raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

virus

(111 risultati)

Sacrificare la libertà della persona per paura / Una morte un po’ peggiore

Il virus ha colpito non solo le nostre cellule, ma soprattutto la nostra esistenza sociale e, come nel caso dei corpi, il suo effetto è stato tanto più grave quanto più l’organismo che ha incontrato era debole. Evidentemente la libertà, come valore civile e individuale, non godeva di buona salute nel momento in cui la pandemia ha messo in discussione le regole del vivere civile. Per molti non c’è stata partita: di fronte al rischio sanitario, gli altri valori personali, vengono dopo e devono essere accantonati. Eppure tanti, anche al giorno d’oggi, in tante parti del mondo, rischiano la vita biologica per la libertà. Qui da noi? Impensabile. Quello che conta è la salute. Colpisce come le politiche di contenimento dei vari paesi siano quasi esclusivamente giudicate sulla base del compromesso tra economia e salute e mai (o quasi mai) perché avvelenano le radici di quella pianta, oggi malandata, che è la società liberal-democratica che dovrebbe essere l’incarnazione dei valori al cuore della persona umana. La combinazione di benessere fisico ed economico è diventata il denominatore unico del vivere umano, le uniche cose per cui valga la pena di vivere; qualcosa che si riassume nella...

Dall'autore di Spillover / David Quammen, L’albero intricato

A partire dal luglio 1837, Charles Darwin tenne un piccolo taccuino, che etichettò con la lettera B, dedicato «all’idea più bizzarra che gli fosse mai venuta». Era un bel taccuino, adatto a un giovane di buona famiglia quale era Darwin: 280 pagine color crema, rilegato in pelle marrone. Non era un quadernetto usa e getta, quindi, di quelli dove appuntarsi velocemente un’idea e liberarsene dopo averla trascritta, usata o dimenticata. Il taccuino B era piccolo abbastanza da essere riposto in tasca e con un fermaglio metallico per tenerlo chiuso: era quindi anche un quaderno privato, se non addirittura segreto. Era il deposito dei pensieri e delle riflessioni che si agitavano in Darwin dopo essere tornato a casa dal viaggio sul HMS Beagle, un’esplorazione per mare e per terra durata quasi cinque anni: di fatto l’unico vero grande viaggio in una vita per altro agiata e sedentaria, ma sufficiente per innescare una catena di riflessioni così destabilizzanti da essere conservate, nella loro forma larvale, al sicuro in un taccuino segreto indicato dalla lettera B. A pagina 26 del taccuino, Darwin traccia uno schizzo a penna, un grafo irregolare in cui alcuni rami sono più lunghi di altri...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Il turismo necessario / B&B, alberghi e ombrelloni

In periodo come questo che stiamo vivendo c’è una riduzione all’essenziale che corrisponde a una specie di digiuno ascetico. Sembra che le cose importanti siano poche, le essenziali ancor meno. È una sensazione che sembra emanare realismo. Molti se ne fanno assertori, invocano ritorni alla campagna, promettono enormi cambiamenti, minacciano coloro che non hanno gli stessi sentimenti. È un momento delicato, perché di questa fase possono approfittare coloro che sono convinti che una “certa riduzione” nei bisogni altrui sia più che conveniente. È un momento delicato perché scompare l’ironia, soprattutto l’autoironia. Certo la pandemia ci invita a riformare parecchie cose, a pretendere un mondo meno inquinato e meno soffocato dalle automobili, meno afflitto dalle ragioni del mercato e invece motivato dalle relazioni affettive e amicali. Bisogna però stare attenti alla voglia di “sfrondare” che tutto ciò porta con sé. Ecco, alcune cose sembravano davvero inessenziali. Che senso ha il turismo in un mondo affetto da una pandemia? Anzi, non è proprio il turismo un effetto/causa della globalizzazione? Non c’è nel bubbone che ci minaccia proprio quell’avere consentito che tutto il mondo si...

Diario 1 / Undici tonnellate sopra la testa

Quand’eravamo bambini, qualcuno aveva scoperto che c’era un modo per neutralizzare gli acari rossi, quei minuscoli e insignificanti ragnetti che prosperano sui marmi, sulle balaustre, sulle ringhiere, sui muri. Era un gioco sadico. Si tracciava un cerchio con un pennarello, facendo in modo di racchiudere ogni acaro rosso in un cerchio, così gli acari rossi non erano in grado di fuoriuscire dal cerchio e restavano immobilizzati. Ci eravamo accorti che in seguito accadeva qualcosa di strano: gli acari rossi tentavano di oltrepassare il cerchio, venendo però respinti dalla linea tratteggiata col pennarello, per poi desistere, e dopo un po’, letteralmente, si volatilizzavano. Non morivano, ma scomparivano dall’interno del cerchio, senza che nessuno riuscisse a cogliere il momento della loro trasfigurazione. Avvinti dall’arcano fenomeno, finimmo per imbrattare il cortile con una sterminata miriade di piccoli cerchi, e gli adulti impazzivano perché non riuscivano a comprendere il significato di quei misteriosi segni.   Venerdì, alle due e un quarto del pomeriggio, avevo un appuntamento con una troupe del tg1 a largo della Fontanella Borghese. Ho raggiunto il centro col solito...

Riforme, economia, diritti / La società giusta di Thomas Piketty

Nel corso della storia le guerre e le epidemie hanno periodicamente sconvolto le strutture economiche e sociali create dall’uomo. Secondo la maggior parte degli studiosi questi shock hanno avuto un effetto sia distruttore che equilibratore, spazzando via enormi ricchezze e quindi riducendo le disuguaglianze accumulatesi nel tempo. Oggi non sappiamo ancora quali saranno gli effetti del Coronavirus. C’è chi sostiene che i ricchi sono meglio attrezzati ad affrontare gli sconvolgimenti innescati dal contagio, e che quindi le disuguaglianze aumenteranno ulteriormente nel prossimo futuro. Altri invece intravedono la possibilità che una società più giusta ed equilibrata possa emergere dalla crisi.   Thomas Piketty è uno di questi. Circa sette anni fa usciva nelle librerie di mezzo mondo la traduzione di un voluminoso libro intitolato Il capitale nel ventunesimo secolo. Sarebbe diventato uno dei fenomeni editoriali del decennio, con centinaia di migliaia di copie vendute, elogiato da celebrità e premi Nobel. Nonostante le dimensioni (circa mille pagine), Il capitale nel ventunesimo secolo è un esempio interessante di scienza sociale accessibile al lettore medio. Utilizzando decine di...

Pandemia / Overtourism, ripensare le città

Le città italiane, gran parte delle città europee e molte metropoli globali, difficilmente reggeranno l’urto della violenta e improvvisa riduzione della domanda mondiale di turismo. Per quanto le politiche locali possano favorire o costringere il turismo interno, i flussi del turismo internazionale costituiscono il carburante atto ad alimentare il processo di valorizzazione dei capitali finanziari, trovando nella metropoli il luogo in cui scaricarsi e riprodursi. Rappresentano, questi flussi e l’economia che li istituisce, il cash flow in grado di materializzare capitali altrimenti virtuali. Non meno reali, forse, ma sicuramente più aleatori. Catene commerciali del food&beverage, hotellerie, edilizia e piattaforme digitali convergono in un unico movimento speculativo che, attraverso lo sfruttamento di una gigantesca manodopera urbana dalla parossistica produttività salariale, consente ai capitali virtuali di tradursi in profitti reali, re-investiti nella virtualità finanziaria e di nuovo catapultati nella ricettività turistica. Un circolo perverso.  La speculazione turistica probabilmente riprenderà – sarà costretta a riprendere – il suo “normale” corso fondato su di un...

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

Fotografia / Visus versus virus

Non esiste una singola immagine che possa dare volto alla pandemia. Ci vorrebbe forse un vuoto, un buco, un taglio. Qualcosa che laceri e poi lasci la sua traccia come una ferita.  Eppure il “panorama scheletrico del mondo”, la sua attuale topografia, ha una forma precisa.  Ho chiesto ad alcune fotografi e fotografe cosa stavano pensando, guardando, facendo in questo momento. Ho proposto loro di realizzare un trittico di fotografie, nell’intento di dare vita a una micronarrazione, una propria storia al tempo del virus. I loro nomi non accompagnano le immagini, ma sono posti in calce all’intera sequenza, per rafforzare l’idea di un insieme di sguardi che dialogano e generano a loro volta nuovi percorsi. Questo vale soprattutto per chi guarda: creare all’interno delle immagini diversi sentieri costruiti accostando fotografie, trovando simmetrie o contrasti suscitati da una personale sensibilità.    Un po’ come è sempre avvenuto, si potrebbe dire. Anche se la domanda che ci si pone dinnanzi alle immagini è diversa: che senso ha questo tempo? Alcuni fotografi non hanno risposto all’invito, altri hanno proseguito con le proprie ricerche, altri ancora hanno deciso di...

III / Quattro domande sul desiderio

La pandemia scatenata dal coronavirus ha modificato, e probabilmente modificherà ancora anche a breve scadenza, i comportamenti che riguardano i corpi e le relazioni fisiche tra gli esseri umani. Ti chiediamo di rispondere ad alcune domande per capire in che modo a tuo parere potrà cambiare tutto questo.   Ivano Gamelli, pedagogista   1. Il desiderio di prossimità, la necessità di abbracciarsi, di scambiarsi segni di reciproco affetto e di amore, sembrano oggi aboliti a causa dei timori che i contatti possano generare veicoli di trasmissione del virus, così che la paura ha preso il sopravvento: possiamo essere gli untori dei nostri partner, genitori, amici. Desiderio e paura si escludono o possono coesistere e con quali conseguenze? Cosa determinerà – in una fase di coesistenza con il virus – l’impossibilità di riprendere la dimensione fisica, corporea, di alcune relazioni, in particolare quelle con gli anziani?   Cominciamo con il dire che corpo, come mente, è una parola che assume significati diversi in relazione ai contesti e ai paradigmi nei quali la si inserisce. Una riflessione, questa, che ci porterebbe lontano, ma che non può non essere tenuta in...

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati), ma per il resto nulla di diverso da quello che diciamo, da giorni, da mesi, in tanti. Cittadini, medici, giornalisti, famiglie dei malati, movimenti, ripetono da tempo che così in Lombardia non va bene. Non è andata bene. È sotto gli occhi di tutti.    Eppure, guai! Bagarre! Che non si parli di commissariamento, che non è il momento di sollevare questioni e obiezioni, e guai a toccare la...

Modello Paperino / Che fatica la pigrizia!

Allora come è andata questa lunghissima quarantena e il Lockdown?   Così così. Ho dormito molto; ho letto poco; sono stanco per il troppo lavoro on line; e poi ho mangiato troppo, così ho preso peso.   Insomma sei stato un pigrone, salvo il lavoro da remoto…   Non proprio. Ho lavorato senza muovermi da casa e per questo mi sono affaticato più di quando andavo in ufficio in autobus, in tram o in bicicletta.   Lo sai che sto leggendo un libro che mi sembra perfetto per descrivere la tua situazione, che poi è stata anche la mia in questi due mesi? Si intitola La fatica di essere pigri (Cortina Editore) e lo ha scritto un professore di semiotica di Palermo, Gianfranco Marrone. Si parla di tante cose tra cui anche di uno dei tuoi eroi preferiti: Paperino.   Interessante. Forse non è un caso che l’abbia scritto uno di Palermo. Non per confermare un luogo comune, ma se c’è un luogo che abbino alla pigrizia è proprio la Sicilia, sotto quel sole cocente d’estate…   Sarà, io quando penso alla pigrizia mi si palesa davanti l’immagine di un messicano, sombrero calato sul viso, che fa la siesta. Ogni città, paese o nazione pensa che i pigri siano sempre gli altri...

Maturità / L’esame non s’ha da fare!

  La scuola è uno dei temi più complessi da affrontare, ad alto tasso di discussione e di ideologizzazione con posizioni ben delineate, che si fanno più acute in momenti di drammatica urgenza come quelli che stiamo vivendo. Nei mei passati interventi su Doppiozero, a cui rimando per gli aspetti che qui trascurerò, ho sempre cercato di tenere conto delle diverse opzioni in campo e di essere equilibrato e realistico; qui però vorrei dire nel modo più chiaro possibile cosa penso dell'esame di stato in arrivo. L’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato è stata pubblicata il 16 maggio, in ventotto pagine, di cui 5 per i dispositivi di legge, e 2 allegati. Attesa per settimane, è stata anticipata da versioni in bozza (con evidenziazioni e puntini di sospensione) e interviste, che hanno alimentato immagini sbagliate e ansie di studenti, genitori e docenti; un dato perfettamente allineato allo spirito del tempo, in genere poco propenso a leggere le normative fino in fondo, nei luoghi e nei tempi della loro ricezione istituzionale. La cosa non è da poco in un ambito in cui, pare imbarazzante ricordarlo, la forma è sostanza. Il nucleo della questione mi...

Diario 7 / Cazzo, che errore ho fatto!

La Milano che riapre è una Milano silenziosa, cauta. Un po' è difficile parlare con le mascherine davanti alla bocca, un po' i negozianti sono tutti presi a pulire, lucidare, sistemare.  Non è una ripartenza di liberazione, non ci sono scene di giubilo.  Non si entra volentieri nei negozi, se non per estrema necessità, chi ha appuntamenti in studi medici o ospedali parte da casa con un bel po' di preoccupazione. Tram e autobus sono sempre vuoti per tre quarti, fuori dagli alimentari si sta ancora in coda. C'è paura e c'è diffidenza. Ha avuto ragione chi ha messo in guardia che, con questi numeri che ancora girano, bisogna proteggersi da soli. In fondo è quello che si è fatto dall'inizio: proteggersi individualmente, quando è stato possibile. Ma una pandemia si gestisce su più fronti, non solo su quello delle prime linee (ospedali e medici, peraltro lasciati soli) e degli sforzi singoli. Nelle prime ore, questo aggirarsi circospetti sembra da ricondurre alla tana appena riaperta, al letargo finito, alla paura di incontrare gli zombie, al mondo post-apocalisse. Io lo vivo come un enorme peso che ci hanno caricato sulle spalle, uno ad uno, con l'obbligo di mascherina,...

Ognuno di noi / Appunti sulla crisi

Le idee riproposte da Naomi Klein in un articolo dell’8 maggio su Intercept, dove avverte che quello che abbiamo di fronte con questa pandemia è la grande opportunità che hanno i giganti della tecnologia di subentrare allo stato, diventando erogatori di sistemi sanitari, mediatori del sistema educativo, occupando di fatto il luogo tra società e risorse che è delle istituzioni, hanno le loro radici in un pensiero che si è sviluppato in gran parte nella cultura francese e italiana degli ultimi cinquant’anni. Naomi Klein cita lo stato di eccezione ma si potrebbe dire che oltre ad Agamben ci sono nel suo articolo Deleuze e Guattari, Negri e Hardt, Foucault, in una critica del capitalismo che si è sviluppata in Europa a partire dal ‘68.  Le conclusioni di Naomi Klein sono devastanti, perché è vero che la battaglia che si combatte a forza di mascherine, ventilatori e vaccini, non è che uno scaldarsi i muscoli da parte dei giganti del Big-Pharma, pronti a sbarazzarsi dei competitori, delle regole del gioco, per un dominio assoluto del mercato mondiale della salute. Così come le tecnologie che abbiamo tutti adottato per insegnare a distanza e per lavorare, hanno di fatto introdotto...

II / Quattro domande sul desiderio

La pandemia scatenata dal coronavirus ha modificato, e probabilmente modificherà ancora anche a breve scadenza, i comportamenti che riguardano i corpi e le relazioni fisiche tra gli esseri umani. Ti chiediamo di rispondere ad alcune domande per capire in che modo a tuo parere potrà cambiare tutto questo.   Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista   1. Il desiderio di prossimità, la necessità di abbracciarsi, di scambiarsi segni di reciproco affetto e di amore, sembrano oggi aboliti a causa dei timori che i contatti possano generare veicoli di trasmissione del virus, così che la paura ha preso il sopravvento: possiamo essere gli untori dei nostri partner, genitori, amici. Desiderio e paura si escludono o possono coesistere e con quali conseguenze? Cosa determinerà – in una fase di coesistenza con il virus – l’impossibilità di riprendere la dimensione fisica, corporea, di alcune relazioni, in particolare quelle con gli anziani?   Il rapporto con il corpo, mio e dell’altro, è stato al centro dei miei pensieri della quarantena. Il corpo esposto al contagio e il corpo sottratto al contatto. «Nessun uomo è un’isola», diceva John Donne, ma io mi sono sentito isolato...

“Non t’avvicinare alle persone” / L’ultimo giorno di Roma

Il 9 ottobre 1828, Goethe scrive a Eckermann: “Sì, posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo”.  Essere un uomo per Goethe è un’idea che si incarna nel sentimento della felicità, o meglio nella possibilità, che è propria della razza umana, di provare un sentimento complesso, ineffabile e palpitante come la felicità. È Roma a condurre Goethe sulle cime più nobili ed elevate della felicità. Secondo Peter Handke “le poesie di Goethe parlano soltanto a chi in quel momento è disponibile alla felicità”. Dunque per Handke la poesia di Goethe si ridurrebbe a un dialogo tra felici. Perciò il rapporto tra il poeta romantico e Roma dev’essere stato possibile solo perché Roma è una città felice.      A me tuttavia Roma non è mai sembrata una città felice, nella misura in cui essa non mi ha mai fatto sentire goethianamente uomo, ossia non mi ha mai fatto sentire non dico felice, ma neppure disponibile alla felicità. Se a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere uomo, l’ho sentito nello stato d’animo di assoluta infinitesimalità, nella scomposizione della mia natura umana, nella dissezione di ogni minima avanguardia che, dentro di me,...

Straniamento e tempo / Il teatro del virus

La condizione del lockdown è stata una condizione strana. Non lo è di meno quella che è appena iniziata, nella quale siamo costretti a “parodiare” la vita “di prima”: sono infatti gli stessi gesti “di prima” quelli che dobbiamo fare uscendo di casa, come prendere la metro per andare a lavorare oppure bere un caffè, ma lo dobbiamo fare in modo circospetto, rivolgendo ad essi un’attenzione supplementare, quasi li dovessimo recitare piuttosto che effettuare. Se vogliamo essere responsabili, dobbiamo infatti porre attenzione ai gesti più ordinari. Dobbiamo, per così dire, guardarli mentre li facciamo. È come se dovessimo riapprendere a eseguire in modo riflesso delle azioni che prima procedevano spedite, automaticamente, nel sonno della coscienza vigile, la quale era rivolta a tutt’altro.   Mirava all’obbiettivo da realizzare, qualunque esso fosse, ad esempio, il lavoro che ci è stato assegnato e che ci identifica nella nostra identità sociale, e trascurava la microfisica dei gesti su cui esso si “impalca”. Si andava al lavoro senza dover far mente locale al fatto che per andarci bisognasse respirare, camminare, attraversare degli spazi fisici, incontrare degli altri esseri umani...

V / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Elena Pulcini, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Abbiamo subìto uno shock che ci ha destituiti dalle nostre certezze e dai nostri privilegi consegnandoci a una condizione di vulnerabilità radicale: radicale perché il vulnus, la ferita inflitta sulla parte di noi più esposta e fragile, cioè il nostro corpo, si è allargata al nostro intero stile di vita costringendoci a un momento di arresto, a disfarci rapidamente di tutti gli “ornamenti”, come direbbe Georg Simmel, di tutto il superfluo con cui da consumisti seriali abbiamo agghindato le nostre vite, per concentrarci sullo stretto necessario. Lo shock allora, con tutto il suo inevitabile carico di paura, è stato salutare: perché la paura, se reagisce a un vero pericolo, funziona come la...

No, non è finita / Pandemia e riaperture negli Stati Uniti

No, non è finita. Mentre gli Stati Uniti corrono alla riapertura, è facile convincersi del contrario. Ma l’onda d’urto della pandemia non si è esaurita – soprattutto non al Sud. Due mesi e quasi duemila morti dopo, qui in Louisiana il virus accenna però ad allentare la morsa. Balzati alla ribalta nazionale come uno degli hotspot più preoccupanti del paese, con un bizzarro colpo di scena ci siamo dunque tornati da primi della classe.  In un incontro alla Casa Bianca, uno dei tanti che scandiscono queste settimane, il presidente Trump ci ha additato ad esempio all’intero paese. Siamo “un grande successo” nella gestione dell’epidemia – gente con cui è un “onore” lavorare.  Non siamo più lo stato dove il virus cresce con maggiore rapidità – un primato di cui ci siamo liberati con sollievo. Mentre scrivo, ai primi di maggio, la fiammata di contagi che ha massacrato New Orleans si è assestata a livelli più contenuti. A Shreveport, dove abito, i casi iniziano a imboccare la china discendente. L’epidemia ora imperversa a nordest, nella desolazione rurale che da Ruston e Monroe lambisce il confine con il Mississippi.      La poverissima Louisiana che rallenta la...

Diario 5 / C'è chi balla e chi ha seminato fiori

Cosa resterà della lingua di questi giorni di cui tanto si è scritto?  Delle metafore belliche: la guerra, la trincea, l'attacco, gli eroi, il nemico. Di quelle calcistiche, che tanto non mancano mai, in questo paese di uomini, spogliatoi e bar. Di quelle horror catastrofiste: il mostro invisibile, lo tsunami, la bomba atomica.  Delle parole da “avvocato del popolo” metamorfizzato in “notaio del popolo” (congiunti mutuati in “parenti fino al sesto grado”, traslato direttamente dai manuali di diritto di successione quando si devono rintracciare gli aventi diritto all'eredità o dai siti di compilatori di alberi genealogici).  Delle frasi speranzose, dolenti, commosse delle pubblicità che fanno leva sui sentimenti più a buon mercato in un unico, infinito, polpettone che frulla insieme assicurazioni, sughi, telefoni, energia, supermercati, acque minerali, divani: spot accomunati da inviti motivazionali, proclami roboanti, lirismo per la bellezza perduta, tutti identicamente colati nel medesimo stampo #covid19. Identici persino nella musica, la solita marcetta un po' sognante con molti violini oppure la rarefazione delle note di pianoforte suonate molto lentamente. Le...

IV / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Andrea Tagliapietra, filosofo   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La catastrofe che stiamo vivendo è nuova ed è la prima, forse, di uno nuovo tipo di eventi catastrofici, per cui varrebbe la pena ricordare ciò che scriveva, giusto quarant’anni fa, Maurice Blanchot: “il disastro rovina tutto lasciando tutto immutato”. Questa catastrofe non è puntuale come un terremoto, un’alluvione, un incidente nucleare o una guerra. Si tratta di eventi che possono essere interpretati con gradi di responsabilità umana diversi e che lasciano danni immani, ma da cui appunto è possibile ripartire, avviando, pur con tutte le contraddizioni e le sofferenze che storicamente si registrano dopo gli eventi catastrofici, la ricostruzione e la successiva normalizzazione. Qui il...

Vanni Codeluppi / Baudrillard, pandemia e altre catastrofi del millennio

In L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam (1995), troviamo una chiara anticipazione della catastrofe contemporanea: crisi del sistema dei consumi, psicopatologia diffusa, estinzione potenziale della specie umana… Un virus ha devastato l’intera popolazione del pianeta; solo l’1% è riuscito a salvarsi, rifugiandosi sotto terra. Ancora una volta la scienza, come nemesi del suo primato, ci precipita verso la catastrofe. Dalle immagini di New York, popolata solo da animali liberati dagli ecoterroristi, emana il fascino spettrale e onanistico delle merci “congelate” negli spazi espositivi, senza più alcuna funzione, se non quella archeologica del reperto. Nell’incontro in manicomio tra Bruce Willis e Brad Pitt, due apparenti disadattati, si discute sul rapporto tra pubblicità e follia decretando che “forse la razza umana merita di essere eliminata”. Come sostiene lucidamente Jeffrey Goines (Brad Pitt) “[...] vedi la televisione, è tutta lì la questione. Guarda, ascolta, inginocchiati, prega: la pubblicità. Non produciamo più niente, non serviamo più a niente. Tutto è automatizzato. Che cazzo ci stiamo a fare. Siamo dei consumatori. Compri un sacco di cose da bravo cittadino,...

Volti nella città / Sogno rovesciato. Un italiano a Parigi

Oltre un mese fa, domenica 15 marzo, si svolgeva in Francia il primo turno delle elezioni municipali. Io ero alla finestra. Non in senso figurato: ero affacciato alla finestra del mio appartamento da cui si vede l’ingresso della palestra trasformata, per l’occasione, in uno dei seggi del mio arrondissement. Impotente, assistevo a uno spettacolo della più grande inutilità, in quanto mi era chiaro che la Francia – come l’Italia – sarebbe entrata presto in quarantena. A dir il vero, in quarantena io già c’ero. Di auto- (e quindi un po’ pseudo-) quarantena si trattava, rientrando da un doppio soggiorno a Venezia e a Milano. Allora (un mese fa, ma nel nostro sentire in un’altra era geologica) chi rientrava a Parigi da quelle zone doveva isolarsi per due settimane. Chissà come nel XXI secolo le quarantene durano quindici giorni! A parte questa indicazione non obbligatoria, alla Francia non sembrava preoccupare molto la vicinanza geografica con l’Italia. Quei giorni di auto-isolamento mi impensierivano, perché nei due mesi successivi avevo fissato (prima che saltasse tutto, ovviamente) diversi impegni in Italia, all’incirca ogni due settimane. Avevo calcolato che, se dovevo chiudermi in...