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peer to peer

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Classe cognitiva

Il Quinto Stato, scritto da Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli, suggerisce un’ipotesi di rilevanza storica: i lavoratori del sapere stanno acquisendo una coscienza di classe?   Il proliferare di spazi di co-working, l’emergere di una nuova economia peer-to-peer, il successo delle piattaforme di sharing (non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa, negli Stati Uniti e in molti paesi asiatici come la Thailandia, le Filippine e la Malesia) fanno pensare che i lavoratori del sapere - ridotti in uno stato precario dall’impatto combinato della crisi dell'economia del sapere e della sovrapproduzione di laureati - stanno adesso reagendo attraverso l'elaborazione di nuove forme di organizzazione, di una propria visione del mondo e, forse, di una propria prospettiva politica.   Se i lavoratori del sapere si sono affacciati sulla scena storica come una massa di individui isolati, alienati l’uno dall'altro e senza avere un progetto comune (come li ha descritti C. Wright Mills nel suo famoso libro sui colletti bianchi del 1951), adesso sembrano transitare dallo status di classe-in-sé a quello di classe-per-sé capace...

Verso un'economia della condivisione?

Abitate in città e vi serve una macchina per spostarvi, per fare la spesa, per accompagnare i bambini in piscina, o per una ragione qualsiasi. Potete chiamare un taxi. Ma non è detto che lo troviate subito, e poi se arriva, ha già il tassametro avviato. Normalmente in Italia sono molto cari. Adesso c’è la soluzione. Si chiama Car2Go ed è un sistema di mobilità on-demand che mette a disposizione centinaia di auto parcheggiate su tutto il territorio urbano, per ora solo a Milano.   Per usufruire del servizio è sufficiente scaricare una app, iscriversi e controllare quali auto ci sono nelle vicinanze attraverso una mappa georefernziata. Costa pochi centesimi al minuto, molto meno di una macchina a noleggio, e la potete lasciare dove volete, e cercane, quando ne avrete bisogno subito un’altra. Nella città lombarda ha collezionato oltre 50.000 iscritti nei primi due mesi di apertura, con oltre 100.000 noleggi.     Volete fare un viaggio, andare in un’altra città? Airbnb è una piattaforma online che mette in relazione domanda ed offerta di posti letto, stanze o interi...

Open innovation. Le risposte sono là fuori

Questo testo riprende alcuni spunti emersi attorno a cheFare e, più recentemente, agli estratti dal Libro Bianco dell'Innovazione sociale scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan. 
Geoff Mulgan sarà ospite di Meet the Media Guru il 4 Aprile a Milano. Potete trovare gli articoli precedenti qui e qui. Sempre più spesso l'apertura mattutina delle caselle di posta elettronica e degli account social è accompagnata dalla comparsa di un nuovo bando, competition o call for ideas che possiamo definire di “open innovation”. Prima di procedere è bene definire di cosa stiamo parlando. “Open innovation”, infatti, è un'accoppiata di termini di cui dovrebbe diffidare ogni lettore mediamente avveduto: “open” e “innovazione” sono due tra le parole più abusate negli ultimi anni, inflazionate nella pubblicità come nel giornalismo al pari di “smart”, “cloud”, “peer-to-peer” e molte altre. “Plastikworten”, si chiamano in tedesco: parole di plastica il cui uso è talmente eccessivo da divenire termini-feticcio...

Il lato oscuro della rete. Intervista a Michel Bauwens

Giovedì 14 febbraio un gruppo di ricercatori peer-to-peer ha invitato Michel Bauwens a parlare al Piano Terra, lo spazio occupato da una rete di attivisti dei quali fanno parte anche Off Topic, Rete San Precario Milano, NoExpo e Autoconvocati. Il giorno dopo, sarebbe stato ospite di una piccola conferenza in stile TEDx organizzata all’interno della fiera della Borsa Italiana del Turismo (BIT) dal padiglione del Friuli Venezia Giulia. In altri termini, Bauwens è passato nel giro di 24 ore da un incontro con una parte del Movimento milanese ad un evento di marketing territoriale che, seppur innovativo, rientra assolutamente nelle regole del “sistema”. Cosa ancora più interessante, Bauwens ha parlato di molti degli stessi argomenti in entrambe le occasioni: di come, cioè, in molti luoghi del mondo stiano emergendo reti di produzione auto-organizzate “tra pari” che producono beni materiali o immateriali secondo logiche diverse da quelle del capitalismo classico.   Oggi è un dato di fatto che l’enciclopedia per definizione non è più la Britannica ma Wikipedia, prodotta collaborativamente e...

Cosa hanno in comune l'innovazione sociale e la pirateria digitale?

Cosa hanno in comune l’innovazione sociale e la pirateria digitale? La domanda può apparire surreale, eppure negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede pratiche e teorie che si ispirano alle reti peer-to-peer (P2P), utilizzate da “gruppi di pari” per scambiare musica, film, software e libri in modo prevalentemente illegale. Con il termine peer-to-peer si indicano ormai anche sistemi cooperativi che mettono in relazione singoli, gruppi, organismi pubblici, del mercato e del terzo settore. Un esempio su tutti? Wikipedia, il più grande esperimento culturale collaborativo di tutti i tempi. Per cheFare, abbiamo chiesto un parere sugli sviluppi del peer-to-peer e dell’innovazione sociale a due osservatori d’eccezione. Bruce Sterling è uno dei massimi scrittori di fantascienza viventi, oltre che uno dei principali analisti di quello che avviene all’intersezione tra tecnologia, cultura e società. Michel Bauwens è il fondatore della Foundation for P2P Alternatives, la Fondazione per le alternative Peer-to-peer.   Michel Bauwens   Con l’indebolimento della sfera pubblica...