perfettamente quando mi portarono a Milano la prima volta. Era il 1954, avevo cinque anni. Della Stazione Centrale non mi colpì tanto la maestà delle campate di ferro, quanto il nerume, la polvere, la tetraggine. In quegli anni, oltretutto, erano ancora in funzione – accanto alle motrici elettriche – le vecchie locomotive a vapore: la stazione era un antro di Vulcano, vaporante e fetente, echeggiante di inafferrabili comunicati; un rombo sotterraneo inghiottiva le nostre voci. Questo il benvenuto. A me bambino, con ancora negli occhi la luce della Liguria, la metropoli che mi avevano tanto magnificato faceva un’impressione di squallore, di angustia. Tutto mi stringeva il cuore: gli stenti giardini pubblici, le latterie e i prestinai, i muri foderati di carbone, i pavimenti tirati a cera. “Sarà anche una grande città, ma le case sono piccolissime” dicono sia stato il mio commento, mentre ispezionavo l’appartamento che i miei avevano preso in affitto. Ancora oggi, se penso a quegli anni, vedo Milano immersa in un buio e in un freddo senza fine. Certo devono esserci stati anche i fiori e il cielo azzurro,...

Scicli / Paesi e città

Trovare e descrivere l’anima di una città è ripugnante. La creazione di un’identità sommaria alla quale sia quasi possibile credere – alla quale anzi si finisce per credere – è della moda, del capriccio, della ciarla. Lancia uno o più tratti e blocca lo sviluppo del corpo individuale. Dentro questa motriglia collettiva, dove il critico di paese, il politico, il dirigente e il ciarliero riposano in pace, giace Scicli.   Qui si fa ironia, si parla e si scrive diplomaticamente; non ci si firma, non ci si espone; se due parlano, altri due cadono dalle nuvole e riesci a coglierli con la coda dell’occhio posarsi obliqui, maledetti cucchi, e trattenere il respiro. Ventiseimila abitanti meno qualcuno, insomma, scorrono nella fogna incrostata dal cui foro primario e unico si determinano le naturali persecutorie (dicono loro) e disperate (diciamo noi) entrature. Ricorrenza di topi che la sfangano.   Che poi sia una cittadina (un paesazzo) bellissima non dovrà interessare a nessuno. La chiesa di San Matteo domina Scicli dall’alto, a destra S. Maria la Nova col Gioia, a sinistra S....

Marina di Acate / Paesi e città

Queste immagini vanno intese come una frase di un racconto visivo, scritto a più mani, che comincia in mezzo ai campi delle campagne urbanizzate vicino a Latina e termina di fronte ad una fila di case costruite a pochi passi dal mare, nei paraggi di Crotone.   Sono quel che resta di una serie di esplorazioni condotte in tutto il centro-Sud, qualche anno fa, durante le quali mi sono interrogato assieme ad un piccolo gruppo di amici studiosi e fotografi sulla possibilità e sul senso di produrre un’immagine non soltanto aggiornata, ma progettualmente fertile, dei paesaggi prodotti dalla crescita urbana abusiva nel nostro paese.   Stefano Graziani è venuto con me a Marina di Acate un giorno di fine estate. Marina di Acate è un piccolo centro cresciuto abusivamente tra il mare e le serre negli anni Settanta, nascosto dietro le dune dei Macconi, tra Gela e Ragusa. Poche centinaia di case estive dove passare la stagione calda, muovendosi dal comune più cittadino che resta a pochi chilometri di distanza. Un posto come ce ne sono tanti lungo tutti i litorali del Mezzogiorno. E, come tanti di questi posti, oggi la Marina è...

Angri / Paesi e città

Per arrivare ad Angri, si può andare in treno, in autostrada o per le strade provinciali e statali che lo collegano a Napoli e a Salerno fin dai tempi dei Romani. Angri si trova vicino a Scafati e a Pompei, a Pagani e a Sant’Egidio del Monte Albino, e a pochi chilometri, massimo una cinquantina, dalle principali città campane (solo Benevento è piuttosto lontana). Si trova anche vicino a Torre Annunziata e a Torre del Greco, a Siano e a Sarno, dove qualche lustro fa ci fu una frana che travolse l’intero paese, a causa della quale morirono decine di persone. Percorrendo l’autostrada che porta ad Avellino, si vede ancora la montagna franata in lontananza.   Angri è a pochi chilometri da Nocera Inferiore, la città più grande del comprensorio dell’agro nocerino-sarnese, meta di migliaia di studenti pendolari. A Nocera Inferiore c’è l’Inps, l’Enel, un grande ospedale, e adesso c’è anche un’unica ASL che serve i paesi circonvicini, perché ormai le ASL di questi paesi sono state chiuse per la crisi dei bilanci degli enti pubblici. A Nocera è nato Domenico...

Monterosso / Paesi e città

Le prime case di Monterosso furono costruite, circa mille anni fa, da genti che venivano dal mare e avevano, tra gli altri, il problema di nascondersi. Si arroccarono sulle colline a strapiombo sull’acqua e nelle valli. Passavano la giornata a lavorare la terra e a scrutare l’orizzonte, per essere pronti a respingere gli attacchi di chi avesse ripercorso le loro stesse rotte e delle navi pirata che incrociavano quel tratto di mare in cerca di bottino. Il Gigante, invece, fu voluto e poi realizzato, centinaia di anni dopo, da chi aveva intenti del tutto opposti. Vale a dire, farsi notare.   L’avvocato Giovanni Pastine era nato a Monterosso. Poi era emigrato in Argentina dove aveva fatto fortuna, si era sposato ed aveva avuto due figlie. Tornato a Monterosso negli ultimissimi anni dell’ottocento, per celebrare il suo successo aveva deciso di costruire una grande villa all’inizio della collina che si protendeva verso Punta Mesco, dunque sul lato occidentale del Golfo delle Cinque Terre, a circa un chilometro dal paese. Il sogno dell’avvocato era diventare Senatore del Regno e la villa, oltre a raccontare il suo successo come uomo d...

Verona / Paesi e città

Da qualche anno vivo nella città dell’Amore, a Verona. Credo che la propaganda comunale l’abbia definita così per via di un balcone: Giulietta, Romeo, la tragedia di Shakespeare… Tutto il mondo conosce a pezzi e bocconi la vicenda. E gli amori sfortunati sono sempre degli ottimi stimolanti per sciogliere le ghiandole lacrimali degli uomini e delle donne di ogni latitudine. Così tutti, innamorati o solitari, da Shangai a Los Angeles, desiderano stare almeno un minuto sotto il balcone di Giulietta, con gli occhi velati di malinconia, fotografando l’assenza, pigiati in uno spazio minuscolo, incatenati al palo della Storia e dell’arte.   Ma non solo. Tutti vogliono lasciare un segno del loro passaggio, una traccia della loro esistenza. Per questo i muri dell’androne sono interamente ricoperti di meravigliosi messaggi: dall’universale “I love you” a frasi amorose comprensibili solo a qualche migliaio di abitanti della foresta amazzonica… Non bisogna sottovalutare la Conquista, Cortés, Bartolomé de Las Casas, i missionari gesuiti e che cosa può l’amore cristiano nei...

Cortesforza / Paesi e città

Il mio luogo è Cortesforza e non esiste. Si trova sulla direttrice sud ovest di Milano, lungo il Naviglio Grande. Per raggiungere Cortesforza, da Milano, potete prendere il treno alla stazione di Porta Genova, scendere ad Abbiategrasso e camminare per due chilometri a ritroso, lambendo i pochi pensionati che non fanno la spesa all'Esselunga ma pescano a Castelletto, dove il Naviglio Grande si dirama, vicino alla fabbrica di televisori Mivar, l'azienda che forniva gli apparecchi alla Rai di corso Sempione e a molti hotel tre stelle declinanti a due. È quasi Cortesforza, ma non esattamente, perché vicino alla fabbrica ci sono palazzi di nove piani, con i tetti d'amianto, mentre a Cortesforza non c'è un edificio con più di tre piani, e poi Cortesforza non esiste.   A Cortesforza potete arrivare in bicicletta, usate una pista ciclabile intermittente, ci passano anche auto e moto, pure a 70 all'ora, vi suonano e dovete spingervi sul bordo, a picco del Naviglio; oppure indossate una tutina globale e correte per diciotto chilometri da Porta Ticinese, con gli stessi inconvenienti dei ciclisti; potete prendere l'autobus...

Segrate / Paesi e città

Mi piacerebbe ricordare che cosa davano in televisione la sera del 14 marzo 1972. Non era A come Andromeda perché le puntate erano già finite, e nemmeno le inchieste del commissario Maigret perché la nuova serie non sarebbe cominciata prima di settembre. Era un martedì, ho controllato sul calendario perpetuo, dunque il film c’era stato il giorno prima. E poi l’ora non la so bene. Ho in mente le nove, ma potrei sbagliarmi, e la grande tapparella del tinello, quella che chiudeva la finestra sul balcone, era tutta abbassata. Non filtrava neanche uno spiffero, ed era strano perché mio padre non la abbassava mai così presto, ma forse faceva ancora freddo. Mio padre guardava la telvisione seduto di sbieco su uno dei due divani, forse mia madre era seduta sull’altro divano in faccia allo schermo, non so dove fosse mia sorella, che allora aveva dieci anni. A dire il vero ricordo bene solo la tapparella chiusa, perché lo scoppio è venuto da lì, una cosa solida, passata attraverso i listelli e materializzata nella stanza. Non avevo capito che cosa fosse, non avevo mai sentito un’esplosione fino ad...

Avellino / Paesi e città

Dire Avellino non è dire il nome di una città, ma quello di un posto, di una variante di luogo. Il nome Avellino non evoca nessun mondo, nessuna dimensione psichica, come accade per le vere città che hanno delle vere caratteristiche. Proprio questo però è il suo aspetto interessante, essere una città neutra, una città incolore e trasparente. Ad Avellino individuo almeno tre caratteri mediocri, che però lo sono a un tal grado da divenire sublimi e metafisici, da farne un paradigma dell’ordinarietà: il grigiore, gli slarghi e i politici. Ha poi un aspetto che costituisce in qualche modo un varco, uno sfiatatoio visivo e spirituale: le montagne in fondo alle strade. Il grigiore è dovuto non tanto all’uso di una particolare pietra – ché questa una volta era il tufo e ora, naturalmente, il laterizio forato – ma al fatto che gli intonaci non si rinnovano, e diventano tutti del tipico colore civico sbaffato e sbavato dallo scolo dell’acqua piovana, qui abbondantissima. Ne risulta il tipico effetto per cui il celestino, il rosaceo o il giallastro si risolvono tutti nel grigio. La...

Como / Paesi e città

Dominique Baettig, consigliere nazionale svizzero del Cantone del Giura, non è un personaggio che passerà alla storia. Ma nel corso dell’estate 2010 ha tentato di entrarvi con una di quelle idee che, se realizzate, possono cambiare i destini dei popoli. Il baffuto deputato dell’Udc (partito del centro destra elvetico), cinquantaseienne dal ruvido tratto valligiano, ha chiesto al suo governo una modifica alla Costituzione che consentisse di annettere il Baden-Württemberg, la Savoia, la Val d’Aosta e le due province lombarde di Como e di Varese. Tre pezzetti di Germania, Francia e Italia, quelli che nella sua ottica più dovrebbero assomigliare alla Svizzera, avrebbero così potuto far parte della Confederazione. Liquidata rapidamente dal governo e dagli organi di stampa elvetici, l’ipotesi del “leghista” confederato ha solleticato però l’immaginazione dei comaschi. Un sondaggio della Provincia, il quotidiano locale di riferimento, ha stabilito che quasi l’80 per cento dei lettori sarebbe favorevole all’idea di voltare le spalle all’Italia e di convolare a nozze con Berna. Si...

Roma / Paesi e città

Abitavo in via Jenner già da due anni ma non l’avevo mai analizzata nelle sue specificità. Una casa è soltanto una casa: sarà la quarantesima, questa? La sessantesima? Non lo so, non le ho mai contate. Per caso, a un certo punto, ho trovato il grande appartamento che mi serviva. Per fortuna un’anziana passeggera dell’unico autobus che ci passa (quando gli aggrada) mi ha spiegato tutto parlando con una sua coetanea: “via Jenner è il paradiso dei vecchi!” Perché? Ma perché c’è tutto! Laboratori di analisi, negozi, marciapiedi discretamente livellati e quasi privi di buche. Dunque abito in una strada di vecchi, direi anche privilegiati rispetto a quelli che abitano dall’altra parte della Gianicolense, nelle strade piene di buche che scendono verso il vespaio di Donna Olimpia, luogo pasoliniano per eccellenza. In via Jenner puoi trovare di tutto: vestiti, letti ortopedici e poltrone elettriche per anziani, due o tre ottici (ma il migliore è senz’altro quello di fronte a casa mia), decine di ambulatori medici e di analisi, parrucchieri per varie tasche e ottimi barbieri....

Fermo / Paesi e città

Ricordo perfettamente il giorno in cui vidi L’inquilino del terzo piano di Polanski. Ero minorenne all’epoca, e uscendo dal cinema avevo ancora addosso un tremendo senso di paura nel corpo. Protagonista il grande Roman, regista e attore, nella fattispecie l’imbranatissimo impiegato Trelkovsky, che parlava con una erre moscia imbarazzante, ansiogeno come pochi. Il film è davvero il parossismo di quello che può essere il rapporto tra vicini di casa. Claustrofobico nell’insieme, misterioso non poco per le sue simbologie, racconta la storia di un uomo che cerca casa e cade in un delirio irreversibile, con gli affittuari e i coinquilini che in crescendo lo stremano psicologicamente e poi lo spingono al suicidio. Per fortuna non ho mai avuto vicini di questa fatta, però mio padre Mario, suo malgrado, ha conseguito un record di quelli davvero straordinari al giorno d’oggi. Ereditò dal nonno qui a Fermo un terreno di famiglia, lì edificò la casa dove abitiamo dal 1961: una volta intorno c’era una periferia e oltre la nostra dimora solo la campagna e lontanissimi, bellissimi e irraggiungibili, i Monti...

Obenetto - Dubenije / Paesi e città

Obenetto/Dubenije è una corsa a capofitto. Sulla pietra oblunga e levigata alla curva mi piaceva mettere il passo, sfidando ogni volta lo scivolamento. Ancora sento il bruciore delle ortiche che Armando ci scudisciava sulle gambe correndoci dietro quando disturbavamo il suo lavoro, che poi lui era un gran fannullone e pur di perdere tempo terrorizzava così noi bambini. Quella pietra oblunga, aristocratica per quanto liscia rispetto alle scabre pietre vicine, e lucente di chissà quanti passi ma che io sola pensavo di aver levigato, fu ricoperta da una colata di cemento una quindicina di anni fa. Gli operai, seguendo una moda che è figlia degli infissi in alluminio anodizzato, lasciarono qua e là lungo la colata emergere alcune pietre. Ma io lo so che sono finte, non sono le pietre del sentiero. Quelle riposano tutte, intatte, sotto il cemento e aspettano il suo sbriciolarsi. Anche la pietra oblunga alla curva. Fino agli anni ottanta, Obenetto è stato il perno geografico intorno al quale ruotava la vita della mia famiglia e quindi la mia. Casa Simanova, la casa dei miei nonni materni, il perno etico intorno al quale ho costruito la...

Milano / Paesi e città

Milano, 15 agosto 2003. La città è vuota, son rimasti solo piccioni, turisti e diseredati. Al di là della rete che costeggia il lato interno del marciapiede, cataste di travi che puzzano di petrolio, tratti di rotaie arrugginite, un container per gli attrezzi. Stanno smantellando il capolinea del vecchio trenino Milano-Cormano, faranno un parcheggio. Il botteghino abbandonato della biglietteria coperto da una tettoia ondulata, è teatro di festini notturni dei desperados del quartiere, due panche di ferro attaccate al muro ospitano i loro sonni. In quell'angolo la fila di platani e il marciapiede s'interrompono, i mezzi che entrano in Dogana passano da lì. C'è un segnale di pericolo con un bidoncino della spazzatura fissato al palo. Veicoli militari in manovra - 50m., a due passi un cassonetto giallo per la raccolta dei vestiti usati e la fontanella comunale. In rilievo sulla colonna di ghisa verde scuro, lo stemma del comune, una croce rossa in campo bianco, il rubinetto d’ottone ha la testa di un drago. Nel silenzio irreale si distingue a distanza la musica dell'acqua che sgorga. BINOCOLO SULLA VEDOVELLA show...

Trieste / Paesi e città

Trieste è una città bellissima, aspra e ventosa. Incerta sempre tra l’Adriatico e il continente, perde subito l'equilibrio, ha l'anima a fior di pelle, gli occhi glauchi sporgenti della follia. Una follia ombrosa, quasi mai cattiva, simile a sé stessa, occhio e specchio. Dal vecchio manicomio di San Giovanni si vede una spera di mare, quelle anime in pena possono scorgere l'azzurro, presagio di vita ultraterrena. Il fantasma dell'impero oscilla tra Miramare e San Giusto, tra Duino e Montebello come una vecchia lampadina. Se non fosse per l'aria che scende nei vicoli della città vecchia dal cielo azzurro, parrebbe una città finta, invetriata nei suoi colli. Ma quell'aria è stregata. E’ una città di vento, e il vento porta la nevrastenia, un affioramento irritabile e smanioso, in ritardo su sé stesso, pronto a chiudersi e a soffrire. Trieste divora la propria carne. Docile, rassegnata, dolorante, si mangia dolcemente le braccia e piange dagli occhi azzurri. Intanto la bora soffia, urla, mena fendenti per le strade del Borgo Teresiano, spacchi profondissimi tra i grigi palazzi: sotto i suoi...

Venezia / Paesi e città

Venezia non è un pesce, come ha suggerito Tiziano Scarpa, ma un labirinto. Esattamente come la rappresentò, nel 1500, con le sue tavole incise nel legno di pero, Jacopo de' Barbari, nella sua sorprendente Veduta a volo d’uccello. Una Venezia disabitata, quasi spettrale, che fa venire le vertigini per la precisione dei suoi dettagli. La sua infinita tortuosità, esaltata in quell’antica mappa, mi fa ricordare le piste per la corsa delle palline sulla spiaggia del Lido. Le costruivamo scegliendo il bambino più piccolo, e leggero, e trascinandolo per le gambe, come fosse un aratro, su e giù per l'arenile fino a riportarlo al punto di partenza per chiudere quegli arzigogolati circuiti, inutili a qualsiasi gara. Le calli e i ponti, che spesso non conducono da nessuna parte e ti fanno tornare al punto di partenza, mi riportano a quei giochi. Quando ci si perde per Venezia si riacquistano le immagini del proprio passato, attraverso piste attorcigliate. C’è un dettaglio che Jacopo de’ Barbari non poteva mettere a fuoco e che è frequente meta delle mie visite e utile appiglio per i miei ricordi. Nell’...

Bolzano / Paesi e città

Bolzano è una forzatura. Innanzitutto toponomastica: non esiste Bolzano, ma Bolzano-Bozen. Da questo piano nominale, il più immediato, verificabile da ogni automobilista, la forzatura si estende a quello urbano e demografico: Bolzano sarebbe la parte italiana – quartieri, abitanti, cultura – di Bolzano-Bozen. Ma una tale Bolzano italiana non c’è. Ovvero, se c’è, non è quella che crede di essere. “Chi credono di essere i bolzanini?” mi chiedevo a vent’anni, prima di andarmene da questa città – voglio dire da Bolzano, non da Bolzano-Bozen. Bolzano-Bozen è la città reale, bilingue, complessa, contraddittoria, dall’identità più frammentata che fluida; Bolzano invece è l’idea semplificata che di questa città hanno i bolzanini, soprattutto italiani. È da quest’ultima che volevo allontanarmi, ma è dalla prima che me ne sono andato. Se avessi imparato a conoscere Bolzano-Bozen anziché crescere posseduto dalla falsa coscienza di Bolzano, forse sarei rimasto. Non è un vezzo autobiografico: Bolzano è una...