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pirateria

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Claudio Foschini. Un cuore lacerato

Attorno alla metà degli anni sessanta, quando il “miracolo economico”, diffondendosi, stempera i suoi effetti più dirompenti, si moltiplica un nuovo ceppo d’uomo: il pirata urbano. Claudio Foschini è un pirata urbano, e la città di Roma è il teatro delle sue scorribande. Claudio percorre la città, dalle periferie verso il centro, come frastornato, stordito, ma con furia, spinto da un sogno di possesso che determinerà la sua rovina.   È ladro e rapinatore. Passerà in galera buona parte della sua vita, a partire dal carcere minorile di Porta Portese, dove entra nel 1965, a 16 anni. Solo il primo passo, negli anni successivi Regina Coeli, Rebibbia, Montefiascone, Avezzano, Rieti, Pescara, Palermo, il Paese visto dal lato delle sue carceri, nel momento in cui anche le carceri e i suoi abitanti chiedono trasformazioni.. Ma andiamo agli inizi. 1949, Claudio nasce al Mandrione, che diventerà, anni più tardi, uno dei luoghi d’elezione della geografia pasoliniana. Ề una distesa di misere baracche, legni di scarto e lamiera, e un po’ di muratura a sostegno, incastonate negli...

Il pirata romantico

  La risemantizzazione romantica raggiunge pure il pirata secondo le linee tracciate nel capitolo precedente. Un alone funereo e fatale avvolge il reietto dei mari, sia il Clement Cleveland di Walter Scott (1822), i Kernok e Szaffi di Eugene Sue (1830 e 1832 in Salamandre), fino al fratello di Euphrasia nell’omonimo racconto di Mary Shelley del 1839 e alle estreme propaggini salgariane (Il corsaro nero 1899, Le tigri di Mompracen 1911). Prototipo infinitamente imitato ci pare però il Conrad della novella in versi Il corsaro di Byron (1814) che si apre con una specie di coro dei pirati che riflettono sulla loro condizione. In prima battuta viene messo in evidenza il mutevole errare dell’avventura (“Qui è l’irrequieta nostra vita, che divisa è sempre / fra gli affanni e l’ozio, sempre gioiosa al mutar/ della sorte”), collegato al vitalistico ballo negli spazi infinitamente aperti e spaesanti dei mari: “Oh, chi può dir, se non colui che ha sperimentato nel / suo cuore, / in trionfo danzando sull’oceano vasto, / il senso pieno della vita, il folle battere del polso, / il fremito che coglie chi solca...

Il ribaltamento romantico: nascita del partigiano

Gli autori del raid, ne abbiamo portato abbondante testimonianza, cambiano volto come una stessa figurina dai cristalli mobili nel corso della storia e a seconda del punto di vista da cui li si osserva. Si è trattato volta a volta di popoli che cercano di difendere il proprio territorio da nemici più potenti e organizzati quali Atene o Roma, di generali ribelli come Sertorio o di truppe inserite invece all’interno degli eserciti occupanti (e delle flotte statali) per renderli più agili ed aggressivi, di modalità nomadiche poi allargate per ragioni storiche all’intera guerra medievale, di eroi trascelti per una sola missione rischiosissima che si coprono di gloria, oppure di semplici banditi e pirati avidi di preda. Carl Schmitt introduce una categoria specifica, quella del partigiano, di cui fa risalire la codificazione moderna alla guerriglia che il popolo spagnolo “preborghese, preindustriale, e preconvenzionale” condusse tra il 1808 e il 1813 contro “un esercito regolare, moderno, ben organizzato, uscito dalle esperienze della Rivoluzione francese”, cioè quello napoleonico. I similari episodi precedenti,...

I raiders autorizzati del mare

Oltre alla separazione incerta tra pirateria e pacifico commercio di uno statuto ambiguo per eccellenza, segnalato anche dal duplice nome non del tutto sovrapponibile nel significato, vive il pirata/corsaro. Nella prima accezione si tratta di predoni che, pur utilizzando navi e muovendosi sul mare per i loro assalti ai vascelli commerciali o alle città portuali, sono di fatto equiparabili ai banditi di terra. Tuttavia nel corso della storia, fin dall’epoca medievale sul Mediterraneo, alcuni tra i più capaci tra questi ricevono dai governi una patente da corsa per assalire i nemici con raid bellici. Uno dei più temuti fu Khayr al-Din, figlio di un rinnegato greco, che fin da giovane apprese insieme al fratello l’arte familiare della pirateria. Le sue prede furono da subito soprattutto i galeoni spagnoli in transito dalla Sicilia e la sua area di influenza si allargò a tutto il Mediterraneo occidentale, quando dalla piccola isola di Gerbe riuscì addirittura a prendere Algeri nel 1516 facendone la base di lancio per feroci scorrerie. Il pirata si trasforma ed ingigantisce donando la città conquistata a Solimano il Magnifico,...

L’antica eccezione della pirateria

Nel quarto libro del dialogo platonico Le leggi l’ospite ateniese, discorrendo con Chinia di Creta e ricordando i tributi anticamente versati dagli abitanti dell’Attica a Minosse, dotato di una potente flotta, all’improvviso si lascia andare a un’invettiva contro la guerra marina: “E, è certo, sarebbe stata cosa utile a loro perdere ancora molte volte sette fanciulli prima di avvezzarsi, divenuti marinai da fanti e solidi opliti che erano, a sbarcare di frequente e poi lestamente a fuggir di nuovo correndo sulle navi, senza ritenere di commettere alcuna azione vile non osando di morire resistendo sul posto ai nemici accorrenti e l’aver invece sempre pronte scuse fittizie per giustificare l’abbandono delle armi da parte loro e le fughe fuggite, secondo loro, non vergognosamente”.   La contrapposizione tra l’oplita terrestre che combatte a viso aperto senza retrocedere e l’oplita di marina che sbarca sulla riva ed è sempre pronto a riprendere il largo è dunque netta. Più avanti viene supportata da un passo omerico in cui Ulisse rimbrotta Agamennone che offre ai guerrieri la vista...