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Polveri nutrizionali

Soylent è una start-up californiana, generosamente finanziata da investitori della Silicon Valley, che ha fatto molto parlare di sé sulla rete per aver sviluppato un composto in polvere solubile che riunisce, perfettamente bilanciati, tutti i nutrienti utili all’alimentazione umana. Disciolto nell’acqua dà origine in pochi secondi a una bevanda vellutata, con un sapore che taluni definiscono bonariamente “non-specifico”. È venduto in una busta bianca studiatamente anonima, su cui la grafica si riduce a una tabella nutrizionale grande e leggibile. Il messaggio è chiaro: «Ti do tutto quello che serve al tuo organismo e niente di più. Nemmeno un’emozione».   Al di là dell’idea di prodotto, che non è nuova, l’aspetto interessante di Soylent è il pubblico a cui si rivolge e presso cui sta riscuotendo un discreto successo, almeno negli Stati Uniti. Non si tratta di atleti o culturisti che si sottopongono a un regime alimentare severo in funzione delle loro prestazioni, né di obesi in dieta, ma di manager o aspiranti manager, i quali, troppo assorbiti dai...

Che lavoro fanno le startup

La diffusione delle startup e dei progetti di innovazione sociale, unita alla narrativa entusiasta che ne accompagna la crescita, ha determinato l’emergere di un discorso che si articola nei tratti di uno “scarto generazionale” fra un vecchio modo di lavorare, fatto di posto fisso e orari prestabiliti, e un nuovo modo di lavorare, che “imprenditorializza” il lavoratore inducendolo ad essere più indipendente e autonomo. Ma come è fatto questo “nuovo” lavoro? Che tratti ha? Che logiche vivono al suo interno?   “Il lavoro non si cerca, si crea”: questo è quel che si sente dire ormai molto spesso, da più parti. E in parte è senz’altro vero, vista la crisi delle istituzioni tradizionali e del lavoro in generale, ormai a brandelli dopo vent’anni di liberismo (nel migliore dei casi) o di niente (nel peggiore dei casi). Istituzioni che hanno risolto il problema che stava covando sotto la cenere partorendo espressioni come “bamboccioni”, guardando il dito invece della Luna. Un portato che si somma all’atavica incapacità del capitalismo italiano (salvo alcune...

Oltre le Start Up culturali

La deindustrializzazione è un fenomeno che viene da lontano, dai primi passi della globalizzazione negli anni '70. Ma è negli anni '00 che le conseguenze sulle dinamiche sociali ed economiche hanno iniziato a farsi sentire con tutta la loro forza. E' nell'ultimo decennio, infatti, che le carriere di decine di migliaia di nuovi laureati si sono indirizzate verso le professioni dei settori culturali e creativi: quelle sfere di produzione immateriale che, almeno in teoria, avrebbero dovuto sopperire al crollo del valore prodotto dal settore industriale in molti paesi occidentali.   Le vicende europee dal 2008 ad oggi ci ha insegnato che si tratta di tutt'altro che un facile automatismo. Eppure, in un momento in cui la scure dei tagli cala su moltissimi settori, il nuovo Programma Quadro Europa Creativa implementa i finanziamenti alla cultura del 9% in più rispetto al periodo precedente (raggiungendo così la cifra considerevole di 1.46 miliardi di Euro). Riuscirà l'Italia, a partire da questi nuovi stimoli, a sviluppare dei percorsi di impresa culturale diffusa che superino la logica perdente della mera rendita di...

Verso un'economia della condivisione?

Abitate in città e vi serve una macchina per spostarvi, per fare la spesa, per accompagnare i bambini in piscina, o per una ragione qualsiasi. Potete chiamare un taxi. Ma non è detto che lo troviate subito, e poi se arriva, ha già il tassametro avviato. Normalmente in Italia sono molto cari. Adesso c’è la soluzione. Si chiama Car2Go ed è un sistema di mobilità on-demand che mette a disposizione centinaia di auto parcheggiate su tutto il territorio urbano, per ora solo a Milano.   Per usufruire del servizio è sufficiente scaricare una app, iscriversi e controllare quali auto ci sono nelle vicinanze attraverso una mappa georefernziata. Costa pochi centesimi al minuto, molto meno di una macchina a noleggio, e la potete lasciare dove volete, e cercane, quando ne avrete bisogno subito un’altra. Nella città lombarda ha collezionato oltre 50.000 iscritti nei primi due mesi di apertura, con oltre 100.000 noleggi.     Volete fare un viaggio, andare in un’altra città? Airbnb è una piattaforma online che mette in relazione domanda ed offerta di posti letto, stanze o interi...

La cultura delle Start Up

Negli anni Novanta Manuel Castells, l’autore della Nascita della società in rete, osservò come Joseph Schumpeter e Max Weber stavano iniziando a collidere nello pazio dei network di imprese: “la cultura della distruzione creativa accelerata alla velocità dei circuiti optoelettronici che processano i suoi segnali”. All'epoca si trattava di un  fenomeno tipicamente statunitense, che nel corso di quasi due decenni ha dato vita ad un contesto economico, tecnologico e culturale nuovo la cui influenza si è estesa a molti aspetti della nostra vita quotidiana, digitale e non.   I punti di riferimento della cultura delle start up si distribuiscono lungo un arco ampio, che include ad un estremo i grandi capitalisti tecnologici Steve Jobs, Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook e dall'altro i nuovi paladini delle libertà digitali, come Julian Assange di Wikileaks, Chelsea Manning (il soldato statunitense condannato per aver passato 750.000 documenti riservati a Wikileaks), Edward Snowden (protagonista dello scandalo Prism) e Aaron Swartz (programmatore e imprenditore, morto suicida a 27 anni sotto la...