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tatto

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Il filo di lana dell’amore e della filosofia / Il “tocco” di Socrate

Il tema del 2017 del Festival di Filosofia “Filosofi lungo l'Oglio”, che ogni anno propone ai relatori un tema da declinare secondo le loro personali competenze, conoscenze e intuizioni filosofiche, è “Toccare”. Gesto automatico o voluto, percezione aptica che fa da ponte tra noi e la realtà, il toccare è essenziale nel nostro abitare il mondo. Ed è essenziale anche riguardo alla conoscenza, perché è importante che le persone e le cose ci tocchino affinché possiamo e vogliamo conoscerle. Ci tocchino secondo alcuni aspetti della ricchissima polisemia del termine: perché ci coinvolgono (ci riguardano da vicino), perché ci interessano (ci colpiscono e ci affascinano) e perché coinvolgono (investono e sfiorano) i nostri sensi e la nostra mente. Diciamo che il toccare è indispensabile all'esperienza e alla conoscenza e alla relazione affettiva, eppure ci rendiamo tutti conto anche senza essere degli specialisti che oggi tocchiamo sempre meno sia le cose sia le persone. Che cosa ciò può significare? Di fatto tasti e schermi sono le cose con le quali entriamo maggiormente in con-tatto,  con la punta delle dita e con lo sguardo, e che sostituiscono oggetti artificiali e naturali,...

Un mondo aptico / Touch

Se si cerca sui dizionari oggi in commercio la parola “aptico”, non la si trova, o almeno non in tutti. Eppure il termine indica qualcosa di fondamentale nell’azione del toccare. L’etimo della parola è “tocco”; Haptikos il termine greco da cui deriva. Indica la capacità di “venire in contatto con qualcosa”. Il termine inglese equivalente è “Touch”, anche se non ha la medesima origine etimologica, termine che certamente tutti conoscono facendo uso di quel “tocco” ogni giorno, più volte al giorno, manipolando i dispositivi elettronici: smartphone e tablet. L’aptico è una funzione della pelle, come ha scritto Giuliana Bruno in Atlante delle emozioni (Johan & Levi edizioni), costituisce il “mutuo contatto tra noi e l’ambiente”. Quel tocco, Tuoch, riguarda il riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto.   La percezione aptica, come spiegano gli psicologi e gli studiosi di percezione, deriva dalla combinazione di due aspetti: la percezione tattile, per cui gli oggetti toccati suscitano sulla pelle una sensazione (ad esempio, se una superficie è rugosa o scabra) e la propriocezione, che deriva dalla posizione che la mano ha rispetto all’oggetto toccato. Grazie a questo...

Salone del mobile | Pierluigi Ghianda: se fare è pensare

C’è chi insinua che il racconto del design italiano abbia il suo seme nella favola strana di un pezzo di legno riottoso e vivace, e il proprio nume tutelare nella figura paterna di un santo divenuto Geppetto per le attenzioni dei giovani lettori. Forse sì: prima che nella vocazione potente di un apparato produttivo all’inglese o alla tedesca, prima che nel richiamo dell’ingegneria pesante costruttrice di treni e aeroplani, il protodesign italiano lo si trova in nuce in un’ingegnosità leonardesca e in una cura massaia, entrambe vive e diffuse nelle pratiche attitudini del fare che si tramandano in lunghi tempi. Lo si intuisce a proprio agio, quel design, dentro le mille botteghe di ebanisti, fabbri, vetrai dove pazientemente si tramandano i saperi e si fanno o si facevano le cose.   Quando fare le cose – la gamba di un tavolo o un burattino bizzoso – era già interamente un pensarle-immaginarle, prima che si compisse la separazione tra chi le pensa solo e chi passivamente le esegue: un fare giustamente ascoltando le qualità e consentendo alle pretese della materia che passa e si trasforma tra le mani. Così nella bottega ebanista dei Ghianda, a Bovisio Masciago, in cui dagli...