Categorie

Elenco articoli con tag:

America

(63 risultati)

The Wolf of Wall Street

Oggi esce The Wolf of Wall Street, il nuovo film di Martin Scorsese che riporta il grande regista ai temi e allo stile dei suoi film più noti, in particolare Quei bravi ragazzi e Casinò: ambizione personale, autodistruzione, follia, divertimento grottesco, tragedia che scivola nella farsa, narrazione in voce off, espressionismo visivo, foga narrativa, rilettura in chiave antropologica della storia americana. In mezzo al fiume di parole e interpretazioni già scritte e ancora da scrivere sul film (che ha sostanzialmente entusiasmato la critica di tutto il mondo, salvo qualche significativa distinzione), abbiamo provato a parlare di Wolf of Wall Street a partire da alcune suggestione dettate da immagini di questo e altro film, saltate alla mente durante la visione.  In collaborazione con CineforumWeb.     C’è questa immagine finale qui, da La folla di King Vidor.     Un uomo qualunque, che per tutta la vita ha pensato di diventare qualcuno, finalmente trova la serenità perdendosi nella massa. La cinepresa si alza, si allontana e lascia che l’uomo, con la moglie e la loro bambina, affoghi tra il pubblico...

Paolo Virzì. Il capitale umano

Ecco la Brianza Felix de Il capitale umano. Film di Paolo Virzì, tratto dal thriller di Stephen Amidon, ambientato in origine nel Conneticut (sceneggiatura dello stesso Virzì, Francesco Piccolo e Francesco Bruni). Siamo a Ornate, cittadina dell’hinterland milanese. Villa su poggio, con piscina e campo da tennis. Auto di grossa cilindrata, SUV che vanno e vengono. Sono i Bernaschi. Lui in finanza con un suo fondo che fa speculazioni (un Berlusconi in minore), lei ex attrice (una Veronica Lario che invece di avere il suo impegno culturale in un giornale, il Foglio, compera con i soldi del marito un teatro dismesso per rilanciarlo). Poi Dino Ossola, brianzolo, con il suo mouche, la mosca di peli sotto il labbro, quasi laido.     Di professione immobiliarista, con agenzia sulla strada principale di una cittadina che somiglia a Como. Pesce piccolo rispetto al pesce grande Giovanni Bernaschi. Il primo movimento del film è dato dal desiderio di Ossola di entrare nel fondo di Bernaschi, per fare i soldi con i soldi. Non li ha, ma i 700 mila necessari glieli presta la banca di fiducia. L’approccio del pesciolino al pesce grande...

Oliver Sacks. Hallucinations

L'ultimo libro del neurologo Oliver Sacks, Hallucinations, apparso alcuni mesi fa in America e Inghilterra, è, negli intenti dell'autore, "una sorta di storia naturale o antologia delle allucinazioni".   Vi troviamo, capitolo dopo capitolo, un'affascinante rassegna delle allucinazioni più disparate: esperienze tattili, uditive, visive, olfattive e propriocettive (come la sensazione di abbandonare il proprio corpo e guardarlo dall'alto o l'esperienza, spesso dolorosa, di un arto fantasma, cui sono spesso soggetti coloro che hanno subito amputazioni). Fenomenologicamente, i casi riportati variano molto. Si va da esperienze molto vivide e "reali", ma percepite come estranee e emotivamente neutre, spesso descritte "come un film", talvolta persino un po' noioso (come l'apparizione di uomini vestiti in abiti asiatici che camminano senza sosta avanti e indietro in silenzio), fino a esperienze estatiche, simili ai sogni, dal carattere religioso o mistico, che mobilitano la sfera culturale e emotiva del soggetto e lo interpellano direttamente, con parole confortanti o sguardi feroci. Alcune...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Le parole del Novecento / 1940-1950

Continua il nostro speciale Le parole del Novecento, organizzato in collaborazione con il Museo del 900 di Milano e con Storyville – che ha ideato e prodotto l’iniziativa.   Per un giovedì al mese, alle ore 19, nella Sala Fontana del Museo del 900, si potrà partecipare al ciclo di incontri intitolato 5x10 e dedicato all’approfondimento della storia, non solo dell’arte, di ogni singolo decennio del ventesimo secolo.   Cinque parole per raccontare un decennio è un gioco che facciamo con studiosi ed esperti che raccontano al pubblico del Museo e di doppiozero le parole che, secondo ognuno di loro, hanno caratterizzato i decenni del Novecento. Ogni studioso ci racconta un decennio del secolo, una volta al mese, per dieci volte.   Pubblichiamo qui i video del quinto incontro, condotto da Liliana Rampello. A voi lettori il divertimento di interpretare le cinque parole scelte, di trovarne di nuove, di confutarle: spazio libero ai commenti.            

Edmund White. Un giovane americano

Tra le righe di Un giovane americano c’è un momento in cui il narratore, che è un grande divoratore di libri, si chiede: “E se avessi raccontato la mia esistenza esattamente com’era? Se l’avessi mostrata in tutta la sue densità, nel suo tedio, nella sua passione tenuta segreta?”. È una dichiarazione di poetica ed è anche una presa di posizione rispetto allo statuto della letteratura: invenzione, realismo o confessione? Chi parla è un giovane quindicenne, insoddisfatto della propria vita, che riversa nella lettura la sua inettitudine a una normale socievolezza. Per chi si sente solo, escluso, leggere può servire infatti ad evadere, a costruire una vita parallela alla propria. A sognare, ma pure a peccare, quando nella realtà non si ha magari abbastanza fegato per farlo. E infatti, prima che la vita vera irrompa sulla scena il giovane protagonista si nutre di fantasie altrui, trasferendo le sue pulsioni in “voti, tradimenti, fughe, litigi, sacrifici, suicidi” consumati nei romanzi classici ottocenteschi.   Così è stato. Così ha voluto che fosse Edmund...

Il sabato del villaggio / Autunno

A dieci anni dall’11 settembre, la memoria si mischia alla nostalgia, l’America e il mondo intero sono cambiati e sembra più difficile distinguere la realtà da ciò che è per sempre scomparso tra le macerie delle Twin Towers. Attorno a quello che furono le due torri e la loro assenza riflettono Marco Belpoliti e Riccardo Venturi. E qui in Italia, periferia di un impero in crisi, l’undici settembre ha il sapore del primo giorno di autunno che porta con sè il ritorno in città e a scuola, una scuola malconcia e in difficoltà: Enrico Manera ne parla con Giuseppe Caliceti. Mentre per Camminare Claudio Piersanti ci regala un racconto sul disagio del camminare in città. L’undici settembre potrebbe essere definito anche come la sparizione di qualcosa e la comparsa d’altro e forse non sappiamo ancora di preciso cosa è sparito e cosa è apparso. Elio Grazioli riflette con l’aiuto di Walter Benjamin attorno all’accresciuto interesse per la fotografia così come Gianfranco Marrone analizza il bisogno di un «nuovo realismo» in filosofia e il pericolo che...

Alberto Arbasino, America Amore

Inseguendo se stesso da un decennio all’altro, Alberto Arbasino ha finito per comporre la geografia della nostra memoria culturale.Da Parigi o cara a Trans-Pacific-Express, si può dire che non ci sia parte del globo, quasi, che non abbia confitta la sua bandierina. A completare la fodera del mappamondo, però, mancava ancora un tassello (e che tassello!): quello ora uscito col bellissimo titolo America amore (Adelphi, pp. 867, € 19.00). Vi è compresa gran parte d’un libro, già nel ’68 composito, come Off-Off (quella appunto dedicata ai gruppi teatrali dell’off off Broadway scoperti nel ’66: estranei sia alle convenzioni del teatro “borghese” che a quelle dell’avanguardia “ufficiale”), un po’ di reportage sciolti (“Altri luoghi” rispetto all’East Coast – direttrice Harvard-New York – e alla California – lungo la “mitica” Road 101), una corposa sezione dello “zibaldone” teatrale del ’65, Grazie per le magnifiche rose, e per sovrammercato “Trenta posizioni”, delle quali undici prelevate dalle mitiche Sessanta del ’71: a Hemingway, Bellow, Salinger e Roth affiancandosi Woody Allen e Bret Easton Ellis, Gore Vidal e Truman Capote. Con addirittura un ricordo del millenario Ezra Pound che...

Di libro in libro scorre la vita

Certe volte capita che la lettura di un libro metta in moto una reazione a catena, per cui si sente il bisogno di dipanare una matassa, si ricorre ad altri libri, ti tocca fare i conti con episodi del passato, si ritorna ai libri e si va avanti, fino a quando si mette un punto. Per modo di dire.   Chernobyl di Francesco Cataluccio mi ha portato a Imperium di Ryszard Kapuscinski, come tenendomi per mano. Il 4 giugno 1933, mentre in Ucraina si muore di fame e le madri impazzite mangiano i propri figli denutriti, il responsabile della catastrofe passata alla storia col nome di Holodomor, Stalin, approva l’esecuzione del suo progetto più folle, la costruzione del Palazzo dei Soviet a Mosca: l’edificio, racconta Kapuscinski, avrebbe dovuto oscurare l’Empire State Building; alto 415 metri, sormontato da una statua di Lenin alta tre volte la Statua della Libertà, (il cui dito indice avrebbe dovuto misurare 6 metri), a costruzione ultimata avrebbe raggiunto una capacità di 7 milioni di metri cubi, equivalente alla cubatura dei sei massimi grattacieli newyorkesi di allora, un vero schiaffo all’America. Mentre sulle strade e fra i...

Le fontanelle di Paese

L’acqua ha sempre un potere magico e magnetico, attrattivo, una calamita che tiene insieme le nostre vite in una sete che ci accomuna, in quel cammino arso, nel deserto del reale, che è spesso la vita. Quando rievoco la fontanella, ora ai margini delle nostre attività frenetiche, ridotta a elemento estetico, da decoro urbano, mi si stringe un po’ il cuore.   So che alcune Municipalità più pioniere e sensibili, hanno moderni distributori con acqua filtrata o gassata, fra l’entusiasmo un po’ fanciullo di qualche pensionato che rievoca il rito domestico, nel nobile gesto di attingere l’acqua fresca e giornaliera da portare in tavola. L’indifferenza delle automobili che scorrono attorno alla piazza, dove è messa a dimora, è forse la cifra del nostro tempo: tutto ciò che è umile e onesto è una presenza mimetica, reso ingrigito, superato dai tempi e dall’abitudine. Mi sovviene la poesia di Aldo Palazzeschi, con la sua umanizzazione della fontana e la nostalgica rievocazione di calure estive, dove nel silenzio delle sieste, la fontana scandiva la sua presenza rassicurante, ma anche angosciosa nelle sue tonalità acquatiche, di ventre materno, breve singulto, di sgorgo di Terra....

On the Beyond

Il volume On the Beyond raccoglie un’ampia conversazione tra due dei più noti artisti attivi a Los Angeles, Mike Kelley e Jim Shaw, e lo storico d’arte John C. Welchman. Passando in rassegna temi come la religione, i sogni, le droghe, le allucinazioni, gli UFO e altre forme di trascendenza empirica o speculativa, i tre interlocutori parlano del paesaggio americano, delle architetture sublimi, utopiche o memoriali e della straordinaria capacità dell’arte di “andare oltre”. Di volta in volta appassionato e umoristico, anticonformista e inconsueto, il dialogo non presuppone nessuna fede o speranza nell’“oltre” preso in sé. Elenca invece alcune delle straordinarie modalità in cui stati paranormali e “soprannaturali” vengono scoperti o inventati, desiderati o pervertiti in così tanti registri della cultura americana, come pure dei generi e delle forme di autorialità sociale in cui si trovano inscritti. Kelley va dritto al cuore del problema quando sottolinea il suo gusto per quanto Welchman descrive come “perversità, finzione, fantasia e proiezione"; “l...

Zakhor. La memoria ebraica

Il libro di Yosef Hayim Yerushalmi, Zakhor. Storia ebraica e memoria ebraica, è uscito in prima edizione in America nel 1982, e prontamente tradotto dalle edizioni Pratiche l’anno seguente. Ora viene finalmente ristampato da Giuntina (pp. 175, € 14), e sarà in libreria tra qualche giorno; la nuova edizione comprende una notevole prefazione di Harold Bloom, e un saggio di Yerushalmi dedicato all’oblio. Si tratta di un libro straordinario che risponde a una domanda: che cosa gli ebrei hanno scelto di ricordare del proprio passato e in che modo hanno preservato, trasmesso e rivissuto questo passato.   Il popolo ebreo è il popolo della memoria per eccellenza. Nell’Antico Testamento, in particolare nel Deuteronomio, si richiama il popolo al dovere del ricordo e della memoria. Essa significa prima di tutto essere riconoscenti a Yahweh, non dimenticando ciò che egli ha fatto per il suo popolo. L’ebraismo è dunque una “religione del ricordo” in quanto gli atti divini di salvezza, come ha scritto Jacques Le Goff, sono situati nel passato e formano il contenuto della fede e l’oggetto di culto, ma...

Rosso d'Italia

Da sempre il cibo è tra gli elementi che delineano l’identità di una nazione. Cibo inteso come scelte alimentari, riti, consuetudini, cucina, tradizioni, come l’insieme di tutto quello che generalmente oggi chiamiamo cultura alimentare. Naturale che sia così; l’alimentazione di una comunità come di una popolazione ha sempre a che fare con la sua storia, così come con la geografia del territorio, con il clima e l’ecologia dei suoi ambienti, tanto più quando questi fattori erano al tempo stesso “risorse e condanne”, almeno per chi nasceva e viveva in un luogo, quasi sempre lo stesso.   Per tutta la lunga stagione preindustriale nel nostro paese – e in alcune regioni ancora fino agli anni quaranta del secolo scorso – l’alimentazione connotava gran parte della realtà materiale e culturale quotidiana, quest’ultima sempre che si vivesse sopra il livello di pura sussistenza, sempre che fame e carestia – ospiti temuti ed indesiderati – non fossero di casa: non può esserci infatti cultura alimentare ma solo sopravvivenza se il cibo diventa bisogno...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...

La società imprevista

I grandi eventi politici ed economici degli ultimi anni hanno un minimo comun denominatore: la mancanza di previsione. Non si è previsto, fra servizi segreti, studiosi, politici e analisti, ambasciate, diplomatici, professori e giornalisti, che l’intero nordafrica si rivoltasse in tre mesi come un calzino. Come nessuno aveva previsto – politici, economisti, banchieri e mercanti – che due anni fa ci cascasse addosso la più grande catastrofe economica dopo il 1929. Come non è stato previsto che un giorno qualsiasi due aerei si schiantassero nel cuore di Manhattan. Come non sono state previste la vittoria di un nero alla casa bianca (veniva data per scontata la vittoria della Clinton fino a due settimane prima e quella di McCain alcuni mesi dopo), o, per dire, solo tre mesi fa non era stato previsto il crollo di esportazioni della Cina per il 2011 (e l’inspiegabile aumento di importazioni), ma allo stesso tempo viene previsto ogni anno – imminente da 15 anni (ogni domenica nell’editoriale di Scalfari) – il crollo del Berlusconismo. Le previsioni del meteo, a confronto, sono una certezza. Ci si chiede, inevitabilmente...