Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

Milano

(469 risultati)

Speciale Librerie | L'isola che c'era

Fra i motivi per cui chi sta a Roma può invidiare chi vive a Milano, il primo è la sua rete di trasporti pubblici e il secondo sono le sue librerie. Che poi, nel mio caso, si avvicinano a essere un unico motivo.  Chi viva oltre la cinta daziaria delle ZTL, e sia costretto dagli insufficienti (è un eufemismo pietoso) trasporti pubblici della Capitale a spostarsi in automobile, l’idea antica di “fare un salto in libreria” se l’è scordata da un pezzo (e i libri s’è abituato a comprarli solo on-line: cioè solo quelli di cui già conosce l’esistenza). Giorgio Manganelli, che aveva vissuto in entrambe le città, lo diceva già negli anni Ottanta: cultura a Milano la si fa incontrandosi di persona; se si sta a Roma, a dir tanto ci si fa una telefonata. Una città fatta in questo modo non aiuta certo la socializzazione. La Milano d’un tempo invece, e non parlo dei tempi del Conciliatore, ce l’hanno raccontata diversamente. C’erano i famosi bar, e c’erano le famose librerie (il tempo che è passato si misura dal fatto che ora, nei commenti destati...

Utopia a Milano

Alcuni avranno forse letto, nel giorno della Befana, sul "Corriere della sera", l'intervista a Lucio Morawetz nella quale annunciava che la Libreria Utopia, di via Moscova, chiuderà e riaprirà, dopo un paio di mesi, in via Vallazze, a Città Studi. La notizia segue di pochi giorni quella della cassa integrazione, già in atto, per circa 60 librai della storica libreria Hoepli (fondata a Milano nel 1870), che ha sede a due passi da piazza Duomo ed è una delle più belle e fornite librerie d’Europa. Sempre in centro, cambia sede (e si sposta in via Cesare Cesariano) anche la curiosa Libreria del Mondo Offeso e ha da poco chiuso la Libreria di Brera, come pure la Libreria antiquaria Rovello, punto di riferimento per gli amanti dei testi antichi.     Questa è veramente una grande ferita per la città. La chiusura della Libreria Utopia è non solo una ferita culturale, perché sparisce dal centro una delle migliori librerie di Milano (dove era possibile trovare e scoprire titoli di piccolissimi editori dei quali spesso non si era a conoscenza), ma anche un luogo di...

Il mio Corallo

In occasione della mostra Giulio Einaudi. L'arte di pubblicare, aperta fino al 13 gennaio 2013 a Palazzo Reale a Milano, vi invitiamo a raccontarci con una fotografia e una didascalia (max 1000 battute) il vostro corallo Einaudi preferito, quello letto tanti anni fa o che fu importante in un momento della vostra vita.     I Coralli dunque, ma soprattutto il Corallo, quello comprato o dimenticato, quello preso in prestito o regalato, magari anche quello rubato o quello ritrovato, dopo anni, su una bancarella o ricomprato su ebay.   Inviate la fotografia e il breve testo a ilmiocorallo@doppiozero.com I pezzi migliori verranno publicati su doppiozero   L'iniziativa è in collaborazione con la fondazione giulio einaudi

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in grado di restituire quel sentimento unico che Christopher Alexander...

Helke Bayrle. Portikus Under Construction

Un archivio raro e insolito di 132 film girati dalla filmmaker polacca Helke Bayrle all’interno della sala espositiva di uno dei luoghi più importanti e all’avanguardia per l’arte contemporanea in Europa, la kunsthalle di Portikus, è attualmente ospitato e consultabile da Peep-Hole a Milano.   La singolare e complessa costruzione di Portikus Under Construction ha inizio nel 1993, nel momento in cui la regista comincia a raccogliere e documentare sistematicamente tutte le fasi di preparazione e di elaborazione delle mostre monografiche che hanno avuto luogo in questa Kunsthalle fondata nel 1987 dal curatore e critico Kasper König come filiale espositiva della Städelshule, l’accademia d’arte e di architettura di Francoforte. Moltissimi artisti tra cui Daniel Buren, John Baldessari, Luciano Fabro, Louise Lawler, Lothar Baumgarten, Sherri Levine, Maurizio Cattelan e Philippe Parreno, ripresi giorno dopo giorno dall’autrice nel corso dell’allestimento delle loro esposizioni personali, hanno interagito con questo luogo, realizzando tra i primi anni Novanta sino ad oggi mostre di notevole interesse. Attrezzi di...

Le parole del Novecento / 1980-1990

Continua il nostro speciale Le parole del Novecento, organizzato in collaborazione con il Museo del 900 di Milano e con Storyville – che ha ideato e prodotto l’iniziativa.   Per un giovedì al mese, nella Sala Fontana del Museo del 900, si potrà partecipare al ciclo di incontri intitolato 5x10 e dedicato all’approfondimento della storia, non solo dell’arte, di ogni singolo decennio del ventesimo secolo.   Cinque parole per raccontare un decennio è un gioco che facciamo con studiosi ed esperti che raccontano al pubblico del Museo e di doppiozero le parole che, secondo ognuno di loro, hanno caratterizzato i decenni del Novecento. Ogni studioso ci racconta un decennio del secolo, una volta al mese, per dieci volte.   Pubblichiamo qui i video dell’ultimo incontro, condotto da Michela Gattermayer. A voi lettori il divertimento di interpretare le cinque parole scelte, di trovarne di nuove, di confutarle: spazio libero ai commenti.              

Warburghiana

Quale finissage della mostra “Il pathos delle forme” in corso alla Galleria Milano, di Milano, il gruppo Warburghiana mette in scena il IV concerto sinottico che riassume in forma di spettacolo i temi sviluppati in mostra con altre idee in progressione. Il concerto è una sequenza di interventi teorici, teatrali, musicali e video.   15 novembre 2012 ore 19.30. Inizio alle ore 19. Durata di 22’.   Entrée- 45” Jimmie Durham, Nature morte - 2’ Elio Grazioli, Il pathos delle forme - 3’ Gianluca Codeghini, Keep watch - 5” Aurelio Andrighetto, La sfera senza requie - 3’ Elio Grazioli, Diciamo così I - 1’ Dario Bellini e Gianluca Codeghini, Crudeltà inaudite - 2’ 10” + Gianluca Codeghini noise / Paolo Romano double bass - 3’40” Warburghiana, Indicare - 9” Aurelio Andrighetto e Giulio Calegari, Città visibili e invisibili - 57” Elio Grazioli, Diciamo così II - 1’ Carlo Dell’Acqua, Pensierini - 38” Dario Bellini, In morte di Riccardo II, con Marco Bragalini Dadda - 3...

Gabriella Kuruvilla. Milano, fin qui tutto bene

Milano è un nodo: non esiste centro, non esiste periferia, ma una costellazione di provincie. Non provincie padane, settentrionali o italiane, Milano è la provincia dell’impero più di ogni altra città. Ogni storia s’intreccia, ogni individuo s’incrocia, ma le vicende rimangono ognuna separata dalle altre e così gli individui, sempre e solo singolarità sparse. Gabriella Kuruvilla entra sotto la pelle di quattro milanesi tipici (e quindi atipici all’infuori di questa confusa e complicata città), nasconde la propria voce nella loro e affronta un tour tra gli stereotipi e i vezzi milanesi, con leggerezza, ma non senza una sostanziale nostalgia. Milano è infatti nostalgica: per i non milanesi la nostalgia è quella relativa alla vecchia Milano, ma per i milanesi è la nostalgia per un passato che è stato denso e gravido di promesse mai mantenute. La colpa non va mai cercata lontano, non si sfugge, sta negli errori di ognuno, e i protagonisti di queste storie ben lo sanno. Il presente è sempre più spesso una deformazione dei desideri e delle illusioni. Milano sa accogliere...

Le Chiocciole azzurre e la Madonnina

Sono cinquanta, sono azzurre e sono invadenti. Le avevamo già viste in giro per Milano ma adesso si sono impossessate per pochissimi giorni del simbolo del capoluogo lombardo: il Duomo.   In collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo e con l’Associazione Opera d’Arte, il gruppo artistico Cracking Art torna a far parlare di sé. Questa volta però il fine - forse - giustifica i mezzi. Le chiocciole - sculture, disposte in ordine sparso sulle terrazze della cattedrale tardo-gotica, sono in vendita e tutto il ricavato andrà a favore dei restauri della Guglia maggiore, quella più cara a tutti i milanesi, quella della Madonnina per intendersi. Ma perché delle chiocciole? Cosa c’entrano con Milano e soprattutto con il Duomo? La risposta va cercata nelle dichiarazioni del gruppo artistico: “La Chiocciola è il simbolo del lento riappropriarsi della qualità della vita, in contrapposizione con il ritmo frenetico caratteristico della nostra metropoli. Una guida verso la qualità, procedendo con consapevolezza verso una ripresa sia etica che economica”.     Mentre...

Eco cinetico

Inaugura giovedì 8 novembre presso la Sala Archivi del Museo del Novecento di Milano, la mostra Programmare l’arte. Olivetti e le Neoaanguardie cinetiche a cura di chi scrive e di Marco Meneguzzo. La mostra arriva dal Negozio Olivetti di Venezia ma è stata completamente riallestita con molte opere in più e documenti inediti. Proseguirà fino al 3 marzo 2013 in un momento in cui Milano torna ad occuparsi di arte cinetica e neoavanguardie.   La mostra celebra i 50 anni dell’Arte Programmata di cui Umberto Eco fu il primo critico. Cinquant’anni dopo siamo andati a intervistarlo.   Il Gruppo T nel 1959   Genealogia di una mostra. Intervista a Umberto Eco     Opera aperta fu pubblicato nel 1962, lo stesso anno in cui fu allestita a Milano la mostra “Arte Programmata”, e alcuni degli argomenti affrontati nel suo libro si rispecchiavano nei lavori degli artisti. L’introduzione all’ultima edizione del volume ne ripercorre la genesi e ricostruisce il vivace dibattito critico che ne accompagnò la prima uscita. Ci pare molto interessante perché così...

Sono sempre gli uomini a spostarsi per amore

Di solito ci si incontra per l’“Ottaviana” verso le 8.30 del mattino davanti al garage di Leonardo, a un passo dalla metropolitana San Babila. Lʼ“Ottaviana” è un percorso di 50 km esatti, quasi tutti nella campagna a sud della città, bellissimo ad ogni ora del giorno così come ad ogni stagione. La si fa spessissimo, a volte anche due volte a settimana, come “sciogligambe” per i giri più lunghi fatti la domenica. Questa mattina abbiamo anticipato di unʼora. Meglio così, perché io ero già sveglio dalle 5.00 del mattino a causa del caldo con le tapparelle leggermente socchiuse, le finestre aperte su tutti i lati della casa per fare un po' di corrente.   I sali minerali nelle borracce, una barretta nella tasca posteriore della maglia, la bicicletta alzata in verticale dentro lʼascensore che scende dal sesto mentre le borracce sgocciolano, “arrivederci” allʼAntonietta, la portinaia, e via verso corso Venezia: via Petrella 9 angolo Tadino – Piazzale Oberdan è un km esatto. Mi piace molto, ogni volta che salgo sulla mia bicicletta da corsa, verificare questa...

Una modesta proposta

Come gli utilizzatori finali delle nostre città sapranno, il 27 luglio del 2012 il Consiglio di Stato ha finalmente sospeso la delibera del Comune di Milano che istituiva AreaC, il provvedimento di congestion charge (quale congestione?) che nelle sciagurate intenzioni dell'amministrazione avrebbe messo il capoluogo lombardo sulla stessa lunghezza d'onda di sopite città europee come Stoccolma e Londra.     La preziosa abitudine compulsiva all'uso dell'automobile dei milanesi e la creatività di un piccolo trasporto tortuosamente ottimizzato è stata per sei lunghissimi mesi discriminata con un provvedimento reazionario e coercitivo, deturpando il tradizionale volto di parcheggio-autosalone che il mondo invidia al capoluogo lombardo con un colpevole aumento del mesto traffico di due ruote a pedali. La cittadinanza, fino a quel momento compatta nel perseguire l'uso dell'automobile, si è tragicamente spaccata. Noi delle macchine in direzione di un qualsiasi futuro, gli altri verso un pericoloso nulla. Nonostante la qualità dell'aria milanese si sia pericolosamente avvicinata a quella di una...

Esorcismo

Nel Codice Atlantico custodito all’Ambrosiana di Milano, qualche zuzzurellone, evidentemente della parrocchia che fu di S. Carlo Borromeo, nell’800 o giù di lì ha infilato di straforo il disegno d’una bici. Ma prima di scoprire lo scherzetto hanno invaso la stampa scientifica fiumi di parole sul  genio dell’invenzione del moto giroscopico che sarebbe stato anche il padre di quella del più importante mezzo di locomozione mai inventato al mondo. Il fatto è che non siamo solo la patria dei geni, ma anche quella dei comici e ce ne sono di vaglia sia nell’uno che nell’altro campo.   Comunque sia, parlando della macchina in questione (non inquinante né acusticamente, né atmosfericamente e alimentata da energia rinnovabile con un semplice consumo di bistecchina o, dai vegetariani, di qualche stufato d’erbe), non si dovrebbe dire patria, ma patrie. Esempi: a Milano arrotano quotidianamente i malcapitati, che si ostinano coraggiosamente a usare il mezzo tra l’indifferenza delle amministrazioni pubbliche a qualsiasi colore appartengano, e a Ferrara, anzi per la verità in tutta l...

Milano Roma Palermo: città in bicicletta

Sono pochi mesi che abito a Milano e che possiedo una bicicletta. Potremmo dire quindi che la bicicletta impara al mio stesso ritmo le strade nuove, le connessioni tra i posti, gli angoli, le scorciatoie. Io e la bicicletta scopriamo all’improvviso che da un punto A a un punto F non c’è bisogno di fare il percorso A-B-C-D-E-F, ma che tagliando da C si arriva subito ad F. F si presenta quindi come una rivelazione; la scoperta che lo spazio è meno astruso di quanto appaia, che si può misurare, attraversare ed eventualmente, per colmo di stanzialità, viverci dentro. A Milano ovviamente mi perdo sempre. La bicicletta asseconda la mia velocità (lentezza?) di apprendimento dello spazio, la mia fiducia nella percorribilità e abitabilità della città. Se imparerò le strade allora potrò dire che a Milano ci abito, o forse vorrà dire che è arrivato il momento di andarsene, perché non c’è più nulla da imparare. Forse è per questo che dilaziono l’apprendimento: questa marcia di avvicinamento in fondo mi piace. Una volta che mi perdo, il viaggio diventa...

Unicredit e l’arabizzazione dell’architettura in Italia

L’anno scorso Roberto Marone ha pubblicato su doppiozero un bell’articolo dal titolo Unicredit e la torre sovietica. Nel commentare il completamento dell’“antenna” del grattacielo dell’Unicredit, nel cuore dell’area di Garibaldi-Repubblica a Milano, Marone istituisce un interessante parallelo tra il grattacielo, firmato da César Pelli e destinato ad assumere una valenza simbolica nello skyline di Milano anche in grazia dei suoi 231 metri di altezza che ne fanno – al momento – l’edificio più alto di Milano, e il progetto per il Monumento alla III Internazionale (1919) di Vladimir Tatlin. Questo parallelo ha molto divertito me come molti altri lettori, che infatti hanno variamente commentato l’articolo. E tuttavia mi ha lasciato un senso di lieve perplessità: una perplessità non tanto dal punto di vista interpretativo (“il totem del nostro capitalismo fa il verso al totem - mai realizzato - del comunismo”) quanto piuttosto dal punto di vista strettamente iconografico.   Al di là di ogni altra (volendo trascurabile) differenza, la torre di Tatlin ha infatti una caratteristica che la torre dell’Unicredit non ha: è inclinata diagonalmente. Questa piccola e apparentemente...

Luigi Farrauto. Senza passare per Baghdad

Senza passare per Baghdad (Voland, pp. 192, € 13) è come una camera oscura. Un narratore-fotografo-demiurgo ricostruisce sulle fotografie stese al buio l’itinerario che unisce sulle mappe sentimentali e ferroviarie Milano a Damasco.   Una larga panoramica racchiude tutte le camere oscure dentro una città che si spegne, una corsa in bicicletta contro il tramonto e le promesse di viaggi da iniziare. L’obiettivo si stringe poi sui mezzi primi piani di Alex e Jari, campo e contro campo ma in soggettiva, due diari autobiografici e fotografici in parallelo.   È la storia di un’amicizia antica e controversa, che si nutre di assenza, di attese e di contraddizioni.   Alex è un modello manista, fotografo per diletto, con l’ossessione per il dettaglio e per la correttezza formale; in costante e faticoso equilibrio tra sensibilità ed esposizione, sulla carta come nella vita.   Le frontiere meneghine sono colonne d’Ercole invalicabili e Milano è una prigione accogliente in bianco e nero. La tensione è tutta interiore; come fotografare cercando l’immagine dentro se...

Grafica italiana, lo stile della modernità

La grafica fa parte di quelle cose che tutti guardano senza davvero vederle. Eppure senza la grafica gran parte della comunicazione nel nostro mondo contemporaneo non esisterebbe: dai libri al computer, dalla pubblicità al packaging, dai quotidiani alle caramelle. I grafici, poi, sono considerati delle semplici appendici, strani operatori dell’immagine, che devono dare forma ai prodotti, oltre che ai sogni e alle ambizioni di scrittori, filosofi, editori, imprenditori, politici, e perfino contestatori. Tutti hanno bisogno dei grafici, ma nessuno li reputa davvero importanti. Forse per questo si è dovuta attendere la quinta mostra del nuovo museo del design della Triennale di Milano per vedere finalmente scorrere davanti ai nostri occhi un concentrato del “paesaggio dei segni”, che vediamo ogni giorno percorrendo in automobile le strade delle nostre città, oppure sedendoci su una panchina di un parco con un giornale o un libro in mano. Finalmente la grafica è entrata nel tempio del design e l’ha fatto in modo discreto eppure eclatante.   Il gran mascherone rosso di Leonetto Cappiello, che pubblicizza Oxo, brodo...

Se vuoi andare vai, io sto qui e aspetto Alfonsina

“Per una biciclette azzurra, / Livorno come sussurra!”. Laura Bosio ricorda un’ironica poesia che Giorgio Caproni dedicò alla madre Anna, in un’immagine di fine Ottocento. “Come s’unisce al brusio / dei raggi, il mormorio! / Annina sbucata all’angolo / ha alimentato lo scandalo. / Ma quando mai s’era vista, / in giro, una ciclista?”. Non è stato questo il punto di partenza del suo romanzo Le notti parevano di luna (Longanesi), recente vincitore del Premio Rapallo che pochi giorni fa si è disputato il superpremio con Francesca Melandri e Paola Soriga.   Alla fine la giuria popolare ha scelto Più in alto del mare (Rizzoli), il libro della Melandri, ma intanto nella più importante manifestazione tutta dedicata alle scrittrici è tornato a materializzarsi un personaggio che a lunghi intervalli ricompare talvolta sulla scena: Alfonsina Strada, la prima italiana a diventare fra lo scetticismo generale - senza contare lo scandalo - una popolare campionessa di ciclismo. Riuscì persino a partecipare al Giro d’Italia del 1924, sola fra una novantina di atleti maschi. Fu...

Le parole del Novecento / 1950-1960

Continua il nostro speciale Le parole del Novecento, organizzato in collaborazione con il Museo del 900 di Milano e con Storyville – che ha ideato e prodotto l’iniziativa.   Per un giovedì al mese, alle ore 19, nella Sala Fontana del Museo del 900, si potrà partecipare al ciclo di incontri intitolato 5x10 e dedicato all’approfondimento della storia, non solo dell’arte, di ogni singolo decennio del ventesimo secolo.   Cinque parole per raccontare un decennio è un gioco che facciamo con studiosi ed esperti che raccontano al pubblico del Museo e di doppiozero le parole che, secondo ognuno di loro, hanno caratterizzato i decenni del Novecento. Ogni studioso ci racconta un decennio del secolo, una volta al mese, per dieci volte.   Pubblichiamo qui i video del sesto incontro, condotto da Luca Molinari. A voi lettori il divertimento di interpretare le cinque parole scelte, di trovarne di nuove, di confutarle: spazio libero ai commenti.                

Ciclista della malora

Lo ammetto, sono un automobilista. E come tutti coloro che appartengono alla mia razza ho reiterato il veniale peccato di mandare a quel paese, dal chiuso dell’abitacolo, i patiti della bicicletta, soprattutto se in gruppo e atteggiati come se fossero circondati da un alone di intangibilità.   La ragione non sta mai tutta da una parte sola. Per parte mia riconosco che nei confronti della bicicletta, oggetto di desiderio infantile come per molti della mia generazione, nutro una certa avversione dopo averla cavalcata, giovane corridore di belle speranze, nel corso della mia prima e ultima avventura agonistica: trattavasi di gara valevole per la qualificazione alle selezioni provinciali dei mitici Giochi della Gioventù. Giunsi al traguardo, sfiatato al limite dell’anossia e forse con un principio di colpo di calore, dopo un serratissimo duello con un incapace mio pari, ultimo e nella confusione di genitori e parenti che avevano invaso il rettilineo conclusivo, convinti che gli arrivi si fossero esauriti.   Da allora con la bicicletta ho avuto brevi momenti di illusoria complicità, risolti consensualmente e con una formula che...

Giovanni La Varra. Case Minime

Case minime (Robin edizioni, 15 euro), romanzo d’esordio di Giovanni La Varra esce in contemporanea  a Barreca & La Varra. Questioni di facciate, a cura di Moreno Gentili, un libro che raccoglie e problematizza  quindici anni di lavoro professionale di La Varra, prima socio di studio di Stefano Boeri, poi in proprio con Gianandrea Barreca. Ad altri i rilievi sulle opere di architettura (ma non ci sono un po’ tanti rendering?), in questa sede trattiamo il romanzo d’esordio di un professionista che si immagina (e si sa) impegnatissimo, ma che trova il tempo di tuffarsi negli acerbi sentimenti della generazione Erasmus, per poi raccontare Milano, vera protagonista del libro.   Non che non esista una trama: Sergio e Mattia, 22 anni, svogliati ma non del tutto disinteressati frequentatori della facoltà di architettura, guadagnano qualche soldo al servizio di una società che deve censire lo stato dell’edilizia pubblica. Ai due viene in mente di affittare abusivamente gli appartamenti vuoti agli studenti stranieri e italiani che si fermano temporaneamente a Milano. Un piccolo salto nel vuoto per i due che si mescola a una...

Teatro da camere

Devi fare un piccolo viaggio, per incontrare Roberta torna a casa. Andare a Vercelli, perché Roberta Bosetti, che è metà dell’IRAA Theatre con Renato Cuocolo, è stata bambina qui. Sua madre viveva sulla ferrovia. In una casa di decoro urbano post-contadino, la casa che è la casa di tutto il nostro essere piccolo-borghesi figli e nipoti di guerra, sofferenze, maestre crudeli, adulti insensibili.   Arriviamo alla spicciolata. Quando ci siamo tutti, dieci, suoniamo al campanello. Ci apre Renato, come se ci avesse invitato a cena: sopra ci aspetta Roberta. È bellissima, come sempre in tutti gli spettacoli che questa coppia geniale ha concepito nel suo esilio teatrale in Australia, Melbourne, e che ora porta qui, al Festival Delle Colline e poi e Milano (ospite di “Da vicino nessuno è normale” dal 28 giugno al 21 luglio): “Questi spettacoli sono basati sull’utilizzo della casa privata in modo tale da esporre lo spazio domestico e personale allo sguardo estraneo dello spettatore a cui è permesso accedere a quell’intimità normalmente preclusa. La casa non è una scenografia...

Una conversazione con Fabio Mauri / Senza paura del buio

Ho incontrato Fabio Mauri a Roma, nella sua casa di Piazza Navona, nel gennaio del 2007. Stava lavorando all’opera che avrebbe poi esposto pochi mesi dopo all’Hangar Bicocca di Milano in una mostra intitolata Not Afraid of the Dark. Era la prima volta che lo intervistavo, anche se avevo ascoltato molte volte dalla sua bella voce profonda i racconti di una vita fuori dal comune, trascorsa a stretto contatto con i più importanti artisti e intellettuali nei decenni chiave del secondo dopoguerra italiano. Artista, critico, editore, insegnante, fondatore di riviste ormai storiche (“Quindici”, “La città di Riga”), a quasi 82 anni non aveva perso nulla della curiosità per le cose nuove, del rigore e anche di quella cifra inconfondibile, fatta di precisione, inadattabilità e acutezza di sguardo, che lo aveva sempre accompagnato.   Fabio Mauri ha rappresentato in Italia un modello di artista-intellettuale largamente in anticipo sui suoi tempi, impegnato in un dialogo senza remore con la storia, la cultura della modernità e le sue fatali contraddizioni. In lui sensibilità religiosa, vocazione artistica, dandysmo, sottigliezza intellettuale, inclinazione didattica e capacità...

Albicocca, bicicletta, Cuba

0. Prendi una bicicletta da strada, coi copertoncini lisci per minimizzare l’attrito; togli le luci, togli il campanello, togli i parafanghi se ci sono; togli la ruota libera, cioé il meccanismo che permette di andare avanti per inerzia, senza pedalare: resta una specie di scheggia sottile e quasi invisibile nel traffico, velocissima, che costringe chi la guida a un movimento costante e integrato, il corpo solidale con la ruota posteriore. Fatto? Bene. Ora togli i freni. 1. Da qualche anno sono apparse nelle città italiane delle biciclette diverse. Sono molto essenziali nella forma; sono vintage; sono spesso senza freni, e sempre senza la ruota libera. Sono un adattamento urbano di quelle usate nelle competizioni su pista, che fanno a meno di freni e ruota libera perché votate alla velocità; per frenare si fa forza ai pedali in senso contrario a quello di marcia, rallentando o bloccando del tutto la ruota posteriore. Se si continua dopo la fermata, si parte all’indietro. Le biciclette a ruota fissa si sono diffuse negli Stati Uniti nelle cooperative di portalettere, per ragioni pratiche (minor manutenzione) e identitarie (...