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sciopero

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Il Sessantotto. La fascinazione dell'inizio

Milano, inverno e primavera 1968   Acerba intimità con l’impossibile.   Una pioggia di volti lungo il giorno, le strade solidali con il grido. Era cielo, era carne il desiderio.   Prosodia della rivolta, Vietnam, Praga, la lontananza ferita era nei passi, nei pensieri.                                          Stava ognuno dentro il respiro della moltitudine.   Il sogno divorava l’orizzonte.   Qualche tempo fa, ripensando al Sessantotto, mi è accaduto che invece di pensieri ordinati in una riflessione e in un’analisi, mi si accampassero piano piano nella mente e sulla pagina alcuni versi.  Succede che la lingua scelga qualche volta la sua forma un po’ imperiosamente. Quei versi ora possono fare da apertura, e come da esergo, ad alcune considerazioni.   Ho sempre avvertito una sorta di artificiosa dissolvenza e di forzatura storiografica nelle letture che estendono il Sessantotto a un’epoca, a un arco di anni, facendo di  quei pochi mesi una radice, un fondamento, un inizio responsabile di successivi accadimenti. Il grido parigino Ce n’est...

C'era una volta la Buona Scuola

Negli ultimi giorni la mobilitazione di docenti, studenti e genitori contro il progetto di riforma della scuola è stata molto intensa. Il clima di festa e protesta, che si è visto nelle principali città italiane, ha preso il posto delle immagini dei danneggiamenti di Milano e dei precari caricati a Bologna nei giorni scorsi. I giornali riferiscono di decine di migliaia di persone in piazza e di uno sciopero generale con un’adesione che si aggira all'80%; tanti gli studenti. Le cifre sarebbero 25mila a Roma, 20mila a Milano, 10mila a Torino, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Un successo in ogni caso per i sindacati, in un momento in cui lo sciopero come strumento di rivendicazione è vissuto con sfiducia. Da segnalare la presenza di tante scuole primarie e bambini: a Torino (dove ero) è stata la cosa che più ha colpito l’occhio, con i cori delle scuole elementari e i piccoli striscioni di carta colorata: «la scuola di Renzi e di Giannini/non è la scuola dei bambini».   Robert Doisneau   La sensazione comune è che ci fossero tutti quelli che ci...

Piazza Statuto, Torino 1962

Non c'è dubbio che ogni evento rappresenta per così dire, il “foro d'uscita” di un processo che è avvenuto al di sotto della superficie della società attraverso progressive accumulazioni e, come quei fenomeni tettonici di crisi, come i grandi terremoti, a un certo punto emerge alla superficie in forma di evento. Cioè, non c'è dubbio che ogni evento rappresenta, per certi versi, la spia di processi invisibili accumulatisi nel tempo e poi bruscamente emersi alla superficie. […]   E tuttavia – in questo sta la problematicità del rapporto ­– gli eventi non sono strettamente riconducibili ai processi: pur esprimendo questi processi, sono anche portatori di un novum, di un qualche elemento che è irriducibile alla serialità storica e che ne spiega l'esplodere lì ed ora. In ogni evento, in sostanza, si esprime una processualità e si esprime una istantaneità del fenomeno: si esprime una ripetitività di atti e di gesti nel tempo e si esprime l'irrompere dell'inedito. Ogni evento, in sostanza, esprime un processo di accumulazione ma...

Sudafrica: minatori di pil

Il 18 giugno scorso, è finito lo sciopero minerario più lungo della storia del Sudafrica. Con fatica i primi tre produttori mondiali di platino: Anglo-American Corporation (AAC: il cui brand diamantifero è De Beers, ma quello del platino è Amplats, che da solo vale il 38% del platino mondiale), Impala Platinum (brand: Implats) e Lonmin (partecipata del colosso svizzero Xstrata) hanno raggiunto un accordo con il sindacato egemone del settore, cioè l’AMCU (Association of Mineworkers and Construction Union). Fondato nel 1998 da una scissione del NUM (National Union of Mineworkers), branca della potente centrale sindacale COSATU (cioè le Trade Unions sudafricane, con circa due milioni d’iscritti). Anche se giovane, l’AMCU è rapidamente diventato il sindacato egemone tra i minatori del settore estrattivo, con una partecipazione di oltre il 70% dei lavoratori della Lonmin e maggioritario (oltre il 50%) anche nelle altre due società.   La decisione di approvare l’accordo, è stata espressa dalla maggioranza dei 70.000 minatori africani (in Germania li chiamerebbero gastarbeiter, nel senso che...

La Grande Mela ovvero junk food, fame e...

Le immagini dello sciopero dei lavoratori delle grandi catene di fast food sono arrivate attraverso internet nella prima mattinata del 30 novembre. Durante la giornata gli schermi televisivi hanno via via evidenziato la portata della protesta ma soprattutto amplificato il valore simbolico ed emotivo di qualcosa che non era descrivibile solo in termini di rivendicazioni salariali, di giusta protesta sociale, né per l’eccezionalità di un evento che precedentemente non aveva mai visto la possibilità di azione sindacale in quel settore.   Quello che colpiva da questa sponda dell’Atlantico - e in particolare dalla sua “periferia mediterranea” - era non solo che fosse una protesta per la sopravvivenza (poco più di 8 dollari all’ora è la paga media di un lavoratore del settore contro un costo della vita reale di oltre 20 dollari ora per persona con un figlio in uno dei quartieri periferici della città ) ma che gli attori di quanto stava accadendo fossero dipendenti di Wendy’s, King Burger, Mc Donald, Five Guy Burger, Pizza Hut...   Del resto, se New York resta uno dei simboli della societ...

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...

Le parole del Novecento / 1940-1950

Continua il nostro speciale Le parole del Novecento, organizzato in collaborazione con il Museo del 900 di Milano e con Storyville – che ha ideato e prodotto l’iniziativa.   Per un giovedì al mese, alle ore 19, nella Sala Fontana del Museo del 900, si potrà partecipare al ciclo di incontri intitolato 5x10 e dedicato all’approfondimento della storia, non solo dell’arte, di ogni singolo decennio del ventesimo secolo.   Cinque parole per raccontare un decennio è un gioco che facciamo con studiosi ed esperti che raccontano al pubblico del Museo e di doppiozero le parole che, secondo ognuno di loro, hanno caratterizzato i decenni del Novecento. Ogni studioso ci racconta un decennio del secolo, una volta al mese, per dieci volte.   Pubblichiamo qui i video del quinto incontro, condotto da Liliana Rampello. A voi lettori il divertimento di interpretare le cinque parole scelte, di trovarne di nuove, di confutarle: spazio libero ai commenti.            

Santa Giovanna dei segni

E arrivò il primo Brecht di Luca Ronconi, un Santa Giovanna dei macelli lontano da ogni ortodossia. Ronconi lo porta in scena sullo storico palcoscenico del Piccolo Teatro di via Rovello che vide i Brecht di Giorgio Strehler come una sfida a un autore che paradossalmente ha evitato per decenni, lui che ha messo in scena “epicamente” Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e I fratelli Karamazov, lui che i testi li ha smontati nelle loro componenti strutturali. Forse di Brecht gli dava fastidio l’ideologia. O meglio la lettura ideologica che ne hanno fatto: quel socialismo militante che riassorbe anche i continui dubbi in una visione inevitabilmente finalistica.     Ora che solo di domande e non di risposte si vive, è giunto il momento di riprendere il drammaturgo di Augusta fuori da ogni agiografia, di rivoltarlo, asciugarlo dalle pretese di grande spettacolo, perfino da un certo grottesco da cabaret espressionista, facendone rifulgere le contraddizioni, in uno spettacolo secco, crudele, “scientifico” (avrebbe detto lo stesso Brecht), dove le certezze si smontano, piuttosto. Ronconi va al testo del 1929,...

Barranquilla (Colombia). Dal balcone di Tita si vede il Magdalena

Alle nove del mattino il quartiere è già in piedi: l’elevato tasso di umidità non sembra scoraggiare nessuno, nonostante l’aria condizionata stia già facendo sudare le vetrine e il sole del tropico picchi da ore sulle teste per rimbalzare sul cemento malconcio dei boulevard del Prado. L’Emisora Atlántico trasmette dalla settantaduesima il suo popolare notiziario radio. Oooooo-límpi-caaaa insiste la concorrenza dagli studi accanto, mentre un capannello di buontemponi mattinieri staziona di fronte alla vetrata della Reina Fm, la regina del vallenato. I clacson servono a regolare il traffico e a ribadire la virilità dei conducenti. Come se ce ne fosse bisogno. L’abilità retorica esibita dalle belle signore compresse dentro taglie uniche è una vera e propria arte di cui impadronirsi. Non si sa mai. Gli autobus Trasalianco sbuffano carburante, c’è poco da fare, si lamentano così, perché è fastidioso fermarsi, il motore perde il ritmo, meglio raccogliere i pendolari in corsa. Del resto, ci infiliamo nel veicolo e ne sgusciamo fuori comodamente: senza porte...