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quartiere

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Making Douala 2007-2017

Italian Version   A small structure spread over three stories, with flooring bordered by rows of seedlings running along the balustrades, all nourished by an irrigation system that collects rainwater and distributes it drop by drop. Each drop falls against metallic cans and produces a musical note, creating a delicate and harmonic sound. Lucas Grandin's The Sound Garden of Bonamouti (Le Jardin Sonore de Bonamouti) rises a little higher than the Wouri River in Douala, a large city in Cameroon. Surrounding it is a lawn, finally clean. When the artist arrived in the area in 2010, it resembled a landfill dump. Convincing the inhabitants to clear the terracing overlooking the water, in a setting that seemed potentially fascinating, was not easy: Grandin rolled up his sleeves and began to remove tires, plastic, garbage, by himself. Slowly one after another joined him.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Recognizing that an abandoned space can become a shared space is not really obvious in the context of an area like Douala, where a large part of the population lives in informal settlements with no roads and few spaces of...

Public Art in Africa / Making Douala 2007-2017

English Version   Una piccola costruzione su tre piani, calpestabile, delimitata da file di pianticelle che si rincorrono lungo le balaustre, nutrite da un sistema di irrigazione che distribuisce capillarmente l’acqua piovana. Ogni goccia prima di raggiungere la terra del vaso picchia contro un elemento in metallo e produce una nota, creando un coro di tintinnii delicato e squillante. Le Jardin Sonore de Bonamouti di Lucas Grandin si erge poco più in alto del fiume Wouri a Douala, grande città del Camerun. Intorno, un prato, finalmente pulito. Quando l’artista è arrivato nel quartiere, nel 2010, qui c’era una discarica. Convincere gli abitanti a ripulire il terrazzamento affacciato sull’acqua, in una posizione che prometteva di essere alquanto suggestiva, non è stato facile: Grandin si è rimboccato le maniche e ha cominciato a rimuovere montagne di copertoni, plastiche, spazzatura, da solo. Qualcuno pian piano lo ha affiancato.   Lucas Grandin, Le Jardin Sonore de Bonamouti, 2010. Credits doual'art.   Riconoscere che uno spazio abbandonato possa diventare spazio condiviso è un salto logico niente affatto scontato in un contesto come Douala, dove larga parte della...

Sul deserto delle nostre strade (Pigneto)

La notte che ha preceduto il giorno del mio giro al Pigneto mi è venuto qualche pensiero, perché il giro al Pigneto avevo deciso di non volerlo fare, perché del Pigneto non si può più scrivere né se ne può parlare, il Pigneto è come uno che gli è venuto un esaurimento nervoso e non sai mai come ti si presenterà all’appuntamento. È un problema che a me pare complicatissimo ma che tuttavia mi tocca affrontare se ho questa pretesa di mappare i quartieri di Roma.    Io ci vado spesso al Pigneto, ci vado la sera, come più o meno tutti, ne ho perciò una visione non già astratta, bensì pragmatica, ma comunque vagamente allucinata. È di questa morfina che devo sgombrare la mente. Perciò ho chiesto a N. di accompagnarmi, le ho detto: “Scegli un giorno un po’ meno sfavorevole”, e lei ha scelto un venerdì, le ho chiesto di supplire alle manchevolezze della cronaca e del costume e di mostrarmi il quartiere nella sua versione metafisica, ossia al mattino, e lei mi ha scritto: “Io purtroppo devo consegnare un pezzo entro la giornata, quindi non ho moltissimo tempo. Però sarebbe bello se venissi presto, appena lasciato tuo figlio a scuola. Insomma, alle nove”.  N. abita al Pigneto...

Roma / Paesi e città

Abito al Pigneto, a Roma, da molti anni. A un paio di chilometri da casa mia, alla Marranella, a Torpignattara, sono stati uccisi quel padre e quella bambina cinesi mentre tornavano a casa dal loro esercizio commerciale; ho delle amiche che li conoscevano. Gli assassini non sono stati presi, uno dei due l’hanno trovato impiccato all’altro capo della città.     Il Pigneto, la Marranella, Torpignattara fanno capo alla stessa circoscrizione amministrativa, il VI Municipio: sono quartieri confinanti, che entrano uno dentro l’altro e si confondono, quartieri fratelli dai destini simili e diversi. Aree di prima periferia non lontane dalle mura, in una zona produttiva, hanno la vocazione ad accogliere chi giunge in città con pochi mezzi; hanno assistito, durante il fascismo, all’arrivo di nuclei popolari allontanati dal Centro. Stanno dentro la scia delle case di fortuna, del piccolo abusivismo a uso familiare, delle baracche, che ha segnato il Novecento a Roma. Ma hanno visto anche, negli anni Trenta, lottizzazioni a villini e palazzetti, case economiche e popolari. Poi negli anni Cinquanta e Sessanta, il sacco. Sono zone con...

Palermo / Paesi e città

Nel 1995 andare allo ZEN era per noi giovani palermitani di buona famiglia, pericoloso e sconsigliato. Lì si spacciava la droga e ci portavano i motorini rubati per essere smembrati e rivenduti. Pare che li smontassero in una notte, in uno dei tanti labirintici magazzini male illuminati; sapevamo che se ti “rubbavano il motore” e lo portavano allo ZEN, non avevi nessuna possibilità di ritrovarlo e in quel periodo ne sparivano tanti.     Il suono della parola ZEN era stato per noi ragazzini delle scuole medie e superiori uno spauracchio; la fama negativa che gli si attribuiva, si alimentava col racconto delle storie che capitavano ad amici e agli amici di amici che avevano avuto a che fare con i nostri coetanei che vivevano lì e che il sabato pomeriggio venivano in centro. La cronaca dei giornali, per i motivi più gravi, faceva il resto. ZEN a Palermo è l’acronimo di Zona Espansione Nord, un quartiere ghettizzato e abbandonato dalle autorità comunali.     Blocchi di case popolari di pessima fattura, costruiti alla fine degli anni ‘60, appena fuori dal tessuto urbano. Divenuto...

Cesena / Paesi e città

Il quartiere Fiorita è nato nel dopoguerra col piano Fanfani. L’I.N.A. casa e l’I.A.C.P. hanno individuato in quel terreno, delimitato dalla ferrovia e dal parco dell’ospedale Bufalini, l’area per dare la casa alle famiglie bisognose. Un gran mal di testa viene al capofamiglia quando alla fine del mese l’esattore suona per l’affitto. È una miseria, ma quando bussa a casa del disoccupato anche pochi soldi divengono molti soldi.     Sono condomini disegnati dalla matita d’architetti ministeriali preoccupati di fare bella figura con la loro comunità. Belle facciate, balconi rientrati, superfici di mattoni a vista, muretti col colmo in ghiaietta colorata, strade abbastanza larghe, marciapiedi col ciottolato, cortili ampi, una lavanderia comune nel seminterrato. Trilocali e bilocali hanno stanze ben distribuite, utili dispense in cucina e l’anti-bagno è abbastanza grande per un piccolo armadio. Gli architetti hanno suddiviso lo spazio domestico credendo nell’unione d’utilità e povertà. Un quartiere nato per darlo in affitto a gente che ogni giorno conta i soldi...

Roma / Paesi e città

Non so parlare della mia città dal nome impronunciabile. Ricordo quando giovanissima in Inghilterra feci amicizia con un ragazzo pakistano e lui incredulo mi incalzava: veramente vieni da quella città, la stessa dei libri di storia? Sei nata lì? E che lingua parlate lì adesso?     Mi chiedo talvolta, soprattutto da quando mia figlia s’è trasferita per lavoro a Boston, cosa mi trattenga nella mia città, perché non me ne vado. Altrove, dove sia facile camminare per la strada, dove ci siano marciapiedi adatti al mio temperamento di pedone, dove ci sia più rispetto del codice della strada, più rispetto degli altri. Cosa mi trattiene qui se tutto sembra essere svariato verso un’uniformità deprimente, se gli allegri e improbabili negozi di passamanerie, di cappelli, di granaglie, di abiti usati, – dove potevi scoprire o illuderti di scoprire oggetti di originalità assoluta – i calzaturifici gestiti da proprietari di una gentilezza al limite del corteggiamento, i negozi di ferramenta, maniglie e chiodini di ogni dimensione e per ogni necessità, i piccoli cinema...

Piccolo progetto di lettura di quartiere

Si tratta di un piccolo progetto di lettura, integrazione e cittadinanza. Ha bisogno di un quartiere (ho pensato a San Lorenzo a Roma, un quartiere non troppo grande in cui la partecipazione dei cittadini è molto vivace, ma il progetto si può adattare a qualunque quartiere). Un piccolo numero di animatori: mediatori culturali, scrittori, bibliotecari competenti nella letteratura animata, insegnanti, attori, meglio se persone che vivono o lavorano nel quartiere.   È un progetto di letture narrative, romanzi, libri di racconti.   Il progetto ha bisogno poi di attivare tutti i centri di aggregazione sul territorio. In particolare per quel che riguarda San Lorenzo: la biblioteca, il centro anziani, le scuole (elementare, media, superiore), le case occupate, i centri sociali, la casa della partecipazione, il cinema Palazzo, le librerie indipendenti, ma anche gli oratori delle due chiese dell’Immacolata e di S.Tommaso Moro, etc. formeranno in modo autonomo o integrato un laboratorio. Ognuno di questi centri di aggregazione, organizzato in piccolo laboratorio di lettura, individuerà un tema, meglio se legato al quartiere e alle sue...

Elena Ferrante, L’amica geniale

Le due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329, € 18). L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti, delle proprie famiglie, l’odio si rigenera nei figli eppure una strada alternativa sembra spalancarsi di fronte alle due ragazzine: la scuola, se sei bravo, se brilli la maestra ti apprezzerà e così l’intero rione, e chissà, forse potrai andare via, scrivere un romanzo e diventare ricco e famoso. E Lila era bravissima, aveva imparato a leggere da sola, sapeva...

Obblighi privati e pubblici privilegi

In architettura lo spazio vuoto rappresenta il vero oggetto della progettazione: il fine di qualunque progetto architettonico è essenzialmente riducibile al vuoto, alle sue dimensioni, alla forma che lo delimita, alla luce e al colore che rifletterà al suo interno e che irradierà nel suo intorno, poiché costituisce ciò che, di fatto, viene effettivamente utilizzato. Il senso più autentico dell’abitare, dunque, è riconducibile al particolare modo in cui gli oggetti e i soggetti, con la loro presenza ed esistenza, occuperanno i vuoti di una delimitata porzione di spazio, conferendole il carattere di dimora. Nel Tao-Te-Ching, il Tao, la Via, indica il vuoto come il Grande Principio, da cui tutto si muove e ha origine, ragion per cui, ribadisce  Lao-Tze, rappresenta ciò che è più vitale. Per rendere più efficace ed immediata l’importanza di questo concetto egli richiama il lavoro del mantice, che, mentre produce il vuoto dà l’essere alla corrente della vita dei “diecimila esseri”, espressione con cui si indica la totalità degli esseri viventi....

Israele. Il back yard di Tel Aviv

Sono le otto del mattino. Dizengoff Street: la via del divertimento e dello shopping sfrenato, un susseguirsi di boutique, yogurterie, sushi bar e chioschi ricoperti di frutta dove gustare centrifughe giganti che aiutano a fare pace con il mondo, o per lo meno questo è l’effetto che ha su di me il mezzo litro di mango, frutto della passione e arancia che stringo tra le mani in questa calda, ancorché piovosa, giornata di dicembre. Quando sono stata qui l’ultima volta, in luglio, questo bubble tea con le sedie colorate di verde e arancione non c’era (ndr. the freddi riempiti di bolle di gelatina vegetale dal cuore di succo di frutta), e nemmeno i due negozi di scarpe da sposa distanti pochi passi l’uno dall’altro, né ricordo di avere già visto il piccolo rivenditore di accessori per iPhone. Le attività si succedono a un ritmo sconcertante, café si rinnovano e nuovi negozi di abiti firmati o prodotti tecnologici di ultima generazione si giocano lo spazio attorno agli innumerevoli supermercati della catena AM:PM, aperti ventiquattro ore su ventiquattro persino durante lo Shabbat, quando attorno tutto è...

Bologna, Pilastro / Paesi e città

Una città sicuramente conosciuta, ma che merita sempre una seconda visita è appunto Bologna. Con il suo impianto medioevale, riserva sempre nuove sorprese nascoste nel ventre della sua nota natura materna. I lunghi portici non sono che l’anticipo di una città chioccia, che nasconde i suoi gioielli e li ripara dalle intemperie e dagli occhi indiscreti.   Ma se Bologna è nota per i suoi lunghi porticati, per la sua cucina, per la più antica università del mondo occidentale, per le due torri che ne puntano il fulcro geografico, per lo scienziato Galvani, il poeta Carducci, l’inventore Marconi, il maestro Martini, il pittore Morandi, i fratelli architetti Bibbiena, Bologna è invece sconosciuta al di fuori della cinta muraria. Vorrei quindi suggerire un percorso che potrebbe risultare interessante a chi, non per la prima volta, visita questa antichissima città.   Si tratta della visita ad uno dei quartieri simbolo della città post bellica, improntato all’idea civica trasmessa dal Partito Comunista Italiano che per quarantacinque anni ha dominato incontrastato sulla gestione della citt...