Categorie

Elenco articoli con tag:

Charlie Hebdo

(9 risultati)

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Festival de Cannes 2016 / Cannes e l’inevitabile disincanto europeo

È partito con un’evacuazione d’emergenza del Palais des Festivals a scopo di esercitazione, e con un impressionante schieramento di forze dell’ordine e di militari l’edizione di quest’anno del più importante festival cinematografico del mondo. È Cannes 2016, la prima edizione dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso e sul quale incombono – come per altro in tutto il resto d’Europa – le ombre di uno dei periodi politicamente più instabili della storia recente.   Difficile far finta di nulla dato che quello che sta dentro e quello che sta fuori dalla sala sono da sempre campo e controcampo di uno stesso evento-film. Il cinema ha i piedi attaccati per terra in quel mondo che lo rende possibile, come ricordava in uno splendido intervento all’apertura della Quinzaine des Réalisateurs Frank Halimi uno dei lavoratori intermittenti dello spettacolo che da anni chiedono continuità di reddito e diritti sindacali per i lavoratori e tecnici dell’industria cinematografica francese (vergognosamente fischiato dopo una decina di minuti da un irriconoscibile pubblico della Quinzaine – purtroppo composto da moltissimi italiani invitati per la première del film di Bellocchio, ai...

La genesi del jihadismo in Francia secondo Gilles Kepel

Gilles Kepel è uno dei massimi specialisti di Islam e mondo arabo. Professore all’Istituto di scienze politiche di Parigi è noto per i suoi studi sulla genesi e lo sviluppo dei movimenti islamisti. Il suo ultimo libro uscito in Francia nel dicembre 2015 (Terreur dans l’hexagone. Genèse du djihad francais) spiega come si è costituita quella che chiama la terza generazione di jihadisti. Il testo è centrato sulla storia e i problemi relativi all’integrazione dei musulmani nella società francese e può risultare ostico a chi non si interessi delle vicende politiche del paese transalpino.     Il capitolo iniziale dal titolo 13 novembre 2015 parte dagli attentati e li osserva con taglio sociologico. Kepel analizza i profili di questi giovani attentatori figli dell’immigrazione algerina e marocchina formatasi in Francia o in Belgio e cerca di comprendere cosa non abbia funzionato e come si sia arrivati al costituirsi di nuclei terroristi in seno alla Francia.   Kepel parte da una data lontana nel tempo, il 1983, anno della “Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo” battezzata dai giornali “Marche des beurs” (termine dispregiativo con cui vengono definiti in Francia i...

Opinioni pubbliche, denunce isteriche e il silenzio possibile / Blasfemia, censura e letteratura

L'attacco contro la redazione di “Charlie Hebdo” del 7 gennaio 2015 a Parigi è stato il prologo alle stragi successive, come gli attacchi sincronizzati del 13 novembre 2015. Attraverso la scelta dell'obiettivo e con le loro motivazioni, i killer e i loro mandanti hanno tentato di legittimare quel gesto clamoroso e tutte le stragi successive. Viene da chiedersi se la redazione di una rivista satirica che vendeva circa 30.000 copie a numero sia davvero un obiettivo strategico in uno “scontro di civiltà” come quello che vorrebbero scatenare Al-Qaeda, il Daesh, i loro padrini teologici e i loro alleati.   Il 7 gennaio non è stato colpito un obiettivo militare, e nemmeno un simbolo come il World Trade Center (emblema ed epicentro della globalizzazione made in USA, a pochi metri da Wall Street) o lo Stade de France, dove stava per scendere in campo la nazionale di calcio francese. In fondo quelli di “Charlie Hebdo” erano solo stupidi scarabocchi! A essere trucidato orribilmente è stato un gruppuscolo di vignettisti anarcoidi, assai lontano dalla destra e guardato con diffidenza dalla sinistra. Insomma, un bersaglio in apparenza marginale, forse irrilevante.   Se non fosse che...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

The Intimate Faraway (L’Intime Lointain)

Versione italiana     The story of Naama Asfari reads like a perverted fairy tale, one where cruelty and injustice would regularly have the upper hand against the protagonist. A renown Sahrawi Human Rights activist and jurist, Naama was condemned to a thirty-year prison term by a Moroccan military court in 2010, for having organized a peaceful demonstration for the right to self-determination of the indigenous Sahrawi people of Western Sahara (former Spanish Sahara), a territory militarily annexed by Morocco in 1975 and occupied by the Moroccan army ever since.   Naama Asfari is emblematic in his engagement in one of today’s most asymmetrical struggles, the fight of the Sahrawi people to obtain the right to self-determination through a referendum organized under the auspices of the United Nations in 1992. The procedure has constantly been put off by the Moroccan monarchy, which illegally controls the territory in violation of the principles of international law with respect to Non-Self-Governing Territories as defined by the United Nations. France has consistently defended Morocco’s invasion, occupation and spoliation of the Sahrawi lands and Paris...

Ri-letture e neo-letture

Superata la soglia dei sessanta, non potendo più pensare il “mio” tempo come indeterminato, è giunta l’ora di dividerlo salomonicamente tra ri-letture e neo-letture, tra ansia di novità (che persiste) e bisogno di pagine consolidate, patrimonio – da anni – di orecchie, cuore e memoria. Sempre più mi accorgo che rilettura è in verità lettura al quadrato: leggere un libro che rimanda agli incontri già avvenuti con lo stesso testo più o meno distanti nel tempo (e alle condizioni mentali, fisiche, anagrafiche, categoriali di allora), con il risultato di leggere le proprie differenze inscritte – più o meno piacevolmente – nel Testo-Tempo.   Libri freschi o antichi, eviterò in ogni caso gli instant books o le letture attualizzanti del passato, che non ho mai amato, frutto della passione sfrenata – propria del nostro Occidente– per tutto ciò che è territorio di Cronaca, Moda, Attualità. Anzi, per spirito di contraddizione (unico tratto giovanile che mi sia restato), mi dedicherò ai libri più inattuali che possa concepire....

Sarò Charlie

Ovvero: come ho fallito nel disegnare la mia vignetta per Charlie Hebdo

Dopo l'attacco a Charlie Hebdo / Distopia

L’uccisione, ieri mattina a Parigi, di dodici collaboratori del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, è molto più di un’ennesima, tragica impresa di terroristi islamici intenzionati a punire la Francia e l’intero Occidente per la sua empietà. Nelle ore convulse in cui in molte città francesi manifestazioni spontanee portavano in piazza migliaia di cittadini dietro lo slogan “Je suis Charlie”, non ha smesso di infittirsi il senso di angoscia per un evento, temuto e in qualche modo anche pronosticato, che segna l’irruzione violenta sulla scena politica europea non tanto di un avversario già noto, ma di una nuova e più sinistra distopia, di fronte alla quale lo scontato richiamo alla difesa della libertà di espressione, e della libertà tout-court, suona retorico e inefficace come le immancabili, “belle” immagini di passanti con cartelli e candele accese che hanno invaso le prime pagine dei giornali.Non ci troviamo in effetti solo in presenza della triste ripetizione di un copione già visto – l’attentato sanguinario, la strage di vite innocenti –, non della “semplice”, erratica recrudescenza di una logica della vendetta, o di qualsiasi altra motivazione gli assassini abbiano voluto...