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La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile / Esercita il dubbio e stai a vedere cosa offre il caso

  Derive dell’intuizione e della magia. Un prologo semiserio   Comodo è affidarsi a quello che è intuitivo e si presenta più facile da comprendere. Creature fantastiche o magie soddisfano il bisogno che abbiamo di trasgredire, però quanto basta, all’interno di un gioco dalle possibilità regolate, e allora tutto questo ci appaga, assolvendoci dalla responsabilità della verifica e della falsificazione. Ecco che l’impensabile si propone a noi, soddisfatti dalla completezza che, per quanto fasulla, ci avvolge come un manto e si presenta persino confortevole. Giungiamo così a dire che una cosa è vera perché è causa di un’altra, ma non ci impegniamo a verificare se non esistano altre cause che la rendono quella che è, in modo da escluderle tutte, tranne una. Questo è il punto, caro il mio mago. Mi rendo conto che tu hai buon gioco ad accattivarti la maggior parte delle persone: proponi loro vie per la conoscenza che costano poco e sono comode; non richiedono impegno e sono facili da capire e da ricordare. Il fatto è che sono false.   C’è stato un tempo in cui sembrava che finalmente potessi passartela male. È durato poco. Poi l’umanità ha iniziato a diventare sempre più...

Conversazione / Boltanski: un fallimento che non si risolve

Christian Boltanski ha un lungo rapporto con l’Italia e con Bologna in particolare. Venti anni fa si tenne in questa città dalle molte ferite la sua prima mostra italiana, “Pentimenti”, all’interno della Villa delle Rose. Nel capoluogo emiliano ci è tornato per realizzare l’installazione dedicata Museo per la memoria di Ustica, la sua prima installazione permanente nel nostro paese realizzata al fianco dei parenti delle vittime. E ora torna per un progetto che coinvolgerà ancora una volta anche la storia della strage di Ustica, ma tutto il tessuto della città. “Ho sempre pensato di voler realizzare opere totali”, ha detto Boltanski presentando anche questo progetto che utilizza diversi linguaggi espressivi in una mostra diffusa, “Anime. Di luogo in luogo” (si è aperta domenica 25 giugno, al MamBo dove – parallelo a queste vare sezioni cittadine – è presente anche un allestimento che ripercorre i suoi lavori precedenti).   Fanno parte del progetto “Anime” la nuova installazione, “Réserve”, nel bunker della Lunetta Gamberini (inaugurata il 27 giugno, 37° anniversario della strage di Ustica), una performance, “Ultima”, e ancora, fuori dalla cerchia dei viali – nelle vie Agucchi...

Soggettività animale tra desiderio ed estasi / L’animale chiacchiera con il mondo

Che cos’è l’animalità? È questo l’interrogativo che intende affrontare Etologia filosofica. Alla ricerca della soggettività animale (Mimesis, 2016), testo in cui Roberto Marchesini mira a scuotere le fondamenta dell’edificio umanistico, sorretto dalla credenza in un sé autarchico, puro e incontaminato. Si tratta di una ricerca che, attraverso un’indagine sui modelli teorici che hanno definito l’animalità, ha l’obiettivo di cambiare radicalmente il modo con cui ci rapportiamo non soltanto agli eterospecifici ma anche a noi stessi.   Etologia filosofica si presenta, dunque, come un’opera di demolizione delle certezze identitarie sulle quali riposa la concezione di “uomo”, accompagnata dalla creazione di un nuovo concetto di animalità. Come afferma Gilles Deleuze in Che cos’è l’atto di creazione (Cronopio, 2010), se la filosofia è quella disciplina attraverso cui fabbricare nuovi concetti, allora possiamo affermare che il saggio di Marchesini si situa all’interno di una cornice prettamente filosofica. Si tratta di una peculiarità della ricerca espressa chiaramente dall’autore: «Il mio intento in questo saggio è […] eminentemente filosofico», afferma Marchesini (Etologia...

Poveri intellettuali / Liberi dall’ossessione di Elena Ferrante

E se Elena Ferrante fosse Stefano Jossa? Sarebbe un bel colpo di teatro. Sempre di Napoli si tratta: magari hanno giocato nello stesso giardinetto o frequentato lo stesso gelataio. Inoltre hanno una doppia consonante nel cognome. Tutti e due. Non può essere un caso: la doppia “erre” di Ferrante richiama irresistibilmente la doppia “esse” di Jossa, rimontando indietro nell’alfabeto come i salmoni che risalgono i fiumi alla rovescia. Quindi, di doppio in doppio, che ci vuole ad arrivare alla doppia vita? Durante il giorno un serio professore universitario. Durante la notte un’ambigua macchina femminile di romanzi di successo. Tutto torna.    Compresa la tentazione omicida che lega il doppio “buono” a quello “cattivo”. Come qualsiasi psicologo di provincia potrebbe infatti spiegarci, il doppio “cattivo” non muore mai, ma ogni santa notte il doppio “buono” sogna di mettergli un cuscino sulla faccia nel tentativo di sbarazzarsene. Il dramma del nostro intellettuale maschio da almeno due secoli a questa parte è strappalacrime. Inutile volerlo sminuire. Si trova accoppiato in un infinito amplesso mortale con una partner, la letteratura, sempre più simile a una puttana. Il...

L’operaio e la macchina

Io entro in una fabbrica a capo scoperto come si entra in una basilica, e guardo i movimenti degli uomini e dei congegni come si guarda un rito.   Uno strano rito partoriale, qualcosa come la moltiplicazione dei pesci, il maturarsi delle uova sotto la chioccia di un canestro, l’esplosione di un albero di mele, la manipolazione dei pani in una vecchia madia. Sotto questi capannoni, uomini e macchine si affannano intorno a un lavoro che ha sempre del miracolo: una Metamorfosi!   Si parte dalla confusione e si arriva all’ordine. Si parte dal bruco e si arriva alla farfalla. Si elabora la materia, si mastica, si stira, si insaliva, si arma, si conforma, si cuoce, e si crea un oggetto. Questo processo, nell’armeria della natura, avrebbe un solo grosso difetto intrinseco. La prolificità. La macchina è troppo prolifica, almeno rispetto alla donna, alla giumenta, alla coniglia. Certo è più prolifica dei ragni e degli uccelli. È più prolifica dei fiori. La macchina ha una riserva incalcolabile di semi. Ti caccia fuori una sfera o un pneumatico in pochi secondi o in pochi minuti. Può spremere ininterrottamente...

Dal gioiello al bijou

Per molto tempo, secoli o forse millenni, il gioiello è stato essenzialmente una sostanza minerale: diamante o metallo, pietra prezioso od oro, esso veniva sempre dalle profondità della terra, da quel cuore a un tempo oscuro e rovente di cui conosciamo soltanto i prodotti induriti e raffreddati. In breve, proprio per la sua origine, il gioiello era un oggetto infernale, proveniente, attraverso percorsi costosi e spesso insanguinati, da quelle caverne sotterranee in cui l’immaginazione mitica dell’umanità ha posto insieme i morti, i tesori e le colpe.   Estratto dall’inferno, il gioiello ne è diventato il simbolo, ne ha assunto il carattere fondamentale: l’inumanità. In quanto pietra (i gioielli erano in gran parte costruiti da pietre), esso era soprattutto «durezza». La pietra ha sempre rappresentato l’essenza stessa della cosa, dell’oggetto inanimato: la pietra non è né vita, né morte, è inerzia, ostinazione della cosa a non essere altro che se stessa: è immobilità infinita. Ne consegue che la pietra è imperturbabile: il fuoco è crudele...

Le nuvole di Sils Maria

Prima delle nuvole di Sils Maria, queste:     L’immagine più bella del cinema di Assayas era il primo piano di una mano che apre un foglio bianco, in L’eau froide. Questa:     Era il finale del film: Christine, la protagonista, ragazza sfuggente, presuntuosa, ovviamente bellissima, simbolo di una stagione, gli anni ’70, pericolosa ed esaltante, e dai un’età, l’adolescenza, fragile e perduta, spariva nell’acqua di un fiume, e dietro di sé, al ragazzo che la amava, lasciava solo un foglio bianco, uno dei tanti oggetti che disseminano il cinema di Assayas, che concentrano e al tempo stesso disperdono il senso di un cinema che insegue l’invisibile respiro della vita.   Anche le nuvole di Sils Maria sono a loro modo un oggetto, una realtà immateriale che si fa concreta. Per un attimo restituiscono ai personaggi l’immagine di loro stessi e al film il senso del proprio racconto. Viene in mente Eliot,   E io vi mostrerò qualcosa di diverso Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra Vostra che a sera incontro a voi si leva...

Cornia: una saga domestica e animalesca

Gli animali della vita di un uomo. Quanti sono? Quali sono? E perché ci sono? Domande che stanno dentro il romanzo di Ugo Cornia, saga domestica e animalesca (se il titolo è l’asettico Animali, il sottotitolo tra parentesi è il più orientativo “topi gatti cani e mia sorella”). Ma anche percorso –divagatorio, ondivago, tagliato continuamente a metà – che ci racconta cosa può voler dire vivere con un animale. Secondo abitudine, Cornia narra “come non sapendo”, ovvero scegliendo il punto di vista di un distratto uomo qualunque. Toglie i piedistalli, butta da parte le formule, le etichette, i titoli di merito. E poi fa la voce di uno che è “come se stesse chiacchierando con un amico”, producendosi in tutti quegli ammiccamenti, quei sottintesi, quelle omissioni che sono del discorso parlato e sono anche naturali quando si parla tra conoscenti. Una scrittura dal basso che è poi il tratto comune di molti “narratori delle pianure”, da Celati in avanti. Ora, questa angolazione si rivela incredibilmente efficace a contatto con gli animali. Prima di tutto perché riesce a coglierli per quello che sono. Cioè non si ferma a dichiarazioni di generico e stucchevole amore eterno nei loro...

Ginevra Bompiani. La stazione termale

I ragazzi russi, belli da morire e con le loro gambe nude sono nell’albergo accanto. E dopo poche pagine, dopo pochi giorni, quegli unici corpi maschili non ci sono più. Una bambina di nome Lucy, sua zia, e altre due donne che alloggiano insieme nella stessa stazione termale, sembrano le sole protagoniste del libro. Ma gli uomini ritornano, universo evocato, corpi in dissolvenza: alterità rispetto a cui trovarsi, da cui difendersi, da cui, comunque, sembra impossibile prescindere per definirsi.   “La donna non interroga l’uomo. Soffre di essere divisa e invoca lui, come ideale stesso dell’unità. Solo che questo ideale è ciò che lei non è: una”: sono parole della psicanalista Eugénie Lemoine che sembrano dire la ricerca che Ginevra Bompiani fa accadere sulla pagina.   La stazione termale (Sellerio, 2012) è un libro che insegue, con una scrittura bambina, naïf, il femminile. Va alla ricerca di un segreto: è la passione che è tale ricerca. Erotismo di un mistero che scivola inafferrabile. Quello che accade è il movimento stesso di rincorsa in cui...

Daniel Pennac. Storia di un corpo

Il diario di un corpo e non la sua storia come potrebbe lasciare intendere l’imprecisa e forse più ammiccante traduzione italiana di Journal d’un Corps. Pennac non racconta il corpo, non lo attraversa, piuttosto lo utilizza per quello che è: forma e quindi contenitore di storie, racconti, avvenimenti. La voce narrante, un francese nato negli anni ‘30, decide di lasciare alla propria figlia Lison il diario della propria vita, raccontata dal punto di vista del corpo. Dall’infanzia, alla maturità fino all’agonia, le vicende del protagonista vengono sempre presentate partendo da come il corpo le vive e in alcuni casi le sopporta.   Libro profondamente intimo, Storia di un corpo (Feltrinelli, 341 pagine, Traduzione di Yasmina Melaouah) racconta il quotidiano universale, quello che colpisce la carne e le ossa di chiunque, un’autobiografia di un secolo e delle sue abitudini. Quello che emerge è anche il corpo del Novecento, quello che esce da una guerra e poi da una lotta di liberazione e che infine entra prepotentemente per la prima volta nella modernità, vivendola e facendola.   Le pagine sono...

Ringraziare gli ignoti e i noti

I stagione   Capita talvolta di incrociare la bellezza nel mondo. Avevo scritto del mondo, ma era sbagliato: la bellezza non del mondo in generale, ma di qualche suo dettaglio o aspetto: la bellezza di ciò che fa il mondo. La cogliamo e tanti saluti, senza sapere chi ringraziare. Invece rendere grazie è una buona cosa. A me piace farlo. Non solo è giusto, tanto più verso chi si eclissa prima di riceverle, ma fa star bene. A me succede così, almeno. E allora grazie a tutti i benefattori anonimi.   Oggi voglio rendere omaggio a un giardiniere di cui ignoro il nome. Chi passeggia sulla strada sterrata che costeggia il naviglio da Groppello a Vaprio d’Adda, se a un certo punto, sulla riva spoglia, incontra un bellissimo cespuglio di rose canine, stupito che resista e cresca così rigoglioso, deve ringraziare lui.   Me lo descrivono come un signore sui settant’anni, di media altezza, robusto, con un che di atletico: ancora un bell’uomo. Ha lavorato tutta la vita alla manutenzione del canale alle dipendenze del Consorzio del Naviglio, e continua a farlo per conto suo ora che è in pensione....

Maurizio Lazzarato. La fabbrica dell’uomo indebitato

In questo periodo in cui la crisi economica è al centro delle speculazioni della più vasta gamma possibile di teorici ed “esperti” (economisti, politologi, giornalisti, economisti, talvolta, persino, filosofi) il libro di Maurizio Lazzarato (“La fabbrica dell’uomo indebitato”, Deriveapprodi, 2012, pp.180, € 12,00) sembra essere lo strumento giusto al momento giusto. Malgrado esso sfrutti l’attualità del tema del debito, il libro del ricercatore italiano emigrato da molti anni in Francia non è (o meglio, non è solo) un libro che sfrutta l’onda lunga dell’interesse creato dalla bruciante situazione economico-sociale presente.   Lazzarato infatti riesce ad unire due approcci (apparentemente) distanti come quello filosofico e quello socio-economico a una vis da polemista che rende il libro non solo uno strumento descrittivo, ma anche un’opera dall’evidente carattere “prescrittivo”.   Lazzarato si prodiga, fin dalle prime pagine, nella demitizzazione del “virtuoso” modello sociale tedesco, mostrando come in Germania lo stato sociale sia...

Uomo che si veste per il carnevale, Sampeyre, 1971

Uno uomo che si prepara per la sfilata di carnevale rimane per sempre un bambino.   Anche se ora ha quasi ottanta anni e non è più la mamma a vestirlo, ma la figlia.

Roberto Pieraccini. The Voice in the Machine

Che cosa accomuna Wolfang von Kempelen, alla corte di Maria Teresa d’Austria, i film di culto di sci-fi come 2001: Odissea nello Spazio o Star Wars e il lavoro di centinaia di ricercatori nei laboratori in tutto il mondo? Il tentativo di dare voce a una macchina, di permetterle di comunicare con noi. Dalla macchina parlante di fine ‘700, ad HAL 9000, fino alle applicazioni odierne delle tecnologie vocali, più propriamente il riconoscimento della voce, la sintesi vocale, le biometriche vocali ed altro ancora. Se volete entrare in questo mondo affascinante, potete leggere il nuovo libro di Roberto Pieraccini, The Voice in the Machine: Building Computers that Understand Speech, appena uscito per MIT Press in inglese, non ancora disponibile in italiano.   Roberto Pieraccini, viareggino, diviene ingegnere a Pisa, per poi spostarsi allo CSELT (Centro Studi E Laboratori Telecomunicazioni) di Torino, culla delle prime ricerche italiane sulle tecnologie vocali. Siamo nei primi anni ‘80 e lo CSELT è un luogo unico per innamorarsi di una settore di ricerca così particolare. Passano gli anni, alla soglia dei ‘90, Pieraccini trascorre un...

Etica ed estetica

Helena: Perché li fabbricate, allora? Busman: Ahahah! Questa è bella! Perché si fabbricano i Robot! Fabry: Per il lavoro, signorina. Un Robot sostituisce due operai e mezzo. La macchina umana, signorina, era molto imperfetta. Un giorno occorreva eliminarla definitivamente.   Karel Čapek, R.U.R.       Il termine “robot” (dal vocabolo ceco rab, schiavo, connesso con il russo rabota, lavoro) fu introdotto nel 1920 dallo scrittore ceco Karel Čapek nel suo dramma “R.U.R.” (Rossum’s Universal Robots), – rappresentato il 25 gennaio 1921 al Teatro nazionale (Národní Divadlo)di Praga – a indicare una macchina antropomorfa progettata e costruita dall’ingegner Rossum (da un’altra radice slava, rasum, ragione, intelligenza) per alleviare le fatiche degli umani. (Quindi la pronuncia corretta di robot è ròbot, e non robò, alla francese). Nel dramma si ritrovano molti dei temi relativi al rapporto uomo-robot: la compassione di Helena, che li ritiene infelici e vorrebbe promuoverne il riscatto dotandoli di anima; il realismo di Domin che li...

Oscar Tuazon: arte come abitare

Arte e architettura si incrociano spesso sullo stesso terreno e se i principi che regolano la prima sono labili e mutevoli, quelli che dovrebbero regolare la seconda sono dettati da ragioni specifiche e contingenti: organizzazione dello spazio e necessità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Principi che dovrebbero andare di pari passo, ma la cui relazione è talvolta smentita e scardinata da artisti che prendono in prestito le forme dell’architettura e ne privilegiano l’espressione estetica a scapito dell’utilità, o viceversa realizzano opere con una forte connotazione funzionale. La mostra di Oscar Tuazon, in corso presso la Fondazione Giuliani a Roma, vive questa ambivalenza indagando il rapporto tra funzionalità ed estetica e le possibilità di far coesistere scultura, design e architettura.   Oscar Tuazon/Elias Hansen, “Untitled” (Kodiak Lamp), 2008, legno, corda, vetro, lattina, 94 x 27 cm. Collezione Giuliani, Roma. Foto di Giorgio Benni.   Come artista Tuazon si muove dall’arredamento all’ambiente, riassembla materiali di recupero e crea soluzioni per inutili...

iMac / Michelangelo

Due mani si protendono una verso l’altra, appaiono come sospese nell’aria, bloccate a qualche centimetro l’una dall’altra, prima (?) che i polpastrelli dei loro indici si tocchino reciprocamente, vengano a contatto, o, molto più verosimilmente, un attimo dopo che le due mani si sono separate: i due arti sono stati dipinti da Michelangelo Buonarroti al centro del soffitto della Cappella Sistina e fanno parte della scena relativa alla creazione dell’uomo. Uomo che, secondo il racconto biblico, Dio creò modellandone la forma a sua immagine e somiglianza da una massa informe di argilla. Una modalità senz’altro familiare a Michelangelo, quello stesso processo di modellazione plastica che gli scultori ripeteranno per millenni in ogni angolo della terra. I polpastrelli delle due dita, l’indice della mano sinistra di Adamo e quello dell’indice della mano destra di Dio, possono essere interpretati tanto come la visualizzazione dell’atto finale dell’evento, quanto come l’attimo immediatamente precedente l’imminente e successivo contatto tra il Creatore e la sua creatura. In entrambi i casi il...

Dagli automi all’intelligenza artificiale

  In effetti l’uomo si dimostra essere cosa divina perché dove la natura finisce di produrre le sue spetie l’uomo quivi comincia colle cose naturali a fare coll’aiutorio d’essa natura infinite spetie.   Leonardo da Vinci     Da sempre l’uomo nutre la smisurata aspirazione di imitare l’atto divino della creazione. Più o meno dichiarata, quest’ambizione serpeggia in tutta la storia umana e ha ispirato miti, leggende e romanzi di grande suggestione, dal racconto del Golem a quello di Frankenstein. Passando dalla letteratura al versante costruttivo, i tentativi si presentano altrettanto numerosi, anche se i risultati, per la riottosità della materia e per le difficoltà di lavorazione, sono più modesti rispetto ai prodotti della fantasia, ma forse più ammirevoli per la loro concretezza.   Nascono così gli automi: costruzioni meccaniche, fontane semoventi, orologi, organi di varie forme e dimensioni, insomma artefatti spesso zoomorfi o antropomorfi, che, mossi dalla forza dell’acqua, dal calore o da un meccanismo nascosto al loro interno, sembrano...

Con L’uomo della sabbia attraverso gli spettri della realtà

Scoprire in quali pieghe si addentra il percorso dei Menoventi – ovvero di Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele – è avventura per spettatori curiosi e attenti, felici di ancorarsi a una poltrona che quanto più sarà salda, tanto più potrà capovolgere e rimescolare i pensieri, rubando ogni certezza. Per la compagnia romagnola (per due terzi d’adozione) il tessuto della realtà e le sue infinite increspature sono quanto mai materia di lavoro, luogo denso in cui agire l’attore e i suoi strumenti. “In realtà sta a capo all’ingiù la realtà”, segnala il punto -18 del “termometro” alla rovescia che scandisce la ricerca dei Menoventi: un percorso che avanza per sottrazione, rubando allo spettatore tutto ciò che possedeva per sentirsi al sicuro nel buio della sala (perfino l’anima, come nel radiodramma Il contratto, ispirato al precedente Postilla, spettacolo per un solo spettatore).     Con gli ultimi lavori i Menoventi sembrano introdursi sempre di più nel fondo di labirintiche questioni. Per Santarcangelo 41, oltre a...

Corpo e iPad

Non possiamo permetterci di lasciare la tecnologia a tecnici, tecnologi o tecnocrati. Computer, telefoni cellulari ma anche automobili, frullatori e, naturalmente, l’onnipresente iPad, non sono soltanto dispositivi definiti da certe caratteristiche tecniche né il mero supporto ad attività che avremmo compiuto senza di essi. Nel momento in cui entriamo in contatto con loro, veniamo alterati. Di colpo non siamo più noi. Non solo possiamo fare una telefonata in qualunque momento, ma vogliamo farla. Non soltanto possiamo controllare la posta elettronica ovunque, ma non possiamo farne a meno. Prima detestavamo cucinare dopo eccoci punto di riferimento della famiglia grazie a un frullatore che è stato capace di riprogrammare letteralmente il nostro rapporto con i fornelli. Riprogrammati noi? Stanno così le cose? Stiamo diventando come le macchine che usiamo, tanto da avere qualche dubbio, alla fine, su chi usi chi, che cosa che cosa?   La notizia però non è questa – almeno a leggere l’ultimo saggio di Maurizio Ferraris intitolato ANIMA e iPad – ma il suo esatto contrario. Ovvero che macchine come l...

Alberto Zanchetta / Frenologia della vanitas. Il teschio nelle arti visive

Claudio Franzoni presenta il libro di  Alberto Zanchetta, Frenologia della vanitas. Il teschio nelle arti visive (Monza, Johan&Levi 2011).   Scarica la copertina.   Leggi la premessa.     Qualche anno fa Vanni Cuoghi ha eseguito un Autoritratto da morto (2006); si tratta in realtà di una cartolina storica, con una desueta didascalia (Raffaello – Ritratto di se stesso), che presenta il ben noto autoritratto che il pittore di Urbino realizzò verso il 1506, oggi agli Uffizi; Cuoghi è intervenuto sulla cartolina inserendo un teschio al posto del volto dell’artista rinascimentale. Non saprei dire se l’artista fosse a conoscenza dell’importanza che il vero (o presunto) teschio di Raffaello aveva avuto due secoli fa, quando era conservato presso l’Accademia di San Luca a Roma, dove, come annotava un autore dell’Ottocento, non si poteva dire“quante lagrime” avesse “fatto versare”. Era ritenuto così prezioso che ne esisteva un calco presso la collezione della Phrenological Society, illustrato e commentato in un saggio di George Combe (A system of...

Il Ground Zero dell’architettura

  Domenica 11 settembre 2011 è stato inaugurato a New York il Memoriale cittadino di Ground Zero. Esso consiste in due grandi fontane quadrate di granito, scavate fino a una profondità di quattro metri, in corrispondenza del sito su cui sorgevano le Twin Towers. L’acqua scorre lungo le quattro pareti inclinate verso una grande vasca interna, che al centro presenta un’apertura a sua volta quadrata. Lungo il perimetro delle fontane, su placche di bronzo, sono incisi i 2752 nomi delle vittime dell’attacco al World Trade Center. Tutto intorno, la Memorial Plaza, uno spazio lastricato di granito piantumato con centinaia di querce bianche.   Il progetto è dell’architetto israeliano Michael Arad e dell’americano Peter Walker. È denominato Reflecting Absence.     Lasciando perdere l’inutile pletora di grattacieli che si sta via via aggiungendo a quelli già esistenti nella Lower Manhattan, lungo due lati di Ground Zero, e tralasciando pure la zoomorfa stazione dell’underground di Santiago Calatrava, viene da chiedersi: che cosa comunica questo Memoriale? che cosa significa? Per...

Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio

  Con questa riflessione di Antonella Moscati prosegue la serie di interventi, selezionati da Alessandra Sarchi, dedicati al tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.   Antonella Moscati è nata a Napoli e vive nei dintorni di Siena. Si occupa di filosofia e collabora con la casa editrice Cronopio. Ha pubblicato con Nottetempo “Una quasi eternità”, (2006) e “Deliri” (2009).     Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio.   Ho spesso pensato che, se la storia del nostro pianeta si concludesse con un giudizio universale che avesse il compito di condannare o di assolvere non i singoli esseri umani ma le specie viventi nel loro complesso, se cioè dovessimo comparire dinanzi a un qualche dio o alla natura non in quanto me, te, lui, lei, ma in quanto specie umana, l’unica cosa che potremmo addurre a nostro favore, e a parziale compensazione dei nostri terribili crimini, sarebbe la bellezza. A differenza degli...

Intervista a Luigi Agnati

Luigi Agnati è ordinario di Fisiologia all’Università di Modena e al Karolinska Institutet di Stoccolma. Nel 1994 e nel 1995 gli è stata assegnata dalla Nobel Assembly la posizione di Nobel Fellow. Si è occupato di trasmissione dei messaggi fra sistema nervoso e cervello e di percezione sensitiva e funzioni cerebrali, pubblicando numerosi libri e articoli su riviste mediche e scientifiche. Lo intervista Alessandra Sarchi.     Ha senso per uno scienziato parlare di bellezza?   “La bellezza? L’amerei volentieri, dea e immortale”.  Rispondo con un frammento di un poemetto in prosa di Baudelaire che riassume quanto ciascun uomo, e dunque anche un ricercatore, avverte come esigenza: ricercare la ‘bellezza’ nella Natura, intesa in senso lato e, quindi, anche in se stesso.   Allora egli si chiede: è questa ricerca un compito per me possibile? È possibile comunicare ad altri uomini i risultati della mia ricerca? Ogni uomo è conscio dell’enorme difficoltà del compito, Pessoa nel linguaggio efficace e immaginifico de Il libro dell’inquietudinelo...