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Romani

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Reggio Emilia / Paesi e città

Reggio Emilia non esiste. Fino alla metà dell’Ottocento i viaggiatori che valicavano la dorsale appenninica attraverso uno dei frequenti passi, entravano direttamente nelle terre di Lombardia. E così era chiamata anche Reggio nelle antiche carte: Reggio di Lombardia. L’Emilia è un’invenzione postunitaria, quando Carlo Farini si autonominò “dittatore dell’Emilia” fino all’espletamento dei referendum di annessione al nuovo Regno. L’Emilia augustea, come scrivono le vecchie guide, comprendeva il territorio a destra del Po – il cui corso era assai differente da quello odierno –, ma non dappertutto si estendeva sino all’alto Appennino, un territorio montagnoso lungamente dominato su entrambi i versanti dagli antichi Liguri, alleati di Annibale, deportati da Romani nei territori dell’odierno Abruzzo. Fino alle guerre puniche infatti l’Italia settentrionale non era stata ancora romanizzata.     Il nome Emilia, di cui si fregia oggi come un vanto e persino un marchio di qualità, cadde in disuso a lungo; lo riesumarono solo gli eruditi rinascimentali, ma fu...

La realtà del Medioevo

Da una parte l’elaborazione di rituali religiosi, dall’investitura in avanti, che danno quadratura valoriale alla cavalleria, insieme la sua codificazione nelle belle imprese cantate dai poemi, dall’altra la realtà della guerra nei lunghi secoli del Medioevo. Una volta infranto l’ordine territoriale romano le gigantesche migrazioni di popoli si travasano infatti da est nel crogiolo dell’Europa occidentale con ondate magmatiche che investono città, campi, armati e civili. Vi portano la sperimentata abitudine alla scorribanda come metodo nomadico del combattere, aggravata dalla fluidità di confini e dei diritti. Fino ad allora, come bambini eccitati dalla trasgressione del limite, si erano arrovellati attorno al limes, ora essendone accolti, ora volendolo travolgere, ora soltanto varcandolo per ripiegare con frequenti raid. A ciò si aggiunge un’economia per forza di cose depressa che faticherà a ristabilire produzione e scambi fin quando una nuova sistemazione generale non andrà a sostituire quella esistita per tanto tempo. Ne consegue che “il modo di gran lunga più diffuso di guerreggiare...

Trani / Paesi e città

Noi, a Trani, abbiamo avuto un’infinità di bandiere. Siamo stati Apuli – o meglio: Peucezi – Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Svevi, Saraceni, Angioini, Veneziani, Aragonesi, Borboni, francesi. Oggi siamo italiani. Lo siamo da quando Garibaldi occupò militarmente, per conto dei Savoia, il Regno delle due Sicilie. Son passati tutti, di qui. Eravamo lo snodo naturale dei traffici commerciali sull’Adriatico: il collegamento fra l’Europa e il resto del Mondo. Se volevi andare in Terra santa, dovevi passare da Trani, dal suo porto, che è un’insenatura creata dalla natura, e sembra che c’abbia ragionato su, la natura, che l’abbia disegnato, il porto, per farci stare le barche.   Son passati tutti, da Trani. Una volta Ferrante II, re Aragonese, aveva bisogno di ducati, per combattere gli Angiò, e li chiese alla Serenissima. In pegno, diede Trani, per quindici anni. E i Veneziani sono stati qui, dal 1495 al 1509, e hanno costruito due chiese, coi leoni di San Marco. Federico II di Svevia, invece, costruì un castello, sul mare.   Questa è la storia, e la storia dice tante...